Green pass sì, ma non per i ristoranti

L'orientamento del Governo sul Green Pass è quello di rendere obbligatoria la doppia vaccinazione per accedere a viaggi lunghi e luoghi chiusi, ma non a ristoranti e bar: la settimana prossima la decisione.

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Green pass soft, non “alla francese”: è questa l’ipotesi più probabile che circola nelle stanze del Governo. Niente doppia dose necessaria per accedere a bar e ristoranti quindi, almeno per il momento, allo scopo di spingere gli indecisi a vaccinarsi. Potrebbe invece diventare obbligatorio, il passaporto vaccinale, per effettuare viaggi in treno a lunga percorrenza. All’inizio della settimana prossima dovrebbe tenersi la cabina di regia tra l’esecutivo Draghi, l’Istituto superiore di sanità e le altre figure responsabili dell’emergenza Covid-19. Ma le decisioni entreranno in vigore solo con il successivo decreto, previsto entro la fine del mese di luglio.

Ieri abbiamo visto allargarsi il fronte politico del no, mentre il Green pass riscuote favori presso molti chef: Gianfranco Vissani, Cristina BowermanGiancarlo Perbellini e altri blasonati colleghi. Il ragionamento che fanno molti è: meglio nessun limite che il Green pass, ma meglio il Green pass che chiudere a tutti. In questo senso come abbiamo già detto, i ristoranti potrebbero salvarci dalla pandemia. Ma per il momento sembra prevalere la soluzione di compromesso: la Certificazione verde per certe cose sì – palestre, viaggi, spettacoli ed eventi, i casi più probabili – per altre no, e tra queste ultime ci sono i ristoranti.

Così scrive in un lungo post Facebook il Movimento 5 stelle, che conclude: “per attività come bar o ristoranti: in questo momento introdurre il Green Pass per accedervi significherebbe solamente limitare una ripresa così faticosa, dopo mesi di sacrifici”.

Un green pass per non chiudereIn tutti questi mesi di pandemia gli italiani hanno accettato responsabilmente di…

Posted by MoVimento 5 Stelle on Thursday, July 15, 2021

Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, ai microfoni de L’Italia s’è desta su Radio Cusano Campus, ha dichiarato: “Non ho mai detto di applicarlo alla francese. Tra la restrizione e avere zero restrizioni grazie al green pass è chiaro che quest’ultimo è lo strumento adatto da utilizzare per gli eventi a rischio di assembramento. Facendo l’esempio degli stadi, li vorrei più pieni possibile e più sicuri possibile, per questo il green pass è un’opportunità. Lo stesso vale per le discoteche. Non dico che debba servire per andare al ristorante, ma se a un certo punto dovessimo arrivare a 30mila contagi con gli ospedali che vanno in difficoltà a quel punto meglio mettere delle restrizioni oppure lasciarli aperti in sicurezza? È chiaro che il green pass offre un’occasione in questo senso”.

La Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta, nel suo rapporto settimanale ne fa una questione pratica: “Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi, l’utilizzo del green pass sul modello francese per l’accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi”. Tra questi, “innazitutto l’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione; in secondo luogo, servono strumenti e risorse per controlli serrati e sistematici”.

E il problema dei controlli torna nel ragionamento di Francesco Menichetti, virologo e primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa, intervistato dall’Adnkronos: “La proposta di Green pass deve essere essenzialmente un grosso invito ad aderire alla campagna vaccinale. È  ovvio che deve essere una proposta seria che traccia una linea di demarcazione netta tra chi è in possesso del Green pass e chi no. Se non si identifica una lista precisa di privilegi per chi ne è in possesso il Green pass, non serve a nulla. Se siamo capaci di renderlo operativo, dobbiamo fare presto e bene, e certo non dobbiamo ispirarci a quello che è stato fatto con i sanitari, perché i sanitari hanno l’obbligatorietà, ma nessuno la fa rispettare. E i controlli non ci sono perché manca la volontà politica. Quindi, se dovessimo fare il Green pass o l’obbligatorietà così come l’abbiamo fatta per i sanitari, non andiamo lontani”.

“Cinema, teatri, bar e ristoranti sembrano dei target poco proponibili”, ha aggiunto Menichetti, “perché l’esercente non ha nessun interesse a non servire l’utenza e allora, in mancanza di controlli, molto è affidato al senso di responsabilità dei gestori e dell’utente. Insomma bisogna pensare bene, perché se dobbiamo fare un Green pass privo di significato vale la pena avviare immediatamente una riflessione sull’obbligatorietà e le fasce per le quali viene proposta l’obbligatorietà”.

[Fonti: Ansa, AdnKronos]

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