di Sara Porro 17 Luglio 2015
Croissant

La moda hipster è morta, finita, game over. Prima di festeggiare, però, è bene sappiate cosa viene dopo: è il turno dello Yuccie. Questa non era nemmeno la notizia peggiore. Siete seduti?

Gli Yuccie siete proprio voi: gli Young Urban Creatives, i Giovani Creativi Urbani, ovvero come spiega il Sole 24 Ore 

giovani con l’ambizione di mettersi in proprio e pur di dare spazio alla propria creatività disposti a rinunciare a certezze di tipo retributivo tipico dei lavori meno creativi (…), un fenomeno generazionale americano (…) che si sta diffondendo anche a Milano nella zona di Paolo Sarpi e nei quartieri Isola e Lambrate

Per inciso, scoprire di essere uno Yuccie mi ha dato il perverso sollievo di quando non ti senti bene da tempo e i medici insistono a dire che non hai niente e poi finalmente ti diagnosticano qualcosa di potenzialmente fatale e tu pensi: AH! AVEVO RAGIONE IO.

E cosa facciamo noi Yuccie quando non siamo a supplicare i nostri genitori di darci dei soldi per consentirci di inseguire i nostri sogni di creativi malpagati? Andiamo al bar. Sporadicamente, in genere in coincidenza con il pagamento di una fattura, beviamo una birretta. Altrimenti facciamo colazione.

Ma non ci perdiamo mai d’animo perché quantomeno andiamo in dei bar bellissimi: per esempio questi tre, aperti a Milano da pochi mesi.

1. OTTOVia Paolo Sarpi 10

Se c’è una cosa che noi yuccie facciamo benissimo è prenderci in giro da soli (noi però lo chiamiamo self-deprecating humor) e Otto, recente apertura in via Paolo Sarpi a Milano, non fa eccezione: “Avevamo voglia di un posto bello a Milano. L’abbiamo aperto in Sarpi 10 (poi però abbiamo sbagliato civico)”.

Prima di tutto, come trovarlo: Otto sta nel grande cortile che si apre sulla destra lungo via Paolo Sarpi dopo il civico 6. Tanto per darvi l’idea di quanto rapidamente il quartiere stia cambiando, immediatamente più avanti c’è un ristorante cinese che una volta stava aperto tutta la notte, se andavi lì all’una trovavi tutto lo staff che dormiva con la faccia sul tavolo, ma si rianimava in un momento.

Da Otto, bar, Milano

Otto ha l’ampio spazio e i mobili scompagnati che fanno subito Berlino (capitale semi-ufficiale degli yuccie) (adesso smetto di dire yuccie). Entrando, dirigetevi al bancone per ordinare del nutrimento per il vostro insaziabile cervello creativo: io ho mangiato un plumcake molto morbido (3€) e ho bevuto un buon caffè.

Accomodatevi poi in una delle sedute nella grande sala principale, con il suo imprescindibile giardino verticale di piante aromatiche.

Le persone intorno a voi lavorano alacremente ai loro portatili oppure si documentano grazie all’ampia selezione di giornali e riviste disponibili per la lettura – Otto sa bene che senza ricerca non c’è creatività e si dedica a nutrire anche la vostra mente.

Quadrotto, pranzo

A pranzo, scegliete tra i quadrotti (noi però li chiamiamo smorrebrod) dai 4€ ai 7€, o il piccolo menu a 10€ con quadrotto del giorno + insalatina +piccolo dolce + caffè.

Il posto è bello e si sta davvero bene. Nel weekend la gestione può essere un po’ caotica – talvolta piatti e bicchieri restano sui tavoli un po’ troppo a lungo, e l’attesa al banco può prolungarsi più a lungo di quanto sarebbe lecito.

Ma se questo vi rende nevrotici allora mi chiedo: tanto valeva lasciare il vostro lavoro di bancario per tentare la carriera di illustratore di libri per bambini, no?

2. CAFE’ GORILLEVia G. De Castillia 20

Cafè Gorille

Nemmeno se l’avessi costruito io mattone per mattone potrei essere più fiera del nuovo quartiere Isola: c’è il Bosco Verticale (giudicato il grattacielo più bello del mondo), la Casa della Memoria che ricorda in modo commovente partigiani, deportati di guerra e vittime del terrorismo, e la nascitura Biblioteca degli Alberi, che occuperà lo spazio dove adesso c’è l’installazione temporanea Wheatfield di Agnes Denes (sembra un campo di grano ma mi hanno garantito che è un’installazione artistica).

Da un paio di mesi non devo nemmeno più ammirare queste meraviglie a digiuno: ha infatti aperto il Cafè Gorille, minimal eppure caldo grazie a un’accoglienza sempre sorridente.  Io ci vengo a colazione per bere un cappuccino e mangiare un pain au chocolat ancora tiepido, ma in realtà ogni momento della giornata è buono.

Cafè Gorille, Milano, pranzo

La cucina è sempre aperta – purtroppo ancora una rarità a Milano, dove gli orari di pranzo e cena sono altrettanto flessibili di quelli in ospedale – e offre una selezione che ruota sempre di piatti semplici e ben concepiti, come Galletto alla Birra su zucchina grigliata o un’Insalata di Polipo per 12 ragionevolissimi €.

Nel brunch della domenica ci sono pure le lumache trifolate: Vostro Onore, non ho niente da aggiungere. 

Cafè Gorille, Milano, ambiente

Visto che i miei amici rifiutano di ascoltare i miei consigli non richiesti e per coltivare questo mio hobby mi resta solo la mia produzione giornalistica, segnalo che la selezione di distillati è perfettibile.

3. BAR LUCELargo Isarco, 2

Bar Luce, Fondazione Parada, Milano

La nuova sede di Milano della Fondazione Prada (spiega il sito ufficiale) “progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico.

Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento.”

OK.

Questa nuova Fondazione Prada è un luogo incredibile, quasi nel senso più strettamente letterale del termine: un paesaggio onirico di lunghi viali, alberi sparuti, vetrate che lasciano intravedere busti in pietra di una delle mostre.

bar luce, fondazione prada, milano

Ciò detto, essa – a parte questa faccenda dell’arte, francamente secondaria – all’interno della Fondazione Prada c’è il Bar Luce, disegnato da Wes Anderson.  Il locale è bello, fedele all’estetica allo stesso tempo ordinata e pacchiana che è anche dei film del regista americano: le linee dritte, le simmetrie, i colori pastello.

Il krapfen è molto buono, e i prezzi della colazione sono ragionevolissimi: un caffè e una brioche – serviti al tavolo – costano un democratico paio di €. Perdipiù c’è il flipper delle Avventure Acquatiche di Steve Zissou (“Negli ultimi dieci anni ho avuto un momento di appannamento”, cit.).

Bar Luce Milano, Wes Anderson, Fondazione Prada

Super bonus: seduti ai tavolini all’esterno ammirare abbacinati il palazzo antistante, interamente ricoperto di foglia d’oro (fondamentale indossare occhiali da saldatore come per le eclissi solari).

Lati negativi: pochi, ma: cappuccino brodolone, ahimè. Ma soprattutto: niente Courtesan al Chocolat, la torre di bignè alla crema di Grand Budapest Hotel.

commenti (45)

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  1. Avatar Nome ha detto:

    Meno male che abito a Genova. Alla mia età non riuscirei a sopravvivere all’ ansia e allo stress di vivere a Milano

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Meno male che abito a Genova e non sono yuccie. Ci tengo alla tredicesima, al posto fisso e a prepararmi i pasti in casa.
      Ora mi aspetto la gif animata molto gggiovane e molto creativa.

    2. Avatar Paolo A. ha detto:

      A giudicare dal tuo ingiustificato e preventivo livore, l’unica cosa sicura è che in questi giorni a Genova non fa meno caldo che a Milano.

    3. Avatar Maddalena ha detto:

      Ingiustificato può anche essere, ma preventivo de che?
      Comunque si, qui c’è caldo da giorni, come ovunque in Italia del resto.

    4. Avatar Paolo A. ha detto:

      Preventivo, nel senso che previene la comparsa di una gif, che, ahinoi, non arriverà.

    5. Avatar Maddalena ha detto:

      Magari gli orari del risveglio mattutino sono semplicemente diversi.

    6. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Se non vi piacciono più le mie gif basta dirlo

    7. Avatar Paolo A. ha detto:

      Io li adoro, ma credo che per certi commenti su dissapore la gif giusta non sia ancora stata inventata.

    8. Avatar Maddalena ha detto:

      Io le odio come odio le emoticons, ma deriva solo dall’essere di un’altra generazione rispetto a Sara. Cerco di esprimere solo con la parola e con una grammatica, spero, il più possibile corretta, ciò che penso.

    9. Avatar Orratissimosb ha detto:

      Il Decimo, sempre un grande!

    10. Avatar Nome ha detto:

      Caldo è caldo (ma siamo a metà luglio, mica a febbraio), ma per ora se non altro alla notte rinfresca. In padania non so…

  2. Avatar Colon Irritato ha detto:

    Io invece sono contento di essere milanese e di vivere a Milano. Perché Milano, come anche Sara potrà confermare, non vuol dire che o sei yuccie (io credevo solo di essere uno che ha sbagliato tutto nella vita ma forse a 37 anni non posso proprio definirmi un giovane creativo) o sei hypster o sei per forza qualcosa a cui devi appartenere altrimenti non esci di casa. Come Berlino, come Londra (con le ovvie differenze) è una città che coltiva tutte le mode e nessuna e puoi scegliere se seguirne una, centomila o, come il sottoscritto, nessuna. Ma questo non ti vieta di andare a fare una buona colazione a pochi euro in un posto che è anche bello, come nessuno ti vieta di continuare a usufruire di brioche surgelate al banco di un normalissimo bar dove impiegati, creativi e non, si accalcano per colazione, pranzo e bianchino prima di tornare a casa dopo il lavoro. O puoi addirittura avere la fortuna di fare una buona colazione in un posto qualsiasi. Insomma puoi fare quello che ti pare, come ti pare, dove ti pare: evviva! Almeno per me. Comunque Sara, non sarà da Yuccie, ma il “Bistrot del tempo ritrovato” in via Foppa è molto carino, buona la colazione, il pranzo e anche l’aperitivo con vino o birre artigianali. Ma qualcuno direbbe che forse è radical chic… per me è solo un posto piacevole in cui andare.

  3. Avatar Emanuele ha detto:

    Meno male che vivo a Milano e posso godermi una città che cresce e si evolve. Altrimenti faremo la fine dei dinosauri…

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Siamo riusciti pure a far scappare The Sartorialist dopo una-foto-una-sola altro che essere yucci…

    2. Avatar Nome ha detto:

      Finollo faceva le camicie a Gianni Agnelli, pensa se si fanno impressionare da un ammerrecano del kansas siti

    3. Avatar Nome ha detto:

      P.S. Definire “piedistallo” un’ alzata da la misura del tipo

  4. Avatar Paolo ha detto:

    O forse a Milano una colazione deve per forza ricadere in una tassonomia sociale, senza la quale pastorella e caffè paiono privi di gusto alcuno.
    Prendere un caffè buono-e-basta non nutre quella necessità interiore dell’animo…
    No. Ok, chiuso qui: il gare mi aspetta, e i sotterranei di Helsingor mi faranno sembrare Belén un essere senziente, e il caffè da yuccie un ristoro dell’animo!

  5. Avatar marcomriva ha detto:

    Fantastica Milano.
    Vai a fare colazione e ti puoi sentire proiettato in un film o in una culla di design e bellezza. Stimoli continui e se una volta vuoi, ti puoi anche godere dell’accoglienza di qualche bella vecchia trattoria in cui mangiarti un bollito con salsa verde.

    Penso sia il più bel regalo che posso fare alle mie figlie (l’hanno prossimo mi ci trasferisco).

    Per cui, a chi preferisce starsene nelle proprie sonnecchiose città ma piene di tradizione… bye bye

    1. Avatar Maddalena ha detto:

      Francamente con 30°C preferisco proiettarmi al mare appena esco dal lavoro, però anche Milano centro ha indubbiamente il suo perché.
      Bye bye.

    2. Avatar marcomriva ha detto:

      Io dalla provincia ci arrivo… si è un regalone. Fossimo in toscana o in un paesino in riva al mare, yeah, ci farei un pensierino. Ma siamo in Brianza. Fai tu quindi quale è il regalone migliore.

    3. Avatar gianlù63 ha detto:

      bello allora abitare in Toscana e non avere l’invidia del pene per milano…

  6. Avatar Nome ha detto:

    Se non si fosse capito, il mio commento si riferiva proprio alla vita frenetica della metropoli: nella stessa pagina si parla di nuovi ristoranti a Milano (2) e di nuovi bar a Milano (3), e, alla mia età, non potrei reggere il ritmo

  7. Avatar razmataz ha detto:

    colon mi trovi perfettamente in linea con te. preferisco spendere magari un euro in più ma fare colazione in un posto che mi fa stare bene, bello e dove magari le brioche sono pure artigianali.

    dei tre il bar luce è quello che mi ispira di meno ma forse sono prevenuta io.

    sara, il fatto di aver già letto da qualche parte prima di questo articolo dell’esistenza dello yuccie mi fa sentire molto giovane e sul pezzo.

  8. Avatar Elena ha detto:

    Fra le altre cose, da OTTO si può anche essere diversamente Yuccie e diversamente giovani, andando al cineforum del lunedì sera che pesca capolavori del cinema italiano degli anni d’oro (io ci ho portato i miei).
    E poi c’è questa cosa carina: l’acqua è gratis e a volontà. La si può scegliere tra naturale fresca, naturale fredda e frizzante. In una città dove, attualmente, verso le 21 rinfresca a 32° e i bar mediamente in centro ti vendono i mezzi litri San Benedetto a 1,20 euri, penso solo: cuoricini.

    1. Sara Porro Sara Porro ha detto:

      Giustissimo, hai fatto bene a segnalarlo. Sono d’accordo che sia un grande valore aggiunto e un bel gesto, visto che sull’acqua i locali hanno grandi ricarichi.

    2. Avatar GiPo56 ha detto:

      Trovo che sia un grande segno di civiltà da parte dei bar offrire un bicchiere d’acqua a chi ordina un caffé