di Riccardo Campaci 14 Febbraio 2015
Pizza napoletana

Iniziamo subito col dichiarare apertamente che non vogliamo sostituire la pizza napoletana con quella “gaetana”. La pizza napoletana resta la pizza napoletana, su quella non ci piove. Ma il termine “pizza”, quello sì, potrebbe non avere un’origine napoletana.

Per gli appassionati di pizza ed etimologia, lo studioso Giuseppe Nocca avrebbe scovato un documento, il Codex diplomaticus ajtanus, risalente al 997 dopo Cristo (sì, tre anni prima della scampata fine del Mondo e delle pizze) e ritrovato nell’archivio della cattedrale di Gaeta, dove appare per la prima volta per iscritto il lemma “pizze”.

Purtroppo il contenuto del documento non è una ricetta originale o tradizionale (che avrebbe sicuramente dato fuoco alle polveri quanto l’aglio nell’amatriciana o il burro nel pesto alla genovese) ma un semplice atto di locazione di un Mulino con terreno nei pressi del fiume Garigliano, fra Lazio e Campania.

Secondo quanto si legge nel documento millenario, l’atto di locazione avrebbe avuto validità a condizione che “ogni anno nel giorno di Natale del Signore, voi e i vostri eredi dovrete corrispondere sia a noi che ai nostri successori, a titolo di pigione per il soprascritto episcopio e senza alcuna recriminazione, dodici pizze, una spalla di maiale e un rognone, e similmente dodici pizze e un paio di polli nel giorno della Santa Pasqua di Resurrezione”.

Un mulino val bene dodici pizze.

Pizza napoletana a portafoglio

In questo caso la pizza faceva parte dell’affitto per poter sfruttare il mulino e il terreno. Malgrado documento e notizia abbiano fatto il giro del mondo, dall’India alla Nuova Zelanda passando per l’Europa, nulla più emerge dalle parole contenute nel documento, non sappiamo di che pizze si trattasse (se non che la pizza doveva essere per forza “bianca” vista la datazione del documento), ed ogni potenziale ipotesi è azzardata quanto al momento infondata.

Il documento resta però interessante perché nel testo originale, redatto in latino, la parola usata è “doduodecim pizze”, aspetto che renderebbe il termine una delle prime parole utilizzate per l’italiano volgare.

La pizza come principio non solo della cucina ma anche della lingua italiana.

A scanso di equivoci ed anatemi partenopei, lo studioso non pretende di sostenere che la parola pizza sia nata a Gaeta; semplicemente si tratta della più antica testimonianza scritta rinvenuta e ad oggi la più antica documentata nel nostro Paese.

Infine per qualcuno sembrerebbe anche la “scoperta della pizza calda”: Angelo Forgione sostiene che “Si tratta in realtà di una notizia storica già da tempo in possesso di tutti gli studiosi più attenti” e lui stesso ne avrebbe parlato nel suo libro Made in Naples, nel capitolo dedicato alla pizza.

Ora però via libera ai pizzaioli, che nel menù potranno comunque inserire, accanto alle varie “napoletana”, “romana” e “siciliana” finalmente anche la “gaetana”; ingredienti: spalla di maiale e rognone.

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica Napoli, Times of India, New Zeland Herald, Telegraph, Amazon]

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