di Susanna Danieli 18 Marzo 2021

È l’agrume più diffuso al mondo e indubbiamente il più spremuto, star della colazione e ingrediente incredibilmente versatile in cucina, addirittura ha inventato l’arancione (!). Stiamo parlando dell’arancia, bomba vitaminica e ricca di fibre dal colore inconfondibile che spicca anche negli inverni più grigi. Nonostante le sue origini lontane, oggi l’arancia è coltivata in tutti i continenti e si è acclimatata particolarmente bene nell’area mediterranea. In Italia ne troviamo ben 19 varietà: conoscete tutti Valencia, Tarocco, Navel e Moro, ma che ci dite di Staccia e Firrindolu, o delle tardive di San Vito e Trebisacce? Oggi ve le elenchiamo tutte, partendo da Dop e Igp per poi passare a bionde, rosse e infine le più rare.

L’arancia è il frutto del Citrus sinensis, antico ibrido cinese tra i due agrumi originari pomelo (Citrus maxima) e mandarino (Citrus reticulata). Tecnicamente viene indicata come “arancia dolce” per distinguerla dall’arancia amara o melàngolo (Citrus aurantium), prevalentemente usata in cosmetica e farmacia per le proprietà aromatiche e terapeutiche dei suoi olii essenziali. La varietà dolce (che d’ora in poi chiameremo semplicemente “arancia”) può essere suddivisa in tre grandi gruppi:

  • Arancia comune: la classica “bionda” da mangiare, con spicchi che vanno dal giallo all’arancione intenso e in assoluto la più diffusa;
  • Arancia polpa rosso scuro: caratterizzata dalla presenza di antocianine, sostanze altamente pigmentanti, utilizzata principalmente per il succo e coltivata in Sicilia e Spagna;
  • Arancia navel: caratterizzata da una sorta di “ombelico” esterno (navel in inglese) che contiene un altro piccolo frutto, una minuscola arancia sviluppatasi al polo opposto rispetto al punto di attacco.

Altre differenze riguardano lo spessore della buccia e dell’albedo (la pellicola bianca che avvolge gli spicchi), presenza o meno di semi (le cosiddette “varietà apirene”), periodo di raccolta e rapporto tra zuccheri e acidi.

Questo il succo del discorso, e non sapete quante spremute stiamo per prepararvi! Ecco le 19 varietà di arancia da conoscere.

Arancia di Ribera Dop

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Partiamo dalla varietà più “blasonata”, almeno sulla carta. Siamo in Sicilia, in un’area compresa tra quattro fiumi (Verdura, Magazzolo, Platani, Carboj), 13 comuni della provincia di Agrigento e uno di Palermo. La Ribera Dop è un’arancia a polpa bionda, senza semi e ombelicata. Viene coltivata da dicembre a maggio nelle varietà Navelina, Washington Navel e Brasiliano. Inoltre, fuori dalla Dop troviamo la Vaniglia Apireno di Ribera, unica nel suo genere per la bassissima acidità. Gradevolmente zuccherina e con poca membrana, la Ribera Dop è ottima gustata fresca – ma anche come arricchimento di cous cous o protagonista della torta all’arancia il successo è garantito.

Arancia Rossa di Sicilia Igp

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Da ovest a est della più grande (e bella) isola del Mediterraneo: per gustare l’Arancia Rossa di Sicilia Igp bisogna spostarsi nelle province di Enna, Catania e Siracusa. Attenzione a come vi muovete però, perché queste arance macchiano! Le varietà Tarocco, Moro e Sanguinello infatti contengono un’altissima quantità di antocianine, sostanze pigmentanti che conferiscono alla polpa il caratteristico colore rosso scuro. Particolarmente succose, si prestano alla spremitura e al consumo fresco. Mangiatele a spicchi, fatene centrifughe, vinaigrette, gelati, sorbetti, anche grappa, perché no! L’importante è non sporcarsi, o almeno avere sempre a portata di mano acqua calda e detergente che non si sa mai.

Arancia del Gargano Igp

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Due le cultivar protagoniste di questa Igp pugliese che si estende su uno dei promontori più belli d’Italia (sapevatelo). Da una parte, la Biondo comune del Gargano raccolta da aprile ad agosto; dall’altra, la Duretta del Gargano o “arancia tosta” (oh yeah), varietà bionda con buccia sottile dal colore chiaro raccolta da dicembre ad aprile. Entrambe sono raccolte esclusivamente a mano: la stessa usata per sbucciarle e gustarle fresche, oppure spalmate sotto forma di marmellata su una fetta di pane pugliese compatto e croccante.

Arancia Valencia

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La Valencia è proprio una ruffiana: si acclimata a svariate latitudini, è dolce con tutti e va d’accordo anche con i più schizzinosi visto che è priva di semi. Si permette pure di arrivare in ritardo visto che si raccoglie tra aprile e giugno. Ma a questa bionda, rotonda e succosa alla fine gliele si perdonano tutte, specialmente quando ci prende per la gola con muffinstorta e biscotti: come fare a resisterle?

Arancia Navel

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Il gruppo delle ombelicate comprende quattro sottocategorie, accomunate dall’assenza di semi, polpa bionda e caratteristico rigonfiamento sul polo opposto rispetto al picciolo che nasconde al suo interno una mini-arancia. Eccole di seguito una per una:

  • Navelina: varietà precoce, matura tra ottobre e novembre ed è caratterizzata da buccia più spessa e spiccata dolcezza;
  • Washington Navel: matura tra dicembre e marzo, ha forma sferica allungata e un buon rapporto tra zuccheri e acidi;
  • Brasiliano: simile alla Washington Navel, ha polpa fine, dolce e croccante;
  • Newhall: matura tra novembre e marzo, ha forma ovale e colore più scuro della buccia.

Con tutte queste arance c’è solo l’imbarazzo della scelta! Per provarle tutte, ecco una raccolta di ricette per impiegarle in cucina.

Arancia Ovale

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Segni particolari: polpa bionda e succosa, buccia sottile, maturazione tardiva (siamo a fine aprile) e naturalmente la forma da cui prende il nome. L’arancia Ovale è una specialità del Sud Italia (specialmente Sicilia e Calabria) da gustare fresca in tutta la sua deliziosa succulenza. Oppure, per rimanere in tema di forma, trasformatela in quadrotti, la torta “magica” a tre strati e tre consistenze.

Arancia Belladonna

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La Belladonna si fa (giustamente) desiderare. A causa dell’alternanza produttiva della pianta questa arancia è poco diffusa, ma quando arriva è uno spettacolo. Forma ovale, buccia sottile, polpa dolcissima: una Belladonna, fuori e dentro.

Arancia Vaniglia

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La Vaniglia, così dolce e delicata, zitta zitta batte tutti i record. Si tratta infatti della varietà a minor acidità (0,06 – 0,15%) e ridotto spessore della membrana che avvolge gli spicchi. Per questo motivo è bene sapere che il suo gusto spiccatamente dolce non è dato tanto da un’elevata quantità di zuccheri, quanto dall’irrisoria percentuale di acido citrico nella polpa. Impossible trovarle difetti: perfettamente sferica, bionda e senza semi, cosa chiedere di più? Magari un featuring in un classico da colazione, il plumcake alle carote con arancia.

Arancia Biondo di Scillato

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L’arancia Biondo di Scillato è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale siciliano. Siamo in provincia di Palermo: tra marzo e maggio gli aranceti sono carichi di frutti sferici, dolci e profumati, pronti a essere colti ed eventualmente trasformati in leccornie da pasticceria, dal gelo di granita ai canditi del cannolo. O ancora, caramellati e luccicanti come gioielli nella torta di arance rovesciata.

Arancio biondo del Piceno

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A ogni regione il suo arancio biondo: quello del Piceno è un frutto antico, riconosciuto come agrume storico della riviera adriatica nel dicembre 2016. La zona di interesse comprende i comuni di Grottammare (il cui stemma raffigura proprio due alberi di arancio), San Benedetto del Tronto, Cupra Marittima, Massignano, Campo Filone, Pedaso e Torre di Palme. La coltivazione dell’arancio biondo sul litorale piceno risale alla prima metà del Trecento, ed è proseguita fino ai primi del Novecento. Anche se oggi il recupero non è ancora completo, potete gustare questa varietà sotto forma di conserve e marmellate artigianali.

Arancia Tarocco

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Dal muso, nucellare, gallo, scirè, cocuzza, meli: la Tarocco è in assoluto la varietà a polpa rossa più diffusa e questi sono solo alcuni dei suoi cloni. Rotonda e priva di semi, la Tarocco matura a inizio dicembre, giusto in tempo per profumare i bocconcini di tacchino e allietare un po’ di più le tavole festive.

Arancia Moro

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La Moro è la più pigmentata tra le varietà a polpa rossa. Anche l’esterno è facilmente riconoscibile, caratterizzato da una buccia arancione intenso screziato di rosso. Acidula, succosa e quasi priva di semi, la trovate da gennaio a marzo nei cloni nucellare e comune.

Arancia Sanguinello

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Chiude il trittico delle arance rosse la Sanguinello, ultima perché tardiva. Matura infatti tra febbraio e aprile ed è caratterizzata da spiccata acidità e succo molto abbondante, elementi che la rendono un ingrediente molto versatile in cucina. In tempo di quaresima è quasi un peccato non utilizzarla per gustosi piatti (seppur di magro) come il carpaccio di branzino marinato, non vi pare?

Arancio biondo tardivo di Trebisacce

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Passiamo alle varietà rare con le arance registrate nell’Arca del Gusto Slow Food. Il biondo tardivo di Trebisacce è un frutto estivo – viene lasciato sulla pianta fino a primavera inoltrata – dell’Alto Jonio in provincia di Cosenza. Il mare da una parte e il Massiccio del Pollino dall’altra favoriscono un microclima unico per questa varietà, caratterizzata da forma ovoidale, buccia molto chiara, polpa compatta e profumata. Ideale (se siete abbastanza fortunati da trovarne in quantità) per realizzare la pasta d’arance, ingrediente “segreto” per dolci e grandi lievitati.

Arancia Firrindolu

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Rimaniamo in Calabria con l’arancia Firrindolu, varietà tipica delle pendici dell’Aspromonte, in particolare il comune di Villa San Giuseppe e le vallate del Gallico e del Catona in provincia di Reggio Calabria. Anche in questo caso la maturazione è tardiva (aprile-maggio): il frutto è sferico, ha buccia chiara e polpa bionda e un’elevata presenza di semi. La Firrindolu si consuma fresca, intera o spremuta, mentre la scorza viene tradizionalmente essiccata e destinata alla pasticceria.

Arancio tardivo di San Vito

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La sapa (o saba) e il binu d’arangiu (vino d’arancio) non sarebbero la stessa cosa senza l’arancio tardivo di San Vito. Queste due specialità sarde del Sarrabus sono rispettivamente un estratto bollito usato come base per dolci e un fermentato di succo d’arancia. Entrambe derivano dalla varietà locale a polpa bionda naturalmente zuccherina, ideale per candire e dolcificare ma anche per dare da mangiare a lieviti e batteri, dando il via libera al miracolo della trasformazione alcolica.

Arancia Staccia

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Quasi un chilo di arancia: la Staccia è una varietà lucana capace di raggiungere i pesi massimi, e il tutto senza semi! Oltre alla stazza c’è anche la forma, cui questa arancia prende il nome. Il frutto leggermente schiacciato ai poli infatti ricorda l’antico gioco della straccia, una sorta di bocce con pietre ellissoidali. Altri segni particolari sono la polpa bionda e soffice, l’assenza di semi e il succo dal retrogusto vagamente amarognolo.

Arancia bionda sorrentina

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Sorrento fa il paio con gli agrumi, in primis i limoni. Ma anche l’arancia bionda è un prodotto pregiato e storico di questa zona. Coltivata sui tipici pergolati coperti dalle pagliarelle, le stuoie leggere che proteggono dalle intemperie e ritardano la maturazione dei frutti, l’arancia sorrentina viene raccolta tra maggio e agosto. Presenta buccia spessa, polpa succosa e tanti semi e viene usata soprattutto in spremitura.