Come saprete se non avete trascorso l’estate nascosti sotto una roccia come un anfibio per sfuggire al sole implacabile, il giudice di MasterChef e maschio alfa Joe Bastianich ha appena aperto, insieme alla madre Lidia, un ristorante a Cividale del Friuli. Si chiama Orsone, Dissapore ne ha già parlato qui, qui e qui.
Il passo successivo è stato andare a provarlo. Per amore di completezza ho cenato in entrambi gli ambienti del locale (no, non nella stessa sera!): il ristorante gastronomico e la tavern, un ambiente bar più informale.
Seguono copiose informazioni. In fondo c’è anche la sezione FAQ, consultatela prima di accanirvi nei commenti.
IL RISTORANTE
La sala è elegante e l’esatto contrario di minimal. Se la tendenza pare essere il tristellato senza fronzoli, Orsone sta agli antipodi: tovaglie lunghissime, posate sovradimensionate, spazi tra i tavoli come praterie, servizio sorridente ma piuttosto formale.
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La cucina è a vista, separata dalla sala da una grande parete di vetro. Dietro di essa, lo staff si affaccenda con movenze da balletto: al comando c’è lo chef spagnolo Eduardo Vale Lobo, proveniente da Del Posto, l’ammiraglia dei ristoranti di Bastianich a New York. A servizio concluso, piccolo coup de théâtre: il vetro si abbassa e gli ospiti rimasti in sala possono, se lo desiderano, scambiare quattro chiacchiere e bere un bicchiere con lo staff di cucina. Come Vale Lobo, anche la sous chef Kelly Jeun proviene da Del Posto: “Cosa vi ha spinto ad accettare l’offerta di trasferirvi da New York al Friuli?” domando. “Chi avrebbe mai detto di no a una proposta come questa?! Per uno chef lavorare in Italia è una straordinaria opportunità!” risponde garrula. “But Friuli is so remote“ polemizzo, ancora turbata dalle 4 ore abbondanti di viaggio da Milano. “L’unico problema è trovare i kumquat” replica.
Il menu degustazione (59€) prevede 5 portate. Per gli standard di sala e cucina e gli ingredientoni utilizzati è un prezzo estremamente ragionevole – anzi, risulta difficile immaginare che possa condurre a conti in pareggio: come chiosava un ristoratore nei dintorni, interrogato a proposito del nuovo, ingombrante vicino: “ogni coperto costerà loro almeno 5€ solo di biancheria”.
Ma veniamo alla cucina! Era ora, direte voi.
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L’amuse-bouche, cioè zuppetta di patate, porri e vongole con crostino al mascarpone, è in nuce una perfetta anticipazione di ciò che seguirà: una cucina curata, rassicurante e senza spigoli, impeccabile dal punto di vista formale.
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Poco fuori dal ristorante, oltre il dehors, c’è un prolifico orto su cui il menu fa molto affidamento: assaggiamo un’insalata di radicchietto, olio di oliva e acqua di pomodoro, con bacon cotto in aceto. Un piatto pulito e grintoso, con caute aperture alle note acide e amare che nel resto del menu latitano.
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Segue l’impeccabile gazpacho con olio uovo di quaglia in camicia sottolio, buonissimo e divertente.
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I primi: da un’invenzione di Lidia Bastianich, il raviolo ripieno di cacio e pere, condito con salsa cacio e pepe. Dolce, salato, piccante, grasso: un vertigine di comfort food da prescrivere per giorni d’autunno e delusioni amorose. Il risotto al nero di seppia con seppioline e spuma di ricotta è, invece, perfettamente eseguito ma di poca emozione.
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Si prosegue con il secondo, Filetto di San Pietro con salsa di bagnacauda e peperoni piquillo: anche se l’anima francofila infeliciterà gli oppositori della salsa sul pesce, è invece un piatto di grande soddisfazione e con un bel ritmo interno.
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Seguono i dolci, di cui si occupa la pastry chef Annie Dearborn, da 2 anni allieva di Brooks Headley a Del Posto. A partire dal predessert – gelato allo yogurt con granita di cetrioli- il livello è molto alto.
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I dessert sono da manuale in senso stretto: la costruzione del piatto è molto leggibile in trasparenza. Ogni dolce prevede una parte cremosa, una croccante, una componente acida, più temperature (chi ha detto “gioco di consistenze”? Ve lo butto ‘sto zibaldone delle recensioni!). I risultati, però, sono tutt’altro che scolastici: eccellenti sia la torta di carote con gelato al prezzemolo sia il semifreddo al butterscotch con more e crema al caramello.
Lavori ancora in corso per la carta dei vini: al momento, si può optare per un abbinamento al calice (20€) con i vini della cantina Bastianich, le cui vigne sono di fronte al ristorante, sulla collina simile a una schiena d’orso che dà il nome al locale.
LA TAVERN
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La Tavern è il primo ambiente che si incontra entrando nel locale. Sugli sgabelli intorno al bancone e ai tavolini ci si siede per bere qualcosa prima o dopo cena, oppure per pescare dal piccolo menu di piatti fusion italo-americani. Le mie commensali provano entrambi gli hamburger, con pane fatto in casa e carne di fassone: il Calabrone con cipolla rossa caramellata e gorgonzola, il Plus con caprino e marmellata di kumquat. Entrambe proclamano si tratti del migliore hamburger delle loro vite.
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Io opto invece per il Lobster Roll, un pan brioche oblungo con insalata di astice e sedano: la burrosità del pane sostiene e amplifica il sapore dell’astice, la freschezza del sedano rende impossibile stancarsi. Mangio in silenzio, limitandomi a ampi cenni di diniego con il capo quando qualcuno chiede di poterlo assaggiare.
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I dolci sono meno intellettuali ma altrettanto curati di quelli del ristorante: l’apple pie con gelato è destrutturata (eh, lo so, tutti avremmo voluto che questo articolo non contenesse la parola “destrutturato”, ma ormai è tardi) e la pasta ne guadagna in splendida croccantezza; il sundae al cioccolato e arachidi sarà pur impietoso sul fronte calorico ma è lodevole sotto ogni altro aspetto.
INSOMMA
Come primo ristorante europeo dei Bastianich, l’Operazione Orsone è evidentemente ambiziosa. Gli sforzi testimoniano la volontà di ottenere riconoscimenti: sala, cucina e menu sono costruiti per ottenere la stella. Sul fronte ambiente, servizio e dolci, il livello è già adeguato, mentre alla cucina del ristorante manca di percorrere l’extra mile: alla perfezione formale non corrisponde altrettanta ispirazione. Tutto fa pensare che verrà.
INFO
Aperto da martedì a sabato.
Taverna dalle 17.00 alle 24.00
Ristorante dalle 19.00 alle 22.30
FAQ
1) Ci sei stata davvero? Sì. Eccomi lì, sulla sinistra! Non come quella volta da Dry.
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2) Hai pagato? No, sono stata invitata. Apparentemente al centesimo post su MasterChef ho finito per essere considerata una presenza familiare (l’alternativa era una denuncia per stalking).
3) Joe Bastianich è lì? Sì, ancora per qualche giorno. Serve drink al bar, ritira i piatti in sala, fa le foto con i bambini. Va via per ultimo tutte le sere. Ritornerà di tanto in tanto come guest star, così come Lidia.
[Foto: Caterina Colombo]