di Carlotta Girola 3 Dicembre 2015
supermercato gourmet

Correva l’anno 2012 quando Dissapore si lanciava nella sua prima classifica dei supermercati che offrono più qualità.

Nel frattempo, però, lo struscio da corsia del supermercato è uno sport che si è elevato di rango: un esempio calzante potrebbe essere quello di un minigolf con le buche trash a forma di Tour Eiffel che si trasforma in un green da 500 euro all’ora con gente con la coppola in cachemire e turbo-caddy.

Se fino a qualche anno fa la grande distribuzione era il regno incontrastato del neon ospedaliero, delle playlist da matrimonio camorrista e dei volantini con grafica da sagra della castagna, oggi tutto si è terribilmente ingentilito, imbellettato dalle make up artist del reparto frutta e verdura.

Per fare il verso agli Eataly di turno e alle gastronomie di quartiere che non ci sono quasi più ci troviamo davanti a grandi catene che si sono rifatte il look, strizzando l’occhio al consumatore medio-evoluto (se non proprio gastro-fighetto), insieme a linee di prodotti buoni ma pure belli da vedere (ché il fissato di turno, il cibo in casa lo espone come al museo, non dimentichiamolo).

Urge, va da sè, una nuova classifica dei migliori 10 supermercati “gourmet”.

#10. LIDL

Anche l’hard discount, nel 2015, ha compiuto il passo gourmet. Il colosso tedesco, un po’ in sordina come da sua abitudine, ha stretto un accordo npdm (niente popò di meno) che con il Gambero Rosso.

Con la storia del marchio Deluxe “lusso per tutti” (prodotti selezionati dal Gambero nazionale) ha voluto dare una svolta alla sua condizione di brutto anatroccolo della GDO e si è fatto bello con qualche prodotto che si staglia decisamente tra i cetrioli oversize teutonici.

Resta un discount, con poco charme e tanti scatoloni, con qualche marca conosciuta qua e là, ma ne apprezziamo la vena gourmet naif. E anche la lunghezza del rullo in cassa.

#9. IL GIGANTE

Sì, lo sappiamo: il Gigante non è presente in maniera capillare su tutto il territorio nazionale, anzi si tratta di una catena localizzata soltanto nel nord-ovest.

Il suo punto di forza, senza dubbio, è il reparto di frutta e verdura, dove normalmente (e stagionalmente) si trovano ortaggi di qualità, prezzi non da capogiro, presentazioni adeguate all’occhio mediamente-gourmet.

Il tutto nonostante uno dei loghi e dei nomi più brutti e meno attrattivi della GDO.

#8. UNES

Anche qui si rimane in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna per questa sorellina minore di Iper.

Ne apprezziamo il reparto freschi che è decisamente ben fornito e con una selezione di rispetto, ma soprattutto si guadagna un posto in top ten per “Il Viaggiatore goloso”, una delle prime private label in Italia a target gourmet.

La maggior parte dei prodotti sono eccellenze italiane, ma fa capolino anche qualche salmone scozzese da tenere d’occhio. Amiche raccontano di commessi molto carini: è un plus?

#7. AUCHAN

La super catena francese cavalca il foodporn e chiama la sua linea d’eccellenza “Passioni”, come una telenovela venezuelana di serie B.

Però bisogna fare attenzione ai particolari: la selezione di prodotti, infatti, viene definita “gourmand” e non gourmet, cavillo linguistico che ce ne fa apprezzare l’onestà intellettuale.

Resta il fatto che tra le sue corsie, troppe spesso, mi sia venuto l’horror vacui e abbia desiderato fortissimo di essere altrove: ma per quello basterebbe un’aggiustatina agli spazi.

#6. PAM – PANORAMA

Se ne stava lì in sordina, perso tra i tanti. Poi negli ultimi anni ha giocato il jolly del gourmettismo spingendo decisamente l’acceleratore con la linea “I Tesori”.

In questi supermercati potreste addirittura trovare qualche chicca che di solito hanno i big, o quantomeno altre catene più grandi e più pettinate.

Notevole anche la proposta dell’enoteca che, per non farsi mancare niente, si è aperta anche un portale a parte, per orientare il cliente e dare qualche informazione in più sulle cantine.

#5. CONAD

“Sapori e dintorni” è l’effige gourmet sotto la quale si presenta la selezione di prodotti più ricercati che trovate negli scaffali a marchio Conad.

Questo label, da semplice marchio si è trasforamto in concept con l’apertura di veri e propri negozi che soddisfano le manie gastronomiche dei “sapori e dintorni” addicted.

Pensate che a Napoli c’è pure lo zampino di Niko Romito ai fornelli, visto che nello spazio Gourmeet si mettono insieme due concetti fino a poco tempo fa inavvicinabili: GDO ed esperimenti stellati.

#4. COOP e IPERCOOP

E’ l’asso nella manica, la ciliegina sulla torta, il fiore all’occhiello di Coop: Fior Fiore è una sicurezza (quasi) assoluta.

Il private label d’eccellenza della catena si è guadagnato un nome piuttosto importante e autorevole tra i tanti spesaroli, per capirci quelli che girano tutti i supermercati e conoscono tutti i sacrosanti prodotti. No, la Coop non siamo noi come vorrebbero farci credere gli slogan, la Coop sono i fiorellini disseminati sugli scaffali che risolvono la situazione 9 volte su 10 quando si è in forse tra una mezza ciofeca di mozzarella e un brand troppo commerciale per soddisfare le nostre velleità.

Intanto a Torino ha aperto FiorFood, il primo concept store di Coop.

#3. CARREFOUR

Se ancora non ci siete entrati, in uno dei quattro Carrefour Market Gourmet, allora fatelo. Altro che neon, e voglia di scappare prima possibile con la spesa sottobraccio: qui verrebbe voglia di farci un aperitivo con gli amici.

Luci e faretti ben posizionati, frutta e verdura che pare di essere tra le bancarelle di Montmartre, tutto tirato a lucido e perfetto.

Un vero gioiellino che combatte l’alienazione umana da GDO a suon di selezione di freschi da fare invidia a tutti i gourmet: salumi, frutta, carni, pane. Forma e sostanza.

#2. IPER

Premessa: in pochi sanno che tal Brunelli, patron di Iper, fu socio di Caprotti (Mister Esselunga), prima di aprirsi il suo centro commerciale (che poi è stato il primo in Italia).

La carta vincente di Iper è un silente (e virtuale) geolocalizzatore di prodotti che distingue tutti i punti vendita (ognuno ha i propri generi alimentari locali) e che guarda al territorio quasi con amore, nonostante poi le eccellenze locali vengano mescolate con i grandi e grandissimi brand.

Il reparto dei salumi, dove troneggiano prosciutti a profusione e ti accoglie di solito una gulliveriana mortadella ha sempre il suo bel fascino. E ci trovate persino il Pata Negra.

Il più iper degli Iper è Iper Portello in zona ex-fiera a Milano, da visitare a bocca spalancata.

#1. ESSELUNGA

Accade davvero: conosco gente che è riuscita a comprare biglietti aerei con i Punti Fragola. D’altro canto conosco anche degli accumulatori seriali che comprano prodotti solo se hanno almeno 3 punti fragola.

Questo per dire due cose:

1. il plus della raccolta punti di Esselunga è innegabile (mobiletti Kartell come se piovesse, ma pure olio toscano o piatti da ristorante stellato).

2. la gente ci torna e ci spende un sacco di soldi anche perché ci sono grandi prodotti a prezzi umani. Ogni gastrofissato troverà, tra le corsie non troppo patinate di Esselunga (e iper-illuminate), Burro Lurpack, pomodori Così Com’è, birre dal Belgio, biscotti Gentilini, private label bio e molto altro.