di Massimo Bernardi 7 Dicembre 2010

Alluvionati di guide ai ristoranti quest’anno abbiamo sentito irrefrenabile l’esigenza di compilare una guida alle guide. Attenzione: con verdetto.

Ristoranti d’Italia 2011 del Gambero Rosso.

Euro 15.40 + spese di spedizione. Dopo l’edizione agghiacciante dell’anno scorso (voti aumentati a locali bruciati da anni, elogi a ristoratori purtroppo defunti …) l’obiettivo era evitare la disfatta o renderla meno degradante possibile. Missione compiuta: il controllo redazionale è stato efficace.

Nel tentare una spericolata crasi tra la generazione dei Vissani e la carica dei 40enni (chef tipo: Davide Scabin, Niko Romito, Andrea Berton), senza farci capire a che distanza tra Pinchiorri (esclusivo & ingessato) e Osteria Francescana (moderno & creativo) si colloca il risto ideale, la guida ha tenuto Carlo Cracco fuori dalle Tre Forchette. Nel 2010, che per molti versi è stato l’anno del riscatto di Carlo Cracco.

Il Mangiarozzo 2011.

Euro 12.60 + spese di spedizione. Le vendite tengono, per quanto possono tenere le vendite di una guida alle trattorie nel 2010/quasi 2011, il “rozzo” baedeker del basso profilo a tavola, sarà culo, sarà che la crisi ha eroso i nostri budget, continua a non essere ignorato.

Certo che l’antidoto disimpegnato a Osterie d’Italia di Slow Food vola veramante basso. Chi di noi, dopo esserci stato una volta, tornerebbe dal Latini a Firenze? Vabbé, ciao!

Alberghi e Ristoranti d’Italia 2011 Touring Editore.

Euro 15.40 + spese di spedizione. Il primo Vademecum del turista del Touring Club che “enumera ordinatamente 2.500 trattorie e ristoranti” risale al 1957. E pur con molte ragnatele, le pubblicazioni del Touring profumano di storia.

Unisce ristoranti e hotel (una delle poche guide rimaste che dà voti agli alberghi) ma nonostante qualche buona idea, vedi la sezione/concorso per gli chef emergenti, si vende poco e si nota meno.
Osterie d’Italia 2011, Slow Food.

Euro 14.00 + spese di spedizione. Va riconosciuto agli slofuddisti di essere più che mai gli unici che non siam stanchi di ascoltare. Con un vantaggio: raccontano i locali come un’emanazione diretta delle osterie bolognesi di Francesco Guccini (Canzone delle osterie di fuori porta).

Va riconosciuto agli slofuddisti di essere più che mai gli unici che non siam stanchi di ascoltare. Con uno svantaggio: raccontano i locali come un’emanazione diretta delle osterie bolognesi di Francesco Guccini (Canzone delle osterie di fuori porta).
Roma nel piatto 2011.

Euro 8.33 + spese di spedizione. Se Kunt, il marziano del Diario Notturno di Ennio Flaiano, sbarcasse a Roma oggi, questo libello dell’editore Pecora Nera, ovvero Simone Cargiani, onnisciente reporter dai ristoranti del Corriere Roma, rientrerebbe nella sua dotazione minima. Anche per spingersi in tutto il Lazio.

Va bene dar conto di ogni possibile categoria di mangiatoia (risto, etnici, pizzerie, aperitivi) ma nella scelta delle migliori urge un pizzico di originalità. Diciamolo meglio, alla guida serve appropriarsi di qualche risto romano che non sia La Pergola di Heinz Beck.
Le tavole della birra d’Italia, Espresso.

Euro 7.00 + spese di spedizione. Risto, pub e beer shop suddivisi per regione, abbinamenti con il cibo e altre meraviglie nella prima guida che accoppia ristoranti e birra artigianale italiana.

Lo so che dovremmo passare più serate al bowling invece che davanti al computer, ma possibile che tutte queste critiche (omissioni di locali importanti, abbinamenti poco credibili, pub scambiati per nrgozi) siano completamente infondate?

Identità Golose 2011.

Euro 13.30 + spese di spedizione. Non dà voti come la [inserire qui la vostra guida di riferimento]. Non impone classifiche. Si prende perfino la libertà di sconfinare all’estero. Racconti, segnalazioni, menù, qui si coltiva la passione.

Il problema si chiama conflitto di interessi. Questa guida andrebbe sacrificata sull’altare di Identità Golose (l’evento, anzi: la serie di). O viceversa. Non si può giudicare e allo stesso tempo fare affari con gli chef, non se si vuole anche essere credibili.

Il Mangelo 2011.

Euro 11.20 + spese di spedizione. Evviva la Zagat italiana, la guida democratica, quella fatta con i giudizi dei lettori.

Ma si può? Errori di impaginazione (le indicazioni dell’indice non portano alle pagine giuste), voti oltremodo alti ai locali del gruppo Autogrill che guarda caso è lo sponsor della guida. Abbasso la Zagat italiana.

I ristoranti d’Italia 2011, Espresso.

Euro 15.40 + spese di spedizione. La si può sbertucciare come ha fatto Dissapore perché guarda troppo a Internet, ma dove dovrebbe guardare una guida dei ristoranti oggi? Diversamente dal Gambero Rosso indica una linea: la cucina italiana è nelle mani di una dorata generazione di 40enni, e Massimo Bottura da Modena, cui la guida assegna un voto mai dato: 19,75, è il suo profeta.

Qualche svista, ce concessioni agli sponsor, i premi in eccesso. In eccesso come certi collaboratori.

Foodies.

Euro 10.43 + spese di spedizione. Si chiama marketing. E’ l’operazione commerciale tra uno sponsor (salumi Negroni), e un editore (Gambero Rosso) non dico che se ne sentisse il bisogno. Ma la suddivisione in due macro categorie, mangiare e comprare, produce indirizzi inediti per le classiche guide dei ristoranti.

Come mai per rappresentare i foodie e la combriccola che la mediocre espressione sottintende (food blogger, fotografi, estensori di twit e feisbucchisti) Negroni ha ritenuto di doversi affidare al Gambero Rosso? Non sarebbe stato più coerente rivolgersi ai foodie?

Guida ai ristoranti del Sole 24Ore 2011.

Euro 13.65 + spese di spedizione. Detto alla volé, il fatto che Davide Paolini sia un giornalista e conduttore radiofonico noto nella gastrosfera nazionale rappresenta la sola ragione per preferire questa guida alle altre.

Con tutta la concorrenza che c’è, il fatto che il compilatore della guida sia Davide Paolini, rappresenta davvero una ragione sensata per comprarla?

PappaMilano.

Un manuale utile: 100 locali milanesi + 30 nuovi e il culto per il rapporto prezzo-felicità. Ma non è questo. A fare la differenza è lo splendore della scrittura di Valerio Visintin, reporter del Corriere Milano, che filtra anche dalla gabbia delle anguste schede-ristorante.

Vogliamo Visintin a capo di una guida nazionale, o almeno regionale, perché solo Milano? Magari proprio la guida ai ristoranti del Corriere.
Gambero Rosso Low Cost 2010-2011.

Euro 6.93 + spese di spedizione. E’ la guida che aspira ad appaiarsi con uomini dalla rata del mutuo faticosa, e donne che sanno adattarsi al bistrò senza vergogna. Ti dice dove mangiare o almeno provarci, con 10, 20 male che vada 30 euro.

Low-profile più che low-cost nella scelta di certi indirizzi, la guida ne consiglia molti che da un punto di vista squisitamente aritmetico superano il limite dichiarato dei 30 euro.

I cento50 di Torino e del Piemonte 2011.

Euro 6.93 + spese di spedizione. 150 locali torinesi e finalmente piemontesi scelti con personalità, questo il primo dato. Ma un po’ come nel caso del PappaMilano, è la scrittura che conquista, lontana dallo stile smunto e ministeriale delle guide maggiori.

Solo i veri torinèis possono apprezzare.

Guida critica golosa Piemonte 2011.

Euro 12.25 + spese di spedizione. 19esima edizione significa che da 19 anni una guida mette insieme risto, locali e cantine, tendenza editoriale dell’ultimo periodo, tra l’altro con una selezione che lascia pochi rimpianti.
Un po’ legnosa nella scrittura, è una guida nel senso più tradizionale del termine.

Guida Michelin 2011.

E’ la guida non italiana più decisiva d’Italia. Sfortunatamente anche più decisiva di tutte le italiane.

Rapida a registrare i cambiamenti nell’alta classifica quanto la nazionale ugandese ai mondiali di sci, continua  a privilegiare cucina e locali di impronta francese. Nonostante il più alto numero di stelle mai raggiunto in 56 edizioni, i risto italiani con il massimo dei voti restano 6, un numero ridicolmente inferiore a quello francese.

PappaMilano 2011.

Non perché Valerio Visintin sia scomodo o pericoloso, figurarsi. Non è mica un divano Ikea. Piuttosto perché semina il suo vangelo da alternativo con una grazia per la descrizione breve del tutto inusuale nel piccolo mondo delle guide.

I ristoranti d’Italia 2011, Espresso. Con l’ultima edizione la guida de l’Espresso ha deciso di devolversi, un po’ come il 4 per mille, alla nuova cucina italiana. Beh, se non proprio nuova, alla più recente. Questo ha voluto e questo si è messa in linea per fare. Trascurando un po’ l’aristocrazia degli chef ha iniziato a uscire dalla zona di conforto, quella del tutti-insieme-appassionatamente-vecchi-e-nuovi, quella dei 4 ristoranti numeri uno a pari merito.

[Fonti: Amazon, Pinchiorri, Osteria Francescana, Paolo Polli, immagini: Ibs]