I popcorn salveranno i cinema?

Il business dei contenitori da collezione sta aumentando l'interesse degli spettatori – e gli incassi dei cinema.

I popcorn salveranno i cinema?

Quella fra popcorn e cinema è una relazione simbiotica. Pensateci: esiste un multisala che non li venda? E d’altra parte, esistono altre occasioni per riempirsi le mani (e la bocca) di chicchi di mais scoppiettanti? Anche a casa i popcorn si abbinano quasi esclusivamente al momento catartico della serata film: divano, telecomando, scodella e via alla visione con masticazione.

L’accompagnamento gustativo e sonoro dei popcorn è quasi una nota di sottofondo rispetto ai grandi blockbuster dei nostri tempi. Eppure guai a considerarlo scontato, specie in un periodo di crisi generale delle sale cinematografiche. È un dato di fatto: l’avvento dello streaming prima e della pandemia poi è stato deleterio per gli addetti del settore. Al cinema si va sempre meno, per comodità e per i costi sempre più alti.

Ma nel buio letterale e metaforico delle sale cinematografiche spunta un barlume di speranza. Si tratta proprio dei popcorn, e di un business multimilionario legato ai contenitori da collezione, elaborati recipienti ispirati alle grandi produzioni del momento. Negli Stati Uniti l’oggettistica che accompagna i popcorn sta letteralmente facendo il botto, e gli incassi lo confermano. Come in un trailer ci chiediamo: i popcorn salveranno i cinema?

Popcorn da collezione

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I popcorn sono lo snack più economico che ci sia. Ok, ci sta il rincaro che si paga per gustarli davanti al grande schermo, ma la sostanza è quella: chicchi di mais, sale, un po’ d’olio oppure burro. Chiunque li sa preparare, a meno che non vi chiamiate Carmen Di Pietro. Ma questa è un’altra storia.

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Finora mangiarli al cinema è stata un’azione meccanica, autopilot di gomito, avambraccio, mano e denti. Ultimamente però il gioco si è fatto assai più interessante. Da qualche anno, anzi dovremmo dire da qualche blockbuster a questa parte, aziende creative si sono affiancate alle produzioni per realizzare versioni di popcorn molto più avvincenti.

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Si tratta dei cosiddetti collectible vessels o contenitori da collezione, che ripropongono personaggi o scene chiave dei film campioni d’incasso. Secondo il New York Times, tutto parte dal 2024 con il secondo capitolo della saga di Dune. I presupposti per il successo c’erano tutti: panorami epici, cast stellare, scene oniriche e adrenaliniche. In più però c’erano i popcorn, disponibili in un contenitore dalle fattezze di un verme della sabbia di Arrakis.

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Da lì non ci si è più fermati. Ci sono stati la borsetta rossa de Il Diavolo Veste Prada 2, il Castello di Grayskull di Masters of the Universe, la gabbia sciolta da Superman. Fino, ovviamente, al cavallo di Troia ispirato all’Odissea di Christopher Nolan. E le aspettative sono altissime per la scopa di Harry Potter, in attesa dell’anniversario per i 25 anni dall’uscita del primo film della saga.

Un boost per gli incassi

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Ovviamente non parliamo di recipienti normali. Sia per la disponibilità, visto che sono in edizione limitata. Sia per il costo, che normalmente oscilla tra i 50 e i 70 dollari. Eppure proprio per questo hanno un enorme successo. Scarsità, rilevanza in merito alla cultura pop, e una certa dose di fascinazione nerd li rendono oggetti richiestissimi. Tanto che a volte non serve il cinema, e nemmeno i popcorn: i collezionisti cinefili li preordinano direttamente online.

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Anche quando vengono venduti in sala il fatturato è multimilionario. Quest’anno ha fruttato più di 100 milioni di incassi per AMC Theatres. IMAX stima di vendere trentamila buckets entro il 2026. Cinemark Theatres ha dichiarato un +40 percento di entrate proprio grazie ai recipienti a tema. Insomma, pare proprio che il boost dei popcorn funzioni alla grande.

“Non penso che i popcorn siano l’unica ragione per cui la gente va al cinema” dice il vice presidente di food&bev strategy AMC Nels Storm, “ma negli ultimi anni sono diventati un importante tema di conversazione intorno alle maggiori distribuzioni”. Impressionato anche Rich Gelfond, chief executive di IMAX: “Non avrei mai pensato che ci sarebbe stata una domanda per buckets da 50 dollari”.

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Ovviamente c’è anche l’altra faccia della medaglia, ovvero gli inevitabili flop. Quando un film non va anche i recipienti non hanno fortuna. Oppure può succedere il contrario: film di successo e buckets che non ne hanno altrettanto. E rischiano di diventano un grattacapo per le sale, che con fatica devono smaltire articoli di merchandise così onerosi. Capita, ma le statistiche ci dicono che il business resta assai lucrativo.

Quanto agli artisti? Le principali aziende creative in circolazione sono Snap Creative, Golden Link e Zinc, sparse tra Nordamerica e Australia. Per creare i collectibles comprano i diritti d’autore dagli studios e collaborano con loro per il design. Il concetto primario tuttavia resta sempre la funzionalità: i recipienti possono essere di tutto, ma devono in primis permettere la facilità e accessibilità di consumo.

Il che ci conferma una cosa: alla fine, oltre l’hype e il fatturato, torniamo comunque ai popcorn, e alla magia sempre viva del grande schermo.

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