di Rossella Neri 2 Gennaio 2015
Buoni propositi per il 2015

Sulla differenziata non transigo ma oggi è Dissapore, secondo tradizione, a chiedermi di fare pulizia. Decido che non andrò per il sottile, la cosa bellissima di un anno nuovo di zecca è che si possono annotare i buoni propositi e tradirli dopo la befana, ma con la percezione che nulla è perduto, perché c’è ancora tempo per recuperare tutto e sistemarlo.

Ma con il “Butto via / Porto con me saliamo di livello. Provateci, è catartico. Imponetevi sincerità brutale e pensate alle scoperte del vostro 2014 gastronomico con la speranza scintillante del cambiamento, pur se nascosta dietro le occhiaie di capodanno. Poi pensate alle altre, per tagliare di netto il superfluo, o peggio, con le cose che vi hanno dato fastidio.

Intanto inizio io.

PORTO CON ME

Chi tiene duro, e prova a fare le cose bene, anche quando non riesce. Poi porto con me anche i colleghi bravi che hanno fatto strada, e quelli bravi che devono ancora salire sul loro treno.

BUTTO VIA

Certi foodblogger, specie se si credono Hemingway, pure quelli che dovrebbero fare i fotografi e lasciar stare le ricette. Butto anche chi scrive sciatto e veloce senza informarsi a dovere.

Butto via i commenti acidi, che nemmeno una confezione intera di Gaviscon li placa; ma porto con me i commentatori che aiutano a metterti in discussione.

Butto via le dosi elefantiache di classifiche alla BuzzFeed che riempiono troppi siti, e i posti dove la vulgata critica vuole farti andare a mangiare per forza. Mi spiace, ma butto il gelato di Grom e il cibo che diventa famoso perché griffato. Mi tengo stretti invece tutti i chilometri percorsi solo per cenare in quel ristorante.

Butto via i ridotti degli chef stellati e chi mi chiede 200 euro per una cena e poi prova a vendermi il suo libro al tavolo.

Butto via i libri di cucina degli chef e insieme a loro le manie gastronomiche e i saloni, ma porto con me i nuovi amici che proprio in quei saloni ho incontrato.

Butto via moltissimi programmi di cucina, quasi tutti. E ora che mi ricordo, butto soprattutto la finale in diretta della scorsa edizione di Masterchef.

PORTO CON ME

Porto con me i libri di cucina brossurati e preziosi, quelli che ho restaurato, soprattutto quelli di mia madre.

Porto con me la ricetta dei tortelli di zucca, che farò per sempre il giorno della Vigilia di Natale.

Porto con me il minestrone casalingo che cuoce 10 minuti nella pentola a pressione ed è molto meglio di quelli di Nonno Findus. Porto anche il salame del macellaio “decrescitista” di Carpi, che mi tiene un’ora a chiacchierare del suo stile di vita. Porto anche il ricordo della crema di zucca e gorgonzola mangiata sul divano con mio marito e il gatto.

Butto via le oliere anti rabbocco, ma porto chi rispetta le regole anche quando sono sciocche. Porto con me chi promuove la tracciabilità dei suoi fornitori.

Porto chi pensa che il cibo sia anche politica sociale, porto i libri di Simonetta Agnello Hornby che insegna a cucinare alle mamme delle famiglie disagiate perché così si migliora il futuro dei bambini.

Porto con me anche l’azienda agricola dove compro la carne, che non macella i vitelli, e la settimana dei cereali di Rudolf Steiner, e chi pensa che il cibo sia cibo anche per l’anima.

Porto la capacità di confezionare una cena con quello che c’è in frigo e butto via i prodotti in offerta e i carrelli della spesa pieni, che tolgono valore al cibo.

BUTTO VIA

Butto il pizza-gate e il caffè-gate di Report, che non mi hanno insegnato nulla.

Butto la pasta con le melanzane la vigilia di Natale e tutti quelli che non hanno ancora capito che a mangiar bene si spende meno.

Butto via i tovaglioli di carta a tavola, e porto con me chi coltiva il piacere del ricevere, anche se ha lavorato 10 ore in ufficio. Butto le cene “voglio impressionarti cucino tutto io” e tengo le cene dove ognuno porta qualcosa, informali e calorose. Porto anche il tartufo, la carne e il pesce crudi, e tutto il cibo che non ha bisogno di essere cucinato per farti godere.

Butto via il miso che ho lasciato aperto in frigo da 8 mesi, e chi insegna la cucina senza insegnare le stagioni. Ma porto con me il foraging all’italiana e gli articoli bellissimi che ho letto sul tema. E cerco di buttare via l’attaccamento al cibo italiano che diventa provincialismo, mentre provo a portare con me il cibo senza confini e senza pregiudizi e l’odore di spezie indiane nella tromba delle scale.

Butto la stampante Foodini che ancora così piccola è già obsoleta. Ma porto Bullipedia, l’idea dell’enciclopedia mondiale del cibo dello chef spagnolo F3erra Adrià e spero di consultarla presto online e gratis come se fosse Wikipedia.

PORTO CON ME

Porto lo champagne Pommery del 1999 che non credevo avrei bevuto, e i nuovi amici conosciuti a tavola: perché se ci capiamo a tavola saremo amici per sempre.

E poi porto con me anche Masterchef, perché nonostante tutto, anche quest’anno mi ha preso. E così alla fine continueremo ad essere, tutti, solo noi stessi.

[Crediti | Link: Dissapore, Vanity Fair, Bullipedia, Rudolf Steiner]

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