Insomma spiegateci: il caffè fa bene o fa male?

Difficile districarsi tra gli effetti del caffè, bevanda con effetti benefici sulla salute per alcuni scienziati, o rischiosi per altri. Abbiamo fatto il riassunto degli studi principali

Insomma spiegateci: il caffè fa bene o fa male?

Chiedendovi di provare questi 10 caffè artigianali, da Passalaqua (Napoli) a Gianni Frasi (Verona), cosa volevamo sottintendere secondo voi? E insistendo pedanti sulla ricetta perfetta del caffè con la moka? O, tanto per restare in tema, testando le miscele che comprate di più al supermercato?

Beh, risposta facile: il caffè è tra le nostre (troppe) ossessioni.

Una cosa dobbiamo ancora capire, e scusate la banale semplificazione: bere caffè fa male o bene?

Ultima risposta in ordine di tempo: bere da 3 a 5 caffè normale o decaffeinato al giorno potrebbe allungare la vita, lo abbiamo letto sulla rivista scientifica Circulation, che cita uno studio dell’Harvard School of Public Health di Boston, ripreso nelle ultime ore con grande clamore da quotidiani e televisioni di tutto il mondo.

Bene, possiamo rimettere su la moka, o la napoletana, oppure la macchina a cialde o a capsule: se assunto nelle giuste quantità il caffè promette ripari contro il Parkinson, le malattie cardiache e il diabete.

Proprio lo stesso caffè che neanche un mese fa l’OMS ha attenzionato come sospetta sostanza cancerogena.

Se venire a capo della situazione non è semplice per gli scienziati, figuriamoci per noi. Quel che possiamo fare è mettere ordine tra le varie ipotesi.

In compagnia di una tazza di caffè, mi pare giusto.

Caffè e longevita

Caffe con la caffettiera francese

Come abbiamo visto l’ultimo studio della Harvard School of Public Health dichiara che il caffè è composto da centinaia di molecole appartenenti a diversi rami del campo chimico; alcuni apportano benefici per la salute, altri meno (applausi).

Inoltre, dipende molto dal tipo di caffè. Il cafestol, sostanza presente nel caffè che aumenterebbe il colesterolo, non si libera nelle bevande preparate con filtri di carta mentre è presente nella moka e nelle caffettiere tradizionali.

Questa potrebbe essere una delle cause per cui il consumo di caffè è così soggetto a restrizioni o liberalizzazioni repentine.

Caffè e malattie cardiovascolari

Caffe alla napoletana servito

Sempre l’Harvard School of Public Health, dichiara che un consumo moderato di caffè può ridurre il rischio di mortalità per malattie come cancro e malattie cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne.

La ricerca coinvolge uomini e donne tra i 40 ed i 50 anni, con assunzione di 240ml di caffè con latte o zucchero, una dosa minore rispetto a quella standard americana di 330ml addizionata con zuccheri spesso artificiali.

Lo dice pure uno studio coreano, pubblicato sulla rivista Heart il mese scorso. Dalle tre alle cinque tazzine al giorno, un consumo moderato secondo i loro standard, aiuterebbero le arterie ad accumulare meno residui sulle pareti.

La British Heart Foundation ha messo in guardia contro i titoloni coreani: infatti non c’è nessuna prova reale del beneficio, inoltre in Corea del Sud vige una dieta diversa rispetto agli standard occidentali.

Si va in direzione inversa se si seguono altre campane: il caffè aumenta il rischio di ipertensione e colesterolo in eccesso. Zero a zero e tazza al centro.

Caffè e diabete

Caffe alla napoletana tazzina

Interviene l’American Diabetes Association, supportata dall’Harvard School of Public Health. Nientemeno che sei tazze di caffè potrebbero ridurre il rischio di diabete del 33% (ammazza!).

Non è ancora chiaro il fattore determinante, visto che la caffeina non sembra il diretto responsabile, anzi. Si ritiene il decaffeinato sia migliore. Bon, aspetteremo la prossima ricerca.

Caffè e Parkinson, Alzheimer, sclerosi multipla

caffe-caffettiera

Croce e delizia in questo caso perché, in virtù della miriade di componenti del caffè, alcune di queste apporterebbero benefici contro il Morbo di Parkinson, l’Alzheimer e la Sclerosi multipla, ma altri no. Gli studi sono ancora decisamente aperti.

Noi nel dubbio un caffè lo prendiamo. Magari non sei tazze lunghe ed annacquate americane. Uno o due, con la buona pace dei ricercatori.

[Crediti: Link: Fortune, Npr, New York Times]