di Carlotta Girola 22 Dicembre 2015
piatti ristorante

Infine vengano le note dolenti.

Dopo che 15 tra i più noti critici gastronomici d’Italia hanno speso parole lusinghiere per ristoranti, osterie e trattorie (categoria miglior ristorante del 2015, e ristorante dal miglior rapporto qualità/prezzo), abbiamo chiesto loro qual è stata la più grande delusione gastronomica dell’anno.

C’è chi i nomi non li ha lesinati, chi ha scelto la strada esterofila per cavarsi dall’impaccio, chi ha preferito glissare.

Ma nella carrellata di un 2015 di luci e ombre è inutile dire che “tutto è stato perfetto”, quando prima o poi tutti siamo tornati a casa dopo cena con le pive nel sacco.

Ecco, a questo proposito, le pive dei critici: tanto per dirne una c’è un ristorante che qualcuno aveva già citato tra i migliori, ma che ritroviamo anche qui nelle delusioni. Chi indovina?

1. SARA PORRO – Dissapore, Amica
EATALY

Eataly Smeraldo

Declassando Davide Scabin del Combal.Zero di Rivoli, quest’anno la Guida Michelin ha sconfessato uno dei suoi taciti orientamenti, cioè la sua tendenza conservatrice: in genere la Rossa registra solo fatti compiuti, premia uno chef già acclamato da anni, punisce solo quando il riconoscimento di un ristorante risulta clamorosamente fuori tiro (il Sorriso di Soriso, chi se lo ricorda?).

Quindi adesso che la Michelin si è messa a tirare bordate decido, con umiltà, di auto-attribuirmi io il ruolo di chi dice ovvietà, perciò dirò che non ne posso più di Eataly.

Esempi:
– prodotti da grande distribuzione a prezzi gonfiati – a Milano, buona parte di ciò che si trova da Eataly si trova anche altrove al 20%, 30% in meno;

– Operazioni di finta beneficenza – ad esempio, la scorsa estate avevano messo a disposizione un calcio balilla, ci si poteva giocare offrendo 2 Euro, devoluti in beneficenza: ecco, questa NON è beneficenza, perché all’azienda non costa niente, non è quasi nemmeno marketing, è come il panettiere con il barattolo delle offerte con una foto così vecchia di un generico bambino africano che ormai fa il trader alla borsa di Luanda, Angola.

– Per non parlare di quella volta che alla piadineria di Eataly c’era scritto “piadina vegetariana”, e ho chiesto se quindi nell’impasto non ci fosse strutto, e loro mi hanno detto che sì che c’era, ma dentro c’erano le verdure.

Eataly come la nonna che dice lo so che non mangi la carne, allora ti ho preso il prosciutto?

2. ROBERTA SCHIRA – Corriere della Sera
MET, Venezia

ristorante Met, Venezia

Le Verre Volè a Parigi sul canale Saint-Martin per un canard crudo lasciato nel piatto (e nessuno che ti chiede cosa c’è che non va).

In Italia, il Met di Venezia, ristorante stellato all’interno di un magnifico hotel 5 stelle.

Luca Veritti, il cuoco, mi ha deluso perché non ha ancora saputo dare un’impronta decisa al locale. L’identità veneta mischiata a quella friulana (quella d’origine del cuoco) mischiata ad altre contaminazioni regionali non mi hanno convinto.

3. CAMILLO LANGONE – Il Foglio, Il Giornale
L’ALTRO VISSANI, Orvieto

L'altro vissani, orvieto
L’Altro Vissani a Orvieto.

Dovessi entrare in dettagli rischierei una querela.

Siccome voglio evitare, dico soltanto che ci sono stato male più che per me per Gianfranco Vissani, un uomo che è stato grande e che forse lo è ancora, ma altrove.

4. LUCA IACCARINO – Lonely Planet, I Cento
LIMA FITZROVIA, Londra

Lima fitzrovia

Very Big Delusion 2015 il Lima Fitzrovia di Londra.

La cucina peruviana, si sa, è il top del momento. Così di passaggio alla fiera del libro ad Aprile mi ritaglio una sera per provare la cucina di Robert Ortiz e Virgilio Martinez.

L’evento si risolve in poco più di quaranta minuti con un servizio “prego, si sbrighi, ci serve il suo posto”, con una cucina senza grandi frisson per chi un po’ frequenti i gusti sudamericani (anche nelle semplici versioni pop), con la cento sterline che lascia il portafoglio e con scelte discutibili, tipo una portata impiattata come l’emoticon che fa l’occhiolino.

Per me è: no.

5. MARGO SCHACHTER – LaCucinaItaliana.it, Vanityfair.it. La Stampa

UN POSTO A MILANO, ABELE LA TEMPERANZA, BISTROT CANNAVACCIUOLO

Un posto a Milano

Dire il posto che ha deluso di più è difficile, non sono una che ama sparare a zero perché non sono una critica gastronomica.

Però posso dire che ci sono luoghi che erano una certezza, e che nel tempo al posto di migliorare si sono assestati purtroppo verso il basso, e quindi deludono le aspettative di chi li ha conosciuti tempo fa – quindi resto a Milano, dove le frequentazioni sono assidue e i giudizi non sono basati su “una botta e via”.

Un Posto a Milano è sempre pieno, la sua focaccia è sempre ottima, ma la cucina ha scalato una marcia.

Abele La Temperanza, dietro casa, ha fatto la stessa fine, tradisce meno passione.

Fuori Milano do ragione a Carlotta Girola, ero con lei al Bistrot di Cannavacciuolo – ci hanno offerto il pranzo, quindi che dire, è stato come primo appuntamento davvero deludente in cui avrei preferito pagare il conto e salutare senza dare la speranza di un bacio della buona notte.

6. MAURIZIO BERTERA – Gambero Rosso, il Giornale
ASSUNTA MADRE, Milano

Assunta Madre, Roma

Assunta Madre a Milano.

Sarebbe stato perfetto trent’anni fa, per ora è la copia malriuscita del locale romano.

Non stupisce che Mihajlovic abbia portato lì il Milan a cena per cementare lo spirito di squadra (in crisi era, in crisi resta): a parte i crudi, abbiamo trovato salvabili solo alcune clienti under 30 e un paio di SUV in seconda fila.

7. MARCO TRABUCCO – Repubblica
LES PETITES MADELEINES, Torino

Les Petites Madeleines

Il peggiore. Ne uccido uno da piccolo sperando che serva a farlo rinascere subito.

Les Petites Madeleines dell’hotel Turin Torino.

Appena riaperto, elegante albergo 4 stelle con pretenzioso (già nel nome) ristorante. Il giovane cuoco è già molto “spinto”, ma i suoi piatti per ora sono interessanti solo se letti in carta. Poi purtroppo al palato scompiaiono.

Da rivedere tra qualche mese.

8. VALERIO M. VISINTIN – Corriere della Sera
?

Sono secoli che faccio il critico gastronomico. Se un ristorante mi deludesse, dopo tutto questo tempo trascorso a tavola, la colpa sarebbe da ascrivere soltanto a me.

Chi fa il mio mestiere deve giudicare in bianco; cancellando aspettative o preconcetti.

9. MASSIMILIANO TONELLI – Gambero Rosso
EL COQ, Marano Vicentino (VI)

el coq

Si tratta di un format interessante, che ha manifestato degli elementi di innovazione, coraggioso.

Si tratta di uno chef attento, concentrato e lucido molto di più quanto possa credere chi lo considera alle volte distratto dal successo.

Tuttavia la mia cena a El Coq di Lorenzo Cogo non l’ho capita proprio, ne i singoli piatti (una piccola percentuale quelli che mi hanno soddisfatto a pieno), ne la sequenza degli stessi.

Riproverò, ma per questo 2015 – anche viste le aspettative – sta in cima alla colonna delle delusioni.

10. SIMONE CARGIANI – Roma nel piatto
OSTERIA FERNANDA, Roma

osteria fernanda

Ho notato un generale peggioramento nella ristorazione, spesso per via di materie prime meno pregiate, segno forse di un’esigenza di contenimento dei costi.

Dei ristoranti famosi e sulla bocca di tanti foodblogger, sono rimasto deluso da Osteria Fernanda.

Intendiamoci, non si mangia male, ma le aspettative date dalla nuova location sono state in parte disattese; c’è stato a mio avviso un arretramento invece di un passo in avanti.

Speriamo sia solo un fatto episodico.

8. PIER BERGONZI
ASSUNTA MADRE, Milano

Assunta Madre, Roma
Assunta Madre a Milano.

Non vale il prezzo che ho pagato…

12. CARLO SPINELLI – ItaliaSquisita, GQ
MC DONALD’S, Milano

mcdonald's

Sono stato molto deluso dal McDonald’s in Piazza Medaglie d’Oro a Milano.

Da come ne parlavano in tv, dalle mille pubblicità sui social, dai continui eventi in giro per l’Italia (mi hanno detto che è stato pure uno dei main sponsor di Expo2015Milano, quindi una garanzia di sostenibilità verso il “nutrire il pianeta”), McDonald’s doveva essere una sicurezza per un menu degustazione alla cieca.

Ebbene, un disastro d’aerofagia.

Non crederò più alla tv, a TripAdvisor e a Expo.

13. PAOLO VIZZARI, Espresso
TRE CRISTI, Milano

tre cristi

Il Tre Cristi di Milano.

Stimo Paolo Lopriore come pochi altri cuochi in Italia, e il suo locale milanese mi era stato descritto da persone di cui mi fido come rivoluzionario e grandioso.

Devo dire che ero quasi triste quando sono uscito dal ristorante dopo una cena del tutto dimenticabile (ma per qualcun altro è stato il ristorante migliore del 2015).

14. ALESSANDRA DAL MONTE, Corriere della Sera
GATTO’ ROBE&CUCINA, Milano

gattò milano

Gattò robe&cucina: bistrot di cucina napoletan-mediterranea, la prima volta mi ha convinto, la seconda assolutamente no.

Entrambi gli antipasti (pizza di scarola e gattò-mouche) non erano all’altezza.

Servizio tiepido e conto salato (rispetto al livello della cena). Ma mi riprometto di tornare.

15. GABRIELE ZANATTA – Identità Golose
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Preferisco non dirlo (o dirlo direttamente al cuoco).

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: mixerplanet, scatti di gusto, zero, italia squisita]