di Nunzia Clemente 24 Aprile 2017
report foodblogger

Report è l’ultimo baluardo del servizio pubblico: magari si sbaglia anche ma non guarda in faccia a nessuno, fa delle inchieste serie, uno di quei generi che la televisione moderna ha abolito”.

Chissà se Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere della Sera, la pensa ancora allo stesso modo dopo gli ultimi episodi del “programma giornalistico che non si può non stimare anche quando ti rovina la carriera” (cit. Antonio Di Pietro), da quest’anno privo di mamma Milena Gabbanelli.

In vent’anni di onorata carriera Report si è conquistato un’attendibilità fuori dal comune tra i media italiani, una rilevanza incontestabile da testata d’assalto ma severa, inflessibile e nemica dei potenti.

Ma prima nel giro degli addetti ai lavori, poi tra gli spettatori più attenti, si sta diffondendo la sensazione che si sia guastato qualcosa.

A far discutere, a motivare chi ritiene che il programma non sia più intoccabile come lo era una volta, è soprattutto l’approccio usato da Report nel trattare faccende delicate.

Il famoso “metodo Report”, quello per intenderci del “giornalismo a tesi” sostenuto da un impiego sottile del montaggio con tanto di registrazioni nascoste.

Nel mondo del cibo il metodo Report ha prodotto finora alcune inchieste che, pur non avendo fatto “saltare poltrone”, come nei casi di presidenti dell’Anas, dirigenti Moncler e manager Conad, hanno senza dubbio colpito nel segno. Ricordiamone alcune:

I fumi dei forni, provocati dalla combustione della legna, che possono rendere tossica la pizza.

La crisi qualitativa delle tazzine servite a Napoli e Roma, che abbatte le opinioni più consolidate sulle città del buon caffè.

L’inquietante reportage sugli antibiotici somministrati agli animali in un allevamento Amadori.

Lo spregiudicato impiego da parte dei coltivatori di concimi e pesticidi che l’abnorme diffusione del Prosecco ha portato con sé.

Ovviamente “Sotto le stelle”, la recente inchiesta sui cuochi stellati, sul rapporto (perverso) di questi con la critica, sul lavoro duro nelle loro fucine.

Un servizio che ha causato “silenzi” imbarazzanti, dimostrando con buoni ascolti che sì, il mondo della gastronomia è consociativo, e che lo sfruttamento del lavoro nelle cucine stellate esiste.

Ma che avrebbe potuto farlo meglio.

E forse c’erano tesi meno risapute da dimostrare, meno evidenti o discusse a lungo sui social network, per esempio. Ecco, l’impressione è che le nuove tecnologie stiano mettendo in discussione il modello di Report.

Buona parte delle inchieste che abbiamo citato si devono a Bernardo Iovene, giornalista, collaboratore di Rai3 dai tempi di Professione Reporter (1994), premio Ilaria Alpi per il giornalismo nel 2009.

Questa sera il giornalista napoletano trapiantato a Bologna,torna a occuparsi di cibo, parlando dei foodblogger e della critica fai-da te di Tripadvisor.

Visto il breve trailer comparso in rete, le tesi di Report potrebbero sostenere che i foodblogger sono influencer corteggiati e strapagati dalle aziende spesso in modo poco trasparente. Insomma, molti contenuti considerati spontanei dai lettori sono invece indotti da sponsorizzazioni non dichiarate.

E pure che il circo costruito intorno alle recensioni di TripAdvisor comprende la vendita di false recensioni a pacchetti di centinaia.

Non sembrano tesi così ardite da indurre qualcuno a ribattere punto per punto su Twitter, per utilizzare l’immediatezza dei social network contro un programma registrato.

Un metodo usato di recente da Coca Cola per rispondere alle accuse di Report, e che sembra mettere in discussione per la prima volta quello che è stato un intoccabile programma d’inchiesta.

Riuscirà ugualmente a sorprenderci Bernardo Iovene? Lo scopriremo stasera su Rai3 alle 21:30.

[Crediti | Immagine: Scatti di Gusto]