Prodotti tipici: allora, cari compagni foodies, se lo merita il nostro voto Salvini?

Non basta più la lotta aperta contro l’euro. “Ci vogliono i prodotti tipici” deve essersi detto Matteo Salvini, una passione sfrontata per le felpe geograficamente contestualizzate, nonché segretario della Lega Nord 2.0.

Il suo spin doctor deve avergli suggerito di puntare dritto alla conquista della fetta sempre più numerosa di elettori difensori del chilometro zero e lui, che non vedeva l’ora di lanciare una crociata contro qualsivoglia simbolo teutonico (fosse anche una burrosa Foresta Nera all’ora del dessert), ci si é buttato a pesce.

L’invasore, in questa puntata, é un non meglio identificato spirito colonialista kebabbaro che vuole schiacciare il Made in Italy e farci dimenticare le cose buone di casa nostra in favore di non si sa quale sapore “immigrato”.

La battaglia di Salvini per la salvaguardia del cibo italico parte da Recco, patria della focaccia al formaggio IGP, che deve essere fatta come Dio comanda con gli ingredienti giusti, tricolori, santificati dalla provenienza certificata.

In effetti il protezionismo dovrebbe allargare i suoi tentacoli anche sul cibo, sia mai che poi qualcuno volesse propinarci una focaccia di Rekko con retrogusto sovietico.

Il Matteone nazionale, dall’alto della sua vetrina social, si erge a paladino del tricolore a tavola, mi par di intendere contro l’italian sounding che in linguaggio salviniano si traduce in “schifezze prodotte con materie prime scadenti che di italiano hanno solo il nome”.

É chiaro, punta a noi, a voi, ai nostri voti. E col giochino dell’eccellenza italiana (a cui partecipa da tempo anche Renzi) ci prende per la gola per allargare la sua rete di nazionalismo da tovaglia a quadretti.

Osservatelo da vicino, cercate di andare oltre le immagini a petto nudo e cravatta color pesto (é difficile, ma provateci) e leggete tra le righe. Nuovo Don Chisciotte meneghino, da tempo ormai ha varcato i confini del risotto con l’ossobuco e delle trattorie di Milano per partire alla conquista di terre lontane e dalle esotiche usanze.

Matteo Salvini, Emilia e tortellini

La rossa Emilia Romagna, ad esempio, e quindi giù a far la corte al popolo del tortellino colpendolo dritto al cuore dello stomaco.

Ci stanno manipolando, attenzione. Da che parte sta il nazionalismo strenuo quando mettete accanto il Salvini-pensiero e il politicamente corretto di Slow Food?

Matteo Salvini e la torta di mele

Ho perso l’orientamento, non so mica più se sono a destra o a sinistra. Ma la tragedia vera é che, comunque, non é così sbagliato difendere la focaccia di Recco dall’imitazione cinese col Parmesan.

Nell’era della strenua difesa della tradizione culinaria, ma anche della fusion spinta e dei noodle al supermercato, Salvini punta sul cavallo della cucina da osteria che, si sa, mette d’accordo tutti.

Matteo Salvini e lo zabaione

Piatti basici da preservare, ricette scritte nella pietra che diventano intoccabili e tradizioni millenarie che non vanno mescolate con il diavolo tentatore che assume la forma del fungo rumeno. L’inghippo é qui: lo spin doctor sopracitato di Salvini gli ha spiegato che ci possono essere cose anche molto buone oltre i confini della tavola italiana?

Ora che ci avete pensato su, guardatevi nel piatto. Se il pensiero di aggiungere salsa di soia alla vostra ricetta vi fa rabbrividire, se nell’ultimo mese potete dire di non avere mangiato etnico neanche una volta, se avete comprato solo cibo nazionale, allora sappiate che siete potenziali sostenitori della Lega.

Invece se ormai cucinate il cous cous a occhio, avete perso almeno due ore nell’arca del Salone del Gusto e non potete vivere senza il pepe di Sichuan allora respirate forte e recatevi il prima possibile all’Eataly più vicino.

[Crediti | Link Dissapore, immagini: Twitter e Facebook]

Carlotta Girola Carlotta Girola

9 Dicembre 2014

commenti (40)

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  1. Avatar Gargantua ha detto:

    Bella idea perdere tempo con questo razzista da quattro soldi.

    1. Avatar Baarab ha detto:

      Quoto.
      Diamogli pure spazio perché parla di tortellini…..
      Bah.

  2. Avatar carlo59 ha detto:

    avete tutti i diritti di pubblicare notizie e commenti di un razzista, cosi ci permettete di capire quali siano le vostre idee a riguardo.

  3. Avatar giovanni ha detto:

    A salvini del made in italy non gliene importa un accidente, se cosi fosse avrebbe proposto una legge che impedisse ai suoi adorati imprenditori del nordest di fabbricare in cina il 99% del manufatto per poi in italia apporre solamente una firma, una scatola, una cerniera, un particolare insignificante e poi mettere in bella evidenza il marchio Made in Italy .
    Che non ci venga a prendere per i fondelli !!!!

    E poi mettere la foto del formaggino Susanna fatto dalla Kraft e propio da ignoranti leghisti

    1. Avatar Daniele ha detto:

      L’hanno già fatta, la Reguzzoni-Versace, peccato l’Unione Europea l’abbia bocciata e non voglia minimamente saperne di leggi sul “made in” perchè la Germania ed il suo blocco sono ferocemente contrarie

    2. Avatar giovanni ha detto:

      O perlomeno e vero in parte, comunque ungheria e francia sono i paesi che si sono opposti, non la germania che sul made in germany ha da guadagnare

  4. Avatar giovanni ha detto:

    Non e vero, la Reguzzoni – Versace – Calearo e una proposta sulla tracciabilita e sulla sicurezza dei prodotti tessili e sui pellami, niente a che vedere sul fatto che un prodotto made in italy sia prodotto al 100% in italia come sarebbe giusto. Ma su questo Salvini e tutta la lega non ha mai fatto niente, altrimenti gli amici produttori del nordest si incazzano …..

    1. Avatar Daniele ha detto:

      Mi sa che non l’hai letta bene, prevedeva che per apporre l’etichetta made in Italy almeno due delle fasi di lavorazione venissero svolte nel territorio nazionale e per le rimanenti fasi ci fosse tracciabilità totale. Questo avrebbe evitato quello che dici tu, ovvero che in italia mettano giusto i bottoni e possano scrivere Made in Italy ingannando di fatto l’acquirente finale.
      La Francia non si è assolutamente opposta, anzi è uno dei paese che ha sempre spinto insieme a noi in Europa per una normativa simile, sono Germania e Regno Unito i paesi forti contrari.

  5. Avatar mr ha detto:

    Questo cialtrone razzista dovrebbe scomparire da qualsiasi giornale o pubblicazione, ma evidentemente qui c’è chi trova simpatiche le sue uscite. Carlotta Girola, accanto ai suoi commenti sui tortellini, poteva pubblicare una delle sue simpatiche uscite su un qualsiasi immigrato.

    1. Avatar Enzo ha detto:

      E infatti hai detto tutto!!!

    2. Avatar Daniele ha detto:

      Se questo semi analfabeta a carico dei contribuenti da 21 anni è il miglior politico italiano non dobbiamo stupirci del fatto che siamo sull’orlo del fallimento da anni.

    3. Avatar Baarab ha detto:

      E cosa ci cambia sapere che nel mondo dei ciechi siamo rimasti anche senza orbi?

    4. Avatar Vanni ha detto:

      Ma dai, ma ti degni anche di rispondere a chi chiama razzista Salvini?

  6. Avatar Graziano ha detto:

    Stava puntando su foto giuste, ma il formaggino della Kraft lo tradisce e smaschera 😀

  7. Avatar Gillo ha detto:

    Distinguerei i due temi dell’articolo:
    1 il discorso sui Prodotti Tipici(le varie Etichette, i Consorzi ed i relativi disciplinari) e
    2 come Salvini sfrutti la RETORICA sui MARCHI per acquisire Consenso Politico.
    Gli Spin Doctor(v. articolo) sono l’espressione della deriva market…. della politica.La politica è diventata marketing (ci sono svariati studi seri e libri)

    A sua volta i Marchi(le etichette) sono voluti dal marketing per aumentare l’immagine e l’appeal dei prodotti e, soprattutto il Prezzo dei Prodotti Tipici.
    Subito dopo aver acquisito il marchio lo stesso prodotto aumenta di prezzo.
    L’assurdo è stato abbondantemente superato nel caso di un Marchio Particolare che ha trasformato “cibi poveri” in ” cibi di lusso”( i P SF ).

    In tutti i casi la Retorica dei Marchi(dei prodotti tipici) parla di garanzia per i consumatori: dicono che viene fatto per il bene dei consumatori.

    Sono noti i LIMITI dei Marchi: ne accenna Giovanni ma, in altri commenti, ho fatto rilevare, insieme ad alcuni di voi, altre contraddizioni.
    Nell’articolo di Rossella Neri, che è complementare a questo, la strategia del marketing si spinge verso l’acquisizione di Nuove Etichette Prestigiose:
    il riconoscimento da parte dell’Unesco di patrimonio “immateriale” dell’umanità.
    Pensate che nel 2013 hanno inserito in questa lista il CAFFE’ TURCO.
    Che c’entra con il centro storico di Istambul, patrimonio dell’umanità?(e sono d’accordo).
    E così si scatenano le “guerre di marketing” per la patatina che avrà il fascinoso privilegio di entrare nella famosa lista Unesco: pura follia.

    Salvini, persegue, adottando le strategie di marketing, l’aumento di consenso(speculare all’aumento del prezzo dei prodotti tipici con marchio).
    E sembra funzionare(dati elettorali).

    Cosa possiamo fare come
    1 consumatori(>prodotti tipici) e
    2 cittadini/elettori(>Salvini e la POLITICA/MARKETING(che non riguarda solo Salvini) ?