di Chiara Cavalleris 22 Ottobre 2018
massimo bottura

Stiamo leggendo Esquire, il maschile americano che debutta (o meglio ri-ri-debutta) in edizione italiana.

E con l’occasione dedica “What I’ve learned”, rubrica di interviste in prima persona a celebrità che condividono i loro consigli di vita, a Massimo Bottura, cuoco, filantropo e questa volta modello –non esattamente credibile– in pantofole pelose.

Gucci, si capisce.

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Non avete mai letto toni simili nei confronti di Bottura su Dissapore, né probabilmente li leggerete in futuro, ma il combinato disposto di testo e immagini dell’intervista è di una goffaggine che sfiora il ridicolo.

Con l’espressione iridescente di una Heidi Klum dei tempi d’oro e poi quella contrita à la Cara Delevingne, Bottura inizia il soliloquio con “Tra tradizione e innovazione” e lo conclude con “tutti quanti potremmo cambiare il mondo“.

Una struttura circolare che da sola vi dà l’idea della banalità, ma così vi sarebbe risparmiato l’acme dell’ovvio, condensato in espressioni del tipo “gli italiani hanno la bellezza dentro”.

Scrive lo chef dell’Osteria Francescana che mettere la tecnica al servizio della materia prima, e non dell’ego del cuoco, è la grande rivoluzione gastronomica degli ultimi anni. Salvo, nel periodo successivo, rendere esplicito che l’intervento su Esquire è un altro episodio –il meno ispirato– nella costruzione del mito di sé stesso.

Bottura, primo chef invitato a parlare alle Nazioni Unite. Bottura illuminato dall’idea che, guarda caso, diventa quella portante di tutto l’Expo 2015 a Milano.

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Perfino noi, che siamo i suoi primi fan dai tempi degli sciagurati attacchi contro la “cucina molecolare” di Striscia la Notizia, e che negli anni ci siamo appassionati allo stile visionario del gran modenese, alla schiacciante superiorità del suo modo di concepire la cucina, ci sentiamo a disagio in questa sbrodolante auto-celebrazione che trasforma Bottura in una pubblicità vivente di Gucci.

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È possibile che sia, o così ci auguriamo, solo un incidente di percorso, un black-out momentaneo dovuto alle troppe celebrazioni, ai titoli, ai soldi, a una rassegna stampa quotidiana degna del presidente degli Stati Uniti.

Non ci piacerebbe di questo passo –caro amatissimo Massimo Bottura– doverti vedere elargire sogni possibili a giovani in tutina da Maria De Filippi. Indossando un giubbotto di pelle stile Matteo Renzi, per quanto Gucci approved!

[Crediti: Esquire Italia]