Forse mai come quest’anno Masterchef Italia è stato controverso. In realtà, controversa è stata l’eliminazione a sorpresa di Matteo Lee, considerato da molti (me compresa) il concorrente favorito, nonché uno dei migliori personaggi passati per la Masterclass in tutta la storia del programma.
Andato via lui, in molti hanno alzato le mani (metaforicamente, s’intende), sostenendo a mezzo social di aver perso il loro concorrente preferito, e di non aver più intenzione di seguire il programma. Una sollevazione popolare così non si vedeva dai tempi dell’esclusione di Pucci a Sanremo, e ovviamente stiamo scherzando alla grande ché – eccezion fatta per il Presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa – non mi sembra ci sia stata una levata di scudi per il comico accusato di essere un tantino troppo scorretto con donne e gay per il palco dell’Ariston.
Insomma, l’addio di Matteo Lee a Masterchef è stato un duro colpo per tutti (anche per noi, che abbiamo pure ipotizzato una sua resa prematura consapevole), e meno male che Masterchef stava quasi per finire, perché non dubitiamo che l’esclusione di un personaggio così amato dal pubblico avrebbe potuto avere ripercussioni anche sui dati di ascolto della trasmissione.
Ma non è solo Matteo Lee, in realtà, la questione di una finale un po’ strana (slittata di una settimana causa Sanremo) di questa quindicesima edizione di Masterchef. Il fatto è che il quartetto di finalisti (in una Masterclass che, vista dall’esterno, già non sembra aver brillato per talento) non è quello che ci saremmo aspettati. Nessuno di noi, probabilmente.
Chi è arrivato in finale a Masterchef VS chi avremmo voluto

Carlotta, 25enne biellese disoccupata, che è entrata in sordina e ha avuto un percorso in ascesa che manco la scalata dell’Everest. Dounia, OSS 28enne di origini marocchine che vive a Bassano del Grappa, che ha sempre fatto il suo con qualche picco di creatività in più quando metteva nei piatti il suo Marocco.
Matteo Rinaldi, graphic designer di 28 anni di Boltiere, in provincia di Bergamo, che è arrivato fin qui accompagnato dagli insopportabili aneddoti “lo sapevate che” e dall’amicizia di due come Niccolò e Matteo Lee, che forse un po’ gli è pure servita a migliorarsi e a fare squadra.
E infine Teo, lo studente 23enne di International Marketing, nato e cresciuto in Brianza (a Molgora, in provincia di Lecco), che è partito col botto e poi ha avuto qualche momento di caduta qua e là, senza però mai perdere la creatività. Ecco chi sono i quattro finalisti di Masterchef Italia 15, che saranno protagonisti di una speciale puntata riepilogativa questo giovedì.
Fatta eccezione per Teo – all’anagrafe Matteo Canzi – non avremmo scommesso su nessuno degli altri tre in finale. Chi ci avremmo visto, invece? Matteo Lee, naturalmente, vincitore, seguito appunto al secondo posto da Teo e poi con la medaglia di bronzo Alessandro – il dentista – che anche lui non s’è capito bene come sia uscito così male all’improvviso. Infine forse, al quarto posto, Niccolò.
Perché non è detto che a Masterchef vinca il migliore

Ma, signore e signori spettatori fedeli, bisogna starci. E non solo perché Masterchef è un gioco, ma anche perché – lo ripeteremo all’infinito – noi i piatti non li assaggiamo mica, ed è odioso come non mai il vizio (piuttosto diffuso, in effetti) di commentare un piatto senza averlo provato.
E poi ci sono le dinamiche di un gioco, di uno show televisivo, che non ha mai detto di voler cercare il prossimo Antonino Cannavacciuolo, bensì il prossimo Masterchef d’Italia, e lo dimostra il fatto che in pochissimi dopo il programma hanno scelto davvero la carriera della ristorazione.
Dunque, il talento culinario qui conta fino a un certo punto. Quello che conta – quello che è esplicitato dalle regole del gioco – è la capacità di un cuoco amatoriale di creare un piatto buono e credibile con gli ingredienti e il tempo a disposizione. E non è detto che il migliore ci riesca sempre, in un percorso in cui – i giudici lo ricordano spesso – è l’ultimo piatto presentato l’unica cosa che conta. Di piatto in piatto, anche il più bravo dei cuochi amatoriali può sbagliare, e andarsene a casa. Così come il peggiore, il più incapace, può ad esempio avere la fortuna (o la bravura) di finire sempre nella squadra vincente alle esterne, e così non andare mai al Pressure Test finale. O di imbroccare un piatto quando altri fanno peggio, semplicemente perché magari quel giorno è in buona, o quegli ingredienti un po’ li conosce.
Insomma, è un gioco, e se non possiamo prevedere chi vince Sanremo – pur avendo le orecchie per ascoltare le canzoni in gara – figurarsi sbilanciarsi in oracoli su chi vince un talent show culinario dove non abbiamo potuto assaggiare manco una forchettata di quello che è stato preparato.
Non possiamo farlo, semplicemente, e anche se lo facessimo forse non vincerebbe Matteo Canzi, e allora sì che sarebbe uno scandalo per questa edizione di Masterchef.


