Bottura ha vinto ma sulla 50 Best Restaurants 2018 piovono polemiche

“Perversa, di corte vedute e soprattutto sbagliata.”

È questo il giudizio di Jonathan Gold, giornalista del Los Angeles Times, sulla World’s 50 Best Restaurants 2018, la classifica finora criticata soprattutto per i metodi opachi e controversi, che ha appena proclamato l’Osteria Francescana di Massimo Bottura come migliore ristorante del mondo.

[Massimo Bottura ha vinto la World’s 50 Best Restaurants 2018]

“Come può dirsi internazionale una classifica composta per metà e oltre da ristoranti europei? –ha scritto quello che probabilmente è il critico gastronomico più influente degli Stati Uniti– America Latina e Asia sono presenti con sette ristoranti ciascuno, mentre interi continenti come Australia e Africa vengono rappresentati da un solo ristorante”.

Come può pretendere di rappresentare il mondo?

In effetti nella graduatoria finale della 50 Best Restaurants 2018 l’Africa è presente con un solo ristorante, il Test Kitchen di Cape Town, gestito da uno chef di origini britanniche, mentre 26 dei primi 50 ristoranti –tutti estremamente costosi– si trovano in Europa.

L’unica presenza in Cina, la nazione più popolosa del mondo, è un ristorante in cui si pagano 500 euro a persona gestito da un francese, e non ci sono tracce, nemmeno questa volta, di ristoranti indiani.

Anche Massimo Bottura diventa un bersaglio

La vittoria di Bottura, quindi della grande cucina italiana, e la contemporanea discesa al quarto posto di Eleven Madison Park, il ristorante di New York al primo posto del palmarès culinario globale nel 2017, ha provocato reazioni irritate nel milieu gastronomico americano.

[Osteria Francescana di Massimo Bottura: menu, prezzi, prenotazioni nel ristorante migliore del mondo]

Nelle parole di Ryan Sutton per il sito Eater, l’Osteria Francescana diventa “il tempio dell’avanguardia culinaria famoso per piatti stravaganti come “Autunno a New York” e “Oops, mi è caduta la crostatina!”.

Una classifica sessista che ha perso l’occasione di redimersi

Ma la 50 Best Restaurants 2018 è stata soprattutto accusata, con un coro unanime e questo sì, internazionale, di essere sessista e di discriminare le donne chef. Specie in questa edizione, la prima dopo il dilagare del #Metoo, il movimento contro le molestie sessuali.

L’edizione numero sedici, almeno nelle parole del conduttore Mark Durden-Smith, avrebbe dovuto essere quella del “potere alle donne”, mentre si è risolta con un misero passaggio a cinque del numero di chef donne presenti nella graduatoria rispetto alle tre di quella precedente.

Solo cinque donne, tra le quali non figura la chef Dominique Crenn, che era stata nominata “miglior chef donna” del 2016 per il ristorante Atelier Crenn. La sola esistenza di un premio a parte per il genere femminile è considerato “anomalo e offensiva, discriminatorio e mortificante” per il lavoro delle tante donne chef che svolgono il mestiere con la stessa dedizione e competenza degli uomini. E casomai non bastasse, solo due tra le cinque chef donna in classifica hanno nella loro brigata un sous-chef donna.

[Le 10 donne con più stelle Michelin]

La stessa Dominique Crenn non è stata tenera, bollando la 50 Best Restaurants come “una classifica stupida” che tratta le donne “come uno sport”.

Anche Claire Smyth, proclamata migliore chef donna 2018 per il ristorante Core, a Londra, ma non presente nella classifica generale, ha avuto qualche accenno polemico:

“Negli ultimi 10 anni tutti mi hanno chiesto come ci si sente a essere una chef donna. E io ho sempre risposto che non lo so, perché non sono mai stata uno chef uomo”.

Un’idea per la prossima edizione

Anne Sophie Pic, una delle chef più amate in Francia, unica tra le donne transalpine a ottenere tre stelle Michelin per il ristorante Maison Pic, e prima chef donna premiata dalla 50 Best Restaurants nel 2011, aggiunge alle altre le sue critiche.

Pur constatando che la classifica non ha ancora preso atto del soffio di novità portato dalle donne in cucina, ha proposto una soluzione per attenuare le polemiche: inserire obbligatoriamente, dalla prossima edizione di questi Oscar della cucina, un nome di donna nelle liste dei sette cuochi che i giurati di ogni regione del mondo hanno a disposizione.

Potrebbe essere una buona idea per convincere gli organizzatori della classifica a non fare muro, com’è avvenuto finora, di fronte alle innumerevoli critiche, disegnando finalmente un mondo culinario migliore e più inclusivo.

Detto questo, è utile ricordare agli irritati critici americani che Bottura ha vinto semplicemente perché l’Osteria Francescana è un posto straordinario e in Italia non si è mai cucinato bene come oggi.

[Crediti | Eater, Grub Street, Liberation]

Avatar Anna Silveri

22 Giugno 2018

commenti (6)

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  1. Avatar Orval87 ha detto:

    “Come può dirsi internazionale una classifica composta per metà e oltre da ristoranti europei?”
    Forse perchè nel 90% dell’Africa e dell’Asia la gente non mangia bene ma sopravvive, e in nord-centro America dati ufficiali alla mano ci sono le popolazioni più obese del pianeta (quindi non mangiano bene)?
    Oppure questo “famoso critico” pretende di dire che in Africa ci siano un numero di ristoranti di alto livello pari a quelli europei? Non lo so di preciso, ma per ogni ristorante di fascia alta presente in Africa credo ce ne siano 100 o 200 in Europa. Quindi già averne 1 nella top 50 mi sembra tanto.
    E’ la classifica dei migliori 50 ristoranti al mondo, oppure deve essere solo una rappresentanza simbolica del globo intero, in egual misura? Che siano chiari allora…
    Sul discorso sessismo non dico nulla, perchè più tirano fuori il discorso e più sono ridicoli.

  2. Avatar Mr freedom ha detto:

    Queste critiche mi sembrano ridicole..

    Non sarà la migliore guida del mondo ma ciò non vuol dire che deve essere ulteriormente peggiorata con voti obbligati (quote rosa o quote geografiche)

    Dove sarebbero queste decine di ristoranti di fascia altissima in Africa ignorato dalla guida?

    Per non parlare dell’Oceania. Sarà anche un continente ma la popolazione supera di poco la metà di quella italiana.

    E se di chef donne ce ne sono poche e ancora meno a livelli così alti la colpa non è certo della guida.

    1. Avatar Orval87 ha detto:

      Tranquillo, é sono solo la solita ipocrisia americana. Tutti discorsi di facciata e per fare audience.

  3. Avatar Enogastronauta ha detto:

    Forse sarà perché la cultura del cibo è di ben altro spessore in Europa rispetto al resto del mondo caro Gold.
    Se non ti è venuto questo dubbio sarà meglio che segui l’ippica invece che la gastronomia

  4. Avatar Mirko Inglese ha detto:

    Ho avuto la fortuna di girare tanto il mondo , Stati Uniti compresi come la California dove alcuni ristoranti fanno un lavoro di qualita’ pazzesco. Los Angeles, New York, New Orleans etc oggi offrono un panorama culinario da far impallidire mostri sacri della cucina come Bologna, Parma o Milano. E’ vero, in Europa si mangia benissimo. Pero’ quella classifica ha omesso ovviamente per questioni di “marketing e di verifica sul posto” altri ristoranti nel mondo che da sempre fanno un lavoro eccezionale. La lista dei miglior 50 e’ un club creato dal club e si sventolano le bandiere fra di loro.Ottimo motore per pubblicita’.E’ una questione di interessi. Il giornalista ha ragione. Ovvio che ha ragione. Anche io sono contento per Bottura ma so in cuor mio che se vai in North Carolina o Lagos in Portogallo o in Messico City o in Hawaii etc ci son alcune cucine che fanno dei capolavori ogni giorno, il problema e’ che non vogliono essere annessi alla rete di marketing ed a tutto cio’ che obbliga nel farlo. Nella lista sono sempre i soliti nomi…. assurdo. Cambiano le posizioni ma son sempre loro. L’Atelier Crenn a San Francisco merita tre stelle da tanti anni ma sappiamo come va la guida Michelin, altro business che “si regge con le sue gambe….”; dico agli Italiani di esser meno nazionalisti e magnare meno tortellini. Le donne nelle cucine professionali? Non fanno odience: le cucine professionali attraggono solo se ci sono uomini al comando.Sempre marketing. E pensare che solo Tokyo sarebbe capace di schiacciare culinariamente l’intera Francia…

  5. Avatar Luca ha detto:

    Polemica del tutto sterile che cavalca l’onda del buonismo recente.
    Qui si valutano i migliori ristoranti. Punto.

    Uno può contestarne i criteri di valutazione, che comunque sono del tutto soggettivi, ma non la rappresentazione.

    Che poi i ristoranti siano in Africa od Oceania è del tutto irrilevante.

    Stessa cosa per le chef donne: non è che vanno necessariament incluse per par condicio. Le statistiche dicono che gli chef uomini sono la maggioranza, e pertanto saranno la maggior parte delle persone nella lista.

    Aspetto solo che qualcuno tiri fuori che questa classifica è omofobica perché non include chef transgender.