10 parole da conoscere per essere gastronomicamente rilevanti nel 2015

Vogliamo vivere in sintonia con il 2015 ma per farlo bisogna crederci e temprarsi. Mica facile stare al passo con il nostro gastro role-model preferito. Ci siamo svenati per comprare l’iphone 6 ma non era quello a renderlo rilevante (sebbene…). No, sono le parole. Conosce tutte le parole che servono per essere gastronomicamente rilevanti nel […]

Parole gastronomiche del 2015

Vogliamo vivere in sintonia con il 2015 ma per farlo bisogna crederci e temprarsi. Mica facile stare al passo con il nostro gastro role-model preferito. Ci siamo svenati per comprare l’iphone 6 ma non era quello a renderlo rilevante (sebbene…). No, sono le parole. Conosce tutte le parole che servono per essere gastronomicamente rilevanti nel 2015. Allo stesso tempo evita quelle da rottamare (versione 2011, versione 2012, versione 2013)  

Noi invece no. Andiamo in difficoltà al primo “foraging” che pronuncia. Quando dice “mixology” fingendo di aver capito tormentiamo nervosamente il bicchiere. “Rosticciare” e Gaston Acurio ci danno il colpo di grazia.

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Non deve succedere mai più. No, non deve.

Abbiamo assemblato un glossario di 10 parole (tendenze, ingredienti, nomi di chef e tecniche di cucina) che saranno d’attualità nel 2015. Usatele per evitare le topiche, conversare persino col fissato di cibo più integralista, attaccare bottone che fa sempre comodo, innalzare il vosto Q.I. gastronomico.

E diteci se non siete d’accordo!

ERBE, FIORI E PIANTE

rene redzepi, foraging

PAROLA #1: FORAGING

Tutta colpa di Rezdepi. Per capire il Noma e la cucina scandinava contemporanea si deve iniziare da qui. Il foraging consiste nel recuperare dal territorio quello che il territorio produce da sé: nel caso di Milano smog, nel caso dei dintorni di Copenaghen: muschi e licheni, barbaforte, bacche di prugnolo, foglie di faggio.

Ma nel 2015 la tecnica del foraging sarà più italiana che mai soprattutto nelle zone collinari e montuose, almeno a giudicare dal successo dei corsi (persone in apparenza normali che s’iscrivono a un corso di foraging, bah). 

artemisia

PAROLA #2: ARTEMISIA

C’è chi raccoglie il luppolo selvatico e chi il tacco Prada lo infanga solo per un ciuffo di artemisia. Fiori e foglie di questa pianta, leggermente amarognoli, saranno per mesi il quid che mancava nei cocktail e nei piatti sempre più vegetariani, salutisti, civettuoli.

Ne sanno qualcosa Lorenzo Gogo Cogo (ristorante El Coq di Marano Vicentino) e Enrico Crippa (3 stelle Michelin al Piazza Duomo di Alba) antesignani dell’uso di erbe e fiori tra gli aristochef italiani

marijuana

PAROLA #3: MARIJUANA

Sbagliato. Se pensate che la marijuana si fumi soltanto datevi brutti voti in mondanità gastronomica. La liberalizzazione in Colorado e a Washington ha portato con sé olio e burro (cannabutter), pasticcini e prodotti da forno, muesli alla cannabis, semi di zucca.

A ruota sono venuti i primi i corsi di cucina per spiegare come si attenuano gli effetti psicotropi della marijuana (con l’infusione nell’alcol),  e variare il sapore di suo abbastanza sgradevole. Il Guardian ha già scritto il suo articolo, Snoop Dogg è l’inevitabile testimonial.

kalette

PAROLA #4: KALETTE

Nel 2014 la tendenza a ibridare la qualunque è tracimata a ogni latitudine (dal cronut al trapizzino passando per il ramen burger). Nel 2015 si andrà di verdure.

Se in una conversazione col foodie sapientino volete fare bella figura pronunciate con nonchalance la parola “kalette”. Kalette? Sì, cavolo nero e cavoletto di Bruxelles incrociati. Buona come gli originali ma con meno problemi legati all’odore durante la cottura. C’è pure il sito.

COCKTAIL

Mixology

PAROLA #5: MIXOLOGY

Per troppo tempo ostaggio delle discoteche, la parola mixology, sdoganata dai millenial innamorati di Cracco, è finalmente arrivata nei ristoranti stellati. Ora anche le brigate di cucina visitano rispettose le accademie dei barman (ops! Mixologist), blocchetto degli appunti alla mano.

Non sono pochi gli chef italiani che offrono interi menu degustazione accompagnati dai cocktail con ingredienti rinnovati che anche stavolta sono erbe, piante, radici e fiori.

Vermouth

PAROLA #6: VERMOUTH

Più vintage di così non si può. Lasciate dove si trova il Martini fashionista, preferitegli il vermuth artigianale. Meglio se italiano (quindi vermut). Ancora meglio se fuoriuscito una bottiglia retro.

Ethicurean, bar alla moda di Bristol, ha lanciato la moda del vermouth che si prepara con le erbe coltivate dal barista. Il Grande Magazzino Marks & Spencer, astutissimo, ha messo sugli scaffali il Vermouth Antica Formula. Quanto manca prima che Farinetti renda omaggio alla Carpano, storica fabbrica di vermut torinese dove ora ha sede Eataly Torino?

STREET FOOD

Food Van Feature Rain Bo

PAROLA #7: FOOD TRUCK

Me lo ha detto l’editor di Dissapore Carlotta Girola, che lo ha sentito dire davvero: “Mollo tutto e mi faccio il foodtruck”. E’ una parola alla ribalta da tempo ma vale la pena spiegare. Dicesi food truck il furgoncino più o meno bislacco da dove viene venduto il cosiddetto street food.

Gli appassionati di animazione giapponese potrebbero riscontrare un antesignano di prestigio nel castello errante di Howl, oggi più modestamente un furgone vintage, meglio se un po’ figli dei fiori ma riarrangiato con la piastra a induzione.

CHEF

gastòn acurio

PAROLA #8: GASTON ACURIO

Affrancatevi dalla cucina nordica e dai cuochi in grembiule blu che servono pietanze frugali ma ludiche su tronchi e pietre se volete essere à la page. La nuova cucina è sudamericana.

Il nome da conoscere e da giocarsi in ogni situazione possibile è quello di Gastòn Acurio, classe 1967, lo chef migliore del Sudamerica secondo la celebre classifica 50 Best, alla guida del ristorante Astrid y Gastón, insieme alla moglie tedesca Astrid.

TECNICHE DI CUCINA

Polpo rosticciato

PAROLA #9: ROSTICCIARE

A metà tra gergo nazional popolare stile Prova del Cuoco e lingua parlata nelle scuola di cucina, rosticciato è una parola che sentirete (e pronuncerete) spesso nel 2015 .

La rosticciatura è una bruciacchiatura che si fa in padella con l’aggiunta di un grasso. Serve ad aumentare l’effetto crosticina nei pesci e nelle carni specie se aiutato con dosi generose di pan grattato.

Padella

PAROLA #10: PADELLA

Ancora fermi a crudismo e cook it raw ? Ricredetevi, nelle cucine dei ristoranti stellati quella cosa di ferro che si usa per cuocere gli alimenti quando non si è provvisti del sottovuoto, del roner, del forno multifunzione tornerà di grande attualità.

Usatela senza sentirvi esseri in via d’estinzione, dimenticate dunque l’affumicatura, scordatevi della fermentazione e ricominciate a cucinare.

[foto crediti: newyorker, aroundthehob, mirror, dissapore]

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