di Adriano Aiello 18 Luglio 2014
Vino rosè

L’abbiamo già detto che il vino rosé è sulla via della santificazione e diffusione di massa? Sì, l’abbiamo già detto. E ne abbiamo anche sfatato qualche mito.

Tornare sul tema con qualche pretesa in più, se non altro di completezza geografica. Facile raccontare i rosati pugliesi, veneti o abruzzessi, ma si trovano ottimi esempi anche nel resto d’Italia. Ecco che, animato da sano masochismo di fine luglio (sudo da svariate ore su questo post), provo a mappare l’intera nazione in rosa. Come in un ideale giro d’Italia ciclistico e attendendo, ovviamente, il vostro contributo.

Partiamo.

Valle D’Aosta
Piccola quanto ricca di vitigni e produttori di grande interesse, la Valle D’Aosta si muove meglio sui bianchi e sui rossi, ma non è così difficile imbattersi in un buon rosato. Il migliore che è provato è il Pinot Rouge dalla pregevole cantina sociale Cave des Onze Communes. Non fa gridare al miracolo ma sorprende per lunghezza e buona complessità.

Piemonte
Venitemi incontro perché io di rosati in Piemonte ne avrò bevuti 8 in vita mia, anche perché siamo nella terra dei migliori rossi d’Italia. Ho però un buon ricordo di quello di Tenuta La Fiammenga,  cantina sulle colline del Monferrato. Fanno un Chiaretto (aderente a una Doc poco estesa e dal nome che rievoca quello del Garda) esclusivamente di Barbera, tutto frutto e freschezza.

Liguria
Terra di bianchi molto noti e rossi da wine geek, la Liguria ha un discreto panorama di rosati ma non ho mai trovato nulla che mi conquistasse fortemente. Provate il rosato da uve Granaccia di Innocenzo Turco, bella azienda con annesso agriturismo e ristorante dalle parti di Savona.

Alto Adige
Tra le numerose declinazioni del Lagrein (da vino pronto e semplice alle versioni più ricche e complesse) numerosa è la presenza di rosati che amplificano il carattere fruttato e vinoso del vitigno. Dopo questa descrizione da operatore didattico vi dico che per andare sul sicuro potete tuffarvi sul Lagrein Rosé di Cantina Terlano, storica cantina sociale che produce una gamma sconfinata e non priva di eccellenze assolute.

Trentino
Se a Bolzano va di scena il Lagrein in Trentino c’è il Terodelgo Rotaliano, simile per aspetto cromatico e olfattivo e per la sua duttilità. Non mancano le buone prove dei rosati: provate l’Assolto della cantina Redondèl: morbido ma non banale, con bei sentori pepati e di scorza d’arancio.

Veneto
Non mancano altre tipologie, ma il Bardolino Chiaretto è in gran spolvero. Come vi abbiamo già raccontato.

Lombardia
Se del Chiaretto abbiamo parlato in Veneto,, qui l’imponente produzione di metodo classici rosati da uve Pinot Nero non può essere trascurata. I risultati non sempre sono centralissimi e spesso si incontrano vini tecnici e un po’ respingenti, specie nell’Oltrepò Pavese. Diversa la situazione in Franciacorta, dove però ci si imbatte spesso in bottiglie dai costi a volte davvero eccessivi. Provate allora il Rosè Dosaggio Zero di Arici: sapido e senza fronzoli, molto distante dal modello imperante.

Friuli Venezia Giulia
In un certo modo assimilabile alla Liguria per vocazione bianchista, ma con presenza di rossi ricercati e molto interessanti, anche il Friuli non è noto per i rosati (anche se il Terrano da buoni risultati). Con un esercizio un po’ al limite potremmo inglobare nella tipologia i numerosi Pinot grigio che sempre più spesso vengono vinificati sulle bucce assumendo un colore assimilabile al rosato. Ovviamente in bocca sentirete un bianco coi tannini, piuttosto che un rosso senza astringenze. Provate il Dessimis di Vie di Romans, che ha carattere da vendere.

Vino rosè

Emilia Romagna
Terra di Lambrusco e di ottimi rosati, specie se prendiamo i Sorbara. Semplici, freschi ed economici come da tipologia. Difficile scegliere tra il Rosa Primavera della Cantina di Carpi e di Sorbara e il Rosato Frizzante Secco Rosa 2012 di Garuti. Difficile anche non finirsi la bottiglia in 15 minuti.

Toscana
L’autoctono doc, si sa, beve quasi solo rosso e del compromesso chiamato rosato non sa molto che farsene. Ne consegue che, come il Piemonte, la Toscana non produce rosati indimenticabili, anche se ce ne sono di molto buoni. Come quello di Massa Vecchia, realtà storica della Maremma che produce un vino di altissima gamma fatto di Cabernet e Aleatico, che contraddice la generale facilità della tipologia.

Marche
Nelle mie ultime vacanze a Senigallia, dopo 240 bottiglie di Verdicchio mi sono deciso a provare qualche rosato. Con moderata soddisfazione e alto tasso di hipsterismo mi sono imbattuto nella Vernaccia di Serrapetrona, piccolo comune noto proprio per ospitare un vino che in tutto non supera i 45 ettari. Bello il rosato da Vernaccia nera in purezza dell’azienda Tenuta Colli di Serrapetrona, assolutamente peculiare nel colore, al naso e in bocca.

Umbria
La mia banca dati alcolica conta davvero pochi esempi in terra umbra, ma quello che mi ha più colpito è Il rosato di Casa Mattioli, di Collecapretta. L’azienda è nota per il suo approccio ipernaturale e anni fa è stata una mia infatuazione molto forte. La produzione può essere incostante e imprecisa ma anche capace di picchi importanti, come per questo rosato da Ciliegiolo, morbido e affascinante.

Lazio
Perdonatemi: credo di aver bevuto un solo rosato del Lazio in vita mia: Os Rosae di Marco Carpineti. Buon vino a cui non saprei cos’altro comparare nel territorio. Suggerimenti?

Abruzzo e Molise
Difficile scegliere un solo rosato in Abruzzo, vista che siamo in una delle regioni più votate alla tipologia. Mi svincolo dai maestri della tipologia come Valentini, Farnese, Pepe e Cataldi Madonna e celebro uno degli ultimo arrivati: il Tauma di Pettinella, in commercio dal 2010. Rosato ambizioso e salmastro, senza inutili  tecnicismi, non etichettato come Cerasuolo d’Abruzzo per snervanti paturnie burocratiche. Non lo portare a casa con poco (sta sui 20 euro) ma è paradigma di come dovrebbe essere fatto un rosato per non essere dimenticato.

Campania
Non ho didascalie approfondite da proporre sulla Campania, dove godo maggiormente coi bianchi. Le migliori cose comunque arrivano dall’Irpinia. Su tutti direi il rosato di Aglianico Torre dei Chiusi di Domenico Pulcino.

Puglia
Riemerge il dilemma abruzzese: la Puglia, ancora meglio il Salento, è terra di grandi rosati. Menzioniamo la storia omaggiando il Leone De Castris e Azienda Monaci e proviamo il  Negroamaro Rosé Rosaro’ dei Feudi di Guagnano. Lungo, vinoso e agrumato: spettacolo.

Basilicata
Situazione Lazio, anche se dall’Aglianico sicuramente si otterranno rosati di pregio. Conosco e apprezzo il Rosa di Sara Carbone. Altri suggeritemeli.

Calabria
Gaglioppo e Magliocco, vitigni storici della regione, danno vita a numerosi rosati di livello. Quello di Casa Comerci ve l’abbiamo fatto assaggiare addirittura con un evento. Eccellente Il Marinetto di Sergio Arcuri, un rosso mascherato con freschezza da vendere e costi irrisori.

Sicilia
Grande polmone vinicolo, già celebrato da queste parti, ma la cultura del rosato non spicca, nonostante un vino come il Frappato abbia gran potenziale. Direi di provare La Bambina di Cantina Barbera, o Il Rosato di Bonavita.

Sardegna
Un solo nome al comando: Barrosu rosato di Giovanni Montisci, il poeta sardo del Cannonau.

[Crediti | Immagine di copertina: Flickr/Antonella Fava]

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