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Nome: Scaruffo
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Commenti degli utenti

  1. Clima di tensione in Val di Susa. Anzi no, alla trattoria La Rosa Blu

    Ideologia? Paraocchi per cavalli? Che scuse ridicole… Il fatto che certa gente, magari con la felpa nera, agisca in modo criminoso, non è una scusante per gli abusi delle forze dell’ordine (la cui funzione è proprio quella di tutelare la legalità). Non penso ci si possa stupire se un criminale agisce da tale, piuttosto fa specie che agisca così un agente di polizia. E se quelli con la felpa nera uno può sperare che gli arrestino, questi con il manganello e il distintivo chi pensate che li fermi? Essi stessi? Credete che una volta spenta la telecamera del giornalista comunista si siano ammanettati a vicenda?

  2. Döner kebab addicted: ora sappiamo cosa c’è dentro

    Il tizio della foto non sembra John Belushi?

  3. Incosciente o altruista: Davide Scabin denunciato per guida in stato di ebbrezza

    Certo, nel sangue, ma la misura te la fanno col fiato…Il fatto è che il rapporto di concentrazione dell’etanolo nel sangue e quello riscontrato nell’aria alveolare è relativamente costante, quindi in base al valore che misurano facendoti soffiare nel tubo desumono quanto alcool hai nelle vene.
    Il problema è che si tratta di una misurazione con un alto rischio di alterazione. Subito dopo una grappa, ad esempio, i valori sballano perché soffiando espelli anche l’etanolo che questa ti ha lasciato in bocca, e non solo quello che viene dai tuoi polmoni. Anche usare il colluttorio falsa il test, l’ho sperimentato di persona e, senza aver bevuto, risultavo ubriaco (questo perché, pur non ingerendolo, è un liquido che può avere anche il 30% di alcool in volume). Inoltre sono convinto che caramelle balsamiche tipo le Halls o le Fisherman aumentino la “traspirazione” e, di conseguenza, il valore misurato (tuttavia questa è solo una mia ipotesi).
    Credo che, di regola, le forze dell’ordine debbano fare due test a distanza di venti minuti. Questo sia perché ci mettiamo del tempo ad assorbire l’acool ingerito (e quindi potremmo non averlo assimilato tutto), sia perché il primo test può risultare fuori dal valore limite e il secondo no (vedi misurazioni viziate da agenti estranei o smaltimento fisiologico). Onestamente la mia esperienza è limitata, ma non ho mai riscontrato l’applicazione della prassi delle due prove: a me e a quelli che conosco hanno fatto un solo test e basta. Poi, a scapito della credibilità di questo strumento, c’è da tener presente che il volume di aria che soffiamo deve essere compreso tra 1,2 e 1,5 litri, l’aria deve essere espirata per non più di 15 secondi e la potenza non deve superare i 0,2 W. Dai, seriamente: pensate che siano parametri che si possano controllare dal vivo per strada? O che i vigili lo facciano?

  4. Incosciente o altruista: Davide Scabin denunciato per guida in stato di ebbrezza

    In effetti no, niente specchi. Ho fatto delle prove empiriche con un tester portatile con sensore intercambiabile (il migliore che ho trovato sul mercato). Anche senza aver bevuto tutta la sera, con un solo amaro, se il test lo fai nel giro di qualche minuto e senza esserti sciacquato la bocca, ottieni un 3,0 minimo che dovrebbe riflettere un coma etilico.
    Ovviamente si tratta di un test falsato, infatti non ha nessun senso misurare il proprio tasso alcolico quando si ha la bocca ancora piena di agente grappa contaminante. Il problema è che le forze dell’ordine non si preoccupano di valutare se ci sono le condizioni ottimali per svolgere un test, lo fanno e basta. Poi a conferma, bisognerebbe richiedere un esame del sangue, che credo sia un diritto e toglie ogni dubbio.

  5. Lo sdoganamento finale: Repubblica si accorge del Panino Gourmet

    Il Bar della Crocetta c’è ancora, proprio in parte al Teatro Carcano, con la solita e innumerevole varietà di voluttuosi panini. Non molto lontano, in vicolo Sant’ Eufemia, c’è anche Al Mercato: che in realtà sarebbe un ristorante (in cui, per altro, si mangia divinamente) con un burger bar come appendice (e parlo di hamburger per gastrofanatici di inarrivabile livello).

  6. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Può darsi che tu abbia ragione e che il baratro sia vicino, però credo che il discorso sugli animali rifletta anche un surplus filosofico e morale di fondo. Con questo non voglio dire che chi riflette su queste problematiche esagera col moralismo, ma piuttosto che è un lusso ragionare sul benessere degli animali, soprattutto visto che il mondo in cui viviamo è pieno di immoralità verso gli uomini stessi.
    Sfruttare gli animali è ingiusto, farli soffrire o ucciderli è sbagliato e si può fare a meno della carne: tutte belle parole… Il problema è che prima degli animali viene l’uomo e non si può perdere tempo pensando alla mucca quando sono in primis gli esseri umani ad essere sfruttati, fatti soffrire e uccisi. Forse ci conviene ripensare a dove indirizzare le nostre forze etiche, in questo senso, prima di dare anche un solo centesimo alla PETA, bisognerebbe dare la priorità a Emergency, all’UNICEF, all’AMREF, ad Amnesty International e via dicendo…

  7. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Interessante! Non mi ero mai posto il problema in questi termini, non posso che condividere la tua tesi…

  8. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Come ipotesi è affascinante, bisogna ammetterlo, ma forse un poco “tiratina”. Immagino che per i vegetariani mucche e maiali dovrebbero vivere in libertà allo stato brado. Poi forse non si ritiene quella di una gallina in gabbia, magari col becco tagliato, una vita degna di essere vissuta…
    Di sicuro, se non ci fosse la possibilità di mangiare carne, nessuno alleverebbe animali con quell’obbiettivo. Forse si salverebbero le mucche per il latte e le galline per le uova, ma dipende dalla parrocchia…
    Il problema, però, è che certi animali sono strettamente legati all’uomo che li ha selezionati plasmandoli a seconda dei propri bisogni. Le mucche da latte, scelte in base alla produttività, in natura non solo non esisterebbero, ma sicuramente morirebbero (la mia fantasia si immagina esplosioni di bovini e latte che va dappertutto). L’impatto dell’uomo sulla natura non riguarda solamente la cementificazione, ma la modificazione della stessa. Tutte le piante che coltiviamo derivano da una selezione atta a migliorare la produttività e la qualità dei frutti. Spesso sono incroci e geneticamente presentano differenze enormi rispetto ai ceppi selvatici. I cani? Li ha inventati l’uomo! Dove voglio andare a parare? Non sono sicuro di riuscire a spiegarlo bene: o si accetta il fatto che l’uomo sfrutta e modifica l’ambiente che lo circonda a seconda delle proprie necessità (ovviamente comprese le bestie), oppure ci si ostina a combattere una battaglia marginale e vagamente ipocrita dove tutti gli aspetti del predominio umano vengono accettati, meno quello di uccidere gli animali.

  9. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Il libro di Foer dice tante cose vere, stimola la riflessione, ma forse il titolo del post ha centrato il punto: è un libro bello ma inutile…
    Bello è bello, forse anche veritiero, ma solo se si accetta la parzialità e il non dire qualcosa come una non bugia. Esistono solamente allevamenti intensivi? Gli allevatori sono tutti crudeli e disumani? Per ottenere le uova devi per forza avere un capannone stipato con gabbie di galline? Non è possibile far pascolare una mucca facendola vivere con tranquillità? Magari nutrendola bene? Poi se vuoi mangiarlo un animale devi sempre ucciderlo, ma ragioniamo su questo allora, altrimenti è solo un problema di metodi…

  10. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Questo intervento mi piace, lo condivido, ma uno potrebbe dire che le cose non necessarie che hai elencato non uccidono e non fanno soffrire gli animali. In ogni caso non direi che la carne è un lusso da surplus, come la musica ad esempio, ma un’opzione alimentare che comporta il sacrificio di una vita (che poi come meccanismo è il più naturale del mondo). Io mangio carne. La ciccia mi piace. Uccidere è brutto, ma per mangiare si può fare.

  11. Se niente importa: il libro più inutilmente bello che ho letto nel 2011

    Tu conosci tizi del genere, va bene. Indubbiamente si tratta di persone la cui ipocrisia straborda, ma la tua testimonianza non è credibile ai fini della discussione “carnivori vs vegetariani”. Anche io conosco un uomo che ne ha ucciso un altro, questo fa di tutti gli uomini degli assassini?

  12. Microonde chi?

    Per il latte dissento! Scaldato al microonde non lo apprezzo, sarà una mia suggestione, ma risulta più pesante e con un sapore diverso. Nella mia personalissima teoria sostengo che le particelle di grasso si scaldano più lentamente di quelle dell’acqua, ma, essendo una sospensione, il liquido risulterà uniforme per quanto riguarda la temperatura: il risultato è che lo bevi caldo, ma con una componente che non è stata scaldata a dovere e quindi presenta proprietà organolettiche differenti.

    P.s.: per il pop-corn, invece, le microonde sono una manna!

  13. Cos'ha Edoardo Raspelli che io non ho?

    Il problema di fondo, secondo me, sta nella progressiva travisazione della figura del critico e, nello specifico, nell’alterazione della sua funzione primaria.
    A cosa serve un critico gastronomico? Io dico, banalmente, per recensire i ristoranti: per dare delle dritte e consigliare chi vuol mangiar bene e vuole conoscere posti nuovi in cui farlo.
    Gli obbiettivi primordiali della critica erano la ricerca e la descrizione: uno circolava per il paese, testava i locali e poi ne parlava, consigliandoli o no. In questo senso la soggettività del giudizio non era affatto un problema, perché, oltre ad essere manifesta, non comportava conseguenze (esempio: il critico X, esprimendo una sua opinione, elogiava il ristorante Y e invogliava il lettore Z a mangiarci).
    Se prima il critico era un dispensatore di consigli, oggi contribuisce attivamente alla definizione di ciò che e buono/alto gastronomicamente parlando: è un po’ come nel mondo dell’arte, dove la critica dibatte con ambizioni di oggettività su ciò che bello o ciò che non lo è. Il risultato è che, sebbene la soggettività di un critico sia sottointesa, perché non può che parlare per sé stesso e secondo il suo modo di vedere le cose, ciò che dice/scrive pesa come se fosse una verità indubitabile. Oggi se il critico X scrive del ristorante Y, incide direttamente sul successo o sulla rovina del locale, questo perché la sua opinione, da espressione del pensiero, è divenuta approvazione/certificazione di Y. Ma chi ha dato tutta questa autorità alla critica? Forse è stato il lettore Z, che seguendo in massa i consigli del critico X gli ha conferito autorevolezza. Oppure l’errore è stato affibbiare al critico il ruolo di giudice rispetto a quello di opinionista che aveva. Forse è stato questo, o magari sto vaneggiando e basta. Onestamente non saprei dire…

  14. Il giro del mondo in 30 colazioni

    Sì, però i croissant che ho mangiato in Francia io me li sogno ancora adesso…

  15. Mangiare animali | Le ragioni del cuore, della mente o dello stomaco

    Dico la mia: io la mucca la mangio. È buona e mi piace! È giusto ucciderla? Per mangiarla direi di sì: mors tua, vita mea. Non mi sento in colpa, non ne vedo il motivo: alla fine si tratta di una cosa naturale e la natura non ha mai avuto una morale. Il fatto di ammazzarla con le mie mani o meno, poi, lo ritengo decisamente irrilevante (piuttosto ho remore sui metodi di allevamento, sulla qualità della carne, sulla distribuzione, ecc). Detto questo, credo sia importante riflettere sulla provenienza dell’alimento, evitando di smarrire l’associazione mentale che ci ricorda che, per avere la ciccia, si è dovuto uccidere un animale (questo, a forza di comprare il filetto al supermarket, un pochino si corre il rischio di dimenticarlo).
    E sulla tipologia di animale da mangiare, ne vogliamo parlare? Per me la questione è prettamente culturale, non la farei tanto lunga… In occidente non mangiamo il cane, ma la carne canina è commestibile. Pure l’uomo è commestibile. Mangerei un cane? No, ma se fossi cinese… Mangerei un uomo? No, ma se fossi cannibale…

  16. Slow Food | Interrogarsi seriamente sulla parabola della nostra associazione ecogastronomica di riferimento

    E, aggiungo, con la finalità esclusiva del profitto privato, senza nessun ritorno di benefici per la collettività.

  17. Slow Food | Interrogarsi seriamente sulla parabola della nostra associazione ecogastronomica di riferimento

    Ecco, condivido: è bello vedere che il mondo cambia! Per questo, nonostante le pecche, credo che Slow Food, con la sua influenza, possa sensibilizzare la coscienza alimentare delle persone, proponendo una via alternativa più ponderata e di buonsenso (tanto per intenderci una strada buona, giusta e pulita).
    Ben vengano, comunque, anche le critiche: sono la benzina del miglioramento e riflettono l’ambizione nobile di chi vuole una società migliore.

  18. Slow Food | Interrogarsi seriamente sulla parabola della nostra associazione ecogastronomica di riferimento

    Mi sono interrogato più di una volta circa i piccoli e grandi controsensi di questa associazione, ne sono stato socio per diverso tempo, poi ho deciso di non rinnovare il mio tesseramento.
    Ora vivo un conflitto interno: condivido molte delle critiche mosse nei confronti della creatura di Petrini, ma, parimenti, credo che la filosofia di fondo del movimento richiami valori nobili e di fondamentale importanza al giorno d’oggi.
    Domanda: la chiocciolina è diventata un elefante? Risposta: vero. Domanda: l’antimodernismo e il trasporto tradizionalista dell’associazione andrebbe rivisto? Risposta: senza dubbio, soprattutto quando diventa un’agiografia nostalgica fine a sé stessa. Domanda: si tratta di un club per gourmet benestanti che cercano giustificazioni etiche e morali? Risposta: “nì”, potrebbe essere vero in parte. Domanda: chilometro zero? Risposta: ha senso, ma non va preso alla lettera, come nemmeno l’ortodossia naturalista.
    Tirando le somme, ci sono diversi aspetti che non mi piacciono in questa associazione, però sapete che vi dico, io la tessera la rifaccio comunque…
    Domanda: perché? Risposta: perché, al di là dei lati negativi e degli aspetti controversi, questa associazione cammina in una direzione buona, giusta e pulita che condivido e ritengo sia la strada migliore da prendere per me e per il mondo. La via capitalista del consumo, del surplus e del profitto non posso che detestarla, quindi io mi associo!
    La questione, messa in termini politici, è questa: visto che non approvo l’operato del partito di governo, voto per l’opposizione e credo che sostenerla praticamente, foraggiandola con il mio rinnovo annuale, sia la cosa più sensata da fare, anche se non mi sento pienamente rappresentato. Vaneggio?

  19. Pane e bugie di Dario Bressanini, lo scienziato geneticamente modificabile

    Credo che la risposta cambi a seconda del taglio semantico che si vuole prendere. Se ragioniamo pensando all’uomo come elemento e parte della natura, chiaramente, qualsiasi sua azione apparterrà all’insieme del naturale. In questo senso una colata di cemento e un’automobile sarebbero effetti naturali provocati dall’uomo che, prendendo altri elementi disponibili in natura (catrame, ferro, ecc.), li modificherebbe per sopperire alle proprie necessità. Penso sia un punto di vista sbagliato però, perché confonde il soggetto con il contesto in cui è posto. È abbastanza evidente che, quando si parla della non naturalità dell’operato umano, ci si riferisce all’impatto di quest’ultimo sulla natura e alla peculiarità della sua azione che causa effetti che altrimenti sarebbero impossibili (senza l’uomo la natura non crea l’automobile).

  20. Pane e bugie di Dario Bressanini, lo scienziato geneticamente modificabile

    Sicuramente, data la professione del marito, Milly Moratti è in una posizione controversa. Che io sappia, però, è sempre stata attenta a questo tipo di istanze: ha militato anche nei Verdi, quando ancora esistevano.

  21. Pane e bugie di Dario Bressanini, lo scienziato geneticamente modificabile

    Ringrazio per la dritta, ho colmato la mia lacuna.

  22. Pane e bugie di Dario Bressanini, lo scienziato geneticamente modificabile

    Bene, buono a sapersi, è molto meglio così. Grazie per la dritta!

  23. Pane e bugie di Dario Bressanini, lo scienziato geneticamente modificabile

    Spesso, quando si toccano temi caldi e ognuna delle parti in causa dimostra una grande fermezza nelle proprie convinzioni, si finisce a combattere delle crociate ideologiche, abbassando il livello della discussione e trincerandosi dietro ad un comportamento più adatto a un tifoso ultras. Buonsenso, razionalità, logica, attendibilità e correttezza sono cose che purtroppo si perdono per strada. La cosa ironica è che, in una simile situazione, a perdere siano entrambi gli schieramenti, in quanto, la bassezza del dibattito svilisce tutte e due le argomentazioni. Non voglio fare il moralizzatore e questo non è un predicozzo. Però su un tema così controverso mi sarebbe piaciuto discutere più pacatamente, anzi, diciamola tutta, più seriamente! Che senso ha la rissa verbale? Serve solo a sfogare il testosterone. E allora, chiamando in causa in primis l’autore del post, vogliamo ragionare insieme e capirci qualcosa?
    L’OGM è un parto della scienza: un prodotto di laboratorio che in natura non può esistere. Questo è chiarissimo, meno chiaro è perché questa caratteristica sia un problema, me lo spiegate? Forse la risposta va ricercata nell’assunto naturale=buono e genuino? Anche su questo nutro dei dubbi, sarebbe interessante parlarne…
    Ha senso, poi, parlare di naturalità quando l’uomo, senza entrare in laboratorio, incrocia e seleziona piante e razze animali ottenendo combinazioni, di fatto, naturalmente improbabili? L’agire umano non è di per sé innaturale? Si pensi alla contaminazione sistematica di ogni ecosistema terrestre con piante e animali allogeni (il cavallo in America, il pomodoro da noi), all’artificiale habitat umano (urbanizzazione), alle sistemi per piegare la natura alle proprie necessità (irrigazione, fertilizzanti, pesticidi, dighe, trafori ma anche pacemaker e polmoni artificiali).
    Insomma, che senso ha obbiettare sulla naturalità? Personalmente ritengo più sensate le obiezioni che parlano di una possibile pericolosità degli OGM. Sono prodotti relativamente giovani, è lecito pensare che sul lungo periodo possano anche essere nocivi. Ma ci si capisce poco perché in questo frangente lo scienziato ha il suo articolo a favore e l’ecologista il corrispettivo sfavorevole.
    Ipotizziamo che gli OGM non facciano male. Non è comunque detestabile l’utilizzo spregiudicato che ne fanno le multinazionali? Penso soprattutto alle sementi terminator che producono un raccolto sterile e obbligando i contadini a ricomprare tutto per le semina successiva. Questo, a mio avviso, è un abominio, ma chi è il responsabile? La scienza o le multinazionali? Mi pare ovvio che la colpa non è di chi fa una scoperta ma di chi ne fruisce male; eviterei, quindi, di attaccare demagogicamente scienza e scienziati. Detto questo, certe innovazioni scientifiche si portano dietro strascichi aberranti: il nucleare ha partorito la bomba atomica e gli OGM i semi terminator. Può avere senso rinunciare all’applicazione di innovazioni scientifiche che possono avere derive pericolose.
    Il biologico? Sicuramente è meno contaminato da pesticidi e compagnia bella, ma lo scienziato dice che si tratta di un inquinamento innocuo, l’ecologista che si tratta di veleni pericolosi. Il biologico è più nutriente? Come si fa a dimostrarlo? Se coltivo su un terreno esausto a causa dell’eccessiva coltura è normale che i frutti siano meno nutrienti. È un problema di filosofia agricola o di metodi produttivi? E se fosse vero che l’agronomia moderna, con i suoi pesticidi e fertilizzanti, non mette a rischio salute e nutrizione; non ha comunque senso ripensare all’attuale agricoltura, industriale ed intensiva, in favore di una più sostenibile e meno sprecona?