di Francesca Romana Mezzadri 14 Ottobre 2015
cena vegana

L’altra sera, a una cena fra onnivori, ci si domandava quanti amici vegetariani o vegani annoverasse ciascuno di noi. Chi appena un paio (io), chi cinque, sei o più, come qualcuno degli altri (una quindicina d’anni in meno della sottoscritta, dato che potrebbe fornire spunti di riflessione). Fatto sta che, ormai, nella cerchia delle nostre conoscenze, c’è sempre qualcuno che si nutre “diversamente”. Ora, finché ognuno mangia a casa sua o si esce tutti insieme, il problema è del singolo. Quando però vogliamo invitare a cena a casa Maria, la nostra cara amica vegana, qualche problema dobbiamo porcelo noi.

Soprattutto, dobbiamo evitare di cadere negli equivoci più goffi che l’onnivoro può commettere nei confronti di chi ha deciso di mangiare cruelty free.

Insomma, se tutti ormai siamo oltre la frase: “Non mangi carne? Ti ho fatto il pollo!”, sappiamo ancora poco di cucina senza derivati animali. Ecco allora gli errori da evitare per accogliere (e onorare) l’ospite veg.

1. CONSIDERARE I COMMENSALI VEG OSPITI DI SERIE B

Due le premesse.

La prima è che vorrei concentrarmi sulla cucina vegana, decisamente più restrittiva non contemplando nessun ingrediente di origine animale (altrimenti, potreste cavarvela facile, con frittatone, fondute e compagnia).

La seconda: per motivi professionali, da qualche tempo ho una certa conoscenza dell’argomento, di cui ho approfondito (e, spesso, sperimentato e assaggiato) tecniche e ricette.

Beh, ragazzi, posso assicurarvi che c’è un sacco di roba buona da mettere nel piatto. Ne consegue che invitare la vostra amica Maria (vedi sopra) può e anzi deve essere un piacere. Quello di provare a cucinare cose nuove e, soprattutto, quello di condividerle con gioia con chi siede alla nostra tavola. Altrimenti, che fate inviti a fare?

Va da sé che è poco educato portare in tavola qualcosa per Maria e qualcosa per voi. Piuttosto, mettetevi in gioco, immedesimatevi nella cosa, come cucinieri e come buongustai: potreste fare scoperte gastronomiche interessanti.

2. ACQUISTARE PIATTI PRONTI

piatti pronti vegan

Ormai si trovano in tutti i supermercati piatti precucinati e basi pronte di seitan, tofu, tempeh. Ma che tristezza sarebbe acquistare un prodotto in vaschetta, magari da scaldare al microonde! Esattamente come andare a cena da qualcuno che vi scongela quattro salti lì per lì o vi propina la lasagna presa al volo al banco gastronomia.

Al contrario, il vostro invito dovrebbe costituire un’occasione di creare persino ricette originali. Gli spunti non mancano sia curiosando in rete, nei sempre più numerosi siti e blog dedicati all’argomento (alcuni anche molto ben fatti), sia ispirandovi alle cucine etniche.

La cinese ha decine di ricette a base di tofu fritto, marinato, stufato, aromatico, piccante, per non dire degli ottimi dim sum “green”. La mediorientale fa con ceci e sesamo cose meravigliose. L’indiana è famosa per i curry di verdure e i samosa con ripieni di ortaggi.

Non sapete che pesci (metaforici) pigliare? Buttatevi su una classica pasta e fagioli (o pasta e ceci, o pasta lenticchie), non a caso fra i piatti prediletti della cucina veg: semplificando, le proteine dei cereali si combinano con quelle dei legumi dando vita a quei composti “nobili” di cui una dieta senza prodotti animali sarebbe priva. Questo vale anche per farro, orzo e “pseudocereali” (ovvero, non appartenenti alla famiglia delle graminacee, ma assimilabili per nutrienti) come grano saraceno o quinoa.

Se, infine, volete stupire Maria (e l’invito è concordato con qualche giorno di anticipo), preparate il seitan fatto in casa: potrete aromatizzarlo aggiungendo al brodo di cottura (o all’impasto, dopo il lavaggio) le vostre erbe e i vostri aromi preferiti, Maria ne sarà lusingata e, magari, vi chiederà la ricetta.

3. SCIMMIOTTARE I CIBI TRADIZIONALI

cibi tradizionali scimmiottati

Finché si resta nell’ambito della polpetta di legumi, o veggie burger che dir si voglia, va tutto bene. Del resto, altro non sono gli ottimi falafel, tanto per fare un esempio che piace a tutti, carnivori compresi.

Quello che a me, personalmente, fa tristezza è portare in tavola salumi e würstel vegani, finti kebab, aspiranti cotolette, quando non ricette più elaborate che imitano quelle tradizionali cercando di ingannare il consumatore finale.

Una volta, durante un’intervista a una coppia di cuochi vegani, raccontai del mio esperimento di paella cruelty free dove avevo sostituito la parte “carnosa” del piatto spagnolo con funghi shiitake, dalla consistenza simile ai bocconcini di pollo o coniglio che, insieme a crostacei e molluschi, completano la mia versione tradizionale. Loro, tutti stupiti, mi domandarono perché non avessi usato gamberi e calamari veg, ovvero cibi prestampati “a forma di”, ma a base di (credo) seitan: “Così, sembra proprio una vera paella!”, mi assicurarono.

Io, dentro, inorridivo.

Il fatto è che “fare finta” di cucinare e mangiare carne e pesce non serve a nessuno.
Non a voi, che neppure animati dalle migliori intenzioni riuscireste a trovare similitudini gratificanti fra lo spezzatino di soia e quello di cappello del prete di bovino adulto. Ma neppure all’ospite che, dello spezzatino di manzo di cui sopra, davvero non sente la mancanza.

4. ANDARE IN CRISI PER IL DESSERT

mele al forno

La pasticceria senza uova, latte, panna, burro non è affatto facile. I sostituti vegani non mi convincono molto: il latte (o la panna) di soia hanno un sapore e un colore poco gradevoli, quelli di altri vegetali un tenore di grassi non sufficiente (e nella preparazione dei dolci i grassi sono importanti), spesso corretto con aggiunte di vario tipo. Per farla breve, quando mi sono soffermata sull’elenco degli ingredienti, soprattutto di panne e creme, sono rimasta abbastanza basita dalla quantità di additivi, addensanti e compagnia contenuti.

Quindi, che fare?

La cosa migliore sarebbe, quando Maria chiede “Posso portare qualcosa”, rispondere entusiasti “Il dessert!”. Ma se Maria non ci pensa, e dovete arrangiarvi da voi, buttatevi sulla frutta.

Rivalutate le mele al forno con zucchero e cannella, le pere al vino rosso, le composte di frutti di bosco da servire ancora tiepide spolverizzate di granella di frutta secca. Persino il marzapane fatto in casa, nella sua versione più semplice: farina di mandorle e zucchero a velo impastati in parti uguali (se serve, giusto un filino d’acqua), modellati in forme carine e decorati con fili di cioccolato fuso, serviti come bon bon insieme al caffè.

A proposito: il cioccolato è, naturalmente, permesso. Una ganache all’acqua (ottimo fondente sciolto a bagnomaria con il 75% di acqua, raffreddato e montato) è una mousse deliziosa.

5. NON OFFRIRE DA BERE IL GIUSTO

No, non vi sto consigliando di far ubriacare Maria per poi propinarle a tradimento un roast beef al sangue. Ma di avere la gentilezza di andare ad acquistare vino o birra certificati vegani.

Non è un segreto, infatti, che per chiarificare le bevande (specie i vini bianchi) siano usate sostanze di origine animale (albume), o che in alcune “bionde” possa essere presente il miele.

Non dovete storcere il naso. Se Maria è una vostra amica, e le volete bene, dovete aver rispetto per le sue convinzioni e fare quest’ultimo piccolo sforzo. Anche in questo caso, potreste scoprire comunque prodotti interessanti. Insomma, perché no?

L’importante è ricordarsi sempre che l’ospite è sacro. Quale che sia la sua filosofia di vita.