di Valentina Dirindin 3 Maggio 2020
cucina

Sul 4 maggio, l’inizio della cosiddetta “Fase 2” ormai sappiamo più o meno tutto; chi come noi segue pedissequamente la situazione dei ristoranti ha capito che domani parte l’asporto e che le riaperture sono fissate al 1 giugno. Più o meno.

Perché a dire il vero la confusione è ancora molta, e non bastano le FAQ (le risposte alle domande frequenti) stilate dal Governo per chiarire i dubbi. Anzi, a volte la pezza è peggio del buco: alla domanda “si può uscire a fare una passeggiata”, ad esempio, il Governo risponde con una ventina di righe di esempi vari, quando probabilmente avrebbe potuto riassumere il tutto con un semplice “sì, nei limiti del buonsenso” (il che significa che puoi sgranchirti le gambe, mentre forse non puoi farti mezza Italia a piedi come sta facendo per protesta un sindaco del Novarese).

Detto ciò, proviamo comunque a vedere quali sono le regole per gli esercizi commerciali, i locali e i ristoranti. Prendendo atto che c’è chi le recepisce così come sono state diramate dal Governo e c’è chi, in qualche Regione, decide invece di fare di testa sua.

Dal 4 maggio, in tutta Italia, continua a essere ovviamente “consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto”. “Chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro”. Tutte le attività devono mantenere il distanziamento sociale e prevedere “la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura”.

“È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni, l’uso di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso per i clienti”. È consentita anche “la ristorazione da asporto per bar, ristoranti e simili, che si va ad aggiungere all’attività di consegna a domicilio già ammessa” di prodotti alimentari, che però “non potranno essere consumati nell’esercizio né in prossimità dello stesso, per evitare assembramenti”. Anche il drive-through (ovvero il servizio da asporto in auto) è concesso, “mantenendo sempre la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e rispettando i divieti di consumare i prodotti sul posto di vendita e di sostare nelle immediate vicinanze”.

Ora, avendo presente le disposizioni ministeriali, vediamo quali regioni hanno deciso di fare per sé, allargando o stringendo le maglie delle concessioni – per quanto riguarda le attività di ristorazione – nell’ambito dei propri territori, in molti dei quali – bisogna dirlo – l’ok all’asporto del Governo arriva in ritardo sulla realtà dei fatti.

Valle d’Aosta

Con un’ordinanza del residente della Regione, Renzo Testolin, la Valle d’Aosta aveva già anticipato di qualche giorno la possibilità del servizio d’asporto, con ordini effettuati esclusivamente online e telefonicamente e con il ritiro scaglionato nel tempo in modo da evitare assembramenti. L’apertura generale, con misure più tiepide rispetto a quelle imposte dal Governo, riguarda anche l’accesso alle seconde case.

Piemonte

Il Piemonte, una delle regioni più duramente colpite dal virus, parte invece in maniera più cauta rispetto a quanto dispongono le istituzioni centrali. Al via l’asporto dal 4 maggio, così come previsto da Conte, ma a Torino si aspetta ancora un po’ prima di consentire il take away: il traguardo è fissato per il 9 maggio. “Nel caso di criticità specifiche o dove non sarà possibile assicurare il rispetto delle misure di sicurezza”, inoltre “i sindaci potranno vietare l’attività sull’intero territorio comunale o delimitarla su parti di esso”. I Comuni, nel consentire il servizio d’asporto, dovranno  garantire il rispetto di precise disposizioni, come il mantenimento di una distanza minima in coda di 2 metri, il ritiro dei prodotti precedentemente ordinati per appuntamenti dilazionati, allo scopo di evitare assembramenti all’esterno, e con presenza nel locale di un cliente alla volta, che deve fermarsi il tempo strettamente necessario per la consegna e sempre rispettando le misure di sicurezza previste dal dpcm del 26 aprile, il divieto di consumo dei prodotti all’interno dei locali e nelle immediate vicinanze e la mascherina obbligatoria per clienti e personale in servizio.

Inoltre, l’attività di ristorazione da asporto sarà possibile dalle 6 alle 21, ma i sindaci potranno modificare tali orari in presenza di qualificate motivazioni e nel rispetto delle esigenze dei luoghi. Annunciato dal presidente Alberto Cirio, inoltre, un “bonus Piemonte” per le aziende, che vale 2500 euro per  ristoranti, gelaterie, catering e bar e 2000 euro per gastronomie, piadinerie e pizzerie al taglio.

Campania

A sorpresa la Campania, il cui presidente di Regione Vincenzo De Luca era stato il più integerrimo dei Presidenti di regione, fermo nella chiusura di locali ed esercizi pubblici al punto di non aver permesso il delivery fino a poco tempo fa, si adegua alle disposizioni ministeriali, anche grazie al lavoro di una task force con rappresentanti del mondo della ristorazione e dell’imprenditoria.

Emilia Romagna

Già dal 27 aprile, in tutto il territorio dell’Emilia Romagna (con la sola eccezione di Piacenza, per la quale è stata ritenuta opportuna una maggiore prudenza e dunque si partirà dal 4 maggio) è consentito il “ritorno alla vendita di cibo da asporto (take away) a parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, nonché ad alcune attività artigianali (ad esempio rosticcerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio), ma solo previa ordinazione on-line o telefonica; quindi in maniera contingentata, per evitare assembramenti fuori e la presenza di non più di un cliente dentro il locale.

Negli esercizi attrezzati, il ritiro potrà avvenire anche dall’auto. L’ordinazione non potrà in alcun modo essere consumata sul posto, così come nel resto d’Italia.

Puglia

Anche la Puglia ha anticipato un po’ i tempi, dando il via al servizio di asporto già dal 29 aprile (ma con lo stop per la festività del primo maggio). Anche qui, vale il divieto di consumazione all’interno e all’esterno dei locali e l’obbligo di prenotazione telefonica e online. Dal 4 maggio inoltre, “è consentito lo spostamento individuale all’interno del territorio regionale per raggiungere le abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case per vacanza, per lo svolgimento delle attività di manutenzione e riparazione necessarie per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione dei beni”.

Toscana

Prima fra tutte, la Regione Toscana ha dato il via libera alla vendita di cibo per asporto da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e da parte delle attività artigiane già a partire dal 24 aprile. Anche in questo territorio, “la vendita per asporto sarà effettuata previa ordinazione on-line o telefonica, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamenti, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce” e resta sospesa “ogni forma di consumo sul posto”.

Calabria

Vi avevamo già parlato della Calabria, che aveva battuto tutti sul tempo con un’ordinanza che anticipava la Fase 2 e riapriva più o meno tutto, seppur non convincendo tutti i ristoratori (come ci ha raccontato Nino Rossi, una stella Michelin) e causando un acceso scontro con il Governo centrale. Tuttavia, la presidente Jole Santelli è andata avanti per la sua strada, riaprendo  bar, pasticcerie, agriturismi, ristoranti e pizzerie, mercati all’aperto. Non solo con asporto e delivery, ma anche con servizio ai tavoli all’aperto, purché si tengano presenti alcune misure “anti-contagio”, come il mantenimento delle distanze di sicurezza.

Liguria

Anche la Liguria è partita con un po’ di anticipo, consentendo dal 27 aprile l’apertura di “tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande e le imprese artigiane del settore dolciario/alimentare”, che hanno potuto “vendere per asporto sia cibi che bevande”

Marche

Anche le Marche hanno anticipato la Fase 2 sull’asporto, consentendola già a partire dal 29 aprile, con orario dalle 7.30 alle 22. L’ordinanza odierna specifica che l’asporto di bevande è possibile solo insieme con l’asporto di cibo.

Abruzzo

Così come la Toscana, anche la Regione Abruzzo aveva dato il via libera al take away già dal 24 aprile, consentendo e “la vendita di cibo da asporto da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e da parte delle attività artigiane” “previa ordinazione on-line o telefonica, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamenti, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce”.

Friuli Venezia Giulia

27 aprile: anche la ripartenza dell’asporto per il Friuli Venezia Giulia ha anticipato un po’ i tempi dettati dal presidente Giuseppe Conte. Anche in questo caso, si parla di prenotazione telefonica e online e di mantenimento delle distanze e delle misure di sicurezza.

Trentino Alto Adige

Il Trentino ha autorizzato il take away a partire dal 29 aprile, “ relativamente agli esercizi di somministrazione di alimenti (ristoranti, bar, gelaterie, pub, pasticcerie e pizzerie al taglio) ed alle attività artigiane abilitate”. “Tale attività di vendita, ove possibile, dovrà essere effettuata per mezzo di prenotazione online o telefonica. L’accesso ai locali per il ritiro dei prodotti dovrà avvenire su appuntamenti, dilazionati nel tempo, evitando gli assembramenti esterni. In ogni caso l’accesso ai locali dovrà essere consentito ad un cliente per volta e per il tempo strettamente necessario alle operazioni di ritiro e pagamento. Per gli operatori che avranno contatto con i clienti vige l’obbligo dell’utilizzo di mascherina e guanti, mentre i clienti dovranno indossare la mascherina”. Come già accaduto in altri casi, quell’”ove possibile” relativamente alla prenotazione online e telefonica degli alimenti, rischia di generare qualche confusione, perché fa intendere che non sia obbligatorio.