Tutto tranne i grandi ristoranti: perché nelle città italiane non ci sono?

Tutto tranne i grandi ristoranti: perché nelle città italiane non ci sono? Solo 1 dei 10 ristoranti 3 stelle Michelin è in una grande città

In tempi di urbanizzazione quasi tutto avviene nelle grandi città. Nelle città c’è il potere, la cultura, le relazioni, l’intrattenimento, gli eventi eccetera eccetera eccetera.

Dove si tiene un grande spettacolo? In città. Un appuntamento sportivo? In città. Dove vive la maggioranza degli italiani? In città, senza dubbio.

Insomma: le grandi città italiane –per quando si possano chiamare “grandi” centri tendenzialmente piccoli se comparati alle capitali d’Europa e del mondo– hanno tutto.

Tutto, tranne i grandi ristoranti.

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La notizia è: i grandi ristoranti non amano stare in città. Nonostante ci siano i soldi, i turisti, i clienti, le infrastrutture, gli aeroporti, i collegamenti.

Dei dieci tre stelle Michelin italiani solo uno –La Pergola di Heinz Beck a Roma– è in un grande centro. L’unico altro tristellato in un capoluogo è la Locanda Pinchiorri di Firenze che certo è un bel posto –come ci ha ricordato recentemente il Renzi-Angela– ma conta 382.258 abitanti, quindi non proprio una metropoli (Modena, per chi se lo chiedesse, si ferma a 184.727).

Perché?

Azzardo due ipotesi: perché stare in città costa caro; perché un tre stelle è così attrattivo che può permettersi di posizionarsi dove vuole, magari nel cuore delle radici del cuoco (ricordo che i tre macaron significano “vale il viaggio”).

Ci perdono i big a stare per conto proprio?

Ma no, non ci perdono né loro né i clienti: che meraviglia cenare a Castel di Sangro, ad Alba, a Senigallia, a San Cassiano, grandi spazi, posti belli, natura, paesaggio, mare, montagna.

Chi ci perde davvero sono le città italiane, in cui si possono fare tante cose ma non mangiare ai massimi livelli. Ed è un enorme peccato.

Se fossi un sociologo, mi verrebbe quasi da affermare che è una sconfitta per l’idea urbana contemporanea. Ma sono solo un goloso, e mi rammarico di dover prendere la macchina per andare in paradiso.

Luca Iaccarino Luca Iaccarino

10 Gennaio 2019

commenti (6)

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  1. Avatar Paolo ha detto:

    Io ribalterei il punto di vista: a fronte di quanto conosciamo della ristorazione nelle grandi città, e che viene raccontato anche su queste pagine, perché un tristellato dovrebbe andare a Venezia o nei vicoli dell’acchiappaturisti nei pressi di Piazza Navona?
    Il sociologo e la sua “idea urbana contemporanea” vanno bene per l’ennesimo talk show televisivo senza ascolti, ma alla fine sono i conti e il commercialista che dicono se la collocazione geografica è corretta.

  2. Avatar Andrea ha detto:

    I grandi ristoranti NON sono tutti stellati.
    Molti stellati sono legati al territorio in cui sono nati gli chef proprietari.
    Questo discorso evidentemente vale solo in italia: a Tokyo, per esempio, ci sono 13 ristoranti tre stelle
    52 ristoranti due stelle, 165 ristoranti una stella (ovviamente con milioni di abitanti)

  3. Avatar ROSGALUS ha detto:

    La collocazione geografica è relativa in un mondo dove la mobilità la fa da padrona.
    Senza disturbare gli inarrivabili stellati , ci sono locali di qualsiasi categoria che fanno affari pur essendo localizzati in posti fuori mano , quasi irraggiungibili.

  4. Avatar gigio ha detto:

    Io, da sociologo, chiedo: “non è forse che voi italiani siete molto provinciali?”. Bisognerebbe fare un confronto con ciò che succede in paese tradizionalmente più cosmopoliti, come Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda prima di tirare conclusioni troppo affrettate.

  5. Avatar Manuel Fantoni ha detto:

    Stare in citta’ e’ stressante, caotico, costoso e spesso controproducente ai fini del godimento di una esperienza di prestigio.
    Non c’e’ parcheggio per i fornitori, per i dipendenti, per i clienti. Non ci si puo scegliere i vicini. Non si puo’ nulla contro gentrificazione e potere immobiliare. Non si puo’ ampliare, ristrutturare, ricollocare incondizionatamente. La clientela e’ molto piu variegata quindi c’e’ molta piu probabilita di beccare gente irrazionale, incivile, scomoda, irrispettosa, ignorante, presuntuosa, ecc.
    E’ piu difficile seguire in prima persona stagionalita’ e km 0.
    C’e’ piu’ inquinamento. Tutti vanno di corsa ed il tempo si restringe.

  6. Avatar Mauro ha detto:

    Perbellini si è spostato da Isola Rizza al centro storico di Verona (San Zeno) con offerte ad hoc per chi va all’arena, quindi ha seguito quel flusso turistico che nel paesino è nullo.
    Ogni caso fa storia a sè, alcuni ristoranti sono mete gourmet e la gente è dsposta a fare anche 100 km per raggiungerli.