I cibi italiani che esistono solo negli States

Gli Usa amano la nostra cucina, forse troppo. Ecco 10 "cibi italiani" che esistono solo negli States, dall'Italian dressing ai toasted ravioli.

I cibi italiani che esistono solo negli States

Esistono storie che non esistono, diceva Maccio Capatonda. Per quanto riguarda alcuni cibi italiani negli States in effetti le cose stanno proprio così. Non mi riferisco tanto ai piatti tipici italo-americani, tema già discusso e a cui ho cercato di dare (giustamente) più dignità possibile. Quanto alla gamma di prodotti da supermercato con la dicitura Italian: seasoning, dressing, sub, roll, ice. Una categoria di condimenti, tipi di pane e pasta, mix di spezie e molto altro che raccontano lo stereotipo italiano attraverso il cibo. Ma che da noi, appunto, non esistono.

Va detto che ogni Paese (compreso il nostro) fa un po’ lo stesso gioco. Quante volte abbiamo visto la sezione American al supermercato con prodotti spacciati per “tipici” dei cugini oltreoceano? Non è detto che il bun da hamburger o la bibita gassata al flavoring improbabile sia il pane quotidiano in cui incasellare un intero popolo. È altrettanto vero però che, data la sua fama e diffusione, la cucina italiana è tra le più inflazionate al mondo con tutte le conseguenze e i risultati un po’ cringe che ne derivano.

Ecco quali sono i 10 cibi italiani che esistono solo negli States, dall’Italian seasoning ai toasted ravioli.

Italian seasoning

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La parola chiave è origano. Qualsiasi condimento secco che rechi la dicitura Italian avrà sempre alla sua base l’erba aromatica considerata nostrana per antonomasia. All’origano si possono aggiungere a piacimento maggiorana, timo, prezzemolo (non a caso considerato Italian parsley), basilico, rosmarino salvia. Insomma, tutto ciò che normalmente si trova su un qualsiasi balcone italiano.

Fino a qui, non hanno tutti i torti. Molti dei nostri piatti sono tipici (anche) per l’uso diffuso di queste erbe aromatiche. Il mix vira decisamente sull’italo-americano quando spuntano ingredienti come aglio e peperone rosso in polvere. Immaginate come si sentirebbero a Budapest se venissero a sapere che negli States la paprika (perché quello è) viene abbinata automaticamente all’Italia!

Italian dressing

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Dal mix secco è un attimo a passare a quello liquido. La salsa già pronta stile italiano negli States vuol dire tante cose. Soprattutto olio e aceto, non per forza d’oliva e non per forza balsamico o di vino. E poi, a seconda dei marchi: aglio e peperone, basilico, parmigiano o pecorino (Romano cheese), cipolla, zucchero, origano, tartufo. A volte non ci si accontenta dell’Italian e si va più nello specifico. Con il Tuscan seasoning ad esempio, caratterizzato dal pecorino romano. C’è quello “di Venezia” con tamarindo e semi di senape; oppure gli Home Style o Family Recipe, un altro modo per dire utilizziamo meno “schifezze” (tipo sciroppo di mais, edulcoranti, coloranti).

Come si usano questi dressing? Sull’insalata innanzitutto. Ma anche come marinate per carne e pesce, glassa per torte salate, condimento per panzanella o insalata di pasta. O ancora come topping per hamburger, base per caramellare le cipolle, o giusto qualche goccia per insaporire dip al formaggio fresco o crema. Dal nostro punto di vista sarebbe più semplice (e sano) prepararseli in casa, ma d’altronde ci si adatta all’American way of life.

Italian roll

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Dico roll ma potrei riferirmi a tutto il bread. Difatti tanto del pane che non appartiene alla categoria già affettato (pancarrè e simili) viene automaticamente definito Italian. Fanno eccezione le baguette, il rye o pane nero di segale e il sourdough con pasta di lievito madre. Fra tutti questi tipi e sottotipi, di cui fanno parte anche ciabatta, focaccia o bastone che è tipo il nostro casereccio, si distingue l’Italian roll.

Questa forma squisitamente americana è assimilabile al nostro filoncino, ma rigorosamente morbido. Si tratta di un panino a cilindro stretto e allungato fatto apposta per i submarine sandwich o hero. Il roll, come del resto tutto il pane in America, non è destinato all’accompagnamento. Si tratta di una base, un involucro per ulteriori condimenti da mangiare a morsi con le mani. Concediamoglielo: se noi del Vecchio Mondo abbiamo inventato il pane, gli americani sono i padri putativi del panino come lo conosciamo oggi.

Italian sub

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L’Italian sub non si immerge con maschera e pinne facendo il classico gesto della mano con le dita all’insù. Il sub sta per submarine sandwich, un tipo di panino allungato e ripieno che assomiglia appunto a un sottomarino. A seconda dei dialetti nordamericani prende nomi diversi: a Philadephia si chiama hoagie, a New York hero, nel New England grinder. La versione Italian è nativa del Maine, omaggio alle comunità italiane che storicamente si sono stabilite in quest’area del Nordest americano.

Si dice che l’originale Maine Italian sandwich sia stato inventato nel 1899 dal panettiere Giovanni Amato. Questo panino specifico contiene formaggio fuso a fette, pomodoro, cipolla, peperone, olive, sottaceti, insalata. In generale però l’Italian sandwich in giro per gli States è caratterizzato da una caterva di affettati e formaggi. Fra i più utilizzati: capicola, pepperoni, bologna, ham (capocollo salame mortadella prosciutto), provolone e caciocavallo. A legare il tutto, maionese, olio d’oliva, aceto, pepe.

Italian breadcrumbs

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Dopo il pane, non poteva mancare il suo recupero per eccellenza. Il pangrattato, che ha bisogno di essere definito Italian per almeno due motivi: il primo perché in effetti trova largo uso nella nostra cucina tipica rispetto ad altre, basti pensare a cotoletta, polpette, svariati primi di pasta.  Il secondo lo avrete già intuito: gli Italian breadcrumbs devono avere quel gusto specifico arricchito da origano e aglio. Ma anche prezzemolo, cipolla in polvere, basilico, finocchio, paprika. Una specie di bruschetta scomposta che viene usata soprattutto per piatti Italian-American style, che si tratti di chicken parmigiana o clams oreganata.

Rotini, tripoline, vesuvio & co

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Arriviamo al fantastico mondo dei formati di pasta, che negli States assumono nomi che potremmo definire perlomeno peculiari. Disclaimer: in alcuni casi il cibo è lo stesso, è il nome che cambia e confonde le acque a volte in equivoci anche imbarazzanti. Partiamo dai rotini, ovvero i fusilli. Si trovano entrambe le diciture, ma chissà perché sembra prevalere la prima. Rotino, secondo le fonti solo americane, sarebbe un parente leggermente più piccolo del fusillo ora tipico del Sud, ora del Nord Italia. Vi assicuro che aspetto e misura sono identici: evidentemente rotini suona meglio.

Proseguiamo con la collezione avveniristica by The Sporkful, brand diffusissimo in collaborazione con l’omonimo podcast a tema cibo. Troviamo Vesuvio, una specie di mezzo fusillone arrotolato su se stesso; Quattrottini, formato che non saprei come meglio definire se non pezzo Lego; Cascatelli, mini reginette a forma di cascata. Infine chiudo con le tripoline, residuato di guerra che noi oggi abbiamo silenziosamente modificato in reginette o mafaldine. Nome che suona imbarazzante per l’evocazione da Ventennio fascista e che in America evidentemente non è stato ancora cancellato. Se solo sapessero!!!

Toasted ravioli

Ma come, non conoscete la famosa ricetta dei ravioli fritti con tanta salsa al pomodoro? Vi perdono, ma solo perché non siete del Missouri. Questo piatto, oggi ubiquitario come tv dinner nel reparto surgelati, è stato inventato a St Louis intorno agli anni Quaranta. Si tratta di una pasta fresca ripiena al formaggio e/o ragù fritta e servita stile parmigiana con salsa marinara e formaggio a pioggia. Ricetta nata nella comunità del tempo che oggi tutti negli States considerano italiana. Chi glielo dice che da noi gli unici ravioli fritti sono quelli dolci?

Italian sausage

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Non esistono varietà regionali e locali, la salsiccia “nostrana” negli States viene sublimata in un unico esemplare. Italian sausage la chiamano, un insaccato interscambiabile di maiale, tacchino o pollo. E già alla menzione volatili storciamo il naso, noi che di carne bianca facciamo giusto coscia, petto, ala e mai ci sogneremmo di abbinarla alla pasta (o peggio alla pizza). Qual è in tutto ciò il fattore italiano? La speziatura, che ormai possiamo citare a memoria e che in questo caso vira sul dolce e piccante. Ma anche (tenetevi forte) il ripieno. Spesso infatti queste salsicce contengono formaggio, peperoni, addirittura caprese con mozzarella, pomodori secchi, basilico. Cose che da noi… appunto.

Italian mix

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Facile trovarlo su Spotify, magari un bel medley Celentano-Morandi-Carrà. Qui però si parla di insalata: anche lei, volendo, può essere italiana. Basta mischiare le due varietà che contengono riferimenti tali nel nome. L’Italian mix è il classico connubio di romaine e radicchio, laddove romaine significa proprio “lattuga gentile romana”. Così anche la busta pronta si fa portatrice di cultivar e sapori amari tipici della vera dieta mediterranea. Va detto che negli States è il secondo fattore, ovvero il radicchio, ad essere caricato di un certo fascino e status symbol. Hai soldi? Mangi radicchio. Hai palato gourmet? Radicchio come se piovesse. Vuoi fare colpo in cucina? Radicchio all the way.

Italian ice

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Non è estate senza una coppetta di Italian ice, il sorbetto colorato a metà strada fra granita e slushie. Un ibrido che giusto i grattachecchari sulla spiaggia (esistono ancora?) con ghiaccio trito e sciroppi fluorescenti potrebbero lontanamente ricreare. L’Italian ice non ha paragoni proprio per la sua variabilità: la consistenza non è coerente, il sapore squisitamente artificiale, l’aspetto da cartone animato.  Eppure questo sfizio, nato probabilmente sui carretti mobili degli immigrati siciliani di un tempo, è sinonimo di italianità quasi quanto il gelato (pronuncia: celado). Oggi si trova a tutti i gusti più uno nel reparto reparto surgelati di qualsiasi supermercato. Da prendere per quello che è: un rinfresco zuccherato per ripigliarsi dal caldo. E forse, messa così, in effetti ha senso.