di Prisca Sacchetti 9 Febbraio 2015
Identità Golose 2015

Con 11 edizioni sul groppone, di Identità Golose, il congresso per cuochi che si è aperto ieri negli spazi Mico di Milano Fiera e che proseguirà sino all’11 febbraio, si è scritto tutto.

Problema? Come fornire ai lettori di Dissapore un punto di vista quanto meno insolito, o almeno provarci?

Soluzione: ho portato mia madre, il genere di persona non troppo contaminata dalla fregola degli chef in tivù, dunque nella condizione ideale per interpretare i momenti più significativi dell’evento in modo genuino, esente dai condizionamenti subiti da noi addetti ai lavori

Ha fatto anche qualche domanda, se credete, aiutatemi a rispondere.

“Che belli! Sarei venuta anche prima a Identità Golose se sapevo di questi braccialetti.

Mai visto altrove un contrassegno altrettanto glamour. Poi quando usciamo posso tenerlo?”.

“Questa cosa dell’apicoltura urbana è senza dubbio interessante, ma dell’intervento di questa cuoca (Cristina Bowerman, chef di Glass e di Romeo Chef & Baker a Roma), mi ha colpito molto l’acconciatura rosa shocking.

Si usa così nelle cucina dei ristoranti? Certo che se voleva farsi notare c’è riuscita”.

“Quando il cibo è gratis è sempre interessante studiare il comportamento umano. Saremo anche al congresso degli chef ma la calca per la carbonara era la stessa di quando il datore di lavoro di tuo padre organizza i pranzi a buffet.

Se non peggio”.

“Però, a parziale difesa degli assaltatori, voglio dire che la carbonara era davvero buona, quel cuoco dev’essere uno bravo. (Luciano Monosilio, chef del ristorante Pipero al Rex di Roma).

E poi scusa, se tu ti metti in fila per l’iPhone 6…”

“Le disparità non sono mai una bella cosa. Mica tutti hanno fatto la fila per avere il loro piatto di Carbonara.

A quel signore lì (Alain Ducasse, milionario e chef più stellato del pianeta) glielo hanno portato, lui mangiava e ti guardava come per dire ‘lei non sa chi sono io’.”

“Il momento in cui l’allievo (Davide Oldani, chef del D’O di Cornaredo, vicino Milano) rende omaggio al maestro (Gualtiero Marchesi) è sempre toccante.

Spiegami una cosa però, “essenza d’oro” in che senso, ma l’oro si può mangiare, e quando dovrebbe costare un piatto così?”

“Scusa ma questo Davide Oldani, un bel ragazzo tra l’altro, è uno chef famoso di quelli che vanno sempre in tivù?

La sala era scura, non vedevo bene, però c’era veramente tanta gente e sentirlo. Ha fatto sentire importante anche me”.

“Certo che questo Scabin (Davide Scabin chef del Combal Zero di Rivoli) è proprio un bel tipo. Mi aspettavo che cucinasse invece ha parlato di piatti famosi, di perfezione matematica nella forma e nel dosaggio degli ingredienti. E’ tornato fuori il risotto con l’essenza d’oro del cuoco Marchesi.

Ancora non mi hai detto quanto costava quel piatto”.

“Ecco vedi, cosa ti avevo detto? A un certo punto quello Scabin se lo è chiesto da solo perché non cucinava”.

“Volevo chiederti perché a un certo punto, quando Scabin si è appartato con questo cuoco che tutti trattavano con grande rispetto, sono stati fatti tantissimi scatti. I fotografi e molte ragazze giovani con gli smartphone si sono precipitati come impazziti.

Mi dici chi è l’alto cuoco?”

“Lo sapevo che se c’era da vincere qualcosa la vinceva Scabin. Sono incuriosita, mi ci devi portare una volta a mangiare nel ristorante del cuoco dell’anno.

Ha detto anche di essere stato in televisione nel programma di Antonella Clerici”.

“Interessante, devo dirlo a tuo padre. Ma se ciascuno risparmia 224 litri d’acqua all’anno, quanti se ne possono risparmiare in tutta Italia?”

“Ecco, appunto. Questa informazione andrebbe girata al ministro dell’Economia o direttamente a Renzi che ci fa subito una riforma”.

“Questi chef giocano un po’ a fare gli artisti. Eccone uno che ha chiamato il suo piatto ‘Fiume d’inverno’. Sai, ha un ristorante in alta quota (Norbert Niederkofler del St. Hubertus di San Cassiano in Badia) e dice che lì i sapori, i profumi e i colori sono diversi, come gli ingredienti e i cuochi di montagna devono impegnarsi a restituirli.

Però certi ingredienti non li conosco proprio, per esempio cos’è il topinambur?”

“C’è stato un applauso generale molto sentito quando è stato ricordato quel giornalista (Stefano Bonilli, già direttore del Gambero Rosso, scomparso nell’agosto 2014).

Anche senza sapere chi fosse mi sono unita al battimani, aveva una faccia onesta e l’espressione intelligente, ho sentito che era giusto farlo”.

“Se dico a tuo padre che da oggi, per evitare gli sprechi, nei piatti di carne userò come unico taglio il ginocchio degli animali mi prende per matta.

Però sono tentata. Dal macellaio, a forza di chiedere filetto, vado via sempre spennata. Sai se il ginocchio è buono per davvero?”

“Sì, dalla faccia si direbbe uno chef che fa tendenza. Poi me lo spieghi perché ti piace tanto quel tizio (Daniel Burns, chef del solo ristorante con stella Michelin senza vino nel menu, solo birra. E’ il Luksus, il locale più alla moda di New York).

Ma quando fa il suo intervento? Ah, nei prossimi giorni”.

“Mi sono piaciute molto le cuoche di Identità Naturali. Sono tutte giovani, tranquille e cucinano piatti bellissimi da vedere. Chissà se tuo padre li troverebbe anche buoni.

La mia preferita è questa Daniela Cicioni, guarda che bei piatti!”

“E’ tutto il giorno che quel signore ferma le persone per fare dei selfie. Se sono persone famose se ne va tutto compiaciuto, è come se avesse aggiunto un altro trofeo alla sua collezione”.

“Questo ragazzo lo conosco. L’ho visto a Masterchef, tra l’altro è stato appena eliminato, certo è Simone. Lo facevo più depresso, invece è allegro”.

“Avviciniamoci all’uscita per favore, ho i piedi che mi fanno male. Ecco di nuovo quel cuoco che tutti trattano con grande rispetto appartato con quell’altro, il privilegiato della carbonara.

Devono essere davvero famosi, chiunque passa li guarda e poi bisbiglia all’orecchio dell’amico ‘li hai visti?'”.

[Crediti | Link | Dissapore, immagine di copertina @winemood]

1