“Ma se sei vegano dove prendi le proteine?” Chissà quante volte, amici plant-based, vi è capitato di sentire una versione più o meno sorpresa (ed educata) di questa domanda. Contrariamente a ciò che si pensa infatti le proteine non sono solo appannaggio dei cibi di origine animale. Anzi, il mondo vegetale è pieno zeppo di ingredienti dal contenuto proteico abbondante e di qualità. Oggi vi raccontiamo quali sono i cibi vegetali più ricchi di proteine, dall’alga spirulina a germe di grano, seitan, tempeh, legumi e pseudocereali.
È necessaria una doverosa premessa. Le proteine, insieme a glucidi e lipidi, sono uno dei tre macronutrienti indispensabili all’organismo. Le proteine svolgono innumerevoli funzioni, dalla sintesi del Dna alla costruzione dei tessuti, digestione, sistema immunitario e trasporto dell’ossigeno nel sangue. Si tratta di strutture complesse composte da catene di molecole più piccole dette amminoacidi. Il nostro corpo ha bisogno di 20 di questi “mattoncini”, di cui 9 essenziali da assumere obbligatoriamente con l’alimentazione. In questo senso la differenza principale tra i cibi vegetali e animali è che questi ultimi contengono tutti gli amminoacidi essenziali, e per questo sono considerati più completi.
Tuttavia, con poche accortezze, chi segue una dieta vegana può facilmente ovviare a carenze proteiche. Basta seguire una dieta bilanciata e complementare gli alimenti, ovvero abbinarli in modo consapevole per rendere gli amminoacidi assimilabili e facilmente biodisponibili. L’esempio classico è cereali + legumi ma le combinazioni sono davvero infinite. Inoltre, rispetto alle proteine di origine animale, quelle “verdi” hanno il vantaggio di essere naturalmente corredate da alto contenuto di fibre, pochi grassi e basso indice glicemico. Per non parlare dell’impatto ecologico, infinitamente più basso di carne, uova e latticini.
Vegani, ma anche onnivori, prendete nota. Dopo quelli più ricchi di calcio e ferro, ecco quali sono i 20 cibi vegetali più ricchi di proteine, quante ne contengono e come usarli in cucina.
Spirulina
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Noi di alghe in cucina ne scrivevamo già nel 2015, e oggi eccoci qua con la spirulina prima in classifica tra le fonti proteiche vegetali. Questa microscopica alga azzurra unicellulare è un integratore naturale solitamente ridotto in polvere con cui colorare frullati, bowl e yogurt. Tra l’altro il pigmento verde-blu ficocianina è un potente antiossidante e antinfiammatorio, ma il bello deve ancora venire. La spirulina contiene ben 57 grammi di proteine su 100 grammi, una vera e propria powerhouse vegetale. E i benefici non finiscono qui: ricca di potassio, manganese, magnesio e riboflavina, ne bastano 2 cucchiai (corrispondenti a 14 grammi) per coprire il 22% del fabbisogno giornaliero di ferro e il 95% del fabbisogno giornaliero di zinco. Che sia il caso di sostituire la proverbiale mela al giorno con una dose quotidiana di nutriente spirulina?
Germe di grano
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Il germe o embrione di grano è la parte più interna della cariosside del frumento e la più nutriente in quanto ricca di amminoacidi e acidi grassi, vitamine, enzimi e sali minerali. Purtroppo è anche la più sfigata visto che è la prima a partire durante il processo di raffinazione della farina: da una parte per motivi organolettici, dall’altra per la sua tendenza a irrancidire. Un vero peccato perché si rinuncia a ben 31 grammi di proteine per 100 grammi. E a una serie di micronutrienti essenziali che aumentano vertiginosamente durante il processo di germinazione tra cui calcio, fosforo, magnesio, vitamine E e B. Friendly reminder riguardo alle scelte alimentari: preferite sempre cereali e farine integrali. Oppure andare direttamente al cuore, anzi all’embrione della questione, acquistando direttamente germe di grano germogliato con cui arricchire yogurt, granola e insalate.
Semi di canapa
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Lo sballo qui sta tutto nel profilo proteico: ben 30 grammi di proteine per i semi di canapa. Cannabis sativa, certo sempre lei, ma niente THC. I semi di canapa sono stupefacenti per ben altri motivi: contengono la ratio ottimale di grassi omega 3 e 6 ad esempio, e sono ricchi di magnesio, ferro, calcio, zinco e selenio. Buttateli a pioggia su insalate, legumi, verdure saltate e arrosto.
Semi di zucca
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Tra gli snack che danno dipendenza i semi di zucca sono forse fra i più salutari. Contengono carotenoidi antiossidanti, vitamina E, minerali come manganese, magnesio, zinco, fosforo. E, proprio come i semi di canapa, il loro contenuto proteico si aggira sui 30 grammi. Comprati già pronti preferibilmente non salati o ancora meglio tostati in casa, si utilizzano per impreziosire pane e dolci da forno e dare un tocco croccante a contorni e primi piatti.
Arachidi
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Le arachidi, nonostante il gusto e aspetto “noccioloso”, fanno parte della famiglia dei legumi. Con ben 26 grammi di proteine per 100 grammi sono lo snack perfetto per ricaricarsi di energia prima o dopo una sessione di workout. La pasta di arachidi poi diventa un ingrediente estremamente versatile in cucina. Dalle verdure stufate e zuppe piccanti del west Africa, a bliss ball crudiste e barrette proteiche senza zucchero. Altro che schifare il burro di arachidi, basta una cucchiaiata per farsi conquistare!
Seitan
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Seitan = proteina pura. Non siamo noi a dirlo: il termine, coniato nel 1961 dal promotore della dieta macrobiotica George Ohsawa, mette insieme i caratteri giapponesi sei (fresco, puro) e tan (da tanpaku ovvero proteina). Il seitan viene ricavato direttamente dal glutine o muscolo di grano, e di nuovo dal nome si capiscono molte cose. Di media il seitan contiene 25 grammi di proteine e costituisce, per aspetto e profilo nutrizionale, una valida alternativa vegana alla carne. L’unico svantaggio è per i celiaci e chi soffre di intolleranza al glutine. Tutti gli altri possono darsi alla pazza gioia: il seitan è molto democratico e non disdegna alcun contorno, dai germogli di soia alla polenta. Provatelo pan fried, sauté, grigliato, in spezzatino, in umido.
Mandorle e pinoli
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Tutta la frutta secca è nota per il ragguardevole profilo nutrizionale tra cui spiccano fibre, grassi buoni, minerali essenziali. La proverbiale “manciata di” ha il potere di farci sentire più sazi più a lungo e con più energia e il merito, per chi non lo sapesse, è anche delle proteine. Il primato spetta ai 21 grammi delle mandorle, particolarmente ricche di fibre e calcio. Secondo posto ai pinoli con 18 grammi, seguiti da anacardi (17 grammi), noci e nocciole (15 grammi) e noci di macadamia (8 grammi). Gli usi sono a dir poco infiniti: dal latte di mandorla al classico pesto alla genovese, dalla pasta gorgonzola e noci alla torta alle nocciole. Oppure semplicemente sgranocchiate, buone e nutrienti come mamma natura le ha fatte.
Tempeh
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Il centrocampo dei cibi vegetali proteici parte dal tempeh, 20 grammi per 100 grammi. Il panetto fermentato con spore di Rhizopus oligosporus ha origine indonesiana e tradizionalmente viene prodotto a partire dalla soia. Liberi però di utilizzare altri legumi e cereali per ottenere profili organolettici e nutrizionali diversi e tutti interessanti. Del resto farlo in casa è facilissimo e con un po’ di esperimenti scoprirete le vostre combinazioni preferite. Il processo di fermentazione rende il tempeh ricco di sostanze probiotiche, vitamina B, magnesio e fosforo. Cambiano anche gusto e consistenza, granulosa con forti sentori umami e di fungo. Sbriciolatelo su riso e noodles, saltatelo in padella con verdure speziate, fatene spezzatino con curry e latte di cocco.
Legumi germogliati
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Per i più proteine vuol dire legumi, e hanno anche ragione. Tuttavia, a livello proteico e nutrizionale, la marcia in più deriva dalla germinazione. Questo semplice processo (basta aggiungere acqua) causa la scissione delle proteine in amminoacidi rendendole più assimilabili e incrementandone la quantità del 30%. Così i legumi germogliati (soia, fagioli mungo, azuki, alfa alfa) possono arrivare a contenere fino a 20 grammi di proteine. Allo stesso tempo diventano molto più digeribili e riducono gli antinutrienti che normalmente inibiscono l’assimilazione delle sostanze. Fatene scorpacciate, preferibilmente a crudo su insalate e verdure o in accompagnamento a sushi e noodles saltati.
Lupini
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Con ben 16 grammi di proteine per 100 grammi i lupini si classificano al primo posto nella categoria legumi. Per una volta possiamo permetterci di non indugiare di fronte a uno snack irresistibile da aperitivo. I semi della pianta leguminosa Lupinus sono infatti ipocalorici, ricchi di fibre, grassi omega 3 e 6, fosforo, potassio e vitamine gruppo B. Possono abbassare i picchi glicemici e il colesterolo cattivo, e c’è chi li considera colonna portante della perdita di peso. L’unica componente sgradevole è costituita dagli alcaloidi, molecole tossiche ed estremamente amare: per questo i lupini vanno consumati esclusivamente previa cottura e salamoia.
Soia e derivati
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La soia e suoi derivati sono fra le fonti proteiche più generose e versatili. Tutto parte dal seme di soia crudo (36 grammi) che però non è commestibile. E allora si passa direttamente agli edamame (11 grammi) bolliti o al vapore con folati, vitamina K e fibre. Dalla coagulazione della soia si ottiene il tofu (8 grammi), ricco di calcio e versatile in cucina per piatti salati e dolci a seconda della sua consistenza. Infine la bevanda di soia (7 grammi) ricca di vitamina D e B12 e alternativa di elezione al latte vaccino.
Lenticchie e altri legumi
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La fonte proteica vegetale più familiare alla cucina nostrana è costituita senza dubbio dai legumi. Lenticchie, fave, fagioli, ceci, cicerchie, piselli e altre mille sottovarietà fanno parte del patrimonio nazionale con una miriade di piatti tipici che li vedono protagonisti. Spesso si tratta di primi piatti e qui viene fuori tutta la saggezza popolare: è proprio l’abbinamento con i cereali infatti a rendere assimilabili e biodisponibili gli amminoacidi essenziali contenuti nei legumi. Ricette semplicissime e ad alto coefficiente di soddisfazione comprendono pasta e lenticchie, risotto con piselli, pasta con ceci o fagioli. Per non parlare delle infinite possibilità di farne polpette, burger, brownies addirittura.
A livello proteico le lenticchie detengono il primato (23 grammi secche, 10 grammi cotte); seguono ceci (20 grammi secchi, 9 grammi cotti), fagioli (20 grammi secchi, 8 grammi cotti) e piselli verdi (5 grammi). Inoltre, grazie alle tantissime fibre, i benefici di una dieta ricca di legumi possono riguardare riduzione del colesterolo, regolazione glicemica e riduzione della pressione arteriosa. Mangiatene tutti, che c’è soltanto da guadagnarci.
Lievito alimentare
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Il lievito alimentare o nutritional yeast è un derivato del ceppo Saccharomyces cerevisiae. Estremamente saporito e umami, è un perfetto surrogato del formaggio grattugiato. Tanto più che di solito ha colore giallo-biancastro e consistenza polverosa: come il cacio, ops lievito sui maccheroni insomma. Una bustina monoporzione da 16 grammi apporta ben 8 grammi di proteine e una valanga di sapore ai piatti più disparati, dalla lasagna ai popcorn.
Semi di chia
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La peculiarità della Salvia hispanica, pianta nativa di Messico e Guatemala, sta tutta nei suoi semi. Piccoli, neri e tondeggianti, i semi di chia sono una forza della natura: ricchi di ferro, calcio, selenio, magnesio, acidi grassi omega 3 e sostanze antiossidanti. E ben 17 grammi di proteine per 100 grammi. La loro dote più impressionante tuttavia è il potere gelificante che li contraddistingue. Assorbendo acqua e liquidi hanno un effetto “coagulante” che li rende protagonisti di pudding e budini.
Crusca di avena
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Fibre, fibre e ancora fibre. La crusca è lo stimolatore meccanico per eccellenza, diciamo così, e quella di avena ha decisamente una marcia in più. A partire dalla quantità e tipologia delle sue proteine: 17 grammi dal valore qualitativo più alto rispetto a riso e frumento. La crusca di avena contiene inoltre micronutrienti essenziali come magnesio, zinco, fosforo e folati. Utilizzatela per rinforzare impasti e come variante del porridge per, ehm, accelerare la routine mattutina.
Micoproteina
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Go ask Alice, cantavano i Jefferson Airplane, che a mangiare funghi si diventa grandi. E sani. E forti. Grazie alla micoproteina, alternativa vegetale alla carne derivata dal fungo Fusarium venenatum. A onor del vero il nome non promette troppo bene, e allora chiamiamola Quorn come il suo maggiore (forse unico) distributore. Contiene ben 15 grammi di proteine e un buon numero di amminoacidi essenziali senza il corredo di sodio, grassi e possibili zuccheri aggiunti. Sostituisce bene sia carne sia formaggio, specialmente feta e paneer. Da qui i suoi multiusi: sbriciolata su verdure e insalata, impanata come cotoletta vegetale, al forno o saltata in padella.
Riso selvatico
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Non si parla abbastanza spesso di wild rice o riso selvatico. Forse perché in Italia è praticamente impossibile trovarlo e il costo sfiora quello del carato? Un vero peccato e adesso vi spiego perché. Lontano parente del riso addomesticato, il wild rice a grani lunghi di colore scuro deriva dalla pianta erbacea Zizania aquatica nativa del Nord America. Si tratta dunque di uno pseudocereale privo di glutine. Ha pochi carboidrati, basso indice glicemico e ben 15 grammi di proteine. Inoltre, poiché mantiene il suo germe, è più ricco di fibra, vitamine e minerali come manganese, fosforo, magnesio e zinco. Si utilizza esattamente come il riso per zuppe, minestre, insalate, ripieni e molto altro.
Quinoa e amaranto
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Quinoa e amaranto vanno un po’ di pari passo, a partire dalla loro relativamente recente comparsa sul mercato europeo e nazionale. A livello botanico, geografico e nutrizionale infatti condividono più di una caratteristica. Entrambi derivano da piante erbacee delle Amaranthaceae native di centro e sud America. Se l”amaranto era il grano di elezione per gli aztechi messicani, la quinoa è conosciuta e coltivata da almeno 7000 anni in Perù e Bolivia. Difficile trovargli un difetto: questi pseudocereali senza glutine vengono considerati veri e propri superfood. Dall’importante profilo proteico (14 grammi per 100 grammi) alla ricchezza in fibre e micronutrienti, fino alla versatilità in cucina. Quinoa e amaranto si possono utilizzare come cereali da colazione, a mo’ di cous cous, in burger e polpette vegetali, in farina per biscotti, pane e crackers.
Farro spelta e teff
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Farro spelta e teff fanno parte dei cosiddetti ancient grains, che non corrispondono a quei “grani antichi” di denominazione più markettara che altro. Qui fa fede l’età anagrafica che risale più o meno agli albori dell’agricoltura. Entrambi hanno un ottimo profilo nutrizionale, tra cui spiccano fibra, ferro, magnesio, fosforo, manganese, e contengono tra i 12-14 grammi di proteine. Vediamoli in dettaglio:
- Triticum spelta: anche detto granfarro o farro spelta, viene coltivato in Europa dal 5000 AC. Si tratta di un ibrido tra farro dicocco e un progenitore selvatico caratterizzato dalla crusca esterna. Per questo è molto resistente e ha elevato potere nutritivo. Si distingue per la presenza dell’amminoacido essenziale meteonina, virtualmente assente dagli altri cereali. La spelta si consuma principalmente sotto forma di farina usata per pane, cracker, torte e biscotti. In grani (previo ammollo e cottura) va a sostituire orzo o riso in insalate, minestre e zuppe.
- Eragrostis tef: dal 4000 AC il teff è addomesticato in Eritrea ed Etiopia dove ancora oggi è alla base dell’alimentazione locale sotto forma di injera, il pane spugnoso da condire. Detiene il record di cereale più piccolo al mondo ed è pure senza glutine, ricco di calcio e a bassissimo indice glicemico. Il suo gusto ricorda la noce, il che lo rende interessante alternativa al porridge mattutino oltre che ottimo addensante in zuppe e stufati.
Broccoli, spinaci, cavoletti
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Eat your greens, mangia le tue verdure! Saranno pure all’ultimo posto nella classifica proteine, ma non per questo le consideriamo meno importanti. Ortaggi come broccoli, spinaci e cavoletti di Bruxelles, ma anche asparagi, carciofi, patate dolci ne contengono dai 4 ai 5 grammi. Oltre, naturalmente, a tutti quei micronutrienti essenziali di cui sono ricchissimi: vitamine, sali minerali, sostanze diuretiche e antiossidanti.