Cosa succede a Massimo Bottura?

Stiamo leggendo Esquire, il maschile americano che debutta (o meglio ri-ri-debutta) in edizione italiana.

E con l’occasione dedica “What I’ve learned”, rubrica di interviste in prima persona a celebrità che condividono i loro consigli di vita, a Massimo Bottura, cuoco, filantropo e questa volta modello –non esattamente credibile– in pantofole pelose.

Gucci, si capisce.

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Non avete mai letto toni simili nei confronti di Bottura su Dissapore, né probabilmente li leggerete in futuro, ma il combinato disposto di testo e immagini dell’intervista è di una goffaggine che sfiora il ridicolo.

Con l’espressione iridescente di una Heidi Klum dei tempi d’oro e poi quella contrita à la Cara Delevingne, Bottura inizia il soliloquio con “Tra tradizione e innovazione” e lo conclude con “tutti quanti potremmo cambiare il mondo“.

Una struttura circolare che da sola vi dà l’idea della banalità, ma così vi sarebbe risparmiato l’acme dell’ovvio, condensato in espressioni del tipo “gli italiani hanno la bellezza dentro”.

Scrive lo chef dell’Osteria Francescana che mettere la tecnica al servizio della materia prima, e non dell’ego del cuoco, è la grande rivoluzione gastronomica degli ultimi anni. Salvo, nel periodo successivo, rendere esplicito che l’intervento su Esquire è un altro episodio –il meno ispirato– nella costruzione del mito di sé stesso.

Bottura, primo chef invitato a parlare alle Nazioni Unite. Bottura illuminato dall’idea che, guarda caso, diventa quella portante di tutto l’Expo 2015 a Milano.

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Perfino noi, che siamo i suoi primi fan dai tempi degli sciagurati attacchi contro la “cucina molecolare” di Striscia la Notizia, e che negli anni ci siamo appassionati allo stile visionario del gran modenese, alla schiacciante superiorità del suo modo di concepire la cucina, ci sentiamo a disagio in questa sbrodolante auto-celebrazione che trasforma Bottura in una pubblicità vivente di Gucci.

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È possibile che sia, o così ci auguriamo, solo un incidente di percorso, un black-out momentaneo dovuto alle troppe celebrazioni, ai titoli, ai soldi, a una rassegna stampa quotidiana degna del presidente degli Stati Uniti.

Non ci piacerebbe di questo passo –caro amatissimo Massimo Bottura– doverti vedere elargire sogni possibili a giovani in tutina da Maria De Filippi. Indossando un giubbotto di pelle stile Matteo Renzi, per quanto Gucci approved!

[Crediti: Esquire Italia]

Chiara Cavalleris Chiara Cavalleris

22 ottobre 2018

commenti (9)

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  1. paolo mandelli ha detto:

    potrebbe candidarsi al nobel per la pace ! anzi al gucci per la pace 2019

  2. Orval87 ha detto:

    Penso sia un servizio fotografico per pubblicizzare l’acquisto di abiti Gucci, soldi ben spesi contro la fame nel mondo 😀

  3. Andrea ha detto:

    Di sicuro non è lui ad aver cambiato atteggiamento… E’ così da ANNI.

  4. Grammarnazi ha detto:

    Tutto vero. Ma non è una cosa dell’ultima ora: Bottura è sempre stato così. Tronfio, pieno di sé, fissato con la narrazione del nulla, le citazioni sbagliate e i paroloni fuori luogo. E l’esaltazione ostinata degli sponsor. Poi cucina pure bene, per carità, ma se solo avesse la decenza di tappare la bocca e limitarsi al suo mestiere probabilmente risulterebbe più credibile e simpatico.

  5. Sacranun ha detto:

    I media hanno contribuito molto a creare il personaggio. Ma c’è qualcuno che regge il carattere che manifesta in TV Bottura? O almeno che ne sopporta l’espressione? E, a parte i critici conosciuti, qualcuno che si diverte nel suo ristorante con ambiente ultramoderno e cibo adatto a clienti molto particolari?

  6. Emanuela ha detto:

    Quando l’ho visto nella prima puntata di Date da mangiare a Phil mi sono sentita in imbarazzo per lui. Sembrava uno spot di autopromozione sulle sue iniziative benefiche, anche il povero Phil era poco a suo agio trascinato da questo turbine italiano dal monologo continuo. Poi è riapparso fugacemente nell’ultima puntata della serie, con maglietta Gucci bene in vista, e un comportamento istrionico al ristorante, ma nel complesso più contenuto che nella puntata precedente, o forse è stata la produzione che gli ha lasciato solo il tempo di un pranzo

  7. Marco ha detto:

    Solo a me sembra normale che ci sia questa “sintonia” tra Bottura e Gucci, visto che lo chef e l’amministratore delegato della casa di moda sono vecchi amici e compagni di classe?

    Non la vedo una cosa assurda, come non vedo assurdo che entrambi diano importanza e cerchino di far crescere il brand proprio e dell’altro…

    Bottura non è, da tempo, un ristorante dove andare la domenica a pranzo per mangiare bene. E’ un marchio e un brand che va in tutto il mondo e, volente o nolente, queste sono le conseguenze.

  8. Mirko Inglese ha detto:

    Sono rarissimi gli Chef che non si fanno prendere dall’ego estremo, che credono di aver trovato anche la ricetta della vita. Partono umili, professano il lavoro duro dietro le telecamere ma alla prima intervista…. cadono.. Bottura e’ un geniaccio maledetto, e come tale ha e deve avere la sua dose innata di egocentrismo. Peccato che non riesca a creare del cibo “democratico’, a disposizione di tutti noi.. ma solo per pochi con portafoglio e selfie incorporato.

    1. Damiano ha detto:

      Condivido ogni singola parola del tuo intervento.

      L’ego estremo in termini pratici si trasforma in tuttologia… E quando lo chef fa il filosofo può fare una figura goffa tanto quanto il filosofo nei panni dello chef.

      Mio padre mi diceva sempre (in dialetto)…”ad ognuno il suo mestiere”

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