di Sara Porro 24 Luglio 2010

Come ho già detto, io non mangio la carne. Mangio però il pesce, con alcune eccezioni: il tonno rosso no perché è a rischio estinzione, il Polpo Paul no perché ha poteri paranormali, gli altri polpi no perché sono dei control freak e questo mi suscita molta empatia, i granchi giganti no perché mi fanno impressione . Slowfood dice che devo smettere di mangiare anche il salmone allevato. La mia vita è già piena di restrizioni, barriere, limiti. Figuratevi il mio sconforto quando ho scoperto che le ostriche sono nei guai. Io amo mangiare ostriche per una serie di ragioni:

1) Sono deliziose (questa era facile).
2) Non assomigliano granchè ad un animale, e quindi non mi impietosiscono.
2.b) Dire che non mi impietosiscono affatto non è del tutto corretto. Come chiunque abbia visto Alice nel Paese delle Meraviglie, quello di Walt Disney, ho un trauma infantile legato alla Storia delle Ostrichette Curiose. Se ne avete la forza, qui c’è lo spezzone su Youtube. Avvertenza: le ostriche indossano graziose cuffiette.
3) L’allevamento e la pesca delle ostriche sono ecosostenibili. Seafood Watch, l’ente che monitora l’impatto della pesca sul pianeta, le mette in cima alla lista degli alimenti da preferire
4) Mi mettono di buon umore: sanno di vacanze al mare, di Capodanno, di Francia, di un piccolo lusso – del resto, un cibo che ha bisogno di un video di istruzioni per essere mangiato deve essere per definizione un cibo esclusivo.

A quanto pare non sono l’unica estimatrice. La domanda globale di ostriche ha continuato a crescere anche durante la recessione, proprio mentre in Francia, primo produttore al mondo, per il terzo anno consecutivo le ostriche naissains, ovvero le nuove nate, sono state colpite da un virus che ne ha uccise tra l’80% e il 100% a seconda delle zone. Dato che ci vogliono 3 anni perché un’ostrica arrivi a maturazione, finora l’impatto sul mercato è stato limitato, ma dall’anno prossimo cominceremo a vedere le conseguenze dell’epidemia, soprattutto in contemporanea con la stagione di punta, cioè Natale e Capodanno.

Poi ci si è messa anche la marea nera. In Louisiana, stato che produce da solo più di un terzo di tutte le ostriche degli Stati Uniti, le deviazioni dei corsi d’acqua dolce fatti per impedire la risalita del petrolio proveniente dal disastro della piattaforma BP hanno desalinizzato le acque dove le ostriche vengono allevate, causando una terribile moria.

E tutto questo quando non ho ancora finito di pagare le rate del mio guanto di maglia di ferro.