Per costruire un rapporto di fiducia con chi legge bisogna essere onesti, è indiscutibile, e scrivere sempre cosa sta realmente accadendo. I modi invece si possono discutere, prendi Dissapore. Per noi una storia è una storia, che venga dal New York Times o da una fonte anonima (ma credibile) non fa differenza. A un patto: è proibito cercare capri espiatori attraverso diffamazioni o insulti gratuiti. Detto questo, ai parossismi da maestrini dell’etica preferiamo una brutale sincerità. Così, quando la settimana scorsa un ristoratore che voleva restare anonimo mi ha chiesto se fosse opportuno da parte di blog, guide e altri media, dar lustro al ristorante napoletano Il Comandante di Alfredo Romeo – imprenditore condannato a due anni di reclusione per una vicenda di appalti pilotati – prima ci ho pensato, poi, di nuovo sollecitato dal ristoratore, ho deciso di domandarlo ai lettori. Come sempre.

A chi si chiede se la mail ricevuta dal ristoratore fosse diffamatoria rispondo di no. Il testo, raccolto da Leonardo Ciomei, editor di Dissapore, e da me pubblicato con alcuni ritocchi irrilevanti ai fini del significato, diceva tra le altre cose che: “giornalisti come il pur bravo Luciano Pignataro, gli hanno dedicato post acclamatori “quanto è bravo… finalmente a Napoli… quant’è bello il ristorante…”. Una citazione quella riguardante Pignataro, che aveva il solo scopo di preparare la domanda successiva: è ancora opportuno dar lustro a certi ristoranti?

Il problema, al di là delle parole di facciata dei guidaioli (“Dissapore è la cosa più bella, starei per dire l’unica, dell’ultimo anno gastronomico italiano“, Luciano Pignataro – 17/02/2010) è che ci sopportano poco, perché descriviamo l’agonia delle guide “di carta” senza troppo rispetto per le regole del club.

Sta di fatto che il post di Dissapore ispirato dalla mail del ristoratore, apparecchia una spettacolare, potente crisi di nervi. Vittima, ovvio: Luciano Pignataro, giornalista gastronomico dalle 1000 amicizie e collaborazioni (guide L’Espresso, Slow Food) specialmente in Campania, e finora, grande estimatore di Dissapore. Che ha vistosamente preso a modello per lo sviluppo del suo blog.

Fuori di sé, colpito da temporaneo black out dei circuiti cerebrali, Pignataro dimentica di essere un giornalista, e senza uno straccio di prova afferma risoluto: “Maurizio Cortese è evidentemente l’ispiratore di questo post e usa Dissapore come una clava contro tutti i presunti nemici del Don Alfonso“.

Capìto il ragionamento? Secondo lui, quella del ristoratore anonimo è una favoletta inventata da Dissapore (che di conseguenza è una specie di “Gazzetta della Bugia”), e dietro questa storia c’è Maurizio Cortese, interessato a distruggere un concorrente del ristorante Don Alfonso di Sant’Agata tra i due Golfi (NA).

Ora: come si può pensare una cosa del genere? Quanto risentimento e frustrazione nasconde un pensiero così contorto? Io ve lo dico, fossi stato Maurizio Cortese sarei saltato alla giugulare di Pignataro. Invece Cortese, che ha scritto praticamente di tutti i ristoranti dell’area napoletana, è rimasto in silenzio. Il suo mantra è: Non. Rispondo. Alle. Provocazioni. Gratuite.

Ma chi è Maurizio Cortese? Gastrofanatico di lungo corso, editore associato di Dissapore, Cortese è persona specchiata. Con un problema. Conosce fin da bambino Alfonso Iaccarino del ristorante Don Alfonso, marito di Livia Iaccarino, che in un famoso episodio di Striscia la Notizia, ha accusato di poca etica professionale Enzo Vizzari, direttore guide dell’Espresso, e di conseguenza, anche di Luciano Pignataro. Agli occhi dei due, questo equivale a un marchio di infamia. E Maurizio Cortese, nonostante per chiarezza con i lettori abbia dichiarato l’amicizia con gli Iaccarino ogni volta che si è occupato del Don Alfonso, è ritenuto il consigliori che ha ispirato la condotta di Livia Iaccarino. Ma non basta, anche l’ideatore occulto della petizione “per non essere più giudicato dal direttore delle Guide de L’Espresso, Enzo Vizzari“, che tra l’altro, io stesso ho definito una sciocchezza. Anche ‘stavolta, senza la minima prova.

Prima provare poi parlare. Tornando al Romeo di Napoli, per scoprire se valeva la pena dargli lustro, come chiedeva il ristoratore anonimo, Dissapore ha inviato al ristorante il suo collaboratore Giampiero Prozzo. Perché va da sé che per noi l’elemento “come si mangia” non è esattamente secondario.

Siccome non esiste un unico modo di descrivere un ristorante, anzi, è auspicabile cercare alternative al linguaggio stereotipato delle recensioni, Prozzo ha usato un tot di parole per spiegare ai lettori la situazione atipica del Romeo, e meno per raccontare gli attributi gastronomici del ristorante.

E’ libero di farlo? E ancora: è libero di esprimere la sua opinione sulle cose che ha mangiato?

Macché. Ormai in rottura cerebrale prolungata, Pignataro nel suo blog aggredisce anche lui con massicce dosi di arroganza. L’eterna, odiosa arroganza del giornalista di professione alle prese con il critico fai-da-te (e visto che c’è, replica le accuse gratuite a Maurizio Cortese). Siamo all’apoteosi, Prozzo avrebbe c-e-n-s-u-r-a-t-o le fotografie dei piatti mangiati per danneggiare Il Comandante. Lo sbrocco è palese, mica sono questi i percorsi mentali del Luciano Pignataro che conosco (e tralascio la retorica dei commenti: “Napoli non decolla”, “ha fatto piangere dei ragazzi che lavorano”). Prozzo non ha inserito le foto perché abbiamo concordato insieme che non fosse il caso. Non erano all’altezza di quelle da noi pubblicate abitualmente. Eccole.

Enzo Vizzari. Nella discussione seguita alla pubblicazione dei due post di Dissapore è intervenuto anche Enzo Vizzari. Che ci ha rimproverato “di aver assimilato i peggiori difetti dei “vecchi” giornalisti della carta stampata”. Primo tra i quali, “l’incapacità di riconoscere i propri errori, anche veniali, e di voler ad ogni costo aver l’ultima parola”. Non c’è problema, i blog sono conversazioni si diceva tempo fa, uno scrive, l’altro risponde. Prima Enzo.

Non fa bella figura Dissapore quando prima spiega perché non recensirà mai il ristorante Il comandante, poi, senza spiegare i motivi del dietrofront, lo recensisce frettolosamente, affidando la missione a un aspirante cronista di giudiziaria che su cinquanta righe di “recensione” ne dedica tre-dicesi-tre alla cucina e tutto il resto a un prolisso blabla che vorrebbe mascherare l’evidente pre-giudizio nei confronti del ristorante in questione. Mi dispiace, sinceramente, per Dissapore. Cercate di volare un po’ più alto, come avete dimostrato di saper fare.

Vizzari, che pur intervenendo spesso non ha una grande dimestichezza con il blog, ha creduto di leggere l’opinione di Dissapore, non quella del ristoratore anonimo. Nessun problema, può capitare. Noi volevamo soltanto discutere con i lettori l’argomento sollevato dalla mail ricevuta. Argomento che divide. Quindi, non abbiamo fatto dietrofront inviando Giampiero Prozzo al Comandante.

Ora concedetemelo: la critica è una materia volatile, dove è difficile fissare certezze assolute, si va per graduatorie e per filoni, per parentele e assonanze, non c’è scienza o scientificità che tenga, alla fine ciò che conta è il gusto. E’ evidente che il gusto costituisce un criterio soggettivo, privo di qualsiasi riscontro misurabile. E Prozzo ha espresso il suo gusto. Opinabile finché volete, ma suo. Punto. Non ci sono pregiudizi nei confronti di nessuno.

Uff, ho bisogno di una boccata d’aria fresca. E il bello è che mi sfugge perfino il vero motivo della solenne incazzatura di Luciano Pignataro, perché quello apparente – il testo della mail ricevuta dal ristoratore – non la giustifica.

I blog sono solitari, poveri, sporchi e brutali. E l’agonia delle vecchie guide gastronomiche particolarmente lunga. E non è neanche lo stesso campionato.

commenti (52)

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  1. Avatar Antonio Scuteri ha detto:

    Io non ho blog. Ma, credo, conosco Internet. Sono stato il redattore “zero” di Rep.it nella sua primissima uscita sperimentale. Aprile 1996, quandi Internet non era ancora neanche un fenomeno di nicchia, ma materia per “primati dell’informatica”. E per quanto riguarda il mondo della gasgtronomia ho inziato a chiacchierare con gli amici virtuali sui vecchi newsgroup di Usenet (cosa che faccio ancora oggi)

    Da qualche anno, professionalmente, sono ritornato sulla carta, ma non è detto che non rientri presto sul web. I due mondi, per un editore, sono ormai sempre più intrecciati, e quasi intercambiabili, anche se il processo di integrazione è ben lungi dal potersi considerare concluso

    Tutto questo per dire che a mio parere questa diatriba sul caso Romeo (nel cui merito non entro, pur conoscendone la genesi) non ha assolutamente nulla a che fare con un presunto scontro carta-web

    Altrimenti mi sfugge il perché Pignataro, che ha un suo blog, utilizza costantemente il web per la sua professione, ed è/era un ammiratore di Dissapore, dovrebbe aver aperto uno scontro sul tema web-carta

    I motivi dello scontro mi sembrano evidentemente e palesemente altri. Non li conosco, non so quali siano, e quindi non faccio ipotesi. Ma di certo titolo e conclusioni di questo tuo intervento mi sembrano non centrati e fuorvianti. Anche se, ovviamente, posso sbagliarmi, esprimo solo una mia opinione. Porsi dei dubbi è vecchio come il mondo, ma credo sia utile anche nel 2.0 😀

    1. Io penso che i motivi della diatriba siano sempre i soliti: la vil pecunia.
      Provo a spiegarmi. Nel nostro settore con il web è difficilissimo guadagnare. E lo è ancor di più perchè in Italia le Guide enogastronomiche e cartacee hanno un proprio pubblico ben radicato e fidelizzato. La carta profuma di autorevolezza, il web ancora no.
      Ed allora ecco la guerra al concorrente forte, alle Guide cartacee.
      Guerra che come tutte le precedenti, nella sanguinosa storia umana, ha radici ben piantate nelle motivazioni economiche (quanta nostalgia per la guerra di Troia combattuta per una donna!!).
      Ed è questo che mi sta stancando, ma ditelo no! Ditelo che vi state contendendo un tozzo di pane!
      E, badate bene, in questo non c’è nulla di ignobile, di peccaminoso, di cui poi bisogna vergognarsi.
      Quello che lascia basiti e tristi sono i metodi: ma ci vuole tanto a combattere la concorrenza come già fate sui tempi di reazione, sullo stile dei diversi narratori, sul uso dell’immagine, del suono (sentiero ancora semi inesplorato), sulla gratuità del servizio (ancora per quanto?), etc etc.
      Combattete con tutte le armi che la moderna tecnologia ed il web vi permettono. Però non dimenticatevi mai della correttezza.
      Correttezza non pelosa, non retorica, non stantia.
      Si, secondo me pubblicare un post così “aggressivo” come quello in questione, sotto forma anonima è stata veramente una enorme sciocchezza.
      Ve lo dico da amico anche personale di alcuni di voi, da suggeritore di argomenti, di temi, da contento lettore e compulsivo commentatore di questa vostra corale e bella attività.
      .
      Rileggendo quello che ho scritto mi son reso conto forse di poter esser frainteso.
      Il peccato compiuto non è uno di quelli capitali, da crocefissione, da rogo in Campo de’Fiori. E’ un banalissimo incidente di percorso come ognuno di noi sicuramente ha fatto non una sola volta nella propria vita professionale ed umana.
      L’importante secondo me è cercare di evitare di ripeterlo.
      .
      Ciao

    2. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Quindi, secondo te, sul problema della legalità dobbiamo far finta di niente per compiacere qualcuno? Credo che il tema fosse giusto, spropositata è stata semmai la reazione.

    3. Antonio ti prego non offendere la mia e tua intelligenza. Nel mio intervento cui tu hai risposto non ho minimamente parlato del contenuto del post “incriminato”.
      Ho parlato solo ed esclusivamente del suo essere anonimo.
      .
      Però siccome nel blog di Luciano Pignataro ho scritto anche altro mi corre l’obbligo postarlo anche qui.
      .
      Vignadelmar:
      “Io penso che l’autore di un post debba sempre essere riconoscibile e non anonimo. Ci sta poi che i commentatori possano essere anonimi (è il web bellezza!!!).
      Io preferisco sempre scrivere in prima persona, tanto non mi vergogno facilmente ad esprimere quello che penso.
      Nel merito della vicenda poi penso che ci si dovrebbe attenere agli atti, non alle ipotesi, non ai propri a-scientifici oppure a-giudiziari convincimenti.
      Spesso litigo su questo punto parlando di vino. Alcuni affermano volentieri che il Produttore X applichi sicuramente pratiche colturali, di cantina, tagli, difformi da quanto lo stesso Produttore pervicacemente e continuamente afferma.
      Così come sono numerosissimi i convinti che per essere recensiti nelle Guide gastronomiche si paghi. Lo scrivono, lo riscrivono, lo affermano perentoriamente, ma mai nessuno che porti una sorta di straccio di prova.
      (Senza voler poi tornare alla medioevale ed oscurantista campagna contro i velenosissimi additivi)
      E non c’è modo di fargli capire che questo modo di procedere apre la via a che tutti possano sentirsi autorizzati a parlare e sparlare di tutto e tutti, senza poi raggiungere una parvenza di rappresentazione reale della realtà.
      A me discutere con questi presupposti piace sempre meno e penso che un po’ alla volta molti altri si stancheranno.
      .
      Ciao”

    4. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      DI quale anonimato parli Luciano? Forse sulla testata non c’è scritto “Dissapore” bello grande?

      E a proposito del “parlare e sparlare di tutto e tutti, senza poi raggiungere una parvenza di rappresentazione reale della realtà” che mi dici delle accuse gratuite a Maurizio Cortese? Ti sembra ragionevole pensare che abbia cercato di difendere un ristorante (Don Alfonso) dalla concorrenza di un ristorante che dista 70 chilometri da lui?

    5. Antonio, non farmi domande oziose, non chiedermi se sono a favore del fatto che si parli di rispetto della legalità.
      Ti prego di dare per scontato un mio quasi assoluto rigore su questi temi.
      .
      Inoltre di quale legalità o di quale illegalità parliamo ?
      Perchè se ci mettiamo a fare le pulci a quelle attività illegali non la finiamo più e dovremmo trasformarci in ispettori INPS, INAIL, ASL, Guardia di Finanza e cammin facendo.
      E’ forse questo il ruolo di un recensore gastronomico ?
      Deve innanzi tutto verificare il rispetto delle leggi (legalità) o il non rispetto delle leggi (illegalità) del soggetto sotto esame ?
      Se paga abbastanza tasse, se emette tutti gli scontrini fiscali, se paga regolarmente i contributi ai lavoratori, se ha personale a nero ??
      E bada bene che la mia non è una provocazione, queste sono illegalità socialmente e moralmente odiosissime.
      .
      Ciao

    6. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Chiarisco ulteriormente: al di là del fatto che sia giusto o meno (anzi, proprio perchè vogliamo capire) abbiamo il diritto di affrontare il problema?

    7. Certo che ne hai, ne avete diritto. Nessuno credo pensa di impedirvelo.
      Però io penso sia un inutile esercizio che a nulla porta ed a nulla serve.
      Questo perchè se tu un giorno scrivessi bene del risorante “Pincopalladilardo” uno potrebbe comunque alzarsi e scrivere sul perchè tu ne abbia parlato bene dato che è risaputo che non paga le tasse, non emette tutti gli scontrini fiscali, non paga i contributi ai dipendenti assunti ed alcuni li tiene a nero….è un circolo vizioso.
      .
      Ciao

    8. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Finchè tutto rimane nei termini della normale dialettica, sono disposto ad affrontare il rischio, caro Luciano, perchè da qui passa il confine tra una guida cartacea (ferma, immobile, senza diritto di replica) e un blog come il nostro, in cui tutti hanno diritto di parola.

      Meglio un circolo vizioso che uno viziato.

    9. Caro Antonio, siamo tornati a bomba al tema sollevato dal mio primo intervento.
      Trovo sgradevole definire le Guide cartacee come portatrici e facenti parte di un “circolo viziato”.
      L’essere sul web non è di per se stesso un antidoto automatico ed assoluto agli eventuali mali del cartaceo, non significa essere esenti dal peccato originale.
      Trovo sia ingeneroso e sia come un tirare nel mucchio, come se tutte avessero lo stesso peccato originale…..ed io al peccato originale non ho mai creduto, come non ho mai creduto alla purezza.
      .
      Ciao

    10. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Non mettermi in bocca parole che non ho detto. Il circolo viziato non era riferito alle guide, ma a certi modi di fare, anzi di vivere, che sono comuni in questa Italietta da quattro soldi.

    11. Mi pesa vedervi litigare in questo modo. Siete due persone che non riesco a immaginare sempre sorridenti.

    12. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      E chi sta litigando?

    13. @ Tommaso: discutere animatamente ed avere anche radicali divergenze non vuol dire litigare.
      .
      Ciao

  2. Avatar Corrado ha detto:

    “Napoli non decolla”, “ha fatto piangere dei ragazzi che lavorano”

    Tu hai tralasciato la “retorica dei commenti”, ma è un punto significativo. La mentalità del: “non parliamone troppo male”, perchè ci sono “i ragazzi che lavorano”, ma che vuol dire? Se qualcuno lavora male va segnalato se no che accidente di guida sei? Questo atteggiamento è tra le cose che hanno fatto perdere credibilità alle guide cartacee. Poi sul resto della vicenda (e mi scuso molto per la mia volgarita) sembra quello che ha Milano si dice “roba de teruni”: “Tu hai toccato l’amico mio perchè, l’amico dell’amico tuo te lo dicette, non ti dovevi permettere” ma che tristezza! Se questi signori credono che le critiche al ristorante siano ingiuste che lo difendano spiegando perchè e come mai, non infangando chi ha criticato. E’ un artificio retorico patetico (anche se oggettivamente, in politica, funziona alla grande!)

  3. Metto qui il mio post in risposta a quello che è stato scritto sempre su dissapore

    Luciano Pignataro risponde: 31 marzo 2010 alle 14:50 (link)
    Ovviamente qualcun altro potrebbe fare il contrario, beatificando in modo da equilibrare le improvvide schiere di detrattori…..
I fatti ti hanno risposto e abbiamo visto chi è andato al Romeo.
Sei previggente, Pagano. Molto.
Però ricordati che chi di spada ferisce…. di Spada perisce(dissapore)

    Caro Luciano,

    ti ricordavo come “cane da guardia” dell’informazione al sud. Critico ed equilibrato. Ma si vede che ricordavo male. Ho letto stamattina questa tua allusione al noto ristoratore romano (e il tuo post di “aggiornamento”) che dovrebbe ferire (o perire, dopo i trapianti di fegato ci sta pure) e ti ringrazio per l’importanza che dai alle mie (facili) doti di preveggenza (o di pre-vigente nel senso di norma antecedente?) andando a postare su dissapore la tua allusione un giorno prima (31 marzo 2010 alle 14:50) rispetto all’allusione più diretta al noto ristoratore romano sul tuo blog (1 aprile 2010 alle 10:09).

    Non vorrei dilungarmi e approfittare dello spazio altrui ma mi sembra che tu (Luciano):

    A) Abbia fatto una pessima figura con la storia del complotto di Iaccarino (ma ho sentito Alfonso ed Ernesto che si sono fatti una gran risata)
    B) Debba fare le scuse pubbliche a Ernesto e Alfonso Iaccarino (che non sono i mandanti)
    C) Debba fare le scuse pubbliche a Maurizio Cortese (che a questo punto non ha sub-appaltato la recensione all’architetto)
    D) Da buon preveggente gli consiglierei di fare le scuse pubbliche anche a me (non vorrei che pensasse che il complotto della costiera sorrentina fosse diventato il complotto di oltretevere con questa battutina da quinto quarto)
    E) Farebbe meglio ad annotarsi il detto “Chi va con lo zoppo comincia a zoppicare” (ma si fa sempre in tempo a smettere andando avanti e lasciandolo per strada)
    F) Debba avvertire Ciomei che le tracce si lasciano anche per linguaggio deduttivo che è quello che distingue un giornalista da un prestigiatore di strapazzo.

    Questo, credo, per onestà intellettuale nei confronti dei tuoi lettori (di Pignataro) che già in altre occasioni potrebbero essere rimasti perplessi sul livello del dibattito (ricordate Pazzaglia, commentatore anche del Mattino?). Come quando hai ritenuto che la cosa più importante da comunicare di un ristoratore fosse un rotolo di carta igienica, checchè firmata e scritta da un esperto del settore, mentre hai ritenuto sconveniente che un architetto parlasse di architettura. 🙂

    PS: a scanso di equivoci, io da Don Alfonso ci vado da solo. Luciano se vorrai incrociare le forchette, e ne sarò ben lieto, ti posso invitare da qualche altra parte (ovviamente sei ospite mio 🙂

  4. Avatar Enzo Vizzari ha detto:

    Non so quanto durerà l’agonia delle Guide che dirigo, per intanto scrivo su L’espresso ogni settimana e, quando capita, su Repubblica, che spero – dio blog permettendo – avranno vita un po’ più lunga. Non entro nel merito della vicenda Comandante, ho già detto la mia. Mi limito a far presente a Bernardi – che mi rimprovera di aver scambiato l’opinione di un lettore con quella di Dissapore – che il titolo sopra la lettera del ristoratore (vigliacco? coglione? manipolato? strumentalizzato? comunque libero di pensare quel che gli pare ma non di calunniare e diffamare chicchessia a mezzo blog ospitale) lo ha fatto Dissapore, senza virgolette nè punti interrogativi e questo, sino a prova contraria, equivale a una presa di posizione della testata, e quindi a una condivisione del contenuto del post da parte del direttore. Ragazzi, siete bravi – secondo me i più bravi – svegli, dinamici, brillanti e fantasiosi. Ma datevi una calmata, cercate di restare
    “normali”, come i vostri lettori.

    1. Massimo Bernardi Massimo Bernardi ha detto:

      Dissapore ha scritto questa frase all’inizio del post cui ti riferisci, Enzo.

      Un ristoratore che preferisce restare anonimo ci chiede di pubblicare la sua nota su Alfredo Romeo, imprenditore napoletano arrestato per una vicenda di appalti pilotati. Romeo, è anche il proprietario del ristorante omonimo a Napoli.

      Può essere che ti sia sfuggita? E che questo non confermi l’ipotesi di “una presa di posizione della testata” come la chiami tu?

      Il ristoratore non è né vigliacco, né coglione. Nessuno l’ha manipolato o strumentalizzato. Mi ha solo chiesto di rimanere anonimo. E Dissapore ha deciso di parlare con i lettori del tema che proponeva.

      Qui siamo calmi, tanto calmi che per una settimana abbiamo sopportato in silenzio gli isterismi di Pignataro, e gli insulti al limite della diffamazione che ha destinato ad alcuni di noi. Alla fine, ci siamo limitati a esporre i fatti.

    2. Avatar Enzo Vizzari ha detto:

      Stiamo ai fatti, appunto. Un “fatto” – del quale sarebbe onesto da parte vostra riconoscere l’errore – è l’affermazione-titolo:
      Perché dobbiamo dimenticare Il Comandante di Alfredo Romeo. “Dobbiamo” chi, se non – sottinteso – “noi di Dissapore”? Ti prego Massimo, non fare ulteriormente finta di non capire.
      Un altro “fatto” è il titolo “Guide sull’orlo di una crisi di nervi”, che proprio non ha la minima attinenza con tutto quanto è stato discusso in precedenza.

  5. Avatar Giovanni ha detto:

    Il bello è quando si parla lusinghieramente dei feudi di san gregorio in pubblico e poi non si bevono mai in privato. Perchè i feudi hanno dato lustro all’Irpinia (con l’aglianico merlottizzato…)

  6. Avatar Francesco Annibali ha detto:

    Massimo non entro nel merito della vicenda che non me ne frega una mazza, ma il rapporto – dall’ottimo in su che ho con tutti quelli di voi che conosco – mi permette una sincerità particolare.

    Ma non eravate saliti on line per demistificare e dissacrare?

    Se è così, mi pare che state abbondantemente fuori strada: avete al contrario sollevato di parecchio l’asticella del pettegolezzo.

    Qui non si tratta di aumentare le dicerie tra 1000 persone, ma di “aprire” a un pubblico di lettori appassionati potenzialmente enorme.

    Con immutata stima, un vostro (tiepido) lettore.

    P.S. ti aspetto a Civitanova che si va a mangiare qualcosa da Galileo va là 🙂

  7. Ad ogni modo, se posso dirlo, io al Comandante ho mangiato come si deve, altroché. Da quando ci sono stato, non ho fatto altro che consigliarlo a tutti.
    Quanto a Romeo, che la sera in cui io mi rifocillavo nel suo locale se ne stava al bancone a parlottare con Aprea, credo che qualche scheletruccio nell’armadio ce l’abbia. Da cittadino, a Roma, quando le strade erano cosa sua (è durato poco), venivano riqualificate comme il faut, magari un po’ a caro prezzo, ma comme il faut. Come il ristorante.

  8. Avatar eggi ha detto:

    il rischio di scivolare nel ‘personale e discutibile é alto’
    resto sul tema iniziale.
    si deve o non si deve parlare/promuovere uno uno chef/ristorante il cui proprietario ha vicessitudini giudiziarie e se la sua cucina corrisponde alla reale e promossa da alcuni giornalisti?
    potremmo anche chiederci allora se sia giusto che uno chef/ristoratore faccia mangiare o ospiti qualcuno che ha discutibili giudiziarie.
    o la ‘puzza dei soldi’ é diversa a dipendenza di chi l’annusa?
    poi ci sono le immagini, queste immagini. che dire… posso dire che ‘sono discutibili’ sia qui che nel blog di Luciano.
    perché una buona immagine offre la possibilità di andare oltre il pensiero, la parola il ‘gusto personale’ o recensione che sia.
    giusto che ognuno fotografi e discuta di cibo. non dimentichiamo però che se ‘vuoi farlo a tutti i costi’ bisogna… attrezzarsi meglio.
    o la professionalità appartiene sempre e solo a categorie estranee a questo mondo?

    1. Avatar anonimo ha detto:

      eh si da anonimo e rivendico il mio diritto di rimanere nell’anonimato…:-) sperando che Dissapore protegga il mio diritto all’anonimato:-)
      Eggi, il discorso è un pò più complesso. Bisogna distinguere tra il recensire un ristorante a livello professionale di proprietà di una persona nota per vicende giudiziare e dare da mangiare ad una persona che ha vicende giudiziare alle spalle.

      Cerco di spiegarmi meglio. Se il nanetto B. entrasse in un ipotetico locale di mia proprietà, io, come mia scelta personale, gli direi di andarsene. Ma in realtà, l’unico danno lo farei a me stesso per mancato incasso. Sta difatti alla sensibilità del proprietario accettare deliquenti nel proprio locale o no. Quando invece si pubblica un articolo, le implicazioni, evidenti e che non sto qui a elencare, sono diverse. Il problema non è tanto il fatto che sia stato pubblicato uno, due, dieci articoli su una proprietà “macchiata”(perchè una leggerezza o ignoranza dei precedenti è consentita a tutti), quanto il fatto che si continui a sostenere che sia giusto ed onorevole. Ma, allora, scusate, perchè non facciamo un esempio più estremo: se il ristorante fosse di proprietà di uno stupratore di bambini, voi, il ristorante, lo recensireste? Perchè secondo la tua tesi in cui si sostiene che la proprietà debba essere separata dalla qualità di come si mangia, si dovrebbe. E allora, qual è il limite? Qual è il limite oltre il quale una giustizia sociale, non legale, deve intervenire? Così ragionando, è normale che ci siano persone che continuano a votare per politici che hanno commesso reati, alzando sempre di più la barra di ciò che è consentito e di ciò che non è consentito, o meglio, di ciò che è Giusto e Sbagliato.

      Questo è il mio punto di vista, sbagliato o giusto che sia, mi ha fatto piacere poterlo esprimere. Liberamente.

    2. Avatar eggi ha detto:

      il discorso non é complesso e non deve diventarlo.
      perché se da un lato é giusto che il ristoratore romano denunci un’atavica concorrenza sleale delle aziende (non solo turistiche) direttamente o inderamente legate alla criminalità non trovo giusto e, senza alcun nesso logico, che a farne le spese sia il cuoco del ristorante campano.
      lascia stare la politica perché altrimenti tutto diventa complicato.parliamo di cose concrete.
      non so chi effettivamente abbia in realtà il coraggio di ‘cacciare’ un cliente e ti spiego il perché. tu non sai mai chi si siede al tuo tavolo o, per rimanere in tema, a chi progetti la tua villa, palazzo ecc.fondamentalmente a nessuno interessa.
      l’importante é accontentarlo e ricevere il giusto compenso per quello che gli si é offerto. ma i soldi non sono tutti uguali ed anche se sappiamo che
      un sorso di amaro a fine pasto é lecito non ci preoccupiamo se lo stesso produttore era implicato nel contesto del vimo al metanolo.
      dire che la criminalità investe nel turismo mi sembra davvero superfluo. ha cominciato a farlo nel 1980. ma investe anche in aziende, case, terreni.
      in una intercettazione un tizio diceva all’altro: ‘basta! i ristoranti della città sono tutti nostri… basta con i ristoranti…comincia con gli alberghi e le case’.
      ed allora se esiste una concorrenza sleale.. perché esiste, perché utilizzare vie traverse?
      la trovo una scelta discutibile e che non porta nessun giovamento.
      altrimenti per coerenza ideologica, quando si decide di andare in sicilia non bisognerebbe transitare sulla salerno-reggio calabria ma fare il giro largo dall’egitto.
      e comunque quello che vorremmo fare differisce di molto da quello che facciamo.
      il fatto che io entri e preghi in una chiesa cattolica non significa che condivida la pedofilia o che abbia contribuito a sterminare 200milioni di persone nella storia.
      ti chiedi qual’é il limite.. io posso, forse, conoscere il mio

    3. Avatar gianluca ha detto:

      “altrimenti per coerenza ideologica, quando si decide di andare in sicilia non bisognerebbe transitare sulla salerno-reggio calabria ma fare il giro largo dall’egitto.”

      ahahahahaha 🙂

    4. Avatar Corrado ha detto:

      Se il tema è:
      si deve o non si deve parlare/promuovere uno uno chef/ristorante il cui proprietario ha vicessitudini giudiziarie e se la sua cucina corrisponde alla reale e promossa da alcuni giornalisti?

      penso la risposta sia recensire il locale e ricordare chi è/ cosa ha fatto il proprietario. Questo si chiama recensire, poi sarò io a scegliere dove andare.
      Se uno non vuole vergognarsi di esser chiamato ladro basta che non rubi, se uno non si vergogna nemmeno è solo seccato della perdita d’immagine bhe dispiace, ma la gente onesta l’immagine se l’è costruita con anni di sacrifici (gli stessi che hanno fatto per comprarsi il ristorante…senza rubare). E’un errore di tanto tempo fa ? Tu scrivilo nella recensione, poi sarò io a valutare quando per me scatta la mia personale prescrizione.

    5. Avatar eggi ha detto:

      il problema non é se é giusto o meno recensire aziende costruite in modo poco chiaro ma il perché queste aziende esistono. non trovo giusto che la recensione gastronomica debba necessariamente spaziare su problemi che non riguardano il fine stesso ed oggettivo della recensione.
      che la recensione stronchi o enfatizzi il luogo poi mi pare ovvio e lecito.
      utopia pura solo pensare di farlo. in che modo?
      cucina:7
      arredamento:8
      parcheggio: nelle immediate vicinanze
      propietario: due omicidi, truffa aggravata, associazione mafiosa prescritta
      chef: incensurato ma molto amico del propietario
      mah…

    6. Avatar Corrado ha detto:

      Invece penso sia auspicabile. Mai sentito parlare di “banca etica” ? Di gente che boicottava la Nike perchè sfruttava il lavoro minorile? Di gente che non vuole i diamanti del Congo? Io conosco un’anziana signora italiana ed ebrea che non compra niente prodotto in Germania! Ok esagera, ma ne ha passate tante a causa loro. Ecco avrà il diritto di sapere se hai fornelli c’è Priebke e decidere se dare i suoi soldi a lui o ad un altro? Chiaro che si corre il rischio del pregiudizio o della diffamazione ma se il recensore è malintenzionato può esserlo anche senza citare i precedenti penali. Tu dai l’informazione e lascia che sia la gente a decidere.

    7. Recensori di tutta Italia udite !!!
      A far data da domani 03 aprile 2010 ogni recensione dovrà preliminarmente iniziare con la riproduzione della seguente documentazione:
      a) fedina penale del titolare e di tutti i dipendenti
      b) certificato di regolarità contributiva della società
      c) dichiarazione dei redditi del titolare se ditta individuale, della società negli altri casi.
      d) ricevuta versamento INAIL
      e) ricevuta della messa in regola periodica degli estintori
      f) ricevuta della verifica messa a norma degli impianti elettrici, messa a terra, impianto del gas, adeguato impianto di aspirazione fumi.
      g) ricevuta abbonamento smaltimento olii usati
      h) verifica se le attrezzature utilizzate hanno il marchio CE
      i) varie ed eventuali

      Se vi rimane tempo ed avete sufficente spazio nella pagina parlate di come si mangia e cosa vi danno da bere.
      .
      F.to
      Il Presidente degli Ispettori della legalità nei ristoranti italiani.

    8. Avatar Corrado ha detto:

      Vignadelmar non capi cosa ci sia da fare dell’ironia. Fai tanto l’antiberlusconi, causa di tutti i mali del mondo, poi se uno ha fatto un ristorante rubando tutto ok? Anzi va tenuto nascosto? Io se uno è un ladro da lui non ci vado a mangiare, uno che non si fa problemi ad uccidere le persone (parlo in linea teorica) secondo te si fa problemi a farti mangiare schifezze?
      Poi se uno non vuole che si dica che è un ladro basta che non vada a rubare, è colpa sua non del recensore.

  9. Avatar Chefclaude ha detto:

    Non credo si tratti semplicemente della puzza (indifferente) dei soldi.
    Il problema malamente sollevato da Dissapore era forse un altro: però c’era del materiale per discuterne, recensori e commentatori avrebbero potuto approfittarne con altra intelligenza, visto che si tratta di una questione per lo più rimossa dagli addetti al settore, invece che seppellirlo sotto la cortina fumogena della polemica personale. Sollevando dubbi a casaccio sull’onestà altrui, ma mostrando il patetico della propria.

    Ho scoperto con meraviglia in questi giorni che Napoli non decolla per colpa dell’architetto Prozzo e delle sue recensioni da hobbista della domenica, fatte col “naso turato”. Il quale rema contro i grandi progetti che valorizzano la città, tra cui vi sarebbe un ristorante da dodici coperti a cento e passa euro a cranio, investimento di un noto personaggio (noto anche alle patrie galere) che, da mani pulite in poi, si appalta l’impossibile delle commesse pubbliche ovunque, iniziando da un territorio in cui è la camorra a decidere chi muove chi o che cosa.

    Che Maurizio Cortese ha il suo porco interesse nel maiale nero casertano, e che quella che pensavamo tutti fosse una sua dichiarata ossessione per il Don Alfonso, nasconde in realtà una missione prezzolata per avvelenare i trogoli della concorrenza.

    Che Bernardi terrebbe sul comodino e sulla scrivania la foto del Cavaliere, a cui trarrebbe ispirazione per la sua scalata al successo.

    Ho letto tante volte la parola moralismi come argomento contrapposto al puro piacere del cibo, da essere preso da soffocamento. Ma senza dover dimostrare di essere tutti puri e virginali, mi pare che stiamo parlando di ben altro fenomeno, rispetto all’offesa portata al codice della buoncostume, all’ingannare vecchiette con riti vudù, a qualche irregolarità nella fatturazione, o di un pesce fresco che in realtà è congelato. Di quello “strano” fenomeno che ammazza il territorio e il Paese, che strangola la libera concorrenza e la libertà di scegliersi un lavoro onesto, che arruola tutto e tutti, che paga a destra e sinistra. Non è certo il traffico di benignesca memoria; e a me fa ancora ribrezzo dover accettare la paralisi morale come un dato di fatto, privo di rimedio.

    Mi stona così che chi sia sempre attento ad allargare il discorso ben oltre il paesaggio idilliaco del piatto, al rispetto di chi lavora, all’onestà dei prodotti e delle aziende, al rispetto di questo e di quello, tante volte contrapposto volutamente alle difficoltà dello stesso territorio, alla sua percezione come accessibilità, servizi, situazione economica, ecc., non possa porsi questo problema. Ci si sofferma spesso su paesaggi bucolici, ma anche su altri paesaggi, fatti di sudore, di forza e di resistenza (per es., l’imprenditore costruito di suo, con la propria faticaccia, l’imprenditore-chef, lo chef che si promuove con intelligenza, ecc. ecc). Allora, se dobbiamo essere coerenti fino in fondo, non parliamo neanche di questo, se il discorso non aggiunge nulla di valore, non lo aggiunge mai sia nel bene che nel male. Se è un moralismo appiccicato malamente, lo è sempre, e facciamocene una ragione. Mangiamo a testa china, facciamo le fotine e scriviamo con “professionalità”. Anzi, voi scrivete, noi vi promettiamo di andare di qua e di là, di comprare i vostri libri e di provare vini e ricette. Oppure, se preferite, se mi dimostrate che per voi sono solo accessori scenografici e narrativi, ma che io lettore devo crederci per forza, allora andate a fare in culo, voi e il vostro bello stile.

    Non esistono, per me che non recensisco, i mondi paralleli. Vivo nel mondo dei ricatti, della monnezza per le strade, dei compromessi per vivere, delle guerre per gli assegni familiari, dell’umiliazione per la precedenza del più forte: se tutto ciò sostiene sulle spalle un mondo a parte, perfettamente ripulito, preferisco, piuttosto che far finta di nulla, bollarlo come qualcosa di insopportabile. Se mi dite che dobbiamo per forza convivere, tollerare, preferisco un’altra tarantella, e magari, in questo come in altri casi, me la suono per conto mio. Fottendomene di dover passare il resto della mia vita, così come ho fatto, compiacendomi della nullità e della normalità, con l’orgoglio di giocare solo con il mio pezzo di pane.

    Ma se dobbiamo affrontare la cosa, affrontiamola: piuttosto che alzare fumi e polemiche dietro le quali si indovina quel che si dice, ma si dice poco o nulla. Non va, ed è per me insignificante, la recensione di un ristorante dopo che si invita al suo boicottaggio: anzi torna indietro come un boomerang, come se il giudizio non entusiastico di Prozzo fosse stato appioppato là come conseguenza di una carenza di motivazioni, come una giustificazione improbabile. E come se aver rialzato la tavoletta del water di pandora non fosse già abbastanza. A me non piacciono i post lasciati fuori dalla porta come se si trattasse di mondezza, a libero sfogo per i cani. Come lettore mi aspetto sempre qualcosa di più, e di meglio.

    Ma è comunque una presa in giro dell’intelligenza e del sacrificio di tante altre persone che lavorano nel settore veder magnificato l’imprenditore Romeo come un santone che salverà economia e paese. Perché il Paese marcisce e va in cancrena per merito di quelli come lui, che metta su ristoranti a una, tre o tremila stelle.
    E che ci lavori uno staff giovane e capace, mi dispiace e mi fa soffrire.

    Se mi dite che il discorso è indifferente, farò la mia scelta tra chi discrimina e chi no, ed inviterò gli altri a farla, finché mi è possibile. Non per rimanere integro, ma per rimanere vivo. Cioè con naso e occhi ben aperti.

    1. Avatar Masen ha detto:

      Condivido il dolore che traspare dalle parole scritte da Chefclaude, nel merito e anche nella forma (“emotiva”).
      In altre parole credo che ci possa rifare al compianto Generale Dalla Chiesa che questi problemi se li poneva, anche nella vita privata, e che chiedeva a tutti i cittadini onesti di porseli e cioè : ISOLARE I DELINQUENTI E I MAFIOSI.
      La nostra più grave connivenza è quella di permettere a delinquenti e “mafiosi” (si intende anche camorristi e consimili di varie regioni e provenienze)di sentirsi NORMALI e di vivere una vita normale.
      No non sono normali, non sono come noi, sono delinquenti che cercano con l’imbroglio di sembrare come noi. Chi lavora onestamente e paga le tasse e rischia il fallimento non può essere anche preso per il c… da chi queste fatiche non sa cosa sono e per giunta viene protetto da un generico “chi è senza peccato scagli la prima pietra..”
      Per questo credo sia giusto rifiutarsi di prendere in considerazione personaggi come il suddetto proprietario di ristorante e quindi anche il suo locale, cioè quel ristorante dovrebbe essere ignorato dalle persone oneste, dovrebbe essere lasciato nell’oblio come tante bische clandestine che esistono, fanno affari d’oro, danno lavoro a tanti, non vengono perseguite dalle forze dell’ordine (più per mancanza di mezzi che per mancanza di volotà!)ma almeno rimangono clandestine! Non diamo visibilità e non costruiamo il vestitino della rispettabilità a chi questa rispettabilità non ha fatto nulla per meritarla.
      Credo che sia stato giusto sollevare il problema così come credo sia stato sbaglito recensirlo. Avrebbe dovuto restare nell’oblio almeno del blog, almeno di questo blog.
      Questo è il mio pensiero.
      Scusate lo sfogo.
      Silvana

    2. Avatar Corrado ha detto:

      Grazie! Pensavo di essere un “pazzo” isolato.