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Andrea Soban | lun 18 feb 2013 ore 13:33
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Pasticcerie: i 9 dolci più buoni di Napoli
Alla larga galoppanti dietomani, oggi Dissapore si cosparge di zuccheri per mettere in classifica la benemerita pasticceria napoletana. Che solo a prima vista è una fortunata triade (sfogliatella/pastiera/babà), come dimostrano i 9 dolci (oh gioia!) della nostra classifica.
Sfogliatella Riccia | Attanasio.
Il motivo per cui questo antro nei non troppo rassicuranti pressi della stazione di Napoli ha conquistato mezza Italia, persino i moderati mangiatori di dolci, è senza dubbio il culto per la sfogliatella. Create da mani abili, conservate in forno e riscaldate al momento dell’ordine, quelle di Attanasio dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio che non tutte le sfogliatelle sono create uguali. Il più antico dolce di Napoli, pasta sfoglia ripiena e con rialzo per ricordare il cappuccio di un monaco, è stato inventato non a caso in un convento di clausura della costiera amalfitana.
Antico Forno f.lli Attanasio, vico Ferrovia 1/2/3/4 – Napoli.
Sfogliatella frolla | Carraturo.
Versione semplificata della sfogliatella riccia ma con lo stesso ripieno di ricotta, semola, latte, canditi, uova e zucchero, trova il suo bengodi partenopeo in una delle pasticcerie più antiche d’Italia, Carraturo, quinta generazione di pasticceri da sempre a porta Capuana, che oltre a confezionare e spdire per il mondo i classici della tradizione locale, mandano in visibilio napoletani e turisti con un caffè impeccabile.
Carraturo, via casanova 97 – Napoli.
Ministeriale | Scaturchio.
Fallimento o meno, dici ministeriale, cioccolatone fondente e rotondo con dentro un cremoso ripieno al liquore, la cui ricetta resta gelosamente segreta, e automaticamente pensi a Scaturchio, tempio (un po’) decaduto della pasticceria napoletana. Leggenda vuole che a fine Ottocento lo abbia inventato Francesco il fondatore, e che il nome sia dovuto alla lunga trafila, di ministero in ministero, per poterlo brevettare e vendere.
Scaturchio, Piazza San Domenico Maggiore, 19 – Napoli.
Babà | Pasticceria Leone.
Pasta sofficemente lievitata e cotta al forno, senza uvetta e zafferano della ricetta originale: è questo il dna partenopeo di un dolce capolavoro che, pare impossibile, arriva dalla fredda Polonia (dove non si inzuppava nel rum ma nel Tokaj), attraverso la certosina opera di modellamento del pasticcere francese Nicolas Stohrer, cui si deve la forma a fungo. A Napoli si è aggiunto il ripieno di crema o amarene come da versione della pasticceria Leone, già Varriale Leone, oggi condotta con immutato piglio da Alfredo Russo, proprietario dopo aver lavorato nel locale dal 1956.
Leone, via Riviera di Chiaia 61 – Napoli.
Millefoglie | Moccia.
L’interpretazione che Moccia fa della pasticceria è quantomeno allargata. In città è giustamente famoso per il pane e soprattutto le pizzette, ma le millefoglie potrebbero inaugurare un vero Festival della qualità italiana. Meglio di Sanremo. Il dolce francese felicemente importato dai Borboni ha tre strati di pasta sfoglia alternati a due di irresistibile crema pasticcera.
Moccia, via San Pasquale 21 – Napoli.
Panna al Caffè | Bellavia.
Una classica pasticceria palermitana trapiantata nel 1925 a Napoli, no dico, ve la immaginate? La panna al caffè, monumentale sconfinamento dai tanti classici, è un dolce a base di pan di spagna bagnato nel caffè, baroccamente assitito dalla panna al caffè, con deliziose gocce di nugatine. Va assolutamente provato entrando in uno dei tre locali sparsi per la città. Questo è il ramo della famiglia che si è stabilito al Vomero, diversamente da quello di Rione Alto che ha dato vita all’azienda Antica pasticceria Vincenzo Bellavia.
Pasticceria Bellavia, via Luca Giordano 158, via Vanvitelli 16, via Pigna 180 – Napoli.
Zeppole di San Giuseppe | Tarallificio Leopoldo.
A Napoli non esiste festa del Papà senza zeppole (ma si tende a sconfinare, ormai ogni festa è buona) e le zeppole non esistono senza pasticceria Leopoldo. Che poi sarebbe un tarallificio, il più famoso in città, finito persino in una canzone scritta da Pino Daniele per omaggiare l’avo ambulante, tal Fortunati. Tornando alle zeppole, sono un impasto di farina e acqua fritto, poi cosparso di zucchero a velo e guarnito con crema pasticcera e tre amarene.
Tarallificio Pasticceria Leopoldo, via Foria 212 – Napoli.
Pastiera | Pasquale Marigliano.
Simbolo della Pasqua ma buono per tutte le stagioni, è un ingegnoso dolce di pasta frolla con ricotta, frutta candita, uova, zucchero e soprattutto grano bollito nel latte. La variante osteggiata dai tradizionalisti prevede l’uso di una densa crema pasticcera per rendere l’impasto più leggero e morbido. Marigliano è un pasticcere di gran vaglia: membro AMPI, apprendista nei santuari della pasticceria francese come Fauchon e Lenotre, prima di tornare a casa nel 2000 e aprire la sua bottega. Campione Italiano di pasticceria nel 2003.
Pasquale Marigliano, via G. D’Annunzio 23 – San Gennarello di Ottaviano, Napoli.
Cannolo di graffa | Pasticceria Capriccio.
La graffa è un anello soffice e zuccherato (tipico del carnevale) il cui impasto di farina, uova e lievito viene fritto e a volte farcito al cioccolato. La Pasticceria Capriccio, nel centro storico della città, insieme alle graffe dalla classica forma a “E”, le propone dentro cannoli ripieni di crema pasticcera: una versione vertiginosamente golosa.
Pasticceria Capriccio, via S. Giovanni a Carbonara 39 – Napoli.
[Crediti | Immagini: Scatti di Gusto, Napoli Today]
questi sono i post che adoro di più…
Anch’io,anch’io!
Ma qua al nord-est (alta provincia berica) non si possono trovare, casualmente, simile meraviglie??Nemmeno per caso?
Dissento fortemente dall’elezione di Attanasio e Carraturo come migliori produttori di sfogliatelle ricce o frolle che siano.
Come scritto altrove, provate ad assaggiarla da Vittorio Carraturo (a due passi da Porta Nolana) e capirete la differenza. Il ripieno di Attanasio è molliccio -- quasi gelatinoso -, “ricottoso” -- nel senso che sa troppo di ricotta -- e l’aroma di arancio -- eccessivamente presente -, incide negativamente sull’equilibrio della sfogliatella. Inoltre, mancano i canditi…
La sfogliatella di Vittorio Carraturo è pura poesia: la frolla e fragrante e mai troppo friabile, nè morbida; la croccantezza invece della sfoglia e leggendaria. Il ripieno invece è appagante, morbido -- senza essere molliccio -- e si percepisce nettamente il perfetto equlibrio tra semola, ricotta, canditi ed aromi, che uniti alla croccantezza del “contenitore” diventano un tutt’uno di equilibrio ed armonia gustativa.
parlate troppo…e senza ” provare”.Dal 1950, i miei dolci(nel senso che li faccio io)sono unici e lo testimoniano i tantissimi buongustai che mi seguono ormai da tanti anni.PASTIERA,ZEPPOLE FRITTE,FROLLE e BABA’ ,CORNETTI E GATTO’ MARRIAGE,hanno un gusto particolare e molto legato alla tradizione del territorio.
Un pò condivido,Grillo.Sono ottime anche quelle di Vittorio Carraturo,ma le metto alla pari.Ma non sono gli unici.Qui il discorso è simile a quello delle pizze.Ci sono le classiche,le Top Ten e tutti più o meno ripetono le stesse cose.Più difficile è scovare pizzerie o pasticcerie più anonime che fanno dei prodotti ottimi,magari meno cari,
e dove ancora il proprietario/a ama intrattenersi con il cliente,anche perchè ancora non c’è “ammuina”.Come disse Rosi,a proposito della trattorie emiliane,
è meglio non pubblicizzarle troppo.
Ammuina:
Ecco che cosa si legge nella Collezione de’ regolamenti della Real Marina, anno 1841:
«All’ordine “facite ammuina” tutti chilli che stanno a prora, vann’ a poppa e chill che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ coppa e chili che stanno ‘ncoppa vann’ abbascio; chi nun tiene nient’a ffa, s’aremeni a ’cca e a ‘lla». Da usare in occasione di visite a bordo delle alte autorità del Regno.»
Sembra che sia un falso.
PS.Ciro, quando Grillo verrà a Napoli,
qualcuno griderà “facite ammuina”?
Sì Vincenz.
)
Però tu fai sempre questo discorso ma poi non fai mai questi famosi “altri nomi oltre i soliti noti” (e sei in buona compagnia: in genere chi fa il tuo stesso discorso si guarda bene dal condividere con noi queste seu meravigliose scoperte
In definitiva: se questi nomi li conosci perché non li fai? E se non ne conosci come fai a sapere che ci sono?
Sii conseguente e coerente con il tuo pensiero
meraviglia.
Anche a me piacciono molto questi post e questo in particolare mi è molto, molto utile (anche se vedere tutti insieme i tuoi dolci preferiti senza potertici fiondare è pura sofferenza). Se qualcuno di animo gentile potesse consigliarmi una pasticceria specializzata in dolci napoletani che valga la pena a Roma, sarei eternamente grata.
Tornando a Napoli, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di Pintauro.
Un saluto:)
Io preferisco la frolla di Attanasio ma non disdegno quella di Carraturo a Porta Nolana, entrmbi davanti a Carraturo di Porta Capuana.
Un paio di refusi nell’articolo: la frolla non è la versione semplificata della riccia, semmai quest’ultima è la versione complicata della frolla.
E poi Pasquale Marigliano si trova a San Gennarello di Ottaviano.
Miei cari amanti della Frolla allora vi sfido a farvi un giro dalle parti di Sa Giovanni, il Bar Vela è assolutamente il NON PLUS ULTRA della sfogliatella frolla. In materia di Babà, il Capriccio a via Cirillo e Tizzano alla stazione si contendono lo scettro! provare per credere!!
Camilla ha risposto, per me,anche al caro A.Scuteri.Il senso è proprio questo:che oltre i soliti noti,ci sono dei bravi artigiani.Se leggete i pochi blog si può notare che circolano sempre gli stessi nomi,per non parlare se ci limitiamo ad una città come Roma :io auspico una valorizzazione anche di altre realtà produttive.
@Mafi ,Pintauro non lo conosco molto bene.Ricordo l’intervista(un pò di anni fa)di un grande giornalista napoletano,che parlava delle passeggiate in via Toledo e della sfogliatella da Pintauro.È un locale storico. Da visitare.E se qualcuno/a ti porta da Napoli le sue sfogliate ,”fiondati” (come ami dire tu).
Eh eh, mi ci sono fiondata sulle sue sfogliatelle anni fa…e mica solo su quelle! Le ricordo sublimi e appunto mi chiedevo se siano ancora così.
Comunque io sono per le frolle, che bontà. Quanto non vedo l’ora di tornare a Napoli.
Un saluto vinc:-)
Mi permetto di rispondere io: sono ancora così! Io le adoro, così come le loro brioche “col tuppo”. E le versioni mignon di pastiere e capresi… Insomma, le mie passeggiate a via Toledo prevedono sempre una tappa lì
Hai fatto bene a permetterti, è sempre bello sapere che un posto che ti ha tanto entusiasmato da entrare nei tuoi ricordi sia rimasto tale:-)
Mi portarono lì perchè volevo fortemente mangiare sfogliatelle come si deve…e devo dire che hanno avuto ragione: una nuvola. Le brioche col tuppo purtroppo mi mancano.
A proposito di graffe e zeppole, mai mangiate ripiene. Le adoro in purezza con tante patate nell’impasto come le faceva mammà (non a Carnevale ma quando era in vena o le girava, visto che le adora anche lei).
Ora basta che sono in astinenza.
E non vedo l’ora che questo post finisca a pagina 2, vedere quella foto ogni volta è una vera tortura.
Condivido il pensiero sulle graffe: sempre mangiate in purezza, ma solo a casa, quelle di mia nonna e mia madre, patate nell’impasto e poi calde, appena zuccherate, in versione mignon … basta, é un orario pessimo per parlare di queste cose
A questo punto potrei citare anche la micro-pasticceria “Sangiovanni” a Torre del Greco, che a mio parere condivide il podio di “miglior sfogliatella” con Vittorio Carraturo. Per non parlare poi della Pastiera di “Mennella” (sempre a Torre del Greco), gustosa ed equilibratissima. Da ricordare inoltre le specialità di Scaturchio (su tutte i Babà) a piazza San Domenico Maggiore o quelle di “Mary” in Galleria Umberto I, più care della media, ma comunque “interessanti”.
@vincenz: quando Grillo (triste omonimia) verrà a Napoli, il falso storico tornerà prontamente alla ribalta, ad uso e consumo dei più.
E vero che noi non siamo in citta ma nelle immediate vicinanze ma invito tutti voi nella nostra pasticceria Moulin Rouge in piazza dal 1954 per assaggiare sfogkiatelle baba pastiere millefoglie e rosticceria sotto la guida del maestro Gioacchino Perrotta anno di nascita 1930
Non si puo’ non menzionare Bar Mennella, a Torre del Greco, patria della pasticceria vesuviana. Tra i capolavori: la sciu’ al caffe’ e la frolla con crema al limone. Ottimo anche il biscotto all’amarena.
Amen!
Sempre rimanendo nell’Eden gastronomico di Torre del Greco: GELATO=GIURAF (purtroppo da anni non faccio visita, spero sia sempre a livello).
A Torre del Greco, gelato = San Marco…altro che Giuraf!
E visto che siamo scivolati in argomento gelati, raccomando caldamente “Casa Infante” a via Toledo -- ma hanno anche altre sedi -, dove il gelato acquista prepotentemente e di diritto l’iniziale maiuscola!
Dov’e’ dov’e’ San Marco?? Purtroppo sono Torrese solo di nascita, quindi non conosco benissimo…
La gelateria San Marco è in via De Gasperi, la strada che collega il quartiere “Sant’Antonio” al litorale Torrese.
Ode allo sciù al caffè di Mennella!!!!
mmmhhh le sfogliatelle di Attanasio sono impareggiabili per me.
consiglio anche la setteveli di Bellavia, ma del ramo che ha la pasticceria a Piazza Arenella…e grazie a questo articolo ho scoperto anche della loro origine palermitana…e i conti tornano
Nessun napoletano degno di questo nome COMPREREBBE una pastiera.
La pastiera si fa in casa, e di certo la crema pasticcera è bandita. Il post in ogni caso evidenzia ciò che è noto ormai da tempo: che la tradizione dolciaria partenopea, per fantasia e varietà, è quanto di meglio esista al mondo.
Parole sante! Pastiera, struffoli e caprese si fanno a casa..per il resto si va in pasticceria..Inutile dire che la mia pastiera e’ la migliore:-)
Bel post! Condivido, la sfogliatella riccia di Attanasio è una “creatura” divina
Eh sì, l’ ora è propizia per una millefoglie crema/marmellata amarene. Quando il gioco si fa duro…….
A me piacciono moltissimo i Raffioli!
Potrebbero essere il decimo dolce…
Quotissimo. E aggiungerei anche le cartucce.
P.S. Mi unisco all’accorato appello di mafi: se qualcuno conosce una buona pasticceria napoletana a Roma, ce lo faccia sapere per favore!
Non c’è la succursale di Sal De Riso in via Gallia?
Poi anni fa ce n’era una molto buona a Montesacro, ma non so se esista ancora né mi ricordo nome e indirizzo
@Antonio: da Sal De Riso a via Gallia ci sono stato più volte. Qualche dolce napoletano c’è, ma non si può considerare una pasticceria tipica napoletana. Ci trovi soprattutto dolci di sua creazione (peraltro buonissimi) quasi tutti di ispirazione amalfitana e altri tipici della costiera.
Però ci sono babà e sfogliatelle e pastiera. Mi sembra in ogni caso la cosa che a Roma di più si avvicina a una pasticceria napoletana.
E come qualità non credo ci sia di meglio in città. Se invece c’è, sarò lieto di apprenderlo, se lo scopri fammi un fischio
Mi è venuto in mente che anni fa in zona San Paolo (via della Villa di Lucina) avevano aperto una pasticceria napoletana, ma non era granché. Forse c’è ancora ed è pure migliorata.
Comunque, chi scopre qualcosa prima, fa un fischio all’altro. Nel frattempo, continuiamo ad andare da Sal de Riso che stramerita davvero
Scusa, ma intendi la pasticceria che stava in via della valle di lucina 80 a roma prima del cambio di gestione nel 2010?
se cosi’ fosse devo dire che voi facevate la miglior pastiera napoletana che ho mai mangiato. Dove avete aperto adesso?
la graffa un dolce di carnevale? mah
uova farina e lievito? mah
Mi associo ai “mah”!
Cerchiamo di chiarire perchè pure io ho le idee poco chiare sulla differenza tra graffe
e krapfen,e bombolone,bomba.Sono simili ma non identiche(specie nella forma).
Poi ci sono le zeppole fritte che sarebbero le graffe(?).(Ancora le zeppole classiche e le zeppole di San Giuseppe, diverse).Nelle ricette che ho trovato in rete delle graffe
ci sono le patate che non ci sono nei krapfen.A questo punto mi fermo perchè è meglio.
Allora, facciamo un pò di chiarezza:
- la graffa è fatta -- tra le altre cose -- anche con lievito e (soprattutto) patate, oltre ad essere fritta e spolverata di zucchero semolato.
- le zeppole fritte non sono altro che graffe dalla forma rotonda, ugualmente fritte e spolverate di zucchero e possono essere ripiene di crema o meno;
- le zeppole di San Giuseppe -- fritte o meno -, sono fatte con pasta choux -- al forno o fritta -; nel primo caso sono ricoperte di crema pasticcera ed amarene, nel secondo, sono ripiene della stessa crema e con un’amarena come decorazione.
E diciamo anche che la graffa si mangia tutto l’anno, altro che carnevale, anzi magari a carnevale si fa la pausa per abuso di chiacchiere e sanguinaccio..
Ma i roccoco’ poi non sono menzionati??
Esatto. Avevo tralasciato questi “dettagli”.
Oltre ai Roccocò, mancano anche i Susamielli, le Paste Reali, gli Struffoli, le Sapienze, i Mustacciuoli, i Biscotti all’amarena, la torta Caprese, le Coviglie al caffè, gli Spumoni, e ancora…insomma, l’elenco continuerebbe ancora per qualche rigo…
Assaggiarli tutti per poi stilare una classifica, sarebbe diventato eccessivamente rischioso per la salute del buon Andrea Soban!
Volete che muoro? Che cattiveria queste foto.
sono felice da un lato di non trovare scaturchio (anche se un tempo faceva un babbà e una sfogliata memorabili), inserirei Chalet Ciro per graffa e Romano a Meta di Sorrento per Caprese
ah dimenticavo, boccio carraturo
non capisco come si possa pensare di essere così assertivi riguardo alle sfogliatelle ed estromettere Pansa di Amalfi. Non aggiungo altro.
sono le 2.30 di notte e mi avete fatto crepare di fame
vorrei far notare che le foto che è rappresentata in questa pagina non da un giusto valore a l’immagine stessa. Ad es. la foto iniziale con le sfogliate frolle e ricce è fotografata in modo pessimo: la foto della frolla è tutta rotta e non risalta la sua estetica. la fettina di pastiera, invece, è di quanto più brutta la possa rappresentare. Si nota nella parte bassa il ripieno della pastiera è scuro e non da quindi la giusta immagine di freschezza. Mentre il baba esteticamente risulta poco invitante per il colore e sembra molliccio. Ricordo che molti pasticcieri non creano più l involucro esterno della riccia ma lo acquistano già fatto dalle industrie facendo perdere l’originalità e la caratteristica di questo dolce.
Facebook: LE TORTE DI CIRO
vi fo’ un commento veloce: boccio assolutamente riccia e frolla Vittorio Carraturo
al massimo solo per la zeppola fritta di S. Giuseppe, giusto nel periodo del santo
Attanasio e’ tra i primi se non il primo solo per ricce e frolle………………
vedo che pero’ non sia stata menzionata una pasticceria anch’ essa
storica di Napoli, Le Sorelle al ponte di casanova, riccia e frolla un passo da Attanasio e per pastiera e baba’ si va’ davvero alla grande, da provare.