di Cinzia Alfè 6 Luglio 2016
mangiare in vacanza

E alla fine è arrivato. Il caldo, il periodo in cui godersi il meritato riposo, la pace, la tranquillità e, non ultimo, il cibo che offrono le località turistiche in cui ci troviamo.

Quanti di noi si svegliano già, complici le vacanze estive, con la vista del mare davanti agli occhi e il profumo della focaccia calda nelle narici?

Quanti, invece, hanno davanti il fresco, verde e incantevole panorama della montagna in estate, con quell’aria frizzantina ma gradevole che rimanda a profumi di pane appena sfornato, spalmato di buon burro – di montagna, ovvio – e accompagnato da una marmellata locale ai frutti di bosco?

Eppure, per quanto amanti dei cibi della località estiva che ci ospita, spesso col pensiero andiamo alla nostra città (o paese) natale e al suo cibo, che per tanti mesi ci ha nutrito ma anche coccolato.

La sottoscritta, ad esempio, è solita trascorrere le sue vacanze nella verde Liguria, vicino Savona, dove si gode con piacere, per esempio, la focaccia intinta nel cappuccino che tanto la schifava i primi anni in cui vedeva gli autoctoni procedere puntualmente al rito.

Così come si gode la farinata calda o le saporitissime e morbide frittelle di baccalà, per non parlare della delicata insalata di polpo e patate e del croccante, gustoso fritto di pesce, magari appena pescato nella vicina Noli. O ancora la squisita e sugosa zuppa di cozze.

Ma… ma a volte col pensiero, nonostante il mare, il relax, il divertimento e via dicendo, ritorna col pensiero alla propria città. Nel mio caso, si tratta di Torino.

Torino, con i suoi croissant spesso ancora caldi nelle belle pasticcerie e caffè del centro, con il rinfrancante bicerin, con i suoi larghi viali alberati e i bei portici dove gustarsi gelati tra i migliori d’Italia, ma anche con i suoi piatti tipici.

Sono immagini che ti sorprendono fulminee, una sorta di blues del vacanziero che probabilmente sentirete anche a voi.

Così come i siciliani ripenseranno con languore, mentre si godono la vacanza ai tropici, alle croccanti arancine e alle morbide panelle, i bolognesi ripenseranno alla zuppa reale o al borlengo, i livornesi al loro cacciucco o i romani alla gustosa coda alla vaccinara.

Specialità uniche, che contraddistinguono un luogo quasi quanto le sue opere d’arte. Il mio luogo è appunto Torino, e per quanto io possa stare benissimo altrove, davanti a mari azzurri o a verdi montagne, spesso il mio pensiero va ai suoi cibi.

Primi fra tutti gli agnolotti. Che solo a Torino e in Piemonte si chiamano così: nelle altre regioni li chiamano ravioli e hanno ripieni tra i più disparati, che possono andare dalla zucca alle erbette alla ricotta. Gli agnolotti torinesi, invece, hanno al loro interno prevalentemente carne, come minimo tre tipi di buon arrosto (vitello, maiale, coniglio) e danno il meglio se sono conditi con lo stesso sugo, la stessa bagna dell’arrosto stesso.

Che dire poi del fritto misto alla piemontese, dove non troverete ombra di pesce ma cotolette e mele impanate, semolini, salsiccia, amaretti e, un tempo, anche cervella e rane? Ditemi voi in quale altro luogo trovereste un fritto misto così particolare e variegato.

E la bagna cauda, la saporita salsa a base di acciughe, aglio e burro con cui riscaldare le sere invernali, immergendovi dentro ogni tipo di croccante verdura, in un rito conviviale di gusto e appartenenza?

E il bagnetto verde, con cui insaporire acciughe e tomini, per regalarsi una “merenda sinoira” (relativamente) leggera ma gustosa, con buona pace di insipidi tegolini e stucchevoli flauti?

Ma soprattutto, come non ripensare all’avvolgente profumo del brasato al barolo o della lepre al civet, che cuociono lentamente nel tegame di coccio, sempre lo stesso, ormai tutto sbrecciato, spargendo il loro intenso aroma per tutta la casa?

E per finire come non pensare con languore al bonet (leggi “bunet”), morbido e cremoso dessert a base di cacao e amaretti che in nessun altro luogo troverete fatto ad arte se non a Torino e zone limitrofe?

Ecco, se durante le vacanze estive mi assale la nostalgia di Torino, ora sapete perché.

E sono sicura che anche voi avrete uno o più piatti del cuore, piatti della vostra città a cui pensate con malinconia perfino mentre vi godete le meritate vacanze. Quali sono questi piatti che buoni così si mangiano soltanto nella vostra città? Ce li raccontate?