di Riccardo Campaci 23 Marzo 2015
gavage

“Allons enfants de la Patrie, Le jour de gavage est arrivé”. Così saranno purtroppo ancora costrette a cantare le oche francesi mentre vengono nutrite forzosamente per far scoppiar loro il fegato che diventerà poi il prelibato foie gras. Il tribunale di La-Roche-sur-Yon ha infatti salvato Ernest Soulard, noto marchio del foie gras, accusato di maltrattamento di animali.

Gli animalisti di L214 avevano diffuso un video “clandestino” per mostrare le condizioni delle oche negli allevamenti di Soulard, bloccate in minuscole gabbie e sottoposte al gavage.

Il gavage è la tecnica di alimentazione forzata attraverso un tubo, infilato così a fondo nella gola dell’oca da uscire quasi dal lato opposto, ed è necessaria per far loro crescere un fegato da record.

Per il tribunale francese, invece, il fatto non sussiste, ovvero il video non dimostra prove di maltrattamenti o, come dichiarato da Roland Tonarelli di Soulard: “Non siamo barbari […] non ci sono stati maltrattamenti, abbiamo elementi fattuali per provare che il video è una montatura, non è stato girato nelle nostre fattorie“.

Il gavage è legale in Francia, Belgio, Bulgaria, Spagna e Ungheria, ma gli attivisti non si fermeranno e il loro scopo è, almeno in Francia, quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e rendere questa pratica illegale.

Da anni il foie gras è stato messo all’indice dei cibi “immorali”, ottenuti con metodologie che spesso fanno riflettere su chi sia davvero l’animale, se la bestia o l’uomo suo carnefice. Le povere oche non sono però l’unica specie protagonista di controversie gastronomiche che farebbero accorrere un nugolo di “Edoardi Stoppa” (Striscia la Notizia) armati di microfono.

Ci eravamo già concentrati sulla crudeltà gastronomica umana, ma rivediamone alcuni esempi, capaci di distinguersi per molteplici ragioni che causano però più di qualche moto di indignazione. Attenzione, le immagini che seguono potrebbero urtare la vostra suscettibilità, procedete con prudenza.

1. ANIMALI D’AFFEZIONE: CAVALLO, CONIGLIO, PORCELLINO D’INDIA

Mangiare porcellino d'India

Lo sappiamo, la definizione di animale d’affezione è totalmente arbitraria e le tradizioni in questo caso giocano un ruolo importante. Così ho attirato a me l’orrore e il raccapriccio da parte di alcuni giapponesi parlando della mia abitudine di mangiare coniglio.

In Italia il consumo di cavallo e coniglio è diffuso e culturalmente accettato, mentre da noi non è abitudine ad esempio consumare i porcellini d’India, il famoso cuy, che viene consumato nelle cucine di Perù ed Ecuador per esempio. Eppure se ci pensiamo, il cuy non è molto diverso dal coniglio (anche nel gusto, lo posso confermare) ma da noi resta tabù.

2. GATTO E CANE

Carne di cane

Nonostante siano considerati gli animali da affezione per eccellenza, l’abitudine di mangiare cani e gatti resiste in alcuni Paesi. Passi per la Cina, ancora considerato un Paese arretrato culturalmente dal punto di vista dei diritti animali,  dove si svolge ad esempio il macabro Festival della Carne di Cane di Yulin.

Si scopre però che nell’avanzata Svizzera circa il 3 per cento della popolazione mangia carne di cane e gatto, soprattutto sottoforma di salsiccia o come surrogato del coniglio. Secondo alcune associazioni, l’abitudine di mangiarsi qualche felino non muore nemmeno in ItaliaBigazzi docet.

3. CAVIALE BELUGA, TONNO ROSSO E SPIGOLA CILENA

Mercato del tonno in Giappone

Ce li mangeremo e ne resterà solo uno, anzi nessuno. Questo potrebbe essere il destino di alcune specie ittiche, nei confronti dei quali la voracità dell’uomo raggiunge limiti ormai insostenibili dalla natura: in pratica ce ne mangiamo di più di quante si riproducono.

I giapponesi vanno pazzi per il tonno rosso, da cui si ricava un sushi prelibato, così pazzi che presto i kaiten potrebbero restare vuoti; i poveri storioni Beluga sono perseguitati e in pericolo a causa del loro adorato caviale mentre le spigole cilene sono decimate da un metodo di pesca che arreca anche danni collaterali, come la morte di numerose specie ornitiche.

4. DELFINO E BALENA

The Cove

Dai pesci, ai mammiferi marini. Delle balene, perseguitate da anni, già sappiamo; grazie al documentario The Cove abbiamo ora scoperto che anche i poveri ed intelligenti delfini, nobili mammiferi travestiti da pesce, subiscono una dura mattanza nel territorio giapponese.

Circa 23,000 delfini finiscono dentro le scatolette, spesso spacciati proprio per carne di balena, con le quali condividono il triste destino di prede umane. Per i Giapponesi forse anche il delfino si taglia con un grissino.

5. BUSHMEAT

bushmeat

Con il termine “bushmeat” si intende la carne di specie autoctone di regioni come Africa, sud America e Asia, solitamente animali selvaggi ma spesso a rischio di estinzione.

Succede così ad esempio che in Congo si possano raggiungere chioschi dove vengono vendute fettine di gorilla, ed altre specie minacciate dal bracconaggio che continua ad alimentare il mercato nero; possono però anche essere animali “comuni” come ratti, pipistrelli o scoiattoli.

Oltre ad essere una pratica che mette a rischio alcune specie protette, in alcuni casi la diffusione di queste carni può portare ad epidemie e malattie da non sottovalutare, come HIV, rabbia, peste e lo stesso virus di ebola.

6. PINNA DI SQUALO 

Pinna di squalo

Vengono considerati mangiatori di uomini ma i ruoli sono nettamente invertiti: ogni anno vengono uccisi 73 milioni di squali, per lo più per privarli delle loro pinne, considerate una leccornia in molti Paesi orientali.

In questo caso iniziamo a raggiungere discreti livelli di brutalità: gli squali vengono pescati, le loro pinne vengono tagliuzzate e quel che resta del pesce viene gettato nuovamente in mare, dove lo squalo concluderà la sua vita agonizzando, forse preda di altri suoi simili.

Circa un terzo delle specie di squali rischia l’estinzione.

7. IKIZUKURI E YIN YANG YU

Ikizukuri

Qui le cose si fanno più crude, letteralmente. Lo Ikizukuri è una preparazione di pesce giapponese che significa “praparato vivo”. Lo chef afferra uno sfortunato pesce e lo sfiletta da vivo.

Lo Yin Yang Yu è una variante cinese, dove il pesce viene fritto afferrandolo per la testa e friggendolo vivo nell’olio bollente partendo dalla coda fino alle branchie, escluse.

In entrambi i casi il “macabro segreto” dello chef è quello di riuscire a mantenere l’animale vivo seppure agonizzante, tanto che potrete vederlo ancora nel vostro piatto boccheggiare nel tentativo di cogliere l’ultimo respiro.

8. ORTOLANO

ORTOLANO

Probabilmente i francesi ce l’hanno con gli uccelli. Dopo le oche, infieriscono sul povero ortolano, un piccolo uccello cui spetta una fine simile a quella delle sorelle maggiori produttrici di foie gras.

L’ortolano viene catturato e nutrito a forza fino a raddoppiare la sua massa. A questo punto viene fatto affogare in una vasca di Armagnac, dove alla morte corrisponde anche la marinatura.

Viene poi spiumato e arrostito interamente e qui inizia la macabra nutrizione: “l’etichetta” prevede di inghiottire l’ortolano arrosto completamente, partendo dalle zampe e lasciando spuntare dalla bocca solo la testa. Ci si copre il volto con un tovagliolo e si comincia a masticare tutto, ossa, viscere, pelle, finchè, conclusa la ruminazione, la testa cadrà sul tovagliolo.

Bon appetit!

9. FENG GAN JI

Feng Gan Ji

Dalla Cina arriva il Feng Gan Ji, che significa “pollo essiccato al vento”.

Non è un modo di dire: il pollo viene eviscerato vivo, al posto delle sue viscere vengono inserite una marinatura di spezie ed erbe aromatiche, dopodiché il pollo viene ricucito ed appeso in agonia a testa in giù perché siano il vento ed il tempo e ad occuparsi del suo destino.

10. ASINO FRESCO

Uccisione asino in mercato cinese

Arriva sempre dalla Cina una delle pratiche gastronomiche più brutali, quella dell’asino fresco.

Come dice il termine, l’animale viene ucciso ai lati della strada, spesso con mezzi non propriamente professionali, come ad esempio un grosso martello simile a Mjolnir di Thor, e macellato “on-demand” per l’avventore casuale, che si trova a passare di lì e viene colto da un certo languorino di fronte all’asino massacrato.

In alcuni casi i metodi di macellazione sono tutt’altro che precisi e può darsi che l’asino sia ancora vivo mentre viene sbrandellato.

[Crediti | Link: Dissapore, La Stampa, Repubblica, The lovely planet, Daily Mail, China Whisper, YouTube, Washington Post, LiveScience, National Geographic]

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