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Ovunque è Thermomix, peggiore traduzione di sempre dopo “Se mi lasci ti cancello”, film cult con Kate Winslet e Jim Carrey.

Sarà per il nome miserabile, ma il Bimby l’ho sempre snobbato. Eppure mi ritrovo qui a scrivere della ricetta della crema pasticcera col Bimby.

Oppure è colpa del purè di mia zia, “Senti che buono questo mastice”, del fatto di dover cucinare alla cieca, con quelle lame sempre in mezzo, e poi a che prezzo, mortacci.

Non mi fraintendete eh, sono contro il luddismo di certi cuochi e posseggo nell’ordine: una planetaria rosso fiammante, un essicatore imponente, una gelatiera a compressore, un cutter da film horror, un minipimer d’acciaio, ho pure l’estrattore di succhi. Il sogno resta l’abbattitore.

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Ma di Bimby manco a parlarne, non me lo sono mai filato. Fino a ieri almeno.

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Il successo misterioso e inarrestabile di questo elettrodomestico mi ha dato da pensare, di fanboy ne è pieno il mondo. Anche gli chef stellati ne hanno uno in cucina, e mica so’ scemi quelli, con tutto il rispetto per mia zia.

Decido di provarlo.

Ma seriamente però, con ingredienti e cronometro alla mano, che a leggere una scheda tecnica basta la scuola dell’obbligo, le chiacchiere si fanno al bar e io bevo troppo caffè.

Uomini contro macchine

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ll Bimby va forte con le salse, dalla maionese tanto decantata alla besciamella per le lasagne. In uno slancio di inaspettata bontà d’animo, sedata la belva ipercritica  che alberga dentro me, decido di testare il giocattolo preso in prestito con una preparazione semplice: la crema pasticciera.

Ma prima di brandire l’arnese e procedere col test dimostrativo, breve parentesi accademica su questo classico della pasticceria. Aria sulla quarta corda – premere play.

Come deve essere

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Aspetto: superficie liscia, lucida, colore giallo uovo
Consistenza: struttura uniforme, cremosa e priva di grumi, non deve cedere liquidi
Gusto: sapore leggero di vaniglia, aroma chiaramente distinguibile, non oppone resistenza al palato e non è farinosa

Problemi comuni

Crema pasticcera bruciata sul fondo del tegame:
accade quando manca il pastorizzatore (chi non ha un pastorizzatore) e si cuoce la crema a fuco diretto.
Cause: fiamma troppo violenta, azione manuale (con la frusta) insufficiente o tegame poco adatto (deve essere di acciaio inox con triplo fondo)

Formazione di grumi:
avviene quando, durante l’aggiunta degli amidi, non si batte a dovere il composto, oppure quando la crema pasticcera cotta viene lasciata scoperta e ferma durante il raffreddamento. In quel caso si forma in superficie una patina spessa, impossibile da riamalgamare.

Perdita di consistenza e formazione di liquido:
succede quando la crema pasticcera non è stata cotta abbastanza e gli amidi non ha avuto il tempo di agglutinarsi (di legare insomma). Contrariamente, una cottura troppo lunga ne riduce la capacità legante.

Sensazione di farinosità sul palato:
è il segnale che la cottura della crema è insufficiente, e si verifica quando si usa esclusivamente farina.

Okay, il ripassino l’abbiamo fatto, quando arriva il momento in cui l’autrice fa a mazzate col Bimby?

La ricetta di Ernst Knam

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“Crema vulcanica”, il pasticciere teutonico la definisce così. Procedura identica a quella di scuola Montersiniana, descritta in questo recente post, che consiste nel versare la mescola di tuorli, zucchero e amidi sul latte in ebollizione. Funziona alla grande, ci si impiega un attimo ed il risultato finale è notevole.

Dunque, ho adattato la ricetta di Ernst Knam all’arnese compatriota, senza modificare ingredienti e dosi, ma attenendomi con rigore alle istruzioni di casa Vorwerk. Scarto a priori l’ipotesi contraria, mi ribello alla dittatura del ricettario rilegato in verde e seguo passo passo la sequenza di bottoni e temperature.

Io e il Bimby ce la giochiamo ad armi pari.

Ingredienti per la crema pasticcera col Bimby

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  • 500 ml di latte intero
  • ½ bacca di vaniglia Bourbon
  • 120 g di tuorli (circa 6)
  • 85 g di zucchero
  • 30 g di amido di mais
  • 10 g di farina di riso extrafine*.

*solitamente la sostituisco con l’amido di riso.

Preparazione col Bimby

Modello TM31, costato quasi 1000 cucuzze, 4 anni di servizio, corpo d’acciaio Made in Germany. Oggi sostituito dal TM5, 1189 euro di upgrade touchscreen, un boccale più capiente e qualche peggioramento.

Plus: funziona anche da bilancia digitale.

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Procedo con la ricetta della crema pasticcera col Bimby con ordine: polpa della vaniglia nel boccale, premo sulla bilancina stilizzata, verso lo zucchero semolato, sigillo col coperchio e regolo il timer: 10 secondi a Velocità Turbo.

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Dopo qualche istante lo zucchero viene sparato contro il tappo, il rumore è infernale, il boccale comincia a fumare come una capanna Sioux.

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È il segnale di fumo del Bimby: mi fa capire che lo zucchero è talmente fine da infiltrarsi tra misurino e foro, alla ricerca della libertà.

Farà male inalare ‘sta roba?

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Certo che per 1000 euro una valvolina o una guarnizione potevate mettercela, cari tirchioni della Forwerk.

Sniffato lo zucchero a velo, è il momento della svolta. Aggiungo i tuorli d’uovo, l’amido di mais, la farina di riso ed il latte. Smanetto con la manopolina del timer: 7 minuti, velocità 4, 90°.

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Basta, finito, non devo fare altro.

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Avvio l’aggeggio e osservo le lucine del termostato illuminarsi come in un’astronave, sento uno strano swoosh che con il trascorrere dei minuti si trasforma in un sinistro cick ciack.

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Ad un tratto il silenzio.

Oddio, cosa sarà successo lì dentro, fatemi passare.

Il segnale acustico, brutto come il clacson della Fiat Panda, mi avverte che la crema pasticcera è pronta.

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Sollevo il coperchio, gocciola del latte evaporato e successivamente condensato, la zaffata di uova è potente ma passeggera.

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Verso la crema pasticcera in una ciotola pulita e copro con pellicola a contatto.

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Risultato finale: crema pasticcera liscia e spessa, perfettamente addensata e lucida. La cottura graduale ha gelificato gli amidi alla perfezione.

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Tempo impiegato: 7′ 10” netti
Stato d’animo: inquietudine mutata in sincero stupore
Fattore disordine: ho 4 pezzi da lavare, boccale, lame, coperchio e misurino.

Nonostante il nome da scemo, questo Bimby ha davvero carattere.

Fatta in casa a mano

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Rossella, caucasica, fresca trentenne, abbastanza abile nel confezionamento di dolci, vale tanto oro quanto pesa (molto).

Che sono capace a far la crema pasticciera l’avete visto più volte, qui trovate il video dimostrativo di una tecnica altrettanto rapida ed efficace. Il super-coso rotante non mi fa paura.

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Prima di passare alla crema pasticcera, trucchetto vecchio come il cucco per separare in un lampo i tuorli dagli albumi: rompete tutte le uova in una terrina e pescate con le dita i tuorli, delicatamente.

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Verso il latte in un pentolino d’acciaio con fondo spesso, immergo il baccello di vaniglia privato della polpa e lascio scaldare sul fuoco.

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Nel frattempo mescolo i tuorli con i semi della bacca e lo zucchero, il composto non va montato, impiego pochi secondi per farlo disciogliere completamente.

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Aggiungo l’amido di mais e la farina setacciati, amalgamo con la frusta.

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Tempo impiegato per terminare questa fase: 1 minuto. Alla faccia di quello là.

Quando il latte è caldo, sollevo il baccello di vaniglia e verso la mescola di tuorli, senza girare.
Il composto si espande e forma una specie di tappo, la faccenda accelera il processo di ebollizione del latte sottostante.

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Cominciano a spiccare le prime bolle, la massa comincia a salire pian piano, a separarsi, è il momento di spegnere il fuoco e girare energicamente con una frusta per almeno 30/40 secondi.

Easy, la crema è pronta.

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Verso il tutto in un nuovo contenitore pulito, continuo a mescolare per portare la temperatura sotto i 50°. Meglio sarebbe far raffreddare il composto in un bagnomaria di acqua e ghiaccio, rende la crema lucida ed evita la formazione dell’insopportabile pellicina.

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Risultato finale: crema priva di grumi, vellutata e densa
Tempo impiegato: 6′ 33”

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Stato d’animo: sollevata e soddisfatta, il timore di attaccare tutto sul fondo è sempre dietro l’angolo
Fattore disordine: Ho sporcato 2 fruste, 1 pentolino, 2 ciotole, 2 contenitori per le pesate.

Confronto Bimby e fatta in casa a mano

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La crema pasticcera Bimby (A).

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Colore: giallo carico, da attribuire ai tuorli. Nonostante abbia utilizzato uova dello stesso brand, la variazione cromatica tra i due preparati è netta (dato ininfluente)
Odore: speziato di vaniglia, debole quello delle uova
Consistenza: quasi gelatinosa, molto soda
Sapore: equilibrato, zuccheri contenuti e buon sapore di vaniglia

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La crema fatta a mano (B)

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Colore: giallo tenue, ma non ci importa granché.
Odore: l’uovo è una punta più arrogante, ma il sentore predominante è quello magico della vaniglia
Consistenza: liscia e cremosa, perfettamente amalgamata, più fluida della sorella meccanica.
Sapore: praticamente identico, si distingue appena.

Conclusioni

Non si è trattata di una gara a tempo, col minutaggio siamo lì, ma con il Bimby le probabilità di combinare un disastro sono pari allo zero.
Affidabilità che solo le macchine ed il tuo cane possono darti.

Ecco, la riuscita praticamente assicurata fa davvero la differenza, di lavare un paio di cianfrusaglie in più non m’importa, né mi pesa dare due giri di frusta in un tegamino.

Insomma, il tritaghiaccio costoso ha avuto la meglio, 1 a 0 per lui. Ma questo successo, seppur inaspettato, non basta a giustificarne il prezzo proibitivo.

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Piaciuto il crash test? A me sì, soprattutto per la doppia razione di crema (è per lavoro!) che mi accingo a divorare.

Affondo il cucchiaino nella prima tazzina, un biscottino d’accompagnamento non sarebbe male, e confabulo su un ipotetico match tra elettrodomestici.

Chissà come se la cava l’aggeggio con i lievitati

commenti (19)

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  1. Avatar Cate ha detto:

    Rossella, non so se non lo trovo io, ma non mi pare di vedere a che temperatura hai cotto la crema col Bimby!
    A me l’idea di sporcare qualcosa in meno e di avere le mani libere mentre la crema si cuoce non diaspiace!

  2. Avatar Paolo ha detto:

    La conclusione mi conforta, essendo una mia convinzione da sempre: oggetto tecnicamente valido, ma con un rapporto qualità/prezzo fuori scala.
    Per le foto, as usual, solo lodi; vien da dire “se mi presento con i frollini home made li tuffiamo nella crema?”
    Per la colonna sonora non sono sicuro che sia quella adatta. IMHO è meglio accompagnata da http://www.youtube.com/watch?v=ct8euQUThnE
    Pensa alla preparazione B: le fruste che mescolano il tappo di crema in ebollizione (min. 2’05” per i successivi 40″), e il raffreddamento&riposo al 2’50” circa…

  3. Avatar Anto' ha detto:

    Rosse’, non mi convinci, anche se il post lo hai scritto molto bene. Simpatico e scorrrevole e si legge anche se non interessa l’attrezzo.
    C’è una netta differenza tra ciò che può essere “comodo” e ciò che è “indispensabile”. L’oggetto di cui sopra (ma poi il suo nome che significa? Certo, sicuramente è una mia lacuna, ma vorrei che qualcuno me la colmasse) non è indispensabile e in cucina si può lavorare anche senza, in più quei soldi per un frullatore termostatato non li spenderei.
    Non è vero dai, che per non attaccare la crema al tegame, ci voglia un pastorizzatore, altrimenti sembra che senza Bimby la crema a casa non la si faccia. Basta dotarsi di un semplice termometro da cucina e non superare la temperatura di 85 gradi ritirando il tegame dal fuoco. E poi, qualche minuto di olio di gomito, unico sforzo fisico, ma non è la fine del mondo.
    Amido di riso, in aggiunta a quello di mais, perchè dona lucentezza e acqua e ghiaccio per raffreddarla velocemente. Risultato, fondo del tegame pulito, e crema corposa senza olezzi sulfurei. 😉
    Detto ciò, ogn’uno è libero di schierare sul piano della propria cucina, tutta la gamma domotica possibile e immaginabile, onde far sgranare gli occhi agli ospiti, alla vista del proprio sofisticato esercito di attrezzature, operatori autonomi pronti all’obbedienza dei nostri ordini inoppugnabili, unici generali al fronte della propria cucina.

    1. Avatar Andrea Zinno ha detto:

      Concordo.

      Per la “cottura” basta un minimo di attenzione, senza doversi dotare di un’attrezzatura “esoterica”. Personalmente preparo la crema a bagnomaria, usando una bastardella e un termometro, e non ho mai avuto problemi.

  4. Avatar giovanni ha detto:

    io penso che il bimby sia per la classica massaia benestante che vuole qualcosa di più dalla vita; hai presente quelle donne sole in casa con un marito e due figli maschi incapaci di porre le mutande nel cesto della biancheria? Poi ci sono tutte le altre (quelle per le quali il 1950 è passato da un bel po’) per arrivare alle gourmet da sabato sera, cioè quell* che preparano la cena per il proprio compagn* e che si, preparano tutta a mano con tanta fatica e che si, mangiano tutte cose buone con decorazioni e mise en place da far imppalidire beck, ma tanto alla fine quello che conta per l’altro commensale è il dessert

  5. Avatar andrea ha detto:

    molto divertente l’articolo
    a casa abbiamo il bimby da anni e all’inizio, specie quando i bimbi (figli) erano piccoli è stato usato parrecchio. adesso la media è una due volte al mese, principalmente per fare il purè di patate (buonissimo) o la crema pasticcera.

    ciò detto, tui sei bravissima in cucina e capisco che non avrebbe molto senso comprarlo ma per chi non sa cucinare, come me, mia moglie e quelle persone che ci hanno aiutato a crescere i bimbi (sempre i figli), è stato un toccasana.

    se poi uno si industria fa anche un sacco di altre cose buone.

  6. Avatar Daniele Lanza ha detto:

    Questi robot per le creme sono davvero fantastici, io ho il Kenwood e anche lui con la pasticcera è davvero impeccabile, mai più fatta a mano

  7. Articolo ben fatto come pochi ormai su Dissapore ma leggere tegame in acciao inox con triplo fondo mi ha quasi causato un infarto. In una preparazione in cui è fondamentale il controllo della temperatura si usa solo il rame.

    1. Evvai Mattia, concordo concordo! Bastardella di rame non stagnato.
      Qualche tempo fa qualcuno disse che scelsero questo nome idiota solo in Italia e (credo) in Portogallo. In Italia lo si pubblicizzò inizialmente calcando molto sulla praparazione delle pappette appunto per i neonati.
      Anche io che uso di tutto roner e ultrasuoni inclusi, ho sempre avuto un
      atteggiamento molto snobistico verso questo arnese, che comunque il suo sporco lavoro lo fa.
      Complimenti a Rossella e ai suoi sempre spassosi scritti.

  8. Articolo ben fatto come pochi ormai su Dissapore ma leggere tegame in acciao inox con triplo fondo mi ha quasi causato un infarto. Per una preparazione in cui è fondamentale il controllo della temperatura esiste solo il rame.