Ogni estate ha il suo tormentone. Vale per noi, vale per tutti, compresi i turisti che ogni anno invadono, in modo più e meno infestante, le città d’arte e le spiagge italiane. Turisti che, sopra ogni cosa, non vedono l’ora di sedersi a tavola per gustare i leggendari piatti nostrani. E che, proprio per il loro status di visitatori temporanei, magari non sono esattamente al corrente di cosa è il bon ton italiano rispetto a come si mangia.
Niente paura, a fugare ogni dubbio ci pensa la BBC. Proprio in questi giorni l’eminente emittente britannica ha stilato una guida sugli errori da non fare a tavola in Italia, con consigli pratici per evitare di essere automaticamente etichettati come turisti ignoranti. Il problema però è che la BBC la fa un po’ troppo estrema, dipingendoci come dei bacchettoni intransigenti che stanno con la pistola puntata al malcapitato commensale straniero.
Ora: sicuramente è vero che molti turisti hanno in mente un’Italia da cartolina che forse manco esiste (vedasi americani il cui concetto di cucina italiana è l’Olive Garden del quartiere). È anche vero che noi italiani abbiamo una certa reputazione in merito alla difesa del nostro cibo e delle nostre tradizioni (vedasi il corrente ministero dell’agricoltura, le guerre ideologiche sulla carbonara, l’indignazione che suscita chiunque metta in discussione questa o quella ricetta).
Però: quanto ha ragione la BBC? Quanti di questi presunti “errori” sono effettivamente un sacrilegio e potrebbero compromettere la vacanza? Quanti di questi comportamenti noi stessi mettiamo in atto nel quotidiano, senza che però nessuno gridi allo scandalo? Riflettiamoci insieme, e chi è senza peccato scagli la prima cacio e pepe.
La guida BBC sul bon ton italiano
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Il vademecum del megafono britannico per eccellenza si sviluppa in sette punti. Per ognuno di essi c’è un cibo o azione a ore pasti da evitare, con descrizione annessa del perché e del come comportarsi nelle rispettive occasioni di consumo. Vediamo in breve quali sono.
La prima regola (secondo la BBC) è quella più ovvia, più memata, quella che ci aspettiamo tutti di sentire. Compresi ormai i turisti più sprovveduti. Ovvero: mai ordinare il cappuccino dopo colazione. Se lo fai, a quanto pare, un barista italiano implode. Dopo i pasti, se proprio si vuole un caffè, vanno preferiti espresso o macchiato.
La seconda regola è: rispetta l’ordine delle portate. Seguita a ruota dalla terza: non mischiare mari e monti. Con questo si intende che è vietatissimo mangiare un secondo prima dell’antipasto, e che i contorni arrivano esclusivamente dopo il piatto o i piatti principali. E che se mangi gli spaghetti allo scoglio A) non ci metti il formaggio, B) dopo non puoi ordinare la bistecca. Qualcuno in sala o in cucina ti maledirà per questo.
La quarta è abbastanza condivisibile: non chiedere sostituzioni. Tranne che per allergie e intolleranze o preferenze alimentari (a volte manco quelle), non è proprio il caso di farsi preparare i bucatini all’amatriciana con le penne. Meno accettabile la quinta: non uscire dalla regione. Se sei a Roma fai il romano, e non pretendere di mangiare il vitello tonnato. Ok, ma allora come la mettiamo con ottimi ristoranti regionali o peggio con gli etnici? Esistono, e a volte valgono il viaggio.
Arriviamo alle ultime due: non mangiare in fretta, il che implica una dose ideale di sobremesa che probabilmente non è l’ideale per i ristoratori; infine, non saltare l’amaro. Opinabile, visto che in moltissime culture non si usa bere dopo i pasti o non si beve proprio. E che, per ragioni di salute o necessità legate alla dieta, una botta di zucchero alcolica aggiuntiva non è proprio il massimo. Ma così è, almeno secondo la BBC.
Un’amara verità, in parte
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Ok, forse su una cosa la BBC ci ha preso: al mondo non esistono mangiatori rompiscatole tanto quanto noi. È inutile girarci intorno e cercare scuse. Il nostro campanilismo e italo centrismo ci accompagna ovunque siamo e ovunque andiamo. Siamo fra i più conservatori quando si tratta di provare cucine diverse, e lo dimostra il fatto che una ingentissima fetta di turisti italiani all’estero (parola di guida turistica) cerchi esclusivamente cibo italiano. E quando lo trova, puntualmente si lamenta.
Allo stesso tempo è vero che ci piace tanto indignarci quando qualcuno prova a fare osservazioni o peggio modifiche a ricette e piatti considerati “tradizionali”. Specie quando questi piatti sono in realtà nazional popolari e di veramente tradizionale hanno poco e niente, vedasi carbonara e tiramisu. Quindi sì, indubbiamente rispetto ad altri (oserei dire, tutti i) popoli siamo decisamente più bacchettoni e lamentosi quando si tratta di cibo.
Ciò non toglie che anche altrove esistano regole di bon ton a tavola. Prendiamo il modo di riporre le bacchette nel piatto in Cina (mai infilate in verticale!), o la mano consona da utilizzare in India al momento del pasto. Ma laddove queste regole rispecchiano motivi religiosi, igienici o di superstizione, le nostre hanno meno a che fare col galateo e più con la nostra inesauribile voglia di indignazione. D’altronde basta guardare alla situazione politica e sociale dell’Italia dei nostri tempi. C’è così poco da lamentarsi che ci tocca puntare tutto sul cibo, non trovate?
Quanto c’è di vero?
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Detto questo: quanto hanno effettivamente ragione quelli della BBC? Questo vademecum di cibo e buone pratiche rispecchia effettivamente quello che noi italiani pensiamo e mettiamo in pratica nel quotidiano a ore pasti? Davvero c’è bisogno di fare tutto questo terrorismo ai turisti, tanto da aver bisogno di una guida solo per sedersi a tavola?
Ecco insomma, ridimensioniamo. A partire proprio dal cappuccino della discordia. Che per inciso non si beve solo a colazione, anzi. Quanti di noi si gustano volentieri un cappuccino a merenda, a casa o in caffetteria? Possiamo essere d’accordo che, a livello nutrizionale, non sia l’ideale berlo durante il pasto con piatti salati. Ma alla fine: che ci frega? Se il cappuccino è una voce sul menu, perché non si può ordinare? E quando vi appaiono quei video dove il cameriere indignato si rifiuta di servirlo, fidatevi: sono finti. Nessuno sano di mente si metterebbe a dire di no al cliente, peraltro perdendo i soldi di una comanda.
Andiamo avanti: seguire l’ordine delle portate, qui vi voglio. Intanto a casa in pochi lo seguono religiosamente. E se fuori uno si mangia l’insalata prima della pasta non si scompone nessuno. Ricordiamo poi che anche in Italia innumerevoli ristoranti si stanno convertendo al rituale dei “piattini da condividere” in cui si ordina tranquillamente tutto insieme e quello che arriva arriva. Non siamo più il paese dell’oste col grembiule che ti dice minaccioso o mangi sta minestra.
Anche il discorso mari e monti, ovvero degli abbinamenti, non tiene. Il tabù del pesce col formaggio è ampiamente superato, e ricordiamo di nuovo che ognuno ha il libero arbitrio. Senza andare a stravolgere completamente il piatto, come dice anche giustamente la regola quattro, al tavolo il cliente fa come crede. E in ogni caso in Italia abbiamo ancora parecchia di strada da fare in merito ad attenzione e sensibilità verso allergie e intolleranze, nonché verso alcune esigenze alimentari.
Avanti il prossimo: mangiare solo locale è un’utopia. Basta guardare il carrello degli italiani, che di certo non stanno tutto il giorno a cucinare passatelli in brodo o impepata di cozze. E anche per quanto riguarda i ristoranti generalisti basta avere buon senso. I locali acchiappa turisti esisteranno sempre, e sono frequentati anche da italiani che ordinano caprese e pasta al pomodoro da nord a sud. Ciò non significa che tutti i “fuori regione” siano una fregatura: per dire, se non mangi cinese a Milano ti perdi una chicca.
Sugli ultimi due punti mi sono già espressa, e mi sembra incredibile che ancora nel 2026 qualcuno (anche la BBC) scada negli stereotipi cercando di sfatarli. No, in Italia quando ci sediamo a tavola non ci comportiamo come a un matrimonio in Puglia, senza nulla eccepire a tradizioni che ci tengono volentieri inchiodati alla sedia per ore e ore. E se l’amaro piace o viene offerto (perché gratis è buono tutto) non c’è niente di male. Di certo l’italiano medio non beve a tutti i pasti, e men che meno si fa lo shot in pausa pranzo, specie se alle due ha la call programmata.
In ogni caso, non siamo così terribili. Sicuramente giudichiamo e pure troppo, su questo non piove. Ma sotto sotto siamo anche dei grandi ipocriti, il che non è per forza un male. Anzi: significa che anche noi, dall’alto della nostra multiforme e complicata tradizione culinaria, siamo dei mangianti come tutti gli altri, con le nostre contraddizioni e gusti mutevoli. La cucina del resto è così: non respingente, ma contaminata e inclusiva. Proprio come la tavola italiana.







