Le politiche di Donald Trump causano letteralmente la diarrea

L'atteggiamento anti scienza e i tagli al controllo dei patogeni dimostrano che il voto ha conseguenze tangibili sulla salute pubblica.

Le politiche di Donald Trump causano letteralmente la diarrea

L’estate americana del 2026 sarà ricordata per svariati motivi. I 250 anni degli Stati Uniti, la storica vittoria dei New York Knicks, la Coppa del Mondo di calcio – con annessi favoritismi alla squadra locale. Ma negli annali probabilmente si parlerà anche della famigerata diarrea esplosiva.

In parecchi stati USA è in corso un’epidemia di cyclospora, parassita che si diffonde tramite contatto con materia fecale e che ha evidentemente contaminato frutta e verdura a livello nazionale. Migliaia di persone sono state colpite, e la situazione sembra sempre più fuori controllo. Ci vorrebbe proprio un’agenzia, ente o autorità che vigilasse sui patogeni e fosse pronta, in caso di focolai, a intervenire subito.

Ma sì, ce l’abbiamo! Si tratta del CDC, Center for Disease Control and Prevention. Che tuttavia, in linea con le politiche anti scienza dell’amministrazione corrente, è direttamente parte del problema. Qualche tempo fa infatti il centro ha deciso di eliminare i controlli sui patogeni del cibo, fra cui proprio la cyclospora. E adesso gli americani ne pagano le conseguenze, una scarica dopo l’altra.

Un presidente anti scienza

DONALD-TRUMP

Che ci crediate o no, il voto conta. Lo sanno bene gli americani, che da qualche tempo devono fare i conti con le decisioni e relative conseguenze delle politiche di Donald Trump. Fra i risultati più eclatanti: una guerra impopolare, il diritto all’aborto sempre più limitato, una polizia politica (ICE) che si comporta come la Gestapo con tanto di “campi di detenzione”. E adesso è arrivata anche la diarrea, causata proprio dai tagli dell’amministrazione.

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Va fatta una premessa. Da quando è salito al potere, Donald Trump si è dimostrato leader parecchio anti scienza. Il suo entourage MAGA e soprattutto MAHA sembra ostinato a tagliare costantemente fondi alla ricerca scientifica. Titoli come “L’amministrazione Trump termina la protezione per specie a rischio” (ultim’ora alle 21 del 10 luglio 2026) sono all’ordine del giorno.

Temi fondamentali come clima, salute, sicurezza alimentare sono messi pericolosamente in discussione. E a pagarne le conseguenze sono prima di tutto gli americani. Insieme agli africani, con decine di programmi USAID e PEPFAR per le malattie trasmissibili effettivamente abbandonati. Ma non preoccupatevi che fra un po’ ci faremo i conti tutti, perché epidemie e cambiamento climatico non conoscono confini.

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A trarne i benefici sono ovviamente le grandi aziende e i grandi capitali. Meno regole e meno restrizioni significa poter produrre di più e a costi minori, soprattutto quelli relativi alla manodopera. E per quanto riguarda le aziende alimentari, ciò significa via libera all’uso di pesticidi e sostanze chimiche, sfruttamento del terreno e del bestiame, catene di montaggio più veloci e pericolose. Pazienza se poi scatta il patogeno o la carne guasta ogni due per tre: l’importante come sempre è il fatturato finale e il posto assicurato alle alte sfere decisionali.

I tagli al controllo dei patogeni nel cibo

cdc

L’atteggiamento anti scienza purtroppo riguarda anche i tecnici ed esperti del settore. Vale per il segretario alla salute RFK Jr, anti vaccinista e promotore di alternative “naturali” senza fondamento scientifico. Vale anche per  Jay Bhattacharya, nuovissimo segretario del CDC. Uno con posizioni molto controverse sul COVID, obiettore alla ricerca sui vaccini e favorevole a limitare al massimo le terapie ormonali per le persone transgender.

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Uno che, in poche parole, è perfettamente allineato con Donald Trump. E che nell’ultimo mese ha di fatto limitato il sistema di sorveglianza sulla sicurezza alimentare.Il CDC ha rivelato che l’organo preposto FoodNet (Foodborn Disease Active Surveillance Network) ha ridotto il controllo sugli agenti patogeni del cibo. Il monitoraggio è passato da otto a due soltanto: Salmonella ed E.Coli. Per gli altri (compresi Yersinia, Lysteria, Vibrio e Cyclospora) FoodNet dice essenzialmente Good luck.

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La palla della prevenzione passa agli stati, alle aziende private, ai consumatori. Perfino Taco Bell, popolare catena di fast food a tema tex-mex negli ultimi giorni ha implementato (senza che nessuno glielo chiedesse) misure di sicurezza anti cyclospora nei suoi ristoranti. Per Barbara Kowalcyk, direttrice dell’Institute for Food Safety alla George Washington University, questa decisione porta gli USA venti o trenta anni indietro in tema di sicurezza alimentare

La politica del CDC in merito, aggiunge Kowalcyk, è “molto deludente”. Più cinico J. Glenn Morris, direttore dell’Emerging Pathogens Institute alla University of Florida. Secondo Morris il metodo FoodNet è simile a quello adottato da Trump durante l’emergenza COVID: per farlo smettere, basta che smetti di testare e controllare.

L’epidemia di cyclospora negli Stati Uniti

lattuga

Eppure non basta il pensiero magico a far sparire le malattie. L’epidemia di cyclospora negli Stati Uniti dura da mesi e non accenna a fermarsi. Al momento ha raggiunto diciotto stati con un focolaio importante nel Michigan. Sono coinvolte quasi duemila persone, e più di settanta sono ricoverate in ospedale.

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La cyclospora non è un batterio. Si tratta di un parassita che deriva dal contatto con materia fecale, e si diffonde tramite acqua e vegetali contaminati. In caso di ingestione provoca episodi di cosiddetta “diarrea esplosiva” con forti crampi e rischio di disidratazione. Di per sé non sembra la fine del mondo, ma attenzione: le condizioni possono durare settimane se non mesi.

A differenza dei norovirus dunque, il cui periodo di incubazione è molto rapido e le cui conseguenze normalmente possono durare dalle 36 alle 48 ore, la cyclospora è tutto un altro paio di maniche. Non è trasmissibile da persona a persona, e questo è un bene. Però allo stesso tempo è difficile individuare la causa perché il parassita agisce lentamente, e ci mette più di una settimana a palesarsi.

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Ad oggi dunque non è ancora chiaro quale sia l’alimento “colpevole”. I cibi a rischio sono insalata (soprattutto in busta), basilico, coriandolo, spinaci, lamponi, taccole, cipollotto. I vegetali andrebbero cotti o lavati con cura per almeno un minuto sotto acqua corrente (qualcuno propone anche lavaggi con acqua e aceto). La cura, una volta individuato il patogeno, è esclusivamente antibiotica.

Ovviamente avremmo più risposte se l’organo preposto facesse il suo lavoro. Ma non è così, e per adesso la situazione resta critica. Speriamo non peggiori ulteriormente. Una cosa però possiamo dirla: questa epidemia è l’ulteriore dimostrazione che le politiche di Donald Trump causano (letteralmente) la diarrea.

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