Tic-tac. Tic-tac. Nelle cucine griffate gli chef battono nervosi con le nocche sul tavolo: il conto alla rovescia è cominciato. Inclusi quelli che fingono di non farci caso, anzi sono proprio loro i primi a consumarsi nell’attesa delle stelle.
Come sanno anche le pareti, domani va in scena l’edizione 2019 della guida Michelin, per il terzo anno di fila a Parma. Una due giorni –16 e 17 novembre– che radunerà il gotha della gastronomia nazionale nella Food Valley.
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Noi saremo all’Auditorium Paganini per raccontarvi subito cosa succederà, se proprio non resistete potete anche seguire qui la diretta ufficiale.
Il 2018 è stato l’anno di Norbert Niederkofler, chef del St. Hubertus di San Cassiano, che si è unito all’élite dei nove ristoranti tre stelle Michelin.
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Per la cronaca, gli altri sono Piazza Duomo ad Alba (CN), Da Vittorio a Brusaporto (BG), Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio (MN), Le Calandre a Rubano (PD), Osteria Francescana a Modena, Enoteca Pinchiorri a Firenze, La Pergola a Roma e il Reale a Castel di Sangro (AQ).
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I ristoranti tre stelle, ricordatelo, sono quelli che valgono il “viaggio”, giacché i due stelle meritano la “deviazione” e i ristoranti con una stella la sola “tappa”. Un lessico comprensibile se v’immaginate venditori di copertoni nel 1900, quando in Francia le auto erano 2.200 e Michelin, nata appena 11 anni prima, voleva convincere i pochi bourgeois che avevano dismesso il cavallo a consumare pneumatici. Così si mise a distribuire una free press rossa insieme al cambio gomme.
Ristoranti, stelle e i nostri pronostici
Scommettere sulle stelle Michelin conviene sempre: se ci prendi fai la ruota di pavone con un tronfio “stato” su Facebook, in caso di abbaglio non ti preoccupi tanto, sono tutti impegnati a complimentarsi con chi ci ha preso per accorgersi della tua cantonata.
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Per esempio, forse la sparo grossa o forse no dicendo che Condividere, il ristorante aperto da Lavazza con Federico Zanasi e la benedizione di Ferran Adrià, che ne ha studiato il format, prenderà la stella.
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Il conto medio è troppo “sostenibile”? La formula tapas + piatti in condivisione troppo informale per gli snob della Michelin? Ma Condividere è la dimostrazione plastica che gli schemi asfittici si possono anche superare. Se la guida lo ha già fatto per L’Imbuto di Lucca, dove la tovaglia è in denim e il vino te lo versi da solo…
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Altra scommessa, questa azzardatissima, più che altro un mio auspicio: l’Antica Osteria della Peppina ad Alseno (chef Iacopo Malpeli). L’avevo recensita con entusiasmo pochi mesi fa e ho visto che, nel frattempo, si sta facendo conoscere comunicando meglio.
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Che Bibendum si sia finalmente accorto della sua esistenza?
Potrebbe essere il momento buono per la terza stella di Mauro Uliassi, del ristorante Uliassi a Senigallia, che si vocifera e si auspica da tantissimo tempo. Tra le seconde stelle possibili ci sono il Lume, Milano, dello chef Luigi Taglienti, e il nostro amato Lido 84, a Gardone Riviera.
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Il destino di Cracco in Galleria, aperto meno di un anno fa, è scritto nelle stelle (ops!). Ieri in redazione Adriano Aiello sosteneva che Cracco ne prenderà direttamente due.
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Sempre a Milano, il nostro esperto di vino, punta sul secondo macaron per Contraste (chef Matias Perdomo), e sulla prime stelle per Sikélaia (Federico La Paglia) e Wicky’s, il ristorante etnico dello chef Pryan Wicky, ancora inspiegabilmente fuori dall’olimpo degli stellati.
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Dal desk Venezia Caterina Vianello punta tutto su Local, dei fratelli Fullin, protagonisti del “rinascimento gastronomico lagunare”, qualunque cosa l’espressione significhi. Hanno rischiato a ragion veduta con un menù che combina laguna, prodotti stagionali e respiro internazionale, Giappone in testa.
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Ovviamente, se nessuna di queste previsioni si avvererà non cercateci venerdì dopo la presentazione della Guida Michelin 2019, saremo troppo occupati a complimentarci con chi ci ha preso.