Cracco in Galleria: cosa si mangia oltre alla pizza e quanto si spende al caffè bistrot

Non c’è solo la famigerata pizza nel menu del caffè bistrot al piano terra di Cracco in Galleria, il ristorante aperto il 21 febbraio in Galleria Vittorio Emanuele a Milano da Carlo Cracco.

Aspetto discutibile, cereali nell’impasto, pomodoro compatto, mozzarella di bufala a fettone e spolverata di origano, la pizza secondo Cracco è stata protagonista inconsapevole del weekend, una star al contrario che ha concentrato su di sé l’ironia sguaiata dei social.

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Se il nuovo pizza-gate in salsa Cracco vi ha messo voglia di provare il caffè bistrot, dove nonostante le pareti in stucco dipinte a mano, il pavimento in mosaico e il grande bancone bar di fine ‘800 trovato a Parigi, la soglia d’ingresso è bassa (si entra, si beve un caffè e magari, scuciti un euro e trenta, si fa pure il selfie d’ordinanza con un Cracco mai così disponibile già alle 8 del mattino), siete nel posto giusto.

Il menu spazia dalla piccola colazione al pranzo veloce, e passando per l’aperitivo arriva alla cena e al dopocena della Scala, che si trova a pochi metri di distanza. Ai primi tepori milanesi si potrà approfittare del signorile dehors.

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Ma volete sapere cosa c’è in dettaglio nel menu e quanto costa? Eccovi accontentati, ricordate che parliamo del caffè bistrot e non del ristorante gastronomico che si trova invece al secondo piano del locale.

Menu

Piccola colazione

Caffetteria

Snack

Le famigerate pizze (già, perché sono due)

Antipasti e primi piatti

Secondi piatti e dolci

Bevande

Estratti e spremute

Birre e aperitivi

Bolle

Vini Bianchi

Vini Rossi

Vini dolci, liquori e amari

Distillati

Non dimenticate di dirci cosa pensate di menu e prezzi, ma ora mettiamoli da parte e concentriamoci sul come: come si mangia e come si beve nel caffè bistrot di Cracco in Galleria?

Cappuccino

Brioche

Succo

Torte e monporzioni

Ci si avvicina per curiosare, viso e mani attaccati alla vetrina, poi è difficile resistere alla tentazione di bere almeno un caffè al banco, un sogno facile da esaudire. Il caffè bistrot è aperto tutti i giorni, dalle 8 del mattino a sera inoltrata, dalla prima colazione al dopo teatro.

Un luogo inedito eppure familiare, con un’idea di stile milanese sobrio, raffinato e leggero in continuità con la Galleria. Di grande impatto l’ascensore, che ad ogni piano subisce una metamorfosi per sintonizzarsi con l’ambiente circostante. 

Si può mangiare un cioccolatino o una fetta di torta, tutte invitanti, colorate e buone, preparate nel laboratorio di pasticceria al secondo piano dal vulcanico pasticciere Marco Pedron, che per decorarle usa un vecchio giradischi (“l’ho visto fare da Gordon Ramsay”).

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Ci sono due angoli dedicati alle specialità al cioccolato e alla pasticceria, discreta e sempre inappuntabile nell’aspetto.

Poi due tavolini “di famiglia”, secondo la tradizione francese, nascosti da un paravento di legno in cui sono state inserite decine di foto della famiglia Cracco.

E ovviamente sette tavolini dove si pasteggia non stop, dal pranzo leggero alla cena informale passando per lo snack.

Noi abbiamo provato nei due tavolini “di famiglia” un apprezzabile Crudo del miglior pescato giornaliero (ricciola), con nocciole misticanza e shiso a 25 euro.

E un Riso mantecato al radicchio, vino rosso e Asiago, a 20 euro, con il tipico imprinting dei risotti alla Cracco.

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Il rapporto qualità prezzo può non essere al top (tuttavia Riso al salto, Cotoletta alla milanese e Club sandwich sono assai raccomandabili) ma siamo a Milano.

E siamo all’incrocio tra i quattro rami della Galleria, con il Duomo a pochi passi da un lato e la Scala dall’altro, dove si annusa un po’ di quell’atmosfera glamour che sempre aleggia nei posti eleganti, serviti da una squadra di baristi e camerieri, talvolta perfino da Cracco.

Allora diteci voialtri: cosa possiamo chiedere di più al caffè bistrot di Cracco in Galleria?

Anna Silveri

12 marzo 2018

commenti (16)

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  1. Stefano Amici ha detto:

    più che ottimo
    ogni ristorante ha la sua politica
    e va rispettata
    io ci andrò sicuramente

  2. Fenotypo ha detto:

    “Ci si avvicina per curiosare, viso e mani attaccati alla vetrina”… cosi a Cracco tocca uscire e togliere le impronte dai vetri immacolati.

    1. Paolo ha detto:

      Già. Con tutte le buone birre, artigianali e non, che ci sono, proprio la Moretti, e a che prezzi…

  3. Mcop ha detto:

    Caffé e cappuccini a 5€? Una spremuta di arancia a 9? Adesso… posso capire un turista cinese… ma che un italiano possa spendere quelle cifre solo per dire d’essere stato da Cracco… credo proprio non ci sia limite alla stupidità degli esseri umani. E’ già una vergogna che ti facciano pagare la spremuta 4 € quando un chilo di arance costa più o meno la stessa cifra… e in Africa muoiono di fame. E’ anche vero che ciascuno ha il diritto di spendere i propri soldi dove vuole e come vuole, ma credo anche ci sia un limite a tutto. Senza rispetto.

    1. Luca ha detto:

      Dove le compra lei le arance? da Bulgari?
      Al mercato se le pago 1.50-2 €/kg è già tanto.

    2. luca ha detto:

      ed il costo della location? dell’operaio specializzato? lei non solo non lo calcola, ma fa parte sicuramente di quella categoria di gente che si lamenta dei Padroni, dei sindacati che non la difendono. della maternità e della malattia non pagata. vada da mcdonald.

  4. Avviatura ha detto:

    Due perplessità: come mai in italiano lo chiama “riso” e in inglese “risotto”? A Milano poi, dove peraltro, in merito a’ risotti, uno come Carlo Cracco sa il fatto suo.
    Ma soprattutto: come mai un riso costa venti euro e un club sandwich ne costa ventotto?

  5. Ambrogio ha detto:

    Aldilà del livello dei prezzi alti che la Galleria potrebbe giustificare, ci sono alcune incongruenze difficili da capire. 7€ per 750ml di San Pellegrino quando la bottiglia costa meno d un euro.
    Petto di pollo allo stesso prezzo della cotoletta di vitello.
    E, forse, il più eclatante è 8€ per una comune bibita (costo di acquisto inferiore al mezzo euro) mentre per una spremuta solo 9€. Eppure solo di arance e di manodopera il costo giustificabile è ben superiore ad un euro rispetto alla bibita.
    A meno che… non sia una spremuta fatta al momento…

    1. dc8 ha detto:

      Una bibita costa mezzo euro ma l’affitto 1 milione l’anno.

  6. meg ha detto:

    Per pagare un cappuccino 5 euro mi deve dare la mucca sul bancone dove mi munge il latte direttamente nella tazza!

  7. Maurizio ha detto:

    Secondo me in certi posti di nicchia non dovrebbero esserci neanche i prezzi una va alla cassa e paga punto.
    Perché riportare prezzi simili sono un insulto x la stragrande maggioranza delle persone.

    1. meg ha detto:

      Non sono d’accordo, i prezzi ci devono essere e tutelano i clienti da figuracce o problemi sai non tutti conoscono gli “stilisti del cibo” ed e’ giusto che fuori sia evidenziato il livello del locale per dare la liberta’ di scelta senza dover fare la cessione del quinto a fine pasto –

    2. Andrea ha detto:

      Maurizio: il problema è che non è più un posto di nicchia. Ora è bar, pasticceria e bistrot, non più (solo) ristorante stellato. Il rovescio della medaglia della celebrità televisiva Cracchiana è questo: gente in coda per un caffè e un pasticcino da 3,5€ che poi mette una palla su tripadvisor.

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