di Giovanni Puglisi 17 Marzo 2014
Oscar Farinetti a Eataly Milano

Sono stato contento di Oscar Farinetti, quando ha dichiarato a La Zanzara: “A Eataly è vietato l’ingresso a persone come Calderoli, non può entrare per motivi di igiene. […] Calderoli e Borghezio dovrebbero dimettersi da umani, da uomini, perché dimostrano dicendo queste cose che non hanno coscienza, e la coscienza è la molla che ha trasformato le scimmie in umani. Loro sono rimasti scimmie, Calderoli è una scimmia”.

Ho quasi riso, poi, quando il convinto partigiano, renziano, liberatore del vino, democratizzatore degli alti cibi, antiberlusconiano e salvatore della Patria Italia, paladino schierato dei lavoratori e dell’artigianato nostrano, dichiarò nel Febbraio 2013 che se la Lega avesse vinto in Lombardia “a Milano non (avrebbe aperto) Eataly ma un kebab. […] A me fa una paura terribile l’idea che vincano”.

Sembrava inequivocabile, insomma, che le posizioni del Natale detto Oscar nazionale fossero ben fisse su posizioni esplicitamente antileghiste: perché l’Italia da salvare in sette mosse doveva necessariamente essere Una, Unita e indivisibile, lontana dalle mire secessioniste alla base del programma operativo delle camicie verdi. “L’Italia è una Repubblica fondata sulla bellezza”; scrive il nostro rifrasando l’articolo 1 della Costituzione durante la presentazione alla stampa del nuovo Eataly meneghino, nel pomeriggio di Venerdì 14 Marzo: “una”, “Repubblica”; corpo organico e interattivo, non più un’accozzaglia di regni e di ducati né confederazione di elvetica misura.

Dice però il vecchio saggio, che poi è Natale Oscar stesso, che la prima delle regole per avere successo è “Coltivare l’amicizia”come dichiarato durante una lectio alle Italian Sessions di Torino 2011: sarà per tenere fede a questo nobile principio, quello d’onorare l’amicizia (che ritorna, com’è noto, nel momento del bisogno) che il leader maximo, in data Sabato 15 Marzo, ha deciso di cospargersi il capo di cenere d’olivo taggiasco e chiedere ammenda dei suoi peccati al cospetto di Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia:

“Ho fatto una cavolata e ho deciso di chiedergli scusa” – ha dichiarato Farinetti – “Per questo l’ho invitato Martedì (18 Marzo, giorno dell’inaugurazione ufficiale di Eataly Milano, ndr.). Gli farò uno scherzo: lo porterò in macelleria e farò un ‘manzobab’. Non vedo l’ora di diventare suo amico e suo simpatizzante”.

Ammirevole senz’altro, e prova di grande spessore etico da parte del fondatore della maxicatena di “alti cibi”, il coerente tentativo di pacificarsi con le figure istituzionali dei territori in cui opera; per una feconda e completa collaborazione nell’interesse esclusivo del Paese.

Ammirevole soprattutto l’intenzione di metter pace con chi fa i regolamenti, davanti a un buon kebab di manzo e brindando ad Alta Langa Contessa Rosa, quando la location selezionata per la nuova apertura milanese comporta tutti gli oneri e gli onori ereditati da un palazzo di grande storia: com’è nel caso appunto dell’ex Teatro Smeraldo, fino al 2012 scenario resistente della grande musica in un’Italia culturalmente devastata, casa di casa nostra per artisti come Springsteen, Paolo Conte e Bowie, oltre che spazio privato mantenutosi vitale senza mai chiedere un centesimo al Comune.

Aver costruito un supermarket in un posto così in effetti comporta un bagaglio spigoloso da gestire: bisogna evitare che il pubblico percepisca la transizione dal teatro al negozio come un passaggio troppo brusco da luogo di cultura a luogo del mercanteggiare, da capitale del territorio a territorio del capitale: con l’aiuto degli amici, che magari faranno chiudere un occhio alla giunta musona di Milano su qualche decibel sforato e una birra spillata oltre le 2, nell’interesse del popolo italiano questo forse allo Smeraldo si potrà fare.

Ma se “ci sarà musica tutte le sere” – così dice il melodico Oscar della nuova pietra preziosa da inserire nel suo castone – forse la colonna sonora è da cambiare: Adriano Celentano, secondo le parole del delfino Francesco Farinetti “amico di famiglia” e fortemente voluto come padrino dell’inaugurazione a Piazza XXV Aprile, ha risposto con un comunicato a mezzo ufficio stampa che “Celentano è contrario a progetti in cui la musica sarebbe penalizzata in un contesto in cui gli elementi principali, come in questo caso la ristorazione e la commercializzazione di prodotti alimentari, sono altri”. E chiamali amici…!

Il primo Eataly apre a Torino nel 2007 in locali concessi gratuitamente per 60 anni dall’allora sindaco Sergio Chiamparino.

A Bari Eataly occupa parte della Fiera del Levante, che nel 2012 inaugura un pubblico concorso per affittare all’incanto uno spazio espositivo da 8.000 metri quadri: unica partecipante al bando Eataly Puglia, newco appositamente costituita tra i cui soci, oltre a Farinetti, figura il colosso del grano Casillo Group assurto agli onori della cronaca nazionale nel 2006 per un’indagine su presunte contaminazioni da ocratossina-A.

Quando mancano pochi giorni all’apertura di Bari, fissata per il 31 Luglio 2013, il Comune ferma i lavori per mancanza di autorizzazioni e licenze. In tempo record, la holding riesce ad ottenere comunque un permesso di mostra mercato temporanea e ad inaugurare per la data prevista.

La futura “Disneyland del cibo” a marchio Eataly, il FICO (Fabbrica Italiana Contadina), parco tematico da 80mila metri quadri con “con 40 ristoranti, stalle, acquari, campi, orti, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery”; sorgerà presso il CAAB, Centro Agroalimentare di Bologna, di proprietà pubblica al 90%: gli spazi saranno concessi dal Comune senza contropartita economica.

Partner del progetto sono Coop, Ascom, Confcommercio, Emilbanca, Unipol e Intesa San Paolo, banking partner di Expo 2015 a Milano, cui azionista di maggioranza è la Compagnia di San Paolo; presieduta dal 7 Maggio 2012 dall’ex primo cittadino di Torino: Sergio Chiamparino.

E chiamali amici.

[Crediti | Link: Dissapore, Il giorno, Italian Sessions, Il Giornale. Immagine GQItalia]