di Ilaria Ceccuzzi 5 Novembre 2015
Roberto rinaldini

La prima stagione del baking talent “Il più grande pasticcere”, verrà ricordata più che altro per la bocciatura senza appello del critico televisivo Aldo Grasso, recordman incontrastato dei travasi di bile provocati dalle sue recensioni sul Corriere della Sera alle celebrità della tv, anche quella gastronomica.

Difficile dimenticare la velenosità di quella stroncatura:

“L’aspetto più imbarazzante è che, mentre i giovani pasticcieri sono chiamati all’originalità, al dolce unico e personale, il programma è un maldestro tentativo di imitazione di Bake Off Italia e Masterchef”.

C’era altro. Addirittura c’era da parte di Grasso un richiamo ai vertici aziendali:

“I vertici aziendali hanno cognizione dei palinsesti italiani? Ma se Rai2 si mette a fare (male) il verso a Real Time di cosa si parla quando parliamo di canone e di Servizio pubblico?”.

Trasmessa da Rai2 il martedì non più alle 21:10 ma in seconda serata, la seconda stagione de Il più grande pasticciere, adattamento del format “Qui sera le prochain grand pâtissier”, in onda su France 2, ha perso la la conduttrice: Caterina Balivo.

Scelta traumatica che la Rai ha motivato in due modi, scegliete voi il più convincente: maturazione nel linguaggio del programma, che dato il tema richiede conoscenze specifiche, oppure l’agenda della conduttrice, impegnata nel nuovo adventure game della rete sulla montagna: Monte Bianco.

Roberto rinaldini

Di fatto i conduttori sono gli stessi giudici, i maestri pasticceri Luigi Biasetto, Leonardo Di Carlo e Roberto Rinaldini, con la collaborazione del guru Iginio Massari. Alle prese con giovani professionisti della pasticceria che si cimentano in una gara a base di dolci creativi o tradizionali.

C’è invece una voce femminile fuori campo che introduce e riassume riuscendo quanto meno a sveltire il ritmo rispetto alla stagione passata. Di Caterina Balivo non si sente la mancanza.

Peccato che la personalità dei giudici non riesca a filtrare nemmeno dopo il lavoro di montaggio e postproduzione. Non c’è scampo. Il piglio è sempre burbero, i maestri pasticceri continuano a strapazzare i concorrenti come tanti piccoli Cracco o Bastianich. Niente, da lì non ci si schioda.

Luigi Biasetto

Il nostro amato Luigi Biasetto resta impenetrabile, Leonardo Di Carlo esagera nel fare il piacione, lo sguardo torvo di Roberto Rinaldini ricorda così tanto Cracco/Bastianich che da un momento all’altro si teme il lancio delle torte.

Essere cattivissimi sarà il requisito principale per diventare pasticcieri? In fondo cattivissimo è anche Ernst Knam di Bake Off Italia, ma almeno ha maturato uno stile personale.

Twitstar e telespettatori danno vita a commenti divertenti nella timeline, e alla fine arriva Iginio Massari, giudice delle sfide esterne. La situazione migliora: se nell’accademia il terrore regna sovrano, senza un pizzico d’ironia, il più celebre pasticcere italiano spiega sì, insegna certo, riprende anche, ma con garbo e un filo di umorismo.

Il più grande pasticciere 2

In tutto questo i concorrenti, che si presentano con dei curricula impressionanti e poi sbagliano a fare una crema, un bignè e sono in difficoltà con la pastiera (sarà la tensione), non riescono a spiccare come dovrebbero.

Insomma, non proprio “Il Grande Pasticcione” come l’anno scorso, perché miglioramenti ce ne sono stati, ma nella bulimica tv dei programmi di cucina a tutte le ore Il Grande Pasticcere si perde ancora.

[Crediti | Link: Corriere.it, Dissapore, immagine d’apertura: Vanity Fair]