di Adriano Aiello 30 Giugno 2014
Pizza surgelata

Niente da fare, alla fine tutto si riduce sempre ai surgelati. Ebbene sì, le sorti della cultura gastronomica, lo stato di salute del settore, la centralità che ha nelle nostre vite il cibo hanno un solo indicatore: il reparto sotto zero. Lo dicono a Repubblica e al Wall Street Journal dove associano il primo calo delle vendite del reparto (in 25 anni) alla presenza degli Chef in televisione.

Vegetali -0,1, zuppe e minestroni -1,7, prodotti ittici -4,5, pesce intero naturale -7,2, crostacei e molluschi -5,3, carne rossa -0,8, hamburger -1,1, carne bianca -4,5, frutta -15,6, paste semilavorate -17,7, pizze -,0,5, piatti ricettati -12,1.

Ora avete due opzioni o cavalcate questa teoria – che associa addirittura mercati e culture diverse come Italia e Usa attraverso un unico principio comparativo – e o vi impegnate a regalare a Repubblica un sociologo. Però leggendo l’articolo (non online) troverete alquanto curioso che gli chef vengano citati nel titolo e mai nelle argomentazioni, dove si parla di crisi, modifica degli assetti familiari, centralità del biologico, ecc…

Ad ogni modo, poco importa se la teoria è scientificamente fallace, il tema è ricco di suggestioni. E poi anche nella storia di Dissapore i surgelati hanno avuto il loro peso.

Pensate che scorrendo le memorie di un giovane Massimo Bernardi (ancora non edite purtroppo) scopro che all’inizio della sua avventura editoriale ad ogni vicolo veniva brutalmente sconsigliato dal fare un blog gastronomico, “perché gli italiani sono avidi consumatori di surgelati, altro che gastrofanatici”. Non contento di aver smentito la diceria, il Bernardi produsse anche questo.

A sdoganarli qui sopra siamo stati tanti, sempre con interessanti risultati antropologici nei commenti, specie ai tempi della Prova d’acquisto o nell’emblematico post di Cristina Scateni. Anche il sottoscritto finii una sera a parlare della tentazione Picard ma tutto si ridusse a un surreale dibattito, dalla deriva sindacalista, sulla figura di una cassiera evocata con eccessiva fascinazione letteraria.

Nelle trasmissioni culinarie sono un universo sommerso e incitabile. Per dire, A Cucine da incubo il punto di non ritorno è quando Cannavacciulo scopre l’immane cella frigorifera colma di surgelati, spesso scaduti ai tempi del rapimento di Moro. E lì giù di imprecazioni e pacche sulle spalle come se fossimo in un match di wrestling degli anni Ottanta.

O come non ricordare a Che tempo che fa il famoso confronto tra Cracco e la Parodi con il primo che inorridiva a ogni esternazione della seconda, mentre glorificava il frigo vuoto e la capacità di fare un pasto buono e sano con le due cose che avete in casa.

Però lo sappiamo tutti che mentre il gastrofanatico si sdegna rumorosamente c’è una maggioranza silenziosa, un partito delle larghe intese che ne fa un uso strumentale. O che non ha nulla contro la pratica della surgelazione domestica, almeno. Parlo delle tante famiglie che comprano carne e pesce fresco e lo congelano per non esserne sprovvisti al momento del bisogno.

Poi ci sono quelli che ne ingurgitano grandi quantità e magari fanno della velocità e della pigrizia il loro stile di vite . Ma attenzione, voi snob lì fuori, non sono per forza di cosa dei barbari del cibo. Sono spesso buoni conoscitori e benestanti, vanno agli stellati e poi a casa scatta il surgelato. Cosa ne so? Osservo. Mica solo a Repubblica si fà sociologia spontanea.

Ovviamente tutto questo fino a quando è iniziato Masterchef, il big bang della cultura gastronomica italiana… Non so, ne siamo così sicuri?

Ora io mi fermerei anche a farvi una serie di edificanti domande per sapere se siete surgelatari o meno, e se per voi la correlazione di Repubblica ha motivo di esistere, ma devo davvero andare.

Ho molta fame e ho dimenticato di scongelare il mio tramezzino uova, salame e salsa tartara delle ore 10.30.

[Crediti | Repubblica]