Live Wine 2018: dove bere i vini naturali a Milano

Disapprovate i vini naturali, che “non esistono”, “puzzano”, “sono imperfetti”. Okay, vi capiamo. Capiamo anche le differenze tra vignaioli convenzionali e quelli che vorrebbero pestare ogni acino con i piedi, ma solo se vendemmiato al chiar di luna.

Sta di fatto che la tendenza dei vini “naturali” o “biologici” o “biodinamici” o “artigianali”, protagonista del salone internazionale Live Wine, dal 3 al 5 marzo animerà il Palazzo del ghiaggio di via G.B Piranesi 14, a Milano, non può certo essere ignorata.

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Da venerdì a domenica, l’edizione numero 4 dell’evento ospita produttori italiani e non, con un focus su Spagna e Austria. Se temete di perdervi tra gli assaggi sappiate che, al netto dell’ingresso che costa 20 euro, le degustazioni guidate sono tante, costano tra i 20 e gli 80 euro e si prenotano sul sito.

VINI NATURALI

Cosa dovete aspettarvi dal Live Wine? Secondo la definizione dello stesso evento: “Vini biodinamici o biologici, prodotti artigianalmente da chi segue vigna e cantina, rispettosi del territorio, che ammettono solo l’aggiunta di anidride solforosa (solfiti), ben al di sotto dei limiti di legge”.

Notato? Nessuna menzione per i “vini naturali”. Perché? Perché i vini naturali non esistono, non secondo la legge, almeno, visto che il solo  ingrediente usato nella produzione del vino è il grappolo e affermare che un vino sia “naturale” presuppone che gli altri non lo siano. “Naturale”, a dirla tutta, non si può nemmeno scrivere in etichetta. È solo una questione di approccio, basato su tecniche non invasive in vigna e in cantina.

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Il vino naturale rinnega, più di tutto, l’appiattimento dei sapori stabiliti a priori. È l’annata, che per definizione cambia di vendemmia in vendemmia, a stabilire cosa sentiremo nel bicchiere. Insomma, una cosa bella, ma “vino naturale” non si può dire.

VINI BIOLOGICI

Discorso diverso per i “vini biologici”, che devono attenersi a standard definiti dall’Europa: il vino bio si riconosce dall’etichetta, con la foglia stilizzata su fondo verde, che indica la provenienza da coltivazioni bio e l’uso limitato di additivi in cantina.

VINI BIODINAMICI

Il vino biodinamico, ideato da Rudolf Steiner (fondatore dell’antroposofia), segue nella produzione il calendario astrale e utilizza tecniche di compostaggio particolari (l’humus di lombrico, per esempio).

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Potete inquadrarlo come un sottoinsieme radicale del vino biologico, ma non ditelo troppo forte: sono vini amati da chi detesta le definizioni quasi quanto l’aroma di chewing-gum tipico di quelli che –secondo loro– vini “naturali” non lo sono per niente.

Ora sapete (più o meno) che tipo di assaggi vi aspetta nel prossimo week-end. Bene, mettiamo che, approfittando del fatto di essere lì, vi venga voglia di bere naturale in qualche locale di Milano ad hoc, dove l’uva è la sola vera protagonista dei calici.

In occasione di Live Wine, ViviMilano inserto del Corriere della Sera, ha segnalato bar, bistrò, wine-bar e ristoranti da non perdere, c’è pure una eno-libreria. Li abbiamo riassunti.

LOCALI

Vino

via Pier Lombardo 9

Piccola enoteca con un’offerta perlopiù italiana e francese. Se volete consumare in loco, sappiate che i posti sono pochi, ma la scelta ampia; in abbinamento i taglieri di salumi e formaggi, ovviamente di piccoli produttori.

Nuvole in cantina

via Canaletto 11

Eno-libreria che in una lista del genere figuriamoci se può mancare. Si divorano fumetti e si mangiano stuzzichini, tra un calice e l’alto. E’ il posto giusto per approfondire la conoscenza di vino naturale, non solo bevendo.

Champagne Socialist

via Lecco 1A

Noi sgamatoni di Dissapore vi abbiamo portato in questo locale mesi fa.

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Ad ogni modo: più di 500 referenze, con molto imbarazzo della scelta anche alla mescita, e “conservas” iberiche, dallo sgombro allo spada sott’olio, accanto ai classiconi da aperitivo.

Tipografia Alimentare

via Dolomiti 1/3

Bistrot con annessa bottega nuovo e molto accogliente, con tavoli spaziosi che invitano a sostare calice alla mano, che fa del rapporto diretto con i produttori una pratica abituale: ogni giovedì, alle 19, si beve con i vignaioli stessi.

Vinoir

Ripa di Porta ticinese 93

Anche i vini naturali hanno le loro griffe, e questo è il posto giusto per metterle alla prova. Qui le etichette si dividono tra quotidiane, per occasioni importanti, bolle e orange cioè, orange wine (che sono ricavati da uve bianche fermentate sulle bucce), servite anche alla mescita e accompagnate da piatti espressi.

Saluti da Modena

via S.Fermo 1

Molte funzioni (enoteca, drogheria, bistrot) e una vera ossessione: la gastronomia modenese. Aceti, parmigiani, tigelle & Co da portare a casa o mangiare sul posto, con vini naturali che, però, vengono anche da altre Regioni.

Surlì

via Thaon de Revel 12

Come il nome suggerisce se siete dotati di un intuito supersonico, la piccola enoteca incentra la proposta sulle rifermentazioni in bottiglia. Da “Sur lies”, “sui lieviti”, tanti vini italiani e francesi rigorosamente torbidi, non filtrati, come da dogma naturale.

RISTORANTI

Capra e Cavoli

via Pastrengo 18

La cucina è marcatamente vegetariana, con opzioni vegane ma senza idee talebane: insomma, si può mangiare onnivoro.

[Il nome è Capra e Cavoli, voi chiamatelo Capra e Calcoli]

Per restare in tema l’ambiente è ricco di vegetazione e il menù degustazione (45 euro a testa) è affiancato da una carta vini biologica e biodinamica, che costano da 22 a 40 euro.

28 Posti

via Corsico 1

Una cucina creativa per cui vale la pena provare il menù da cinque, ma che dico otto, o addirittura dieci portate (per 50, 70 o 80 euro). Anche la carta dei vini è decisamente ampia: provengono da tutta Europa e vanno dai 28 ai 75 euro.

Soulgreen

piazzale Principessa Clotilde angolo Vespucci

Il posto giusto per togliersi due sfizi in un colpo solo: provare i vini biodinamici (dall’Italia all’Australia, dai 20 ai 200 euro), se non lo avete già fatto, e assaggiare la cucina ayurvedica, quella basata sull’antica scuola di medicina indiana, per capire se è vero quel che si dice specie tra i suoi seguaci, ovvero che sia buona.

[Lo dico per il tuo bene: Soulgreen a Milano, una recensione negativa]

Occhio però, è anche l’unico protagonista –finora– della serie di recensioni negative di Dissapore: “Lo dico per il tuo bene”.

[Crediti | ViviMilano – Corriere ]

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

1 Marzo 2018

commenti (5)

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  1. Avatar Alessandro Sanguineti ha detto:

    Qui dove abito io quasi tutti piccoli produttori lavorano senza trattamenti in vigna,e terreno,a parte un po’ di solfato di rame,in cantina nulla solo un po’ di solforosa (non nel vino)da20/a60ml litro,vini che lasciano fondo e camicia,frizzanti e non,ma a prezzi onesti,e senza tante cazzate,20ejro di entrata per assaggiare un vino che dovrebbe costare non più di 3euro a bottiglia?bravi!

  2. Avatar ROSGALUS ha detto:

    Ci sono vini naturali che fanno letteralmente schifo.
    Non parlo oviamente di quelli citati nell’articolo, ma la verità resta tale.
    Quindi accanto a questi meritevoli produttori di vini naturali occorre sempre tenere a mente la qualità e le caratteristiche sensoriali del buon bere.

  3. Avatar Giulia B ha detto:

    Più che di “tendenza”, che richiama quasi ad una moda passeggera di voler bere questi vini, data la richiesta sempre più crescente anche in Italia bisognerebbe parlare di “scelta” di volerli degustare: il mio augurio è che sempre più ristoranti decidano di inserire nella loro carta bevande almeno una piccola selezione di vini cosiddetti “naturali”, in modo tale che noi consumatori finali possiamo scegliere un locale sia per la proposta culinaria che per quella enologica.
    In città più piccole rispetto a Milano o Roma infatti c’è una scelta da farsi: scegliere un ristorante per la bontà della sua cucina che magari però propone una carta di vini essenzialmente convenzionale oppure preferire un enoteca che predilige vini cosiddetti “naturali” ma che magari non propone il servizio cucina.
    Il risultato è che nel dubbio tra spendere per bere o per mangiar bene, si preferisce rimanere a casa ed organizzare una bella cena tra amici!
    Sarebbe interessante introdurre anche in Italia il concetto di potersi portare le bottiglie al ristorante (BYOB), magari in cambio di un supplemento per il servizio da parte del ristoratore.

  4. Avatar Acino Aspro ha detto:

    che noia sentire per l’ennesima volta cose scritta con una banalità che fa rabbrividire. mettete l’elenco – parzialissimo – dei locali ed evitateci ‘sti cappelli da prima elementare.
    oppure fatelo scrivere ad Aiello, che non ne capisce uguale.

    1. Adriano Aiello Adriano Aiello ha detto:

      Sono orgoglioso di aver la tua ipotetica approvazione per una lista anche se non ne capisco! Tu saresti?