Pasta senza glutine: prova d’assaggio

Non scervellatevi per rispondere alla domanda che stiamo per farvi, la risposta è semplice.

Se gli scaffali dei supermercati sono stracolmi di pasta senza glutine, la risposta è un mercato in crescita costante che, solo in Italia, vale 159 milioni di euro.

Buona parte dei pastifici nazionali, prevedibilmente, hanno riservato al fenomeno gluten free una linea apposita, attenzione però a confondere questo genere di prodotti con quelli salutistici.

Il senza glutine non è più salutare né tantomeno porta a perdite di peso. Al contrario, spesso fa ingrassare.

Per un’altra Prova d’assaggio dedicata al gluten free dopo quella dei biscotti siamo andati al supermercato e abbiamo fatto incetta di penne rigate “specificamente formulate per persone intolleranti al glutine” (quindi quelle certificate, con tanto di bollino).

Alla cassa le abbiamo pagate senza l’apposito tesserino, quello che certifica la condizione di celiaco, e quindi intollerante al glutine, e quindi senza lo sconto garantito dallo Stato.

Ci siamo sentiti molto italiani mentre svuotavamo il carrello per mettere la pasta sul nastro e la cassiera ci chiedeva del certificato; chissà lei quanti ne avrà visti di tipi come noi!

7. LA MOLISANA

Ci sarebbe anche l’amata trafilatura al bronzo, estremo tentativo di accrescere l’appeal della pasta La Molisana, abbastanza insipida ahinoi, tanto che il risultato finale lascia l’amaro in bocca. Nel vero senso della parola: il retrogusto è amaricante.

Peccato, la consistenza era buona.

Ingredienti: riso integrale (34,5%), mais giallo (30%), mais bianco (15%), riso (10%), amido di tapioca (7%), quinoa (3%), emulsionante E471 (0,5%).

Prezzo: 1,99 euro (per 400 grammi)

Prezzo al chilo: 4,97 euro

VOTO: 5.5

6. BARILLA

 

Nove minuti di cottura per attenuare l’appariscente tinta fluo Barilla. Colore eccentrico ma calma piatta nel sapore, completata da una deglutizione faticosa, infine la sensazione di allappamento che asfalta il palato.

La buona tenuta della cottura salva l’onnipresente confezione blu elettrico dal fondo della classifica.

Ingredienti: farina di mais bianco (65%), farina di mais giallo (29,5%), farina di riso (5%), acqua, emulsionante (mono e digliceridi degli acidi grassi).

Prezzo: 1,35 euro (per 400 grammi)

Prezzo al chilo: 3,4 euro

VOTO: 6

5. SCOTTI

Il dottor Scotti consiglia un tempo di cottura tra sette e otto minuti, ci atteniamo meticolosi alla ricetta tenendoci sui sette e mezzo, ma il risultato è abbastanza appiccicoso.

E’ pur sempre pasta di riso, non strabuzzate gli occhi per il colore ospedaliero. Ma il vero grande assente è il sapore.

Ingredienti:  farina di riso (96,5%) quinoa (2%), amaranto (1%), emulsionante (mono e digliceridi degli acidi grassi).

Prezzo: 1,79 euro (per 250 grammi)

Prezzo al chilo: 7,16 euro al chilo

VOTO: 6.5

4. LE VENEZIANE

Da quando abbiamo deciso che gli intolleranti al glutine abbiano meno appetito degli altri? Lo chiediamo perché il contenuto delle confezioni di pasta è quasi sempre inferiore al formato da mezzo chilo. Sarà un meccanismo in qualche modo collegato al prezzo elevato di queste paste?

Le Veneziane, altro marchio molto diffuso nei supermercati, piazzano sullo scaffale gluten free la confezione da 250 grammi. Tra le tante a base di mais, è quella che all’olfatto rivela prima e più delle altre il granoturco. Buona consistenza, poco gommosa.

Ingredienti: farina di mais (96,9%), fibre vegetali (1,5%), fibra alimentare (inulina, 1,5%), emulsionante (mono e digliceridi degli acidi grassi di origine vegetale).

Prezzo: 1,36 (per 250 grammi)

Prezzo al chilo: 5,44 euro

VOTO: 7.5

3. GAROFALO

La versione gluten free del marchio Garofalo, in genere più apprezzato rispetto alla media dai frequentatori dei supermercati, noi compresi, è abbastanza pallida. E tende un po’ allo sfaldamento: toccando la rigatura, una volta cotta, resta sul dito una sorta di cremina.

Il nostro giudizio non è influenzato dai claim pubblicitari, ma l’idea di scrivere “Il gusto è un diritto” nella confezione è brillante. Strizzano l’occhio ai celiaci (quelli veri), riadattando l’idea di “diritto al piacere” predicata da Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, fin dagli anni ’80 del secolo scorso.

Merita una buona posizione per il retrogusto, migliore rispetto alle altre marche del lotto, mentre appaga l’olfatto con profumi di frutta secca, in particolare di pinoli.

Ingredienti: farina di mais (70%), farina di riso (18%), quinoa (3%), amido di mais, stabilizzante (E471).

Prezzo: 2,52 euro (per 500 grammi)

Prezzo al chilo: 5,04 euro

VOTO: 7.8

2. FELICIA

Molto diffusa nella grande distribuzione, la linea Felicia si fa notare per i formati estrosi e, c’è da dirlo, meno tristanzuoli di tante paste gluten free. Producono, per esempio, i fusilli di piselli verdi bio.

Invitante anche l’aspetto di queste penne rigate: il colore grezzo suggerisce salubrità e la ruvidezza è piacevole al palato. Il profumo che ricorda da vicino la crusca potrebbe risultare fastidioso, ma vista l’assenza di aromi che caratterizza la pasta senza glutine è da considerare un buon auspicio. Anche il sapore è più deciso, un po’ faticosa la masticazione, con qualche residuo che resta tra i denti.

Prezzo: 2,59 euro (per 340 grammi)

Prezzo al chilo: 7,6 euro

VOTO: 8

1. RUMMO

Il podio della pasta senza glutine è un inno alla credibilità. Credibile, come vera pasta s’intende, descrizione “che sorge spontanea” delle penne Rummo, che tanto per iniziare non sono gommose. Al tatto risulta ruvida e nonostante i 12 minuti di cottura tende a sfaldarsi meno di altre.

A proposito di verosimiglianza, il sapore è quello dei cereali, si percepisce persino un accenno di profumo, probabilmente per la componente integrale degli ingredienti: riso integrale (36%), mais giallo (32,5%), mais crudo (20%), riso (8%), emulsionante (mono e digliceridi degli acidi grassi di origine vegetale).

Prezzo: 1,99 (per 400 grammi)

Prezzo al chilo: 4,97 euro

VOTO: 8.3

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

24 aprile 2017

commenti (13)

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  1. C’è di peggio: dovreste provare la pasta aproteica per i nefropatici: la dialisi è stata un miglioramento.

  2. Mi dispiace per i celiaci (forse l’1% del totale) che hanno questo problema e sono obbligati, ma ho pena per tutti quei finti intolleranti al glutine e modaioli del “gluten-free”che si auto-infliggono certi prodotti palesemente inferiori a livello di gusto e consistenza.

  3. Poi, siccome non li fregano già abbastanza sul prezzo, gliela vendono pure in formati di peso assurdi invece dei classici 500g…

  4. Apro una parentesi sulle paste di farne di legumi, naturalmente gluten free.
    Ho trovato quelle a marchio Felicia (al discount, con un diverso branding ma riconducibile allo stesso produttore) nelle versioni 100% farina di piselli e 100% farina di lenticchie rosse. Che dire?
    Ho provato quella di piselli e la delusione è stata tanta. Non tiene per nulla la cottura, resta un senso forte di farinosità e di piselli secchi non ben cotti sotto i denti, orribile. Ha tutto il gusto intenso dei piselli secchi e niente della consistenza della pasta. A questo punto mi faccio una ricca e gustosa zuppa di legumi ma questo surrogato lo boccio appieno.

    Qui la domanda sorge spontanea…perché se uno non può/non vuole mangiare glutine si deve autoflagellare con prodotti che nella forma imitano quelli a cui si deve rinunciare in nome della dieta ma con esiti organoletticamente deludenti? Non sarebbe più saggio ricorrere direttamente alla materia prima in purezza e ricettarla a modo dando massima espressione alle sue potenzialità gustative senza costringerla a vestire panni che non sono i suoi?
    Stesso discorso per i vegetariani. Perchè fare un hamburger con la barbabietola in modo che al taglio sembri che sanguini quando si può trarre molta più soddisfazione dai singoli ingredienti preparati secondo la loro natura e non forzati a somigliare ad altro? Se poi i vegetariani aborrono la macellazione di esseri animali perchè dovrebbero ricercare l’effetto sanguinolento in un surrogato di hamburger? Ma questo è un altro capitolo…

    Resta il fatto che per quel che mi riguarda alla pasta di piselli o altri legumi o altre farine preferirò sempre consumare la materia d’origine cucinata a regola d’arte anzichè trasformata per forza di cose in pasta.
    Ma davvero non si può vivere senza pasta?

    1. Esattamente.
      Poi, su quella pasta, vedo che costa 7,60 euro al chilo….assurdo, manco eccellenze indiscutibili come Benedetto Cavalieri o Gentile hanno quei prezzi! Massimo massimo 7 al chilo, ma sono eccellenze…

    2. Hai perfettamente ragione!
      E’ lo stesso che dico per i dolci tradizionali (Panettone, Pandoro, Colomba, ecc…) che vengono stravolti per adattarli a chi ha problemi di intolleranze alimentari, mantenendo lo stesso nome e forma, come se ci si cibasse del nome e della forma.
      Chiama “Panettone” quel dolce fatto come prevede la normativa (D.M. 22/07/2005), chi non lo può mangiare per intolleranze, festeggerà con un dolce a lui più congeniale, ma con nome e forma diversa (visto che sono protette dalla norma). Non gli andrà mica di traverso per questo, no?

    3. questi succedanei servono a chi diventa (nel caso degli hamburger) vegano o vegetariano per moda. Tutto qui.

  5. Avete dimenticato, Massimo Zero, Granoro con lo spaghetto, e schar con il nuovo bucatino e punto.

  6. Gradirei la Vs valutazione sulla pasta gf Massimo Zero
    Grazie
    G.V.

  7. Come già sollevato da qualcuno, manca la Massimo Zero, che è tra le più buone che abbia provato. Ma magari non è distribuita dalla GD.
    Non ho capito poi quella del tesserino: “quello che certifica la condizione di celiaco, e quindi intollerante al glutine, e quindi senza lo sconto garantito dallo Stato”. Capisco voler essere brevi e sintetici, sta di fatto che da Regione a Regione le regole cambiano e da noi in Veneto quello che dice è un miraggio. Mi risulta che ci siano tessere a scalare, con importo mensile di 140 euro massimo. Nessuno sconto, diciamo le cose come sono e non inventiamoci regole inesistenti.

  8. Io cerco di prendere quella senza monodigliceridi degli acidi grassi….meno roba c’è meglio è….

    1. Per me la migliore è quella del Pastificio La Rosa, è un 10! Sapore squisito consistenza ottima ed è fatta solo con farina di mais e riso e niente di più!!
      Provare per credere.

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