crema pasticciera due versioni

Prima avevamo delle certezze: il sale che stabilizza gli albumi, la puntina di zucchero per correggere il sugo della domenica. Poi sono arrivati gli chef in tv, i libri di cucina modernista, gli attrezzi per il sottovuoto e i termometri di precisione.

Abbiamo innalzato roghi di quadernini unti e scritti a mano, e come d’incanto, tutte le nonne fenomeno d’Italia si sono trasformate in Cenerentole invecchiate e per giunta senza planetaria.

Eppure certe ricette sopravvivono, alcune ce l’hanno fatta. Tipo la crema pasticciera.

Al blocco luddista dell’ovetto fresco sbattuto a mano, si contrappone la moltitudine di pasticcieri della Tv, quelli della “crema vulcanica“, per dirla alla Ernst Knam.

O alla Luca Montersino, che su Alice Tv spignatta da anni una sua personalissima versione, con fare da predicatore circonfuso di luce.

crema pasticciera due versioni

A dire la verità, il torinese e il teutonico non hanno inventato nulla per cui strapparsi le vesti.

Quando imparai a fare la crema pasticciera, avevo diciotto anni, un affermato pasticciere torinese me la insegnò così: piena di uova, e con le mani legate dietro la schiena. Nella ricetta solo farina 00, nessuna traccia di amidi alternativi.

Ecco, se c’è una cosa che devo a Montersino, invece che una tecnica già collauadata, è la scoperta dell’amido di riso in pasticceria.

In definitiva: meglio la versione casalinga o quella griffata?

Replichiamo la fortunata formula sulle patate al forno perfette (ricordate?), raduniamo gli ingredienti e cerchiamo di capire.

Ingredienti:

ingredienti crema pasticciera

Per la crema dello chef

4 dl Latte intero,
1 dl di panna,
100 gr di zucchero,
1 stecca di vaniglia,
150 gr di tuorli,
17 gr di amido di mais,
17 gr di amido di riso

Per la crema della nonna

Mezzo litro di latte intero,
1 stecca di vaniglia,
5 tuorli,
150 gr di zucchero,
50 gr di farina 00

#1 LA CREMA DELLO CHEF / LUCA MONTERSINO

Portare a ebollizione su fiamma moderata il latte, la panna e i semi della vaniglia. Montare a parte i tuorli con lo zucchero

crema pasticciera uova e zucchero

Aggiungere gli amidi alla montata di uova e amalgamare con una frutsa, rigorosamente a mano.

crema pasticciera montersino amidi

Quando il latte bolle, unire il composto di uova, senza mescolare. Le uova montate (che hanno inglobato aria) e la presenza degli amidi, fanno sì che il composto galleggi e non tocchi il fondo del tegame, attaccandosi.

crema pasticciera montersino

Quando il tutto riprende il bollore, mescolare energicamente con la frusta per pochi secondi, tenendo il fuoco basso.

crema pasticciera montersino vulcani

Risultato: una crema addensata e liscia, lucida e compatta.

crema pasticciera chef

Trasferire la crema in una boule e far raffreddare la crema coperta da pellicola a contatto, per evitare la formazione della fastidiosa pellicina superficiale.

#2 LA CREMA DELLA NONNA

Portare a bollore il latte con i semi della vaniglia, montare i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina e amalgamare.

Quando il latte bolle, abbassare la fiamma, unire il composto di uova e mescolare repentinamente con la frusta. Efficace anche la manovra al contrario: unire il latte caldo alle uova e ritrasferire il tutto nel tegame.

Sempre mescolando, riportare sul fuoco e attendere che il tutto si addensi, ci vorranno circa 5-10 minuti.

crema pasticciera versione casalinga

CREME A CONFRONTO

— la crema Montersiniana è più gialla, più compatta e lucida, la struttura è visibilmente più uniforme.

Variando la quantità di amidi possiamo adattare la ricetta a seconda della preparazione: base per una crostata di frutta, farcia da bignè, crema diplomatica o da mangiare in purezza, come dessert al cucchiaio. Al palato è corposa e avvolgente, prevalgono le note della vaniglia e del latte

— La crema della nonna è molto più fluida, più chiara, cedevole. Al palato è vellutata e morbida, ma la boccata di uova e farina svetta su tutti gli altri sentori.

crema pasticciera versione chef e casalinga

La nonna stavolta ha toppato, toccherà dare ragione ai pasticcieri della tv e all’evidenza scientifica che vi snocciolo qui sotto.

LEZIONCINA DI CHIMICA

Se l’uovo sa “di uovo” e non di qualcos’altra è per colpa dello zolfo.

Eppure la crema che ne contiene meno ha una nota “sulfurea” più marcata, perché? Lo zolfo si libera quando le uova superano una certa temperatura, per un tempo prolungato. Badate bene, le uova coagulano a 62°-65°, le variabili sono la quantità di tuorli e il tipo di amido utilizzato.

Se la nostra crema contiene tante uova e una tipologia di amido che addensa più in fretta, cuocerà in un lasso di tempo minore e libererà meno zolfo, preservando un sapore più delicato.

Amido di mais e amido di riso si addensano ad una temperatura più bassa rispetto alla farina di frumento. Per farla breve, la crema di Montersino si addensa più in fretta.

Punto in più in pagella: le uova sono dei conservanti naturali, specialmente il tuorlo, che contiene molte lecitine. Più si aumenta la percentuale di lecitine, più si allungano i tempi di conservabilità, che fa sempre comodo.

E voi da che parte state? Vi sfizia di più giocare al piccolo chimico, o preferite aggrapparvi al grembiule della nonna?

Parliamone, vi ascolto.

Crediti: Emanuele Meschini

commenti (14)

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  1. Avatar Esponja88 ha detto:

    Io uso le dosi della mamma, rigorosamente misurate in cucchiai (quattro tuorli, quattro cucchiai di zucchero, 2/3 cucchiai di amido di riso o mais per mezzo litro di latte). Unica differenza, appunto, è la sostituzione della farina con l’amido, che mi sembra anche l’unico punto di merito delle creme pasticcere “evolute”. Il resto (incorporare aria, usare due amidi diversi…) mi sembra ai limiti dell’assurdo

  2. Avatar MRC ha detto:

    la ricetta di Montersino prevede 300gr di zucchero per litro di latte/panna, quindi dovreste correggere le vostre dosi con 150gr di zucchero invece di 100.

  3. Avatar MRC ha detto:

    aggiungo anche che (per precisione) la stecca di vaniglia sarebbe 1/2 e il totale di amidi è 35 (non 34)
    se riportate le ricette andrebbero scritte correttamente…

  4. Avatar Paolo ha detto:

    Gli amidi diversi, Esponja, hanno una resa differente in termini di addensamento, setosità (texture per i gastro-hipster) ecc.
    Saltando a piè pari il pippone, diciamo che l’uso di un singolo amido piuttosto che una combinazione, ha un suo perché, in riferimento all’impiego della crema medesima.
    Ma sono appunto sottigliezze per chi deve approntare una molteplicità di preparazioni; di solito appunto si battezza quella che ci va bene per l’uso più frequente.
    La differenza con la farina si verifica a occhio quando si conserva la crema: quella tradizionale si riconosce perché dopo un giorno o due di frigo si separa un poco, rilasciando “liquidino” sul fondo del contenitore. Ma quando mai una crema ben fatta dura un giorno o due in frigo? 😉

  5. Avatar Niki ha detto:

    Uso le dosi di Montersino e il metodo della nonna: crema perfetta.

  6. Avatar U Pip ha detto:

    Io alla ricetta di Montersino ci aggiungo anche scorza di limone. Eventualmente in sostituzione della vaniglia aumentando un po’ lo zucchero.

  7. Avatar Gianmaria Fontana di Sacculmino ha detto:

    Della crema di Montersino (come mi sta antipatico!!! ) si sa già tutto da tempo immemore, ma visto che nel titolo si nomina anche Knam, non sarebbe stato opportuno parlare anche della sua versione della quale, peraltro, mi fiderei di più? 😀 Nella cofana di crema pasticciera ci infilerei tutta la faccia, se dovessi salvare dall’esplosione atomica una sola “cosa” dolce, sarebbe proprio questa e l’ho provata in tutte le possibili varianti stracciafegato o autarchiche.
    Sì, vabbè, ma Knam come la fa?

  8. Metodo della mamma pure io: 1 cucchiaio di zucchero ben mescolato con un tuorlo nella pentola, si aggiunge un cucchiaio di farina, si mescola ancora bene, si aggiungono 250 ml di latte, la scorza del limone, si mette sul fuoco medio mescolando, e si fa cuocere quei due o tre minuti dal bollore che servono per togliere “il gusto di farina”. Mai un problema. Piuttosto mi son sempre chiesta se non sia deleterio, da un punto di vista chimico, stendere la pellicola trasparente sulla crema bollente. Ah, poi ovviamente la scorza di limone si toglie dalla pentola, e ci si rifugia, non visti, in un angolo della cucina per succhiarla, o mangiarsela proprio.

  9. Avatar ForestOne ha detto:

    Non so perchè vi piace tanto complicarvi la vita… In famiglia, da sempre, la crema pasticcera viene preparata in maniera semplicissima, sbattendo tuorli e zucchero, aggiungendo farina e quindi diluendo gradualmente con latte FREDDO!!! Poi la miscela viene messa sul fuoco e portata a bollore per l’addensamento.
    Viene SEMPRE bene, non sa di uovo, non si “straccia”…
    Aggiungere latte portato ad ebollizione è solo una inutile complicazione.