di Giorgia Cannarella 29 Ottobre 2011

Osterie d’Italia 2012 di Slow Food: “hungry e foolish”.

Il 24 ottobre 2011 alle 18:12 Me Medesimo commenta: A me sembra ridicola la guerra tra 1) “Voi che andate da Vissani per mangiare minchiatine assurde, volete mettere quanto sono furbo io che con 2 euro esco a panza piena”, e 2) “Esiste la cucina stellata, tutto il resto è noia”.

Il 25 ottobre 2011 alle 17:44 Andrea commenta: “L’osteria non è morta di vecchiaia. Negli ultimi cento anni si è adattata agli stili di vita, passando da mescita a caffè, da insegna con cucina familiare a piccola trattoria”. Alberto Capatti. L’osteria nuova. Una storia italiana del XX secolo.

Al tempo dei socialcosi l’anonimato dei curatori è il primo argomento per lo spot di una guida.

Il 24 ottobre 2011 alle 22:26 Fabrizio Pagliardi commenta: Voi pensate che noi ristoratori passiamo il tempo a documentarci sulle facce dei possibili ispettori, che ci mettiamo a spulciare l’elenco dei collaboratori delle guide e a cercare le foto? Nel mio locale vengono con una certa frequenza almeno la metà delle facce pubblicate e in tutta sincerità non ho idea di chi di loro sia l’autore della mia scheda.

Il più creativo spot per la Pausa Pranzo che riusciremo mai a concepire.

Il 25 ottobre 2011 alle 10:51 Antonio Scuteri commenta: Due versioni: normal e light. Normal: pappardelle al cinghiale, petto di vitello alla fornara con patate arrosto, mezzo vino sfuso, tiramisù, caffè all’Osteria Priscilla sull’Appia Antica. Light: tonnarelli cacio e pepe, polpette di bollito con patate arrosto, mezzo vino sfuso da Tanto pe’ magnà alla Garbatella.

La ricetta perfetta: il pollo arrosto.

Il 25 ottobre 2011 alle 15:45 Ari commenta: Mangio la pelle croccantosa e mi piace da morire. Il pollo arrosto va con le patate: sono integralista in questo. “Qual’é l’assioma delle patate arrosto? Che sono sempre troppo poche” (Ovosodo).

Prova d’assaggio: aceto balsamico di Modena.

Il 24 ottobre 2011 alle 12:43 Riccardo I. commenta: Eh! Uh oh. Ehm. Io uso la “glassa”. Di aceto balsamico. Ponti. … Ok ok, me ne vado.

Il piatto è rotto: lettera aperta ai ristoratori stellati da un cliente indignato.

Il 26 ottobre 2011 alle 10:22 Anete Dinne commenta: Se scelgo di andare in un ristorante di livello non lo faccio per riempirmi. Cito il primo punto dei 23 di ‘Sintesi della cucina di El Bulli’: “La cucina e’ un linguaggio attraverso cui è possibile esprimere: armonia, creatività, felicità, bellezza, poesia, complessità, magia, umorismo, provocazione e cultura”.

Il 26 ottobre 2011 alle 12:46 Riccardo I. commenta: Il cuoco/ristoratore è un commerciante: offre ciò che viene richiesto in un dato momento storico. In origine serviva a ristorare. Attualmente catalizza l’attenzione dei fedeli come un santone, colmando una porzione di un grande vuoto di valori, di creatività, di stimoli, che – quello si’ – è preoccupante.

Io volevo solo bere (contro la dittatura dell’aperitivo).

Il 26 ottobre 2011 alle 19:33 ILARIA Genova commenta: E perché no alla Casa del Popolo e al crodino con salatini rinsecchiti? Ma chi lo ha detto che bisogna mangiare come porci bevendo frizzantino? Viva i baretti marci e basta con questi locali da vip, stile minimal, tutto bianco, nero e plasticoso. Un bel bancone è quello che ci vuole! E soprattutto pagare un euro, visto che per guadagnarne 9 non basta un’ora di lavoro.

Liveblog Masterchef – Sesto episodio.

Il 26 ottobre 2011 alle 21:38 jade commenta: Comunque Enea ha qualcosa di Freudiano: pianta sempre qualcosa dritto in mezzo al piatto.