di Anna Silveri 22 Giugno 2018

“Perversa, di corte vedute e soprattutto sbagliata.”

È questo il giudizio di Jonathan Gold, giornalista del Los Angeles Times, sulla World’s 50 Best Restaurants 2018, la classifica finora criticata soprattutto per i metodi opachi e controversi, che ha appena proclamato l’Osteria Francescana di Massimo Bottura come migliore ristorante del mondo.

[Massimo Bottura ha vinto la World’s 50 Best Restaurants 2018]

“Come può dirsi internazionale una classifica composta per metà e oltre da ristoranti europei? –ha scritto quello che probabilmente è il critico gastronomico più influente degli Stati Uniti– America Latina e Asia sono presenti con sette ristoranti ciascuno, mentre interi continenti come Australia e Africa vengono rappresentati da un solo ristorante”.

Come può pretendere di rappresentare il mondo?

In effetti nella graduatoria finale della 50 Best Restaurants 2018 l’Africa è presente con un solo ristorante, il Test Kitchen di Cape Town, gestito da uno chef di origini britanniche, mentre 26 dei primi 50 ristoranti –tutti estremamente costosi– si trovano in Europa.

L’unica presenza in Cina, la nazione più popolosa del mondo, è un ristorante in cui si pagano 500 euro a persona gestito da un francese, e non ci sono tracce, nemmeno questa volta, di ristoranti indiani.

Anche Massimo Bottura diventa un bersaglio

La vittoria di Bottura, quindi della grande cucina italiana, e la contemporanea discesa al quarto posto di Eleven Madison Park, il ristorante di New York al primo posto del palmarès culinario globale nel 2017, ha provocato reazioni irritate nel milieu gastronomico americano.

[Osteria Francescana di Massimo Bottura: menu, prezzi, prenotazioni nel ristorante migliore del mondo]

Nelle parole di Ryan Sutton per il sito Eater, l’Osteria Francescana diventa “il tempio dell’avanguardia culinaria famoso per piatti stravaganti come “Autunno a New York” e “Oops, mi è caduta la crostatina!”.

Una classifica sessista che ha perso l’occasione di redimersi

Ma la 50 Best Restaurants 2018 è stata soprattutto accusata, con un coro unanime e questo sì, internazionale, di essere sessista e di discriminare le donne chef. Specie in questa edizione, la prima dopo il dilagare del #Metoo, il movimento contro le molestie sessuali.

L’edizione numero sedici, almeno nelle parole del conduttore Mark Durden-Smith, avrebbe dovuto essere quella del “potere alle donne”, mentre si è risolta con un misero passaggio a cinque del numero di chef donne presenti nella graduatoria rispetto alle tre di quella precedente.

Solo cinque donne, tra le quali non figura la chef Dominique Crenn, che era stata nominata “miglior chef donna” del 2016 per il ristorante Atelier Crenn. La sola esistenza di un premio a parte per il genere femminile è considerato “anomalo e offensiva, discriminatorio e mortificante” per il lavoro delle tante donne chef che svolgono il mestiere con la stessa dedizione e competenza degli uomini. E casomai non bastasse, solo due tra le cinque chef donna in classifica hanno nella loro brigata un sous-chef donna.

[Le 10 donne con più stelle Michelin]

La stessa Dominique Crenn non è stata tenera, bollando la 50 Best Restaurants come “una classifica stupida” che tratta le donne “come uno sport”.

Anche Claire Smyth, proclamata migliore chef donna 2018 per il ristorante Core, a Londra, ma non presente nella classifica generale, ha avuto qualche accenno polemico:

“Negli ultimi 10 anni tutti mi hanno chiesto come ci si sente a essere una chef donna. E io ho sempre risposto che non lo so, perché non sono mai stata uno chef uomo”.

Un’idea per la prossima edizione

Anne Sophie Pic, una delle chef più amate in Francia, unica tra le donne transalpine a ottenere tre stelle Michelin per il ristorante Maison Pic, e prima chef donna premiata dalla 50 Best Restaurants nel 2011, aggiunge alle altre le sue critiche.

Pur constatando che la classifica non ha ancora preso atto del soffio di novità portato dalle donne in cucina, ha proposto una soluzione per attenuare le polemiche: inserire obbligatoriamente, dalla prossima edizione di questi Oscar della cucina, un nome di donna nelle liste dei sette cuochi che i giurati di ogni regione del mondo hanno a disposizione.

Potrebbe essere una buona idea per convincere gli organizzatori della classifica a non fare muro, com’è avvenuto finora, di fronte alle innumerevoli critiche, disegnando finalmente un mondo culinario migliore e più inclusivo.

Detto questo, è utile ricordare agli irritati critici americani che Bottura ha vinto semplicemente perché l’Osteria Francescana è un posto straordinario e in Italia non si è mai cucinato bene come oggi.

[Crediti | Eater, Grub Street, Liberation]