di Carlotta Girola 23 Gennaio 2015
Foie gras

Ci sono stati tempi in cui i beni nazionali erano intoccabili, figuriamoci per i francesi col petto gonfio d’orgoglio nazionale quanto valore aveva questo dictat. È che forse “il petto pieno” non è la metafora più adatta, visto che qui si parla di un patrimonio francese, ma anche mondiale: quello del foie gras.

Ora il fegato gonfio di livore ce l’hanno una volta di più gli animalisti che, nell’infinita guerra al gavage, hanno assestato un colpo chirurgico al nemico riuscendo a portare in tribunale l’azienda Ernest Soulard, accusata di gravi crudeltà sugli animali.

La prova arriverebbe da questo video, secondo l’accusa girato all’interno dell’azienda che mostra le anatre all’interno di gabbie singole (vietate dall’UE nel 2011 e tollerate non oltre la fine del 2014), malate, sofferenti e strappacuore.

Per l’azienda si tratta di un falso.

Per chi non lo sapesse, l’Ernest Soulard fornisce con il suo foie gras d’anitra i più grandi chef di Francia (tra cui Alain Ducasse) o i ristoranti di Gordon Ramsay, ed è sulla piazza dal lontano 1936. Insomma, ne ha ingozzate di anatre in quasi 80 anni di carriera.

E proprio sulla pratica del gavage, che abbiamo raccontato qualche giorno fa e anche prima, si concentrano da tempo le ire funeste delle associazioni animaliste, che in effetti hanno le loro ragioni.

L214, una di queste, piuttosto attiva in terra gallica, stavolta ha fatto centro ed è riuscita a citare in giudizio una delle aziende più rinomate e conosciute del settore.

Ernest Soulard, videoVideo Ernerst SoulardVideo Ernest Soulard, Francia

Ora, ovviamente, i riflettori sono puntati sulle tecniche barbare di alimentazione forzata degli animali, di cui qui su Dissapore si è discusso anche con toni piuttosto accesi diverse volte. Ernest Soulard rischia 30mila euro di multa e anche la pena detentiva, nel caso il processo non gli desse ragione.

Se oltreoceano la California lancia il sasso e ritira la mano, in Francia viene assestato un colpo dritto al cuore del sistema. E lo ribadisco: siamo in Francia!

Tutto qui ha un peso specifico diverso, visto che il foie gras vale tanto quanto il Camembert, lo Champagne o, che ne so, Robespierre. I prodotti dell’enogastronomia nazionale sono stati umanizzati e portati in palmo di mano come eroi della patria, come bandiere d’eccellenza, come assoluti capolavori d’arte internazionale.

Poi oggi arriva un’associazione animalista e porta in tribunale uno degli attori della battaglia sciovinista più gourmand del mondo. Sono decisamente cambiati i tempi.

E se nel settore vinicolo i produttori francesi strizzano l’occhio al mercato con vini naturali e dall’appeal più contemporaneo, il foie gras in Francia non riesce a uscire dal guado del buono-ma-non-etico.

In Spagna, invece, Eduardo Sousa ha trovato la sua quadratura del cerchio e continua a produrre il suo foie gras etico (per le oche, non per il portafogli, intendiamoci). Etico, sì, perché il fegato delle oche che migrano nel suo giardino viene alimentato naturalmente, senza forzature di nessun tipo e soprattutto senza gavage.

Nel frattempo l’associazione L214 dispensa anche consigli sulle alternative vegetariane al foie gras in commercio, si diffondono utili ricette di Tofoie gras fatto col tofu.

Insomma, al francese medio morbosamente attaccato al suo patrimonio gastronomico, quello a cui nelle vene scorrono Bordeaux e spocchia, ha subito un attentato pesantissimo.

La Francia produce con 8mila aziende il 74% del foie gras di tutto il mondo. Qui c’è in pericolo ben più che delle oche e delle anatre: qui sta cambiando qualcosa di grosso.

È in atto una seconda rivoluzione francese: liberté, égalité, terrine vegetale!

[Crediti | Link: Guardian, Dissapore, La Stampa, L214, Stopgavage, VgZone. Immagini: L214]

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