di Chiara Cavalleris 21 Giugno 2016
gelati confezionati

Non leggete questo post. O almeno, non fatelo se avete una reputazione da difendere. Perché a voi, lo so, piace solo il gelato artigianale (e il caffè artigianale, la birra artigianale, il cioccolato artigianale, la pasta artigianale, anche il gin artigianale, perfino il vermouth).

Avete ragione.

Anche io nella lista delle risoluzioni di inizio anno, aggiornate mese per mese, mi propongo sempre di eliminare il cibo che scade a distanza di lustri, pieno di coloranti e oscenamente calorico. Peccato che anche questo giugno non sia andata un granché.

Qualcuno vuole una patatina?

Un basso istinto che temo non eliminerò mai è quello per i gelati confezionati. Compresa l’attesa per i nuovi gusti del Cornetto con cui non ho un rapporto sereno: lo mangio e inizio a digerirlo con un senso di oppressione simile –suppongo– a quello del pitone che ha mangiato il padrone.

Insomma, oggi torna ufficialmente l’estate e tornano loro: coni, stecchi, ghiaccioli e stick al retrogusto di sapone responsabili sulla lingua di una sensazione al confine tra piacere e fastidio: presente i massaggi shiatsu?

Prima di sciorinare senza tentennamenti il rosario del gelato artigianale con l’attesa classifica di Dissapore, confessiamo prêt-à-manger, senza troppi sofismi da gastrofighetti, l’insana passione per quelli confezionati con i 10 totem dell’estate 2016.

Prima però le menzioni speciali per veri evergreen come: Cremino, Cucciolone, Stecco Ducale, Croccante, Coppa del Nonno e le versioni originali di Magnum e Cornetto

10. Pirulo

Pirulo

Se avete più di dodici anni e non vi sentite ridicoli con questo coso lungo e stretto tra le mani seguite le istruzioni. E’ un’operazione un po’ lunga ma merita: appiccicate le labbra alle striature in rilievo che vorrebbero suggerire gusti tropicali (il succo di frutta è un misero 7%).

Quelle si assottigliano rivelando un cilindro di ananas allappante, che a voi però non interessa. La parte divertente, una pratica dissetante anti-solleone, consiste nel succhiare le strisce fino a farle svanire.

9. Calippo alla fragola

Calippo

Nella versione ecumenica è al limone, che diventa lime per chi legge gli ingredienti. Qualcuno lo preferisce alla Cola, benché la stalattite di ghiaccio migliore sia, probabilmente, alla fragola.

Da simbolo cross-generazionale qual è non ha più segreti: va tenuto stretto tra le mani perché si ammolli un po’ rilasciando così la salsina appiccicosa da leccare con avidità lungo il bordo. Non pretendete di berlo: troppo sciolto è francamente terribile.

Erano ancora gli anni Ottanta quando Eldorado, non ancora inglobata da Algida, lo distribuiva con un fumetto simile all’inizio di un film per adulti. Perché quel modo di mangiarlo, indubbiamente comodo, si è sempre prestato ai doppi sensi grossolani.

8. Sansonì

Sansonì, Gelato

Visto confezionato non vale neanche il prezzo che costa. Una volta scoperto le cose cambiano. Prima di tutto, è un cono o un cornetto? Non so decidermi, e ogni volta che lo mangio a causa delle fattezze molto ambigue che costringono il polso a una presa equivoca tanto è corto, non so nemmeno dove guardare. 

Attenzione a non partire dalla punta, ci si sporcano –sempre– le nocche delle mani. La cialda è rivedibile ma con l’opulenza di quel che c’è sopra interessa davvero a qualcuno?

7. Fior di fragola

Fior di Fragola

Un ghiacciolo non ghiacciolo, con la crosta di ghiaccio alla fragola che non cede facilmente, ma quando cede svela un ripieno cremoso che non ricorda granché il gusto vero della frutta, dolce com’è, però si fa apprezzare lo stesso.

Le calorie comunque non sono molte, 85. Un peccatuccio consumato in fretta che lascia pochi sensi di colpa, e a volte, ahimé, la parte inferiore del ghiacciolo in mano.

6. Liuk

Liuk, Gelato

Liuk nella versione Algida, Liquì per Motta, semplicemente stecco alla liquirizia nei prodotti a marchio dei supermercati. Un superclassico, insomma. Vi ricordo come si mangia casomai foste in astinenza da un po’.

Tenete un pezzo d’incarto da parte e arrotolatelo intorno al bastoncino commestibile che altrimenti, con il calore delle mani, diventerebbe un pastrocchio. Non vi fiondate: se l’interno è cremoso la scorza ricoperta da uno strato sottile di ghiaccio è bella dura.

Aspettate un momento e non vi troverete con la lingua appiccicata al gelato.

5. Solero Exotic

solero

Il migliore, neanche paragonabile allo scherzo di cattivo gusto che vorrebbe sapere di mojito.

Il profumo è notevole come la copertura che contrasta con la dolcezza dell’interno, anche eccessiva. Il sapore è un invito alla leccata compulsiva, la più goduriosa tra i sorbetti da bar. Rinfrescante e dissetante è grande ma scivola via senza fare troppi danni: solo 98 calorie.

Già definito “la Spa dei gelati italiani”.

4. Cornetto Peanut Butter Love

Cornetto Peanut Butter Love

Ditemi che subisco supinamente il fascino delle americanate, sì, ditelo, me lo merito. Però faccio una fatica tremenda a essere presente a me stessa quando c’è di mezzo il burro d’arachidi. Sarà il fascino dell’esotico, che vi devo dire.

Se non volete seguirmi temendo la colonizzazione yankee io vi capirò, sappiatelo, ma nel frattempo continuerò a tessere le lodi di questo sapore dolce che in pochi morsi divaga nel salato, in apparente conflitto con la copertura di cioccolato e noci pecan caramellate. Solo apparente, ve lo giuro.

3. Magnum Double Peanut Butter/ Magnum Pink

Magnum Double Peanut Butter

Magnum Pink

Astenersi scettici del dolce dolce. Agli altri importa se le arachidi di uno dei ricoperti più buoni in circolazione, grande, dal cioccolato spesso, sono solo un misero 3% degli ingredienti?

A me no di certo, visto che quando si dice burro di arachidi entro in modalità cane di Pavlov. La confezione è una tentazione continua e qui ci sono un sacco di cioccolati: vi figurate il disboscamento di piantagioni di cacao? Siete fuori strada, c’è perfino la filiera tracciata.

Menzione speciale per Magnum Pink, portatore d’intuito fashionista, una certa dose di coraggio, e dell’ottima idea di sposare il gusto del lampone a quello del cioccolato.

2. Vortici

Vortici, Gelateria del Corso

Skin per Vortici

E’ stato il re dell’estate 2015, bello, profumato, così ben manufatto che quasi non ci si crede. Peccato, se J-Ax non avesse prestato la voce al Cornetto (monopolizzando le radio insieme a Fedez con “Vorrei ma non posto”, canzone ufficiale dello spot) per Vortici avrebbe potuto scongelare una delle sue hit migliori: Spirale ovale (da Domani Smetto, 2002). 

Ci ha pensato Skin, e adesso i raffinati Vortici Antica Gelateria del Corso, cremosi impreziositi da cioccolato Perugina e topping ai frutti di bosco in fondo al cono, ammiccano attraverso la bocca larga della cantante degli Skunk Anansie.

1. MAXIBON MOTTA

maxibon

Okay l’effetto sorpresa scarseggia, il biscottone dei “du gust is megl che one” è una granitica certezza da diversi decenni ormai. Ma che colpa ho io se la magia si ripete ogni volta.

Tutto inizia dalla parte ricoperta di cioccolato, mangiatela lentamente in modo che il biscotto (il migliore della sua categoria, per giunta infiorettato dalla stracciatella) e il gelato raggiungano la giusta temperatura.

Dopo è tutto uno sgranocchiare e godere.

Come diceva Dan Peterson, un vecchio allenatore di basket poi insuperato commentatore di partite alla tivù: “per me, numero uno”.

[Crediti | Grazia. Link e immagini: Dissapore, Grazia]