di Nunzia Clemente 10 Novembre 2015
Massimo Bottura da Sotheby's

I primi a canonizzare il cuoco Massimo Bottura siamo stati noi, perciò vietato chiamarsi fuori. Recitato il mea culpa, resta che in questi anni di ossessione collettiva per gli chef “Mister 20/20” (20/20 la votazione raggiunta nella guida dell’Espresso) porta con sé la venerazione tributata a un santo.

O meglio, con lui il cuoco si è definitivamente fatto santo.

All’Osteria Francescana, il suo ristorante di Modena, non solo i comuni mortali ma la critica gastronomica tutta va ormai in pellegrinaggio.

Sicché, appreso che nel weekend scorso Massimo Bottura avrebbe cucinato due cene nella sede di Sotheby’s, la più celebre casa d’aste del pianeta, e che tra gli ospiti ci sarebbe stata Ruth Reichl, abbiamo quasi gufato: se non una stroncatura sarà almeno una voce fuori dal coro.

Per chi non la conoscesse, Ruth Reich è una figura leggendaria della critica gastronomica.

Quando era l’incorruttibile critica culinaria del New York Times che si camuffava per non essere riconosciuta nei ristoranti, e anche dopo, quando diresse la storica (e credetemi, per una volta l’aggettivo non è abusato) rivista Gourmet, poi ingloriosamente chiusa. Oggi sarà forse un po’ appannata ma Bottura sotto i suoi denti da Sotheby’s: beh, il gioco sembrava facile.

E invece.

Lo chef di Modena ha portato docilmente anche lei verso un vortice di fanciullezza. Di più, d’infantilismo.

La sempiterna ruota di Parmigiano che l’accompagna non si è smentita neanche stavolta; il nostro è lì, in galleria, circondato da opere di maestri come Warhol, Francis Bacon e Richard Serra. Quasi un’autoglorificazione personale e dell’ottava arte: quella dell’impiattamento.

Mentre l’antica tigna di Ruth Reichl scolora sino quasi a farsi miele.

bottura da sotheby's parmigiano, balsamico

Scaglie di Parmigiano innaffiate di aceto balsamico Villa Manodori 49 anni accompagnano il percorso, facendo sognare i già fortunati avventori.

L’abbinamento cibo/arte ha davvero gioco facile, in questo evento: la sindrome di Stendhal gastroartistica è assicurata.

Autuno a New York

La composizione Autumn in New York, al netto dei richiami alla Richard Gere, si presentava come un festival di verdura con frammenti di tartufo nero, gelatina di ciliegia, con una scodellata di avanzi di verdura, tocco chic contro gli sprechi alimentari.

sala sotheby's, bottura

Si procede con un Bianco&Nero, rielaborazione in piena salsa botturiana del cacio e pepe romano, creato in occasione del terremoto in Emilia e le sue 400.000 forme danneggiate.

Riso al posto della pasta, Parmigiano, caciocavallo e topping di tartufi.

Bottura, Boulud e moglie

Lasagna croccante, non troppo lasagna: Bottura gioca con l’italianità portandola a livelli estremi e a tratti irriconoscibili, ma la nostra Ruth sembra soggiogata dal suo fascino e rievoca la sua infanzia.

Un falò con i marshmallow, dice. Mangia con le dita, la signora.

Bottura caesar salad

Si procede con la carne: vitello spin-verniciato, cucinato sottovuoto e ripassato ai carboni vegetali.

In accompagnamento una Caesar Salad che in realtà è una foresta di lattuga con fiori di camomilla, lavanda e nasturzio. Il dolce frammisto al salato in una ruota che gira.

massimo bottura, crostata limone

Ooops! Ho lasciato cadere la crostata al limone è la chiusa di questa cena-spettacolo dal gioco facile. Uno zabaione cascato da involucri di frolla, un invito a chiudere la cena, con uno sguardo alle opere.

Sarà anche il climaterio, con rispetto parlando, ma alla signora Reichl persino un Pollock sembra più raggiungibile.

[Crediti | Link: Dissapore, Sothebys’]