Guida Michelin 2019: a digerir le stelle, anche quella non data a Cracco

Così è andata, anche quest’anno: l’uomo del pneumatico ha detto sì. E no.

Ma soprattutto va bene così, visto che l’edizione 2019 della Guida Michelin ha sì incoronato 29 nuove stelle e un re dei re, Mauro Uliassi –che diventa il decimo tristellato italiano– ma han fatto più notizia le seconde stelle non assegnate –Cracco e Camanini soprattutto, ma pure Baronetto per dire– che il resto.

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Tuttavia le cose notevoli non sono mancate, ed ecco qui quelle che ho intercettato io.

– Il tormentone a fine premiazione era: e Camanini? Com’è quello che tanti considerano uno dei migliori cuochi d’Italia continua ad avere una (sola) stella?

La guida se la cava con diplomazia scrivendo “Lo chef è sicuramente uno tra gli astri più brillanti –nella sua categoria– della gastronomia italiana”. Il segreto è tutto in quel malizioso “nella sua categoria”. Hai capito gli astuti ispettori. A sto punto deve sperare di passare da essere il più brillante della propria categoria al più brocco, ma di quella superiore.

– Roma città perde tre stelle (e ne guadagna una): saldo – 2, la peggior performance del paese. E allora il PD?

– Torino prende tre stelle con la miglior performance del paese (passa così da quattro a sette). Tutto grazie al movimento Sì TAVola

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– Milano non pervenuta. Ma pensa te. Tutti a dire –me compreso– che è la città gastronomicamente più vivace d’Italia e poi invece perde la stella l’Armani e non succede altro. Madonnina che silenzio c’è stasera.

Uliassi ci ha raccontato che fino a stamattina non sapeva ma presagiva. E non ha dormito la notte. E lo diceva emozionato, lui che è serio, tosto, tutto d’un pezzo. Oggi è il coronamento di un lavoro di 28 anni suoi, di sua sorella Catia e dei tanti collaboratori che si porta dietro da venti. Siate critici quanto volete con Michelin, ma per chi prende tre stelle è come vincere l’Oscar.

Enrico Bartolini secondo me monta gomme Michelin vista la regolarità con cui ottiene macaron: ha veramente trovato la formula che tanti cercano invano.

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Andrea Ribaldone, Antonino Cannavacciuolo e Heinz Beck hanno il tocco di Mida, un po’ alla Bartolini: grande incetta di premi. Gente che ha capito come va il mondo. Della rossa.

Ma davvero in Italia nessun monostellato merita la seconda? I succitati, ma pure, chessò, Matias Perdomo? Immagino sia questione di tempo. Mi siedo lungo il fiume –il Naviglio, intendo– e que serà serà.

Il nordest festeggia, il centrosud anche quest’anno a bocca (quasi) asciutta: pochissime stelle, Ciccio Sultano, Gennaro Esposito, Ernesto Iaccarino ancora, sempre, inamovibilmente due. Non mancheranno di certo le polemiche.

So anticipare il mantra: gli ispettori sotto il Lazio non vanno mai. Personalmente sono tanto felice siano arrivati fino a Nino Rossi, del ristorante Quafitz, che bisogna proprio andarlo a pescare rapito come è in mezzo ai boschi calabresi.

A condurre quest’anno Petra Loreggian.

Non pensavo l’avrei mai detto (la Loreggian è brava e bella), ma m’è mancato Michael Ellis, l’ex direttore internazionale delle guide che negli anni passati faceva da anfitrione: se ad annunciare le stelle è una conduttrice professionista l’evento forse ne guadagna in fluidità ma ne perde in autorevolezza.

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Ma quelli di Michelin sono secchioni: sono convinto che il successore di Ellis, Gwendal Poullennec, che oggi non spiccica una parola d’italiano l’anno prossimo avrà una grammatica più corretta di Di Maio.

I premi sono simpatici e un modo per dialogare con gli sponsor, lo sappiamo tutti, ma quello che conta secondo me è quello al giovane: dunque grandi auguri a Emanuele Petrosino, la cui energia aiuta la cucina bolognese (sta ai Portici) e ce n’è tanto bisogno.

La mascotte Michelin con la quale mi sono naturalmente fatto un selfie era piccola e un po’ sgonfia. La cosa mi ha fatto particolarmente arrabbiare perché nella foto sono io il più grasso.

Il Principe Cerami di Taormina –chef Massimo Mantarro– è l’unico locale che è passato da due a una stella. Quando successe a Davide Scabin, a Carlo Cracco, a Claudio Sadler -per restare negli ultimi anni– il declassamento fece molto scalpore, oggi mi sembra passato piuttosto inosservato.

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Da sud, dunque, poche notizie e poco buone.

Ciò detto, auguro che le nuove stelle portino gran bene ai cuochi che ne sono stati insigniti. E ugualmente spero che tutti gli altri, quelli che non sono nella Rossa, lavorino serenamente per i propri clienti e la propria soddisfazione.

La stella è bella, ma non ci vivrei.

Luca Iaccarino

16 novembre 2018

commenti (3)

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  1. Piermario ha detto:

    “Da sud, dunque, poche notizie e poco buone”.
    Sì e no. Oltre al caso di Quafitz, citato nell’articolo, c’è ad esempio Bros (e qui possiamo dire che la Rossa arriva, come da tradizione, buona ultima), ma c’è anche Sapio, che (con pieno merito) porta una stella in un posto gastronomicamente desolato come Catania.
    Movimento quindi ce n’è.

  2. ale ha detto:

    si conoscono le motivazioni per la stella che se ne va? In particolare mi interesserebbe sapere perchè è stata tolta a La Clusaz (Gignod-Aosta).

    Grazie anticipataamente

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