Biscotti regionali italiani di spudorata bontà: i migliori 20

Parlare di cucina regionale italiana significa inoltrarsi in un labirinto: prendi una strada pensando di avere chiara la tua meta e invece, in un attimo, ti ritrovi trasportato lontanissimo, non solo nello spazio, ma anche nel tempo, nella cultura. Inizia così “A qualcuno piace Cracco”, il libro che il barbuto aristochef italiano ha dedicato alla cucina regionale italiana.

Tutto giusto, ancora di più se parliamo di dolci, in particolare di biscotti, con uno stuolo di ricette iper locali che praticamente, cambiano di campanello in campanello. Sceglierne solo 20 è stato complicato, ma sono curioso di scopprire se condividete la classifica.

biscotti lagaccio

20. BISCOTTI DEL LAGACCIO.

Nati nel quartiere del Lagaccio a Genova come semplici fette biscottate dolci da tenere nella cambusa delle imbarcazioni, sono una specialità della Pasticceria Grondona, oggi prodotti con lievito naturale e farina manitoba.

Biscottificio Grondona – via campomorone 48, Genova

mpanatigghi

19. MPANATIGGHI.

La carne di manzo completa un impasto a base di mandorle, noci, cioccolato, zucchero, cannella e chiodi di garofano, racchiuso in panzerotti dalla forma di semiluna. L’accostamento è inedito, e genera ancora oggi buffi fraintendimenti. Originari di Modica, si trovano in quello scrigno di dolcezze altrimenti noto come Antica Dolceria Bonajuto, accanto alle famose tavolette di cioccolata.

Antica Dolceria Bonajuto – corso Umberto I 159, Modica (RG)

tegole valdostane

18. TEGOLE VALDOSTANE.

Biscotti a forma di tegola inizialmente prodotti dalla famiglia Boch si dice che trasse l’ispirazione, si dice, da un viaggio in Normandia. La tegoleria valdostana, nata come evoluzione di un laboratorio artigianale a conduzione familiare, è oggi è il produttore più conosciuto.

Tegoleria Artigianale Valdostana – via Visera 10, Aosta

zaetti zaletti

17. ZALETTI VENETI.

Saporiti biscottini veneti colorati dalla farina gialla e per questo chiamati zaletti. Semplici da realizzare con latte, uova, burro, uvetta, pinoli e appunto farina gialla, sono il fiore all’occhiello della Cooperativa I Dolci di Giotto, all’interno del carcere di Padova, riuscito progetto di reinserimento sociale.

I dolci di Giotto – Work Crossing Coop.- via Forcellini 172, Padova

nocciolini di chivasso

16. NOCCIOLINI DI CHIVASSO.

Piccoli dolci a base di meringa e nocciole piemontese tipici della città di Chivasso, famosa all’inizio del secolo per la presenza di bellissimi caffè. Inizialmente chiamati ‘noasetti’, sono stati inventati nel 1904 dal pasticcere Ernesto Nazzaro, fu poi Luigi Bonfante a farli conoscere in Italia caratterizzati dalla classica scatola di latta.

Nocciolini Bonfante – Via Torino 29, Chivasso (TO)

savoiardi di fonni

15. SAVOIARDI DI FONNI.

Biscotti sardi soffici e fragranti diversi dai savoiardi per le misure maxi. Una tradizione dalle origini centenarie nata in un paesino di montagna con ingredienti semplici, zucchero, uova e farina, dovuta alla famiglia Moro.

Biscottificio Artigianale Giovanni Moro – via Azuni 15/18 08023 Fonni (NU)

offelle di parona

14. OFFELLE DI PARONA.

Siamo in Lomellina, terra di risaie in provincia di Pavia, dove scopriamo questi biscotti secchi dalla forma ovale, inventati alla fine dell’Ottocento (oggi il brevetto appartiene chissà perché alla Pro Loco di Pavia, che lo dà in concessione a tre forni cittadini, tra questi il forno dei Fratelli Collivasone) ma commercializzati solo dal 1969. Si preparano con farina di grano tenero, burro, zucchero, uova, olio d’oliva, lievito.

F.lli Collivasone – vicolo Turati 1, Parona (PV)

esse di raveo

13. ESSE DI RAVEO.

Il padre di Aldo Bonanni li inventò nel 1920 a Reveo, in Carnia , con pochi semplici ingredienti, farina, zucchero, uova e burro, ma arrotolandone i bordi per creare un’inedita forma a esse. Oggi sono l’unico eccellente prodotto di questa piccola azienda della montagna friulana.

Aldo Bonanni – zona artigianale 1/A, Raveo (UD)

osvego gentilini

12. OSVEGO.

Gran biscotto realizzato con farina, zucchero, burro e miele da un’azienda romana, nata alla fine dell’Ottocento, ancora oggi protagonisti della colazione di molti lettori di Dissapore. Rielaborazione di un biscotto anglosassone (Oswego, con la W) che Pietro Gentilini ebbe l’intuizione di modificare nella ricetta e nel nome.

Biscotti P. Gentilini srl, via Tiburtina 1302 – Roma (Italia)

amaretti di saronno

11. AMARETTI DI SARONNO.

Citazione obbligatoria per questo amaretto incartato singolarmente a caramella usato anche in alcuni dolci della tradizione come bunet e pesche alla piemontese. A farlo con zucchero, armelline e bianco d’uovo e un successo immutato nel tempo è Lazzaroni, che detiene tuttora il brevetto. Sembra sia nato nel 1718 in onore della visita del Cardinale di Milano al Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno.

Lazzaroni – corso Europa 9, Lainate (MI)

biscottini di novara

10. BISCOTTINI DI NOVARA.

Simili ai pavesini, sono dolci secchi e croccanti a base di uova spesso usati nella zona di Novarae nel Tiramisu. La tradizione artigiana viene proseguita da Camporelli seguendo la ricetta originale a base di uova, zucchero e farina senza lattosio o aggiunta di grassi.

Biscottificio Camporelli – vicolo Monte  Ariolo, Novara

biscotti di ceglie

9. BISCOTTO DI CEGLIE.

Presidio Slow Food, tutti gli ingredienti (a eccezione dello zucchero) provengono dall’agro di Ceglie Messapica. Si succedono così mandorle spellate e tritate, marmellata, miele, rosolio di agrumi, uova e scorzetta di limone, per un dolce della tradizione contadina nato per festeggiare la Pasqua.

Forno a legna Allegrini – via Pisanelli 14, Ceglie Messapica (BR)

taralli glassati

8. TARALLI GLASSATI.

Esiste anche la versione dolce e glassata dei taralli, tipica della Basilicata. Lo zucchero in superficie garantisce la caratteristica copertura su pasta di farina, zucchero, strutto, uova  e sale, che può essere unita ad altri aromi, vedi il liquore Strega, come nel caso della ditta Ricciardi di San Lorenzello.

Biscotti Ricciardi – contrada Sant’Elia, San Lorenzello (BN).

paste di meliga

7. PASTE DI MELIGA.

Frollino tipico del cuneese, in particolare della zona di Mondovì, prodotto con farina di mais e servito accompagnato da uno zabajone o da pucciare in un bicchiere di moscato . Il presidio Slow Food ha permesso di tornare alla produzione artigiana che prevede l’uso di mais ottofile macinato a pietra, come quella del Pastificio Michelis Egidio, uno dei produttori scelto da Eataly.

Michelis Egidio – via Vigevano 12, Mondovì (CN)

baci di dama

6. BACI DI DAMA.

Due biscotti di forma ovale fatti con farina di mandorle, burro, zucchero e farina di frumento, uniti da una striscia di cioccolato. L’indirizzo dove trovarli è la Pasticceria Zanotti a Tortona (Alessandria) da dove provenfono, anche nella variante dei i baci dorati, con il cioccolato anche nell’impasto (da acquistare nella Pasticceria Verdesi).

Pasticceria Zanotti – via Marsala 12, Tortona (AL).

torcetti

5. TORCETTI BIELLESI.

Biscotto biellese che risale al 1700 menzionato ufficialmente nel  “Trattato di pasticceria Moderna” del cuoco di corte Giovanni Vialardi nel 1854. Farina, burro e zucchero per un biscotto che agli inizi del Novecento Luigi Massera produceva una volta l’anno per la festa del paese, e che invece gli ha consegnato successo e la devozione imperitura dei golosi.

Pasticceria Massera Gino – Via Regina Margherita 9, Fraz. Bornasco, Sala Biellese (BI)

canestretto di torriglia

4. CANESTRELLETTO DI TORRIGLIA.

Biscotto di frolla a forma di fiore con sei punte, friabile e gustoso, servito con una spolverata di zucchero a velo. Diversamente da canestrello, il canestrelletto è sottoposto a rigoroso disciplinare che ne regolamenta la produzione, seguendo una specifica ricetta: 300g di Farina tipo ‘0’, 1 Uovo, 250g Burro, 100g Zucchero, q.b. Rum, q.b., scorza di limone grattugiata.

Il canestrelletto di Guano Marco – Piazza Erasmo Piaggio, Torriglia (GE)

ricciarelli di siena

3. RICCIARELLI DI SIENA.

Il primo prodotto dolce italiano ad aver ottenuto la tutela IGP dall’Unione Europea con un disciplinare che ne stabilisce la produzione. Sono morbidi biscotti di marzapane arricchiti da un impasto di canditi e vaniglia. Si possono fare in casa seguendo la nostra ricetta perfetta, oppure comprare da Nannini, celebre azienda senese.

Guido Nannini – Siena

krumiri_rossi

2. KRUMIRI ROSSI.

Leggenda vuole che l’invenzione risalga al 1878, quando, in occasione della visita di amici, Domenico Rossi tirò fuori dal suo laboratorio di pasticceria a Casale Monferrato, questi biscotti fatti con farina di grano tenero, uova fresche, burro, zucchero, vanillina pura e, soprattutto, senza acqua. Un gusto che ha resistito al tempo, esaltato oggi dalla famiglia Portinaro.

Portinaro & C. S.r.l. – via Lanza, 17, Casale Monferrato (AL)

biscotti di prato

1. BISCOTTI DI PRATO.

Li avevamo inseriti tra i 20 dolci più buoni d’Italia, impossibile non includerli e non metterli al numero 1 di questa classifica. Da non confondere con i cantucci toscani, i biscotti di Prato sono gli squisiti ritagli di pasta inventati a Prato dai Mattei nel 1858, incartati elegantemente in una confezione capolavoro dalla livrea blu chiusa da uno spago.

Biscottificio Mattei – via Bettino Ricasoli 20, Prato.

[Crediti | Immagini: Luxirare, Ocello, The blackfig, Wikipedia, Due architetti e una cucina, Parks, Euganeamente, Mangibene, Focaccia, Monferrato delights, Taccuini storici, Make and buy]

Andrea Soban Andrea Soban

24 gennaio 2014

commenti (47)

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  1. Un elenco molto…goloso! in generale tutti i biscotti piemontesi sono straordinari, i torcetti poi son come le ciliegie: uno tira l’altro.
    Ho tantissimi ricordi legati agli osvego, nella mia infanzia erano sempre presenti per le colazioni speciali o per delle occasioni particolari; credo non ci sia biscotto migliore da accompagnare a una buona tazza di te, soprattutto se il te è particolarmente forte e non aromatizzato…provare per credere!
    Una piccola nota: i taralli glassati son tipici anche della puglia e, in generale, del salento. Della mia terra vi segnalo il mostacciolo (o scagliozzo, o zozzi) che potrete acquistare in qualunque festa patronale o in qualunque sagra, benché quotidianamente siano sfornati anche dalle pasticcerie di tutto il salento: tutte le persone che ne hanno assaggiato uno sono rimaste letteralmente estasiate, se passate da quelle parti non dimenticate di acquistarli 😉

    1. Mi risulta che i taralli siano molto più tipici del barese che del salentino.
      Non so, magari per quelli glassati è diverso, ma mi sembra strano.

    2. fino a che ho vissuto con i miei genitori a Bari, ricordo perfettamente l’invasione dei taralli glassati nelle settimane precedenti la Pasqua, anche se non erano come quelli in foto, ma molto più grossi e gonfi. Mi pare anche che siano bolliti e non cotti in forno.
      Tra l’altro, praticamente nessuno li chiama taralli glassati, ma, italianizzando, taralli con lo scileppe. 😀

      Comunque qui al sud esistono moltissime varianti degli stessi dolci, spesso con nomi diversi. Altrettanto spesso nomi simili indicano cose diverse. Per esempio, se leggo mostacciolo penso al mustacciuolo napoletano, uno dei dolci tipici natalizi campani. Il mustacciuolo, però, non contiene mandorle ed è ricoperto di cioccolato (ed è stucchevolissimo aggiungo, a me non piace anche se i parenti campani di mio marito quasi si offendono quando glielo dico :D). Leggendo qualche ricetta, il mostacciolo salentino è molto simile alla castagnella, una specie di biscotto natalizio barese. Io le preparo con zucchero, farina, mandorle, cannella, cacao e chiodi di garofano, ma non so quale sia la ricetta tradizionale, ho cercato di replicare a tentativi il sapore di quelli che mangiavo da bambina.
      Anche quando leggo scagliozzo mi viene in mente un’altra cosa e cioè la sgagliozza, cioè la simil-polenta fritta che si mangia a Bari. 😀
      Nel Salento, a Natale, fanno anche i porcidduzzi mi pare, che sono moooolto simili agli struffoli napoletani.
      Come mi manca la Puglia!!!!

    3. ” Mi pare anche che siano bolliti e non cotti in forno.”
      Prima bolliti poi lasciati a riposare ed asciugare e poi in forno.
      Nella versione “monumentale” prima di infornarli s’incidono lungo la circonferenza, al calore, durante la cottura in forno, si aprono e diventano belli da vedere: 10-12 cm. di circinferenza, ma anche più, e alti 7-8 cm. anche 10.
      Tutto il resto è prova di buona memoria e di un grande amore.
      “Come mi manca la Puglia!!!!”:
      Questa è la famosa “saudade” dei pugliesi… lontani.

  2. In merito ai canestrelli di Torriglia la “VERA” ricetta, quella tramandata dai nostri avi, non prevede assolutamente ne il rum ne la buccia di limone ne,orrore orrore, lo zucchero a velo!!!Tanto per la buona regola!!Ciao!!

  3. Secondo me c’è da fare una precisazione ovvero “i migliori venti biscotti artigianali del centro nord”, qua manca del tutto, a parte tre esempi su venti, la pasticceria meridionale… chi non ha preso in considerazione un sasanello lucano, oppure un biscotto all’amarena napoletano, o ancora un fiocco di neve siciliano, e potrei proseguire per tre notti e tre giorni, non può fare una classifica del genere che ha la pretesa di essere definitiva. 😉
    Oltre il Po c’è un mondo.

    1. Ma anche al nord tantissimi prodotti sono rimasti fuori!
      Ho cercato di mantenere una proporzione commisurata alla varietà. Al centro nord c’è da dire che sono sorte molte piu realtà imprenditoriali che hanno diffuso e fatto conoscere maggiormente i singoli dolci tipici del territorio

    2. cmq basta completare l’elenco con i dolci che si ritiene meritevoli.

      ne guadagniamo tutti in conoscenza e adipe, direi che è la classica soluzione win-win.

    3. Secondo me, visto che il problema si ripete anche in altre classifiche, si può attenuare il senso di classifica definitiva, presentandola in modo diverso e chiedendo, esplicitamente,
      ai commentatori di integrarla.
      1 I taralli glassati li conosco bene.Ci sono tante versioni, come per
      tante ricette.Innanzitutto la forma, che può arrivare ad essere monumentale.
      L’impasto, varia anche quello, nella consistenza/compatteza
      ed anche il colore, più giallo per la presenza di più uova.
      2 Siccome l’artigiano si chiama Ricciardi, mi sono ricordato di un famoso prodotto del Sud: il biscotto di Castellammare di Stabia(NA).llnpiù famoso è quello del biscottificio Ricciardi nel caratteristico sacchetto blu.Sono duri e si possono mangiare sia imbevuti ma anche così.Viene fatta una versione in forma di una piccola galletta: richiama la galletta che i marinai della grande
      marineria di Castellammare portavano con loro nelle lunghe battute di pesca.A quella fu aggiunto lo zucchero ed apportate modifiche all’impasto e nacque l’attuale biscotto.Questa è la mia integrazione all’articolo del caro Andrea Soban.

    4. E’ vero, i biscotti di Castellammare.
      Nei giorni di grande traffico li vendono anche gli ambulanti nella fila alla famigerata barriera di Salerno (o Mercato San Severino) della A3

  4. Bella classifica e soprattutto quanto sono buoni i biscotti, io li adoro e mi piace “coccolarmi” mangiandone qualcuno mentre mi gusto un buon caffè. Ultimamente è arrivata a casa una scatolina molto preziosa che contiene Krumiri rossi uguali a quelli presenti nella classifica, che devo dire “M O N D I A L I” così ho deciso che non mangerò più Krumiri all’infuori degli originali di Portinaro ;-D

  5. Concordo con Tan la ricetta originale dei canestrelli non prevede rum, ne buccia di limone.
    Pure essendo Torriglia, comune in Genova provincia, la patria del canestrello chi li ama non può non assaggiare quelli cotti nel forno a legna preparati da “Antico Forno a Legna da Carlo” a Montebruno, paesino vicino a Torriglia senza zucchero a velo, per me i migliori.

    1. Il Canestrelletto di Torriglia è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano P.A.T., la cui ricetta è codificata.
      http://canestrelletto.webs.com/
      Inoltre ho scelto proprio la foto senza spolverata di zucchero sulla superficie, benchè poi spesso sui canestrelli questa venga fatta

    2. Si si di questo non ho dubbio, dico solo che la ricetta che la gente mangia e vuole e comunque quella per cui è famoso, non è quella codificata…che ci piaccia o no 🙂

  6. ciao a tutti io ultimamente ho provato questi spettacolari biscotti che mi ha portato in regalo una mia vecchia zia, beh provare per credere.
    bello anche il packaging.
    ciao!

  7. Bella e buona questa classifica.
    Mangiati ed amati tutti a parte i taralli glassati, che non trovo per niente invitanti.
    I baci dorati di Verdesi sono poesia… solo l’idea di scartare la stagnola dorata mi fa salivare come il lupo dei tre porcellini.
    Non riuscirei mai a farne una classifica ma nella top venti ci avrei messo anche le paste di mandorla siciliane, le ciambelline al vino rosso e anice di Tivoli, le quaquare di Genola e gli amaretti di Alessandria.
    Le paste di meliga sopra tutto e tutti.

  8. Che differenza c’è tra i cantucci e i biscotti di prato?

  9. Nella ricetta codificata già si parla di canestrellini e non di canestrelli. Io ho vissuto a Torriglia ed ho ancora la ricetta originale di una signora del posto e la ricetta è questa:
    500 gr di farina
    200 gr di burro
    250 di zucchero
    due tuorli.
    Ne più ne meno la ricetta che si trova nei manuali di cucina antica ligure.

  10. httpv://www.biscottisanti.com/prodotti02.htm
    il link dei biscotti al cioccolato di cui sopra!

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