Piccoli vermetti bianchi e mollicci con due minuscoli punti neri al posto degli occhi. L’aspetto certo non invoglia, eppure sono tra i cibi spagnoli più cari in assoluto, con prezzi che oscillano dai 1000 ai 5000 euro al chilo, come riferisce il sito della BBC.
Sono le angulas, ovvero i piccoli delle anguille, gli avanotti, uno dei cibi più rari e esclusivi degli ultimi anni.
Ma ciò che sorprende, più ancora delle quotazioni stratosferiche –una scodellina nell’olio servita in un ristorante comune supera agevolmente i 10o euro– è che non è facile descriverne il sapore.
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Non si può dire che le piccole anguille abbiano un sapore buono o cattivo, per il semplice fatto che in pratica non ne hanno: sanno di poco, tanto che un tempo si usavano come mangime per polli e maiali. Ma tutto è un po’ strano quando si tratta di anguille: vivono nell’acqua ma possono respirare attraverso la pelle, e coprono migliaia di chilometri nutrendosi di tutto ciò che capita loro a tiro.
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Quando arrivano all’età di 10 anni, riescono non si sa come ad attraversare i fiumi di tutta Europa fino all’Oceano Atlantico, per arrivare infine al Mar dei Sargassi, al largo della Florida, dopo aver percorso circa 5000 chilometri.
Qui muoiono e nascono, e i piccoli avanotti migrano poi verso l’Europa, in un viaggio che dura almeno due anni.
Quando infine arrivano sulle coste spagnole, trovano ad aspettarli i pescatori. In genere la stagione inizia a novembre, e il momento migliore per catturarli è nelle notti piovose, quando l’acqua è agitata e torbida.
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In Spagna la cattura delle angulas è ancora consentita, per quanto fortemente regolamentata, come in Francia e Portogallo, mentre in Italia è vietata del tutto, a causa della loro enorme scarsità, anche se un tempo erano numerose quelle che risalivano l’Arno, ancora cieche, come in altri corsi d’acqua (da qui il soprannome di “le cieche”).
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In Spagna, il primo “lotto” di angulas vendute è anche il più caro: nel 2016 il primo quantitativo, del peso di 1,25 chili, è stato venduto per 5.500 euro all’ingrosso, mentre il secondo a 1700 euro.
Ma i ristoratori non si fanno problemi, e cercano sempre di aggiudicarsi le prime angulas, in un’asta che è diventata un vero evento mediatico, e che assicura al fortunato aggiudicatario ampia pubblicità su tutti i giornali e le TV spagnole.
Pubblicità che porta con sé numerosissimi clienti, disposti a tornare anche 20 o 30 volte solo per gustare le angulas.
Ma alla luce dell’aspetto poco invitante e del sapore non esattamente marcato, qual è allora il motivo di tanto successo?
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Secondo Nagore Irazuegi, il proprietario di Arima, un ristorante basco di Madrid, il motivo è il piacere di ostentare la propria ricchezza.
Ma nei giorni di festa, nei Paesi Baschi, le angulas sono anche tradizione e appartenenza, fanno parte del menù tradizionale di Natale, Capodanno e del giorno di San Sebastian, il 20 gennaio, e un tempo erano il pasto tipico delle classi operaie della Spagna settentrionale, mangiate fritte in olio e condite con aglio e peperoncino, cioè alla “bilbaína”.
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Tempi in cui le angulas abbondavano e i prezzi erano bassi. Ora, invece, i danni ambientali e la pesca eccessiva hanno ridotto l’offerta, con conseguente aumento vertiginoso dei prezzi, al punto che esistono traffici illeciti di angulas, come quello scoperto dalla polizia spagnola nel 2017, e diretto in Cina.
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Le preziose angulas, diventato uno status symbol negli anni Settanta, vanta anche prodotti succedanei e persino un tentativo imitazione. In Spagna alcuni ristoratori hanno iniziato a servire le “angulas del povero”: vale a dire i nostrani spaghetti conditi con aglio, olio e peperoncino. Una delizia alla portata di tutti.
[Crediti: BBC.com]